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| Quelli che amano guardare il Panorama In questo forum si parla di MOTOTURISMO è dedicato a chi ama viaggiare e macinare km su km per visitare il mondo |
13-04-2012, 13:03
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#201
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Jun 2007
ubicazione: CN
Messaggi: 1.357
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cavolo allora sto sbagliando i miei conti e percorrenze kilometriche iniziamo bene voi quanato siete stati via ?
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13-04-2012, 23:01
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#202
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Oct 2004
ubicazione: Genova
Messaggi: 2.580
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@ Boxer
Sono ormai 3 anni che manco da casa.......AFRIKA!!!!!
Dunque sto facendo come le formiche ...... contando anche Monti
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Quando non sai più dove stai andando ricordati almeno da dove vieni...
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14-04-2012, 01:59
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#203
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
ubicazione: Fano
Messaggi: 2.124
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… decidiamo di andare a mangiare e ci fermiamo in un posto dove cuociono carne di cammello alla griglia ;
speriamo che a pancia piena si riesca a trovare un’altra soluzione …
Mangiamo di gusto e la carne è molto buona ma il pranzo è rovinato dal dover trovare una soluzione alla moto con il cambio rotto. Passiamo davanti a un meccanico per motori marini e dopo aver fatto qualche domanda ci consiglia di telefonare a Casablanca dove sembra che ci sia una concessionaria Bmw e anche se abbiamo qualche perplessità sul fatto che possano avere a disposizione in breve tempo un cambio per una moto così datata, ci riproponiamo di fare un tentativo questo pomeriggio, quando rientreremo in albergo dove il buon Saad, proprietario dell’albergo, avrebbe potuto aiutarci.
Siamo ad un punto morto e continuiamo a girovagare per le strade di Dakhla ma già che ci siamo, diamo un’occhiata in giro e cogliamo la popolazione nel vivere questa giornata di festa e a un certo punto, ci troviamo nel mezzo di una preghiera collettiva ; ci tiriamo di lato e attendiamo che la preghiera finisca e con soddisfazione mi accorgo che il nostro atteggiamento rispettoso è stato notato e gradito da molti che ora si allontanano salutandoci con un mezzo inchino.
Camminando per le spaziose strade non ci si rende conto di quanta strada si percorre e dopo aver deciso di rientrare, abbiamo camminato per quasi un’ora prima di arrivare all’albergo e sono ormai le cinque del pomeriggio.
Decidiamo di prendere un tè alla menta e mentre eseguiamo il rito dei travasi che attira l’attenzione e fa sorridere qualche passante, facciamo il punto della situazione.
La moto non è trasportabile e nella disanima del ragionamento, giungiamo alla conclusione che anche facendosi spedire i pezzi dall’ Italia questa mossa risulterebbe troppo onerosa, richiederebbe troppo tempo e anche dopo aver ricevuto i pezzi e soprattutto dopo aver visto come sono messe le officine da queste parti, ci vengono forti dubbi sul fatto di poter trovare qualcuno in grado di poter eseguire il lavoro anche se è vero che questi meccanici a volte riescono a fare miracoli con la poca e obsoleta attrezzatura a disposizione.
Siamo fuori ormai da trenta giorni e abbiamo ancora a disposizione circa una settimana ma la voglia del ritorno comincia ad insinuarsi tra noi e personalmente penso sempre più spesso a casa : è giunta l’ora di tornare .
Nessuno ha il coraggio di esternarlo ma il pensiero di abbandonare la moto si fa sempre più strada e il nostro compagno, come se questo pensiero si leggesse nei nostri occhi, dice che nonostante gli dispiaccia di dover abbandonare la sua compagna di innumerevoli avventure non riesce a trovare altra soluzione ma il problema è come smarcarla dal passaporto.
Dal momento che stiamo accarezzando l’idea che la moto sia diventata un rottame, ci dispiace ancor di più dover spendere grosse cifre per riportarla a casa e i soldi cominciano a scarseggiare. Troviamo altre due opzioni :
a – Pagare qualcuno che ci riporti al confine con la Mauritania.
Il piano è di portare la moto oltre il confine marocchino per togliere la moto dal
passaporto e una volta entrati nella terra di nessuno, abbandonare lì la moto e
tornare indietro con lo scopo di far rientrare il nostro amico senza mezzo per poi
poter uscire senza problemi dal Marocco una volta giunti all’imbarco di Tangeri ;
il grosso dei bagagli sarebbe stato spedito via aerea in Italia e lui sarebbe salito
con me fino a casa.
E’ una soluzione un po’ troppo avventurosa e sorgono forti dubbi sulla fattibilità. Chiediamo consiglio a Saad, il proprietario dell’albergo, che ci dice di conoscere la persona giusta che può passare il confine senza che gli si facciano troppe domande sulla natura del suo carico ma l’importante è che entri anche nel suolo mauritano per qualche giorno e Saad non sà se questa persona ha in programma questo spostamento a breve termine. Magari potrebbe farlo anche esclusivamente per noi ma questo diventerebbe di necessità molto più costoso .
b - Trascinare la moto fuori città, nella striscia desertica che corre tra l’asfalto e il
mare interno della penisola e dopo esserci messi in posizione nascosta, magari
dentro un profondo avvallamento come se ne trovano in quel posto, incendiarla e
poi chiamare la polizia in modo che metta in atto la procedura di sdoganamento del
mezzo ed essendo così distrutto non ci sarebbe l’obbligo di farlo uscire dallo stato e
avremmo dovuto pagare solo gli oneri di demolizione presso uno sfasciacarrozze.
Saad dice che questo trucchetto lo hanno già messo in atto in diverse occasioni e ormai la polizia guarda con molta diffidenza a questi casi, soprattutto quando questo succede a stranieri e si corre il rischio di essere incriminati di distruzione simulata ed è un’esperienza che a suo dire , è meglio evitare.
Tutte e due le soluzioni non ci piacciono, per niente.
Un giorno intero è passato senza concludere nulla e torniamo all’idea di lasciare la moto in comodato d’uso all’albergo … domani sarà sabato e gli uffici amministrativi della Dogana sono chiusi ma Saad ci confida di avere più di qualche buon amico all’interno degli uffici e comincia a telefonare.
Dopo mezz’ora esce sorridente e con fare soddisfatto ci informa che in un modo o in un altro, entro mezzogiorno del giorno successivo avremo senz’altro risolto la situazione senza problemi ; è molto sicuro di sé e questo suo atteggiamento ci conforta non poco .
Con buona pace del nostro compagno che si vede costretto ad abbandonare la moto e prova a rassegnarsi all’idea, ci torna il sorriso ed è lui stesso a proporre di festeggiare questa sera a cena.
Decidiamo di andare a “Casa Luis”, un buon ristorante a gestione spagnola dove all’interno servono anche vino e birra e anche se queste bevande incidono per il 60% sul conto totale decidiamo di investire una parte delle nostre risorse in una mezza sbronza che magari ci renderà la situazione meno pesante.
Nelle zone costiere di Marocco e Mauritania, vive una cospicua comunità di spagnoli e nei centri più grandi hanno aperto in maniera stabile diverse attività. A parte qualcuno più danaroso che opera nel mondo della pesca o nella lavorazione e trasporto del pesce, gli altri spagnoli che vivono qui lavorano tutti in attività al servizio del turismo dei loro connazionali ; per la Spagna è molto facile raggiungere l’ Africa, un po’ come per noi arrivare in Sicilia e si possono incontrare spesso folti gruppi in 4 x 4 e motociclisti.
Nella sosta che facemmo in Mauritania, a Nouadhibou, ci siamo fermati a cena in un locale e lì si parlava esclusivamente spagnolo e pensavo che magari gli inservienti del locale non avessero dimestichezza con il francese e preferissero esprimersi con la loro lingua madre.
In seguito ho avuto modo di entrare in altri locali a gestione spagnola e in tutti si parlava nella loro lingua ; ne deduco che se ne fregano altamente degli altri turisti e tendono a essere cordiali solo con gli Spagnoli. Per quanto riguarda la gente del posto beh, che si arrangino a capirli e dopo tutto, gli africani parlano un po’ tutte le lingue del mondo e comunque sembra che questa comunità di spagnoli non vogliano neanche mescolarsi tanto e quindi non sono neanche troppo interessati a farsi capire.
In quel locale a Nouadhibou c’erano solamente ospiti spagnoli ed erano fuoristradisti in 4 x 4 ; prima ancora che dai loro gilet multi tasche, l’ho capito dai loro scarponcini alti in tela color cachi con i lacci e la suola carrarmato.
In televisione trasmettevano una partita di calcio di una importante squadra spagnola ed a ogni avversità nel corso della partita urlavano come pazzi rovesciando a terra bottiglie e quant’altro era posato sopra i tavoli come se niente fosse.
Quella sera, decisi che questo popolo che non avevo mai incontrato da vicino non mi piaceva ; maleducati e senza rispetto ma probabilmente mi sbaglio come è sbagliato generalizzare.
Infatti a Casa Luis la cosa è leggermente diversa ; anche qui si parla solo lo spagnolo ma dimostrano di capire benissimo anche il francese anche se comunque, continuano a rispondere nella loro lingua ; almeno sotto questo aspetto dimostrano una certa spocchia e continuo a guardarli con diffidenza.
A parte i due alberghi extra-lusso che si trovano qui a Dakhla, questo è forse l’unico ristorante dove si possa mangiare veramente bene e sia il locale che il servizio sono di qualità ; non c’è europeo che si trovi a passare da queste parti che non venga almeno una volta a mangiare a Casa Luis.
Peccato per il continuo sottofondo musicale ; non ho mai amato particolarmente Julio Iglesias ...
Dato che mangeremo del pesce, ordiniamo un paio di bottiglie di vino “blanco” anche se il cameriere dice di disporre anche di ottimo vino “tento” ; insalata di mare e arrostita. Il fatto di aver quasi risolto la questione della moto ci ha tranquillizzato e al contempo ha risvegliato il consueto appetito e per questo ci sinceriamo sulla quantità delle portate ; il “no preocupe” del sorridente cameriere ci tranquillizza ma per non rischiare, decidiamo di far aggiungere alle portate anche del riso.
Siamo seduti su un tavolo da otto persone eppure, quando ci portano le vivande e i cestini con diversi tipi di pane abbiamo difficoltà a trovare il posto per i bicchieri e le bottiglie del vino delle quali una è già stata svuotata nella breve attesa ; senza esagerazione, il vassoio in acciaio è lungo un metro e venti ed è talmente colmo che quando i due camerieri lo appoggiano sul grande tavolo, una parte del contenuto cade sulla tovaglia e non sono certo briciole quelle che cadono ma astici lunghi un palmo e le rondelle di tentacolo di polipo sono grandi quanto i cetrioli ma sono tenere come il burro … Il cameriere dai lucidissimi capelli corvini pettinati all’indietro e lisciati a brillantina ci guarda ridendo e il suo sguardo sembra dire : Eeeh?,Eeeh? Che vi avevo detto ?
Prima che torni alle sue occupazioni ordiniamo la terza delle cinque bottiglie di vino che berremo in quella cena … Mangiata memorabile !!
E’ tardi e torniamo all’albergo un po’ “storti” a causa del corposo Chardonnay e quando arriviamo mi fermo a fumare l’ultima sigaretta fuori, sulle seggiole del bar ormai chiuso mentre gli altri se ne vanno a dormire.
La poca luce che arriva dall’interno del bar si riflette sulla parabola spenta del vecchio Gs 1100 con il cambio rotto e, dall’angolazione in cui la vedo, mi sembra veramente una moto triste; è come se avesse capito il suo destino e provando un po’ di pena per lei, non posso fare a meno di alzarmi e fargli una carezza come per
coccolarla. Mentre ci salgo sopra penso a quanta strada abbia fatto e che in fondo il fatto di essere abbandonata nel mezzo del Sahara sia una degna fine per un mezzo del genere, meglio di altre che ho visto dimenticate nel fondo di qualche garage o peggio ancora perennemente parcheggiate davanti a qualche bar …
Ognuno ha il proprio destino e penso che questa regola si possa applicare anche alle cose ma, per quello che mi riguarda, ho qualche difficoltà a definire una moto come un oggetto inanimato ; sono troppe e troppo forti le emozioni che una moto ti può offrire nel corso di un viaggio e anche adesso che stò stringendo il manubrio mi sembra di sentire una leggera vibrazione, come se in qualche modo volesse comunicarmi qualche cosa .
E’ evidente che sono ancora sotto i fumi dell’alcol e decido che sia meglio andare a dormire ; mentre salgo le scale con un po’ di vertigine c’è un “ clic-clic” che ad ogni passo risuona nella mia testa e arrivato di fronte alla porta della camera resto ancora qualche secondo in esitazione mentre sento il sonoro russare del mio compagno.
Il “ Clic-clic ” nella testa stà assumendo una cadenza continua e di colpo capisco …. Scendo di corsa le scale rischiando di scivolare sui tappeti e uscendo mi catapulto sopra la sella della moto …
Ma come abbiamo fatto ad essere così stupidi, la soluzione del problema era sotto i nostri occhi e non ce ne siamo accorti ...
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15-04-2012, 00:49
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#204
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Pivello Mukkista
Registrato dal: 30 Aug 2009
ubicazione: parma
Messaggi: 194
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Boxer Born complimentissimi per il magnifici viaggio, per come lo avete vissuto e per come ce lo stai facendo ri-vivere.
ps. se cercate compagni per viaggi futuri...passa una voce, non si sa mai...
ps ps Ora siamo ansiosi di scoprire che fine ha fatto il 1100
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Nicola | Parma | ex. R1150GS (la Bimba)| R1200GS ADV (Maya)
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15-04-2012, 12:00
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#205
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Oct 2004
ubicazione: Genova
Messaggi: 2.580
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X Boxer:
Conviene mettere la "Y" visto la qualita' della benzina in Mauritania ?
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Quando non sai più dove stai andando ricordati almeno da dove vieni...
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16-04-2012, 09:53
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#206
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
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@ -Nico-
Grazie per i complimenti -Nico-, per i viaggi futuri non ci sono problemi ; di solito faccio migliaia di chilometri per incontrare nuovi amici e non vedo perchè non si possa fare con un "vicino di casa". 
Sono due anni che manco dalla Tunisia e ho proprio voglia di tornarci; se ti và teniamoci in contatto.
@ Zagor
La qualità della benzina in Mauritania è davvero scarsa; la "Y" di certo aiuterebbe ma non la ritengo indispensabile. Molto più utile è un filtro da frapporre tra tanica/distributore e il serbatoio in quanto in molte occasioni si è rivelata sporca e se pensi di dover correre sono utili anche gli addittivi per gli ottani.
Con quella benzina il motore rende un 30% in meno e si deve azionare il gas con dolcezza per non sentire la distribuzione urlare di dolore; ovviamente aumentano di molto anche i consumi e quindi diventano indispensabili le taniche supplementari; almeno dieci litri e dovrai aver cura di tenere le taniche sempre piene.
Fosse anche per un litro ma alla prima occasione fai in modo di essere sempre pieno perchè più avanti non sai se ne troverai ancora in quanto, e succede spesso, il prossimo distributore potrebbe averla terminata e quando sarai lì, anche la tua scorta sarà quasi finita e sarai costretto ad aspettare anche per due giorni.
Ricordati però che anche questo è il bello del viaggio ...
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16-04-2012, 19:47
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#207
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Oct 2004
ubicazione: Genova
Messaggi: 2.580
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Ottimi consigli, grazie
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Quando non sai più dove stai andando ricordati almeno da dove vieni...
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17-04-2012, 16:52
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#208
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
ubicazione: Fano
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Ma come abbiamo fatto ad essere così stupidi, la soluzione del problema era sotto i nostri occhi e non ce ne siamo accorti ...
Con il piede aziono la leva del cambio che risponde con un normale “ Clic-clic ” . Se fosse stata la rottura del cambio la leva non avrebbe di certo azionato tutti i rapporti eppure la ruota continua ad essere bloccata …
1ª … folle, 2ª, 3ª, 4ª, 5ª, … ripeto l’operazione ma questa volta la eseguo con la mano e accostando l’orecchio vedo nella mia mente il selettore che sposta dolcemente
l’ingranaggio nel rapporto successivo.
Non può essere che così … La ruota è bloccata ma non è il cambio come invece avevamo sempre creduto ; potrebbe essere anche la coppia conica che trasmette il movimento dalla trasmissione alla ruota ma in ogni caso, avendo i pezzi a disposizione, saremo in grado di ripararla noi stessi ...
Lancio un urlo di gioia, bacio il serbatoio del Gs e corro di sopra per avvisare il mio compagno della novità ; entro in camera come un ciclone facendolo saltare seduto sul letto mentre lo metto al corrente della scoperta.
Mi chiede se sono sicuro di quello che stò dicendo e dopo avergli dato conferma guarda l’orologio …
Domani è sabato e il nostro concessionario in Italia è aperto solo il mattino … Abbiamo l’attrezzatura necessaria per fare una verifica? Facciamo un veloce elenco dell’attrezzatura e a parte una chiave a brugola di grosse dimensioni dovremmo avere quasi tutto il necessario. Guarda di nuovo l’orologio e visto che è da un po’ passata la mezzanotte decidiamo che è inutile mettersi all’opera con il buio; se ci sbrighiamo domani alle nove o al massimo alle dieci, avremo un quadro chiaro della situazione e potremo così chiamare il nostro meccanico per farci spedire ciò che ci serve … Quanto tempo ci vorrà per farci arrivare il materiale via aerea ? Conosci uno spedizioniere che si possa occupare della faccenda ? Troppe domande ; ne parliamo domattina mentre lavoreremo sulla moto … Adesso è dura mettersi a dormire.
Dopo colazione siamo di nuovo in semicerchio davanti alla moto che ora ci guarda con aria sospettosa avendo capito che gli stà per accadere qualcosa di molto brutto ; senza farmi accorgere dagli altri la tranquillizzo accarezzando la sella.
Cominciamo? ... In men che non si dica raggruppiamo sul pavimento tutta l’attrezzatura che abbiamo a disposizione e devo dire che c’è un po’ di tutto, compreso guanti da lavoro, grasso e WD 40, fascette di varie misure e una nutrita schiera di chiavi varie anche se comunque ci manca qualche misura e mentre qualcuno si occupa di smontare la pinza freno posteriore, il parafango e la ruota sono già smontati.
Manca la 14, dove la troviamo ? Ne occorrono due per smontare l’ammortizzatore e decidiamo di andarle a comperare in città, vicino alla banca dove abbiamo cambiato la valuta, ti ricordi? …
E se andassimo a prenderle da un meccanico ?
In questa fase è inutile coinvolgere qualcuno in un lavoro che non ha probabilmente mai fatto; vediamo prima di che cosa si tratta e rimediamo queste chiavi che tanto costano due lire … chi và?
Mi occupo delle chiavi e parto con la consapevolezza di non ricordarmi assolutamente dove fosse quella ferramenta così ben fornita ; vagamente mi ricordo che si trovava vicino all’uscita della città sulla strada che arriva al porto e così mi dirigo all’incrocio che raccorda la strada costiera degli alberghi con il viale principale della città ma poco prima di arrivarci trovo la strada allagata a causa di una tubatura dell’acqua che deve essere scoppiata perchè da una grossa voragine nell’asfalto esce un fiume d’acqua e gli operai che se ne stanno occupando deviano tutto il traffico nella zona interna e mi trovo a cercare l’uscita in un intrico di viuzze.
Gli alti marciapiedi fanno da sponda e per diverse centinaia di metri cammino su trenta centimetri d’acqua e in breve sono completamente bagnato fino alle ginocchia.
Comincio a sudare e non soltanto per il caldo ;quando mi fermo davanti a qualche bazar per vedere se hanno quello che mi occorre, l’odore che sale dai miei jeans bagnati è ributtante e penso alla boccetta di disinfettante che ho nella mia farmacia : la sacrificherò per lavarmi .
In questi bazar c’è un po’ di tutto e quindi anche qualche chiave del tipo usa e getta ma sembra che la 14 sia introvabile ; per quanto mi abbiano spiegato dettagliatamente dove dirigermi, perdo continuamente la strada ma alla fine ritrovo quella benedetta ferramenta , acquisto le chiavi e torno indietro.
Ora c’è parecchio traffico, si procede molto lentamente e il tipo che mi stà a venti centimetri dalla targa comincia ad innervosirmi mentre dallo specchietto vedo che anche lui è molto nervoso e sembra avere una fretta terribile ; in un momento di tira e molla del traffico prendiamo velocità ma la fila si blocca repentinamente perché un bambino ha attraversato la strada e dietro di me sento lo stridio delle gomme che mi gela il sangue e mi fa stringere gli occhi.
Mi giro e il suo paraurti è a tre centimetri dalla mia ruota posteriore mentre lo sento urlare dentro la macchina ;questo cretino finirà per farmi cadere e cercando di essere pacato, gli faccio un cenno per dirgli di stare più attento ma quello, una volta ripartiti continua a starmi francobollato.
Non riesco a sorpassare chi mi precede e i marciapiedi sono gremiti di cose e persone rendendo impossibile sottrarmi agli assalti di quel cretino che ora ce l’ha manifestamente con me. Siamo di nuovo sul tratto allagato e dopo una brusca frenata della fila, riesco a malapena a non tamponare chi mi precede infilandomi di misura in mezzo lasciando tra chi mi precedeva e il cretino una motoretta guidata da un poliziotto che immancabilmente viene travolto e rimane accartocciato tra la macchina e la fila di quelle parcheggiate.
La fila riparte e il tipo non ci pensa nemmeno a fermarsi per vedere cosa sia successo al poliziotto e a questo punto decido di fargliela pagare ; senza pensarci un attimo intraverso la moto sul centro della carreggiata e il vantaggio che ho preso nel parapiglia dell’incidente mi permette di fare in tempo a scendere. Il cretino arriva a tutta velocità e mentre le gomme stridono di nuovo mi pento di essermi ficcato in questa situazione.
Con il dito gli indico il punto dell’incidente e quello con mezzo busto fuori dal finestrino inizia a urlare come un pazzo furioso ; ce ne diciamo di tutti i colori ma per fortuna arriva zoppicando il poliziotto investito che trascina fuori il cretino per un orecchio senza aprire lo sportello ...
Come mai ci hai messo tanto? E cos’è sta puzza!?
Non dico niente e comincio a lavorare con le chiavi sull’ammortizzatore.
Smontiamo il mozzo posteriore che sfilato dal mille-righe dell’albero di trasmissione ruota senza sforzo …
La coppia conica è in ordine e … quasi me ne dispiaccio ; lo snodo della crociera si muove agevolmente ma l’albero continua ad essere bloccato. Accidenti, non c’è niente da fare, è proprio il cambio ad essere rotto .
Scuotendo il forcellone esce un tritume metallico che non fa presagire a nulla di buono e ci stiamo per arrendere quando, analizzando il tritume, ci accorgiamo che si tratta di alluminio ; l’albero è in lega d’acciaio e l’alluminio non può che provenire dalla scocca del forcellone che lo riveste. Smontiamo la cuffia e rimuoviamo il pezzo scoprendo dov’è il problema : la crociera superiore si è parzialmente spezzata e girando
disordinatamente all’interno della scocca, ha spezzato i due perni accentratori triturando l’alluminio ; per questo la ruota non si è bloccata fino a che non si è fermato!
Telefoniamo subito in Italia al nostro meccanico e nel frattempo cerchiamo di sganciare l’albero ma non ne vuole sapere ; la parte superiore della crociera è saldamente ancorata all’albero primario in uscita dal cambio.
Proviamo a fare leva con un grosso cacciavite ma rischiamo di rompere il basamento del motore che in quel punto è in tenero alluminio e adesso ci serve urgentemente un martello, un robusto punteruolo e un estrattore ma il problema sarà trovarlo di piccole dimensioni.
Interpelliamo Saad, il proprietario dell’albergo che si mette subito a disposizione telefonando ad una officina che lui conosce … Passa più di un’ora e arriva un ragazzino con una motoretta senza niente in mano …
Per fortuna giungono buone notizie dall’Italia ; il meccanico ha già trovato tutti i pezzi di ricambio anche seancora non sa come spedirli .
Rimandiamo indietro il ragazzino dopo avergli spiegato che cosa ci occorre e passano ancora 40 minuti … torna con un punteruolo inutilizzabile e senza estrattore …
Dopo aver provato inutilmente dice che oramai è ora di pranzo ( sono le 11.15 !! ) e sarebbe tornato più tardi … Più tardi !? Quanto più tardi ??!
Nel frattempo Saad ci tira per la manica perché il suo conoscente alla dogana vuol sapere cosa ne facciamo della moto … Tra poco smonta dal servizio e dopo, fino a lunedì … Uffaaaa! Gli dica che ripariamo la moto e che provvederemo a fargli avere una bottiglia di vino … Beve il vino? … Si, si lo beve …
Ora ricominciamo a lavorare di telefono e riusciamo a trovare il corriere e facciamo in tempo a comunicare l’indirizzo preciso al nostro meccanico che dovrà necessariamente eseguire la spedizione prima che il corriere chiuda altrimenti perderemo altri due giorni e l’appuntamento con la Ikarus Palace a Tanger Med si avvicina ...
Un’altra scheda telefonica è terminata e così, non potendo fare altro, mettiamo un po’ d’ordine e decidiamo di andare a comperare la ricarica e già che ci siamo a mangiare.
E’ un tipico ristorante marocchino e il piatto principale è costituito da pesce fritto che da una teca in vetro posta a ridosso dell’ingresso fa bella mostra di sé. L’aspetto e il profumo sono invitanti e notiamo che all’interno vi stanno mangiando diversi operai edili e in tutto il mondo, questa è la miglior garanzia che in un posto si possa mangiare bene. Il capo del locale è un tipo tanto cordiale con i clienti quanto burbero fino a sfiorare la cattiveria con gli inservienti ; gira continuamente tra i tavoli e impartisce ordini secchi ai garzoni che lavorano freneticamente nel servizio non disdegnando di urlargli sul collo quando questi non sono sufficientemente veloci poi, rivolge ai clienti del tavolo uno splendido sorriso e con tono mieloso chiede se và tutto bene e se il cibo è di loro gradimento … Gli stronzi sono stronzi in tutto il mondo.
Il locale è pieno ma il ricambio della clientela è veramente veloce e così si libera un tavolo che occupiamo per metà mentre i garzoni provvedono a sgomberarlo con il capo che continuamente li pungola alle costole ; è proprio insopportabile!
Il locale è veramente lercio ; ormai non ci facciamo più caso e inoltre abbiamo altre cose a cui pensare ma,
per rispetto del mio stomaco, evito di mangiare l’insalata che ha un aspetto trito e sembra che i virus intestinali che la infestano si possano vedere ad occhio nudo. Poco dopo il tavolo si riempie con una comitiva di europei e dopo un fugace saluto in francese continuiamo nella nostra discussione inerente ai nostri problemi e in un
momento di pausa, ascoltando distrattamente i nostri compagni di tavolo, mi rendo conto che sono Italiani.
Camperisti; partiti da Vercelli e arrivati fin quaggiù completamente via terra se si esclude lo stretto di Gibilterra.
Gente molto simpatica e ci offrono una bottiglia di vino che tenevano nascosta sotto il tavolo in quanto nel locale è proibito ; sulle prime rifiutiamo il prezioso liquido color paglierino ma poi, dopo che ci hanno detto di averne stipati almeno 2oo litri in un contenitore d’acciaio sotto il camper, brindiamo allegramente alla loro salute.
Sono di una certa età ma lo spirito e l’allegria sono quelli dei ragazzini ed è buffo sentirli lamentarsi perchéi propri figli gli stanno addosso preoccupati per il fatto che stanno lontano da casa per troppo tempo e per di più da quei selvaggi ; cosa ci troverete di tanto bello laggiù !!?
Si fermano in zona per circa tre mesi e sono accampati nei pressi del posto di blocco della Gendarmerie a 35 chilometri dalla città; vengono a Dakhla un paio di volte a settimana a fare provviste e si fermano sempre a mangiare in questo locale dove un abbondante pranzo completo a base di pesce costa al massimo sei euro.
Domani è domenica e non potendo fare altro che aspettare, gli prometto che andrò a fargli visita ...
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19-04-2012, 23:04
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#209
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
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Domani è domenica e non potendo fare altro che aspettare, gli prometto che andrò a fargli visita ...
Usciamo dal ristorante e torniamo verso l’albergo mentre dall’Italia ci comunicano che il materiale è stato consegnato ma non c’è la certezza che il corriere riesca a portarlo in tempo all’aeroporto di Milano ; domani è domenica ed essendo un giorno festivo non potranno eseguire la consegna.
Al più tardi questo avverrà lunedì mattina e posto che il materiale parta alla sera, martedì mattina sarà a Casablanca e supponiamo che al massimo entro mercoledì sia a Dakhla ; un paio d’ore per rimontare il tutto magari fosse in piena notte e cosi potremmo ripartire con tranquillità giovedì avendo ancora diversi giorni a disposizione per tornare all’imbarco di Tangeri.
Se tutto và come deve andare, ci è andata proprio di lusso … Ma in questi casi la sorte è birichina e in quel momento non potevamo nemmeno supporre tutto quello che stava per caderci addosso …
Sono ormai le tre del pomeriggio e del ragazzino-meccanico neanche l’ombra ; non abbiamo più tanta fretta dopo i calcoli che abbiamo fatto ma nonostante ciò, il fatto di non aver finito di smontare la moto ci rende inquieti.
Arriva dopo un’ora e questa volta è in compagnia di un altro ragazzo poco più grande di lui ma nel complesso nemmeno messi insieme ci ispirano tanta fiducia. Portano un sacchetto di plastica con dentro un po’ di attrezzatura e a giudicare dal genere, sembrano attrezzi da ciclista e questo non fà che aumentare la nostra preoccupazione mentre li trafiggiamo con lo sguardo ; loro fingono di non accorgersene ma noto che il nostro atteggiamento li rende nervosi.
Per la paura che ci combinino qualche guaio gli stiamo troppo addosso e per quanto insistiamo, non siamo capaci di togliergli gli attrezzi dalle mani ; nemmeno dopo averli assicurati che avrebbero comunque avuto i loro soldi.
Si tratta di far saltare, con martello e punteruolo, i coperchietti metallici che proteggono gli snodi ai lati della crociera che essendo montata sull’albero primario in uscita dal cambio si trova in un posto molto, troppo delicato ; ci vogliono un paio di colpi secchi e ben assestati : il primo lo piega, il secondo lo scardina altrimenti si rischia di torcere l’albero o sballare il cuscinetto …
Insistiamo ancora per poterlo fare noi ma non c’è niente da fare ; ormai sono tutti e due rannicchiati sotto la moto e li abbiamo messi così tanto sotto pressione che gli tremano le mani …
Non oso guardare mentre parte il primo, timido colpo che non sortisce nessun effetto ; il punteruolo è indecente e il martello è troppo leggero … Parte il secondo colpo e al terzo, impresso con più vigore, il punteruolo sfugge e schizza via attraversando la strada … Non so più come fare a trattenere il mio compagno che se avesse i capelli se li sarebbe certamente strappati ; quattro colpi, e tutti dallo stesso lato non hanno
nemmeno scalfito la borchietta e a questo punto gli togliamo gli attrezzi di mano.
Ci vuole un martello più grande capisci? ... PIU’ PESANTE !!
Psicologicamente distrutti e coperti di sudore nervoso i due inforcano mogi mogi la motoretta e spariscono in fondo al viale portandosi via gli attrezzi.
Questi non tornano più qualcuno dice a bassa voce …
Andiamo a prenderci un tè.
E invece dopo mezz’ora tornano !!! Sono felici e sorridenti mentre sfoggiano un punteruolo ben appuntito e un martello della giusta dimensione ; in due minuti smontano la crociera attaccata alla trasmissione.
Ora rimane la parte di crociera attaccata al cambio e serve l’estrattore … è talmente vecchio e consumato che le lamelle di aggancio sono rotonde ed inoltre risulta essere un po’ troppo grosso. Provano e riprovano ma non c’è modo di agganciare il pezzo, non c’è spazio e quando ci riescono, l’attrezzo consumato sfugge e addirittura si spezza definitivamente una delle due lamelle : ripartono …
Ridiamo di gusto quando la nostra compagna di viaggio dice sommessamente che ha provato meno tensione il giorno che ha messo al mondo la figlia.
Tornano per l’ennesima volta con un altro estrattore che comunque è sempre troppo grosso ma dopo averlo smontato e rimontato con le lamelle chiuse sul pezzo riescono a sfilarlo e sia noi che i due meccanici tiriamo un profondo e liberatorio sospiro di sollievo ; festeggiamo con un altro tè alla menta.
Secondo me ci vedono come pazzi ; noi europei siamo tanto precisi quanto nervosi, dobbiamo avere tutto sotto controllo ed ogni mossa è strettamente legata a quella successiva. Loro invece sono abituati alle mille traversie della vita e di fronte a un problema non si scompongono mai ; lasciano passare il giusto tempo nell’attesa che il caso o un’idea estemporanea gli risolva la situazione.
Si cimentano tranquillamente in qualsiasi cosa con un approccio tranquillo con la consapevolezza di avere a disposizione tutto il tempo del mondo e tutto è permeato da un estremo fatalismo : Inshialla.
Per fortuna sarà tutto molto più semplice per rimontare i pezzi nuovi e non ci sarà bisogno di nessun attrezzo particolare e quindi, faremo da soli.
Complice la coppa d’Africa, sembra che in televisione si possano vedere soltanto partite di calcio ma in questo momento nel bar non c’è nessuno e mi fà un certo effetto guardare la tivù dopo tanti giorni. Forti del possesso del telecomando cerchiamo un canale Italiano ma siamo ancora troppo lontani ; qualche canale del digitale terrestre Italiano arriva al massimo fino a Guelmin, circa 1ooo chilometri più a nord ma qui a Dakhla ci sono diversi canali in lingua francese anche se di emittenti africane e per quanto le notizie dall’Europa sono scarse, vengono comunque trasmesse in maggior quantità rispetto a quelle che riceviamo noi dall’Africa.
Di prettamente europeo ci sono però i canali spagnoli che stranamente, sembrano essere informatissimi su tutte le vicende politiche ed economiche riguardanti l’Italia . Dopo aver visto qualche Tg news su diversi canali spagnoli, risulta chiaro che stanno rosicando nei nostri confronti e, nonostante le risibili vicende politiche che stanno ammorbando l’Italia in questo momento, è lampante che fanno di tutto per metterci in cattiva luce ; proprio non ce la fanno ad essere considerati una decina di passi dietro di noi nei confronti dell’Europa.
Grandi e scure nuvole nere si stanno addensando sulle nostre teste e la crisi, quella vera, stà arrivando …
Vedremo quando saremo tornati ; qui intanto ci sono 29° e il sole splende tutto il giorno: all’inferno tutto il resto.
Proprio per la favolosa situazione meteorologica della quale stiamo godendo, ci balza all’occhio la previsione che stanno trasmettendo per la Spagna nelle prossime 48 ore ; temperature polari e neve a volontà fino al sud della Spagna e questo è davvero singolare. Nella carta televisiva non si vede ma da come sono disposte le
isobare, sembra proprio che questa perturbazione anomala in arrivo dal Circolo Polare Artico sia diretta verso sud-est e quindi in Italia.
Ragione in più per godere il più possibile di questo clima ; mi è bastato quella sera che siamo arrivati qui a Dakhla e adesso non voglio proprio pensare al freddo che probabilmente troveremo quando sbarcheremo in Italia ...
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27-04-2012, 00:03
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#210
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Pivello Mukkista
Registrato dal: 17 Jun 2010
ubicazione: Moncalieri (TO)
Messaggi: 102
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Uppo un po' il 3D cosi' se Boxer lo vede si ricorda di continuare il racconto..... 
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Yamaha xt1200z Supertenerè 2011 -ex Triumph Tiger 1050 07 -
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27-04-2012, 09:52
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#211
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
ubicazione: Fano
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Si Corry, lo sò
ma ultimamente sono impegnato a difendermi da questa italietta di m...
Devo rimettere insieme i ricordi ma prometto che lo porterò a termine.
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27-04-2012, 10:03
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#212
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Mukkista doc
Registrato dal: 07 Feb 2004
Messaggi: 1.114
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Complimenti per la passione e per il tempo che avete a disposizione per coltivarla!!
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05-05-2012, 20:44
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#213
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
ubicazione: Fano
Messaggi: 2.124
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… adesso non voglio proprio pensare al freddo che troveremo quando sbarcheremo in Italia.
Oggi è domenica e ce la prendiamo comoda; in teoria la questione dovrebbe essere risolta e si tratta solamente di aspettare ma stranamente, dai miei compagni non giunge nessuna proposta e sembra che nessuno abbia voglia di spostarsi nemmeno per un breve giretto nel deserto subito fuori Dakhla.
E’ come se avessimo paura che possa accadere qualcos’altro alle nostre moto ed effettivamente, guardo con preoccupazione la mia gomma posteriore che dopo 8ooo km è abbondantemente sopra la metà del consumo considerando che gli ultimi 3ooo
chilometri li dovrò percorrere con un passeggero.
Ma c’è un’altra cosa che non mi fà stare tranquillo : l’ammortizzatore posteriore è ormai arrivato a fine vita e negli ultimi giorni di viaggio, ho dovuto serrare al massimo la ghiera del pre-carico molla.
Così facendo ho ripristinato in parte la funzione ammortizzante anche se adesso la moto risulta un po’ “legnosa” ; ora come si comporterà con altri cento chili dei peso? La gomma riuscirà a portarci a casa in previsione dell’esponenziale maggior consumo?
Mi torna in mente la guida aggressiva che ho sostenuto sui 160 km di pista pietrosa da Atar a Chinguettì e se da un lato quasi me ne pento, dall’altro penso che ripartirei anche in questo istante per ripetere quell’incredibile ed emozionante esperienza ...
Tengo per me questi pensieri e dopo colazione, partiamo a piedi facendo una lunga passeggiata per la città.
Nell’interminabile sequenza di negozi che a metà mattinata stà aprendo i battenti, c’è tutto il necessario per poter vivere in questo posto e pensandoci bene, non potrebbe essere diversamente in quanto sia a nord che a sud che a est non c’è nient’altro che deserto per 5oo chilometri e per fortuna Dakhla dispone sia del porto che
dell’Aeroporto per cui l’approvvigionamento di merci risulta piuttosto semplice e completo.
Purtroppo è triste constatare come la globalizzazione abbia già raggiunto anche questo posto remoto e i negozi espongono pressoché tutti la stessa merce che ormai si trova in qualunque altro posto del mondo ;
che sia in un asettico centro commerciale di New York, che negli antichi e colorati Souk del continente asiatico o sotto una tenda strappata dal vento africano, la scarpa Nike è sempre la stessa e l’unica differenza è la veemenza con il quale il venditore cerca di piazzare la sua merce ed ovviamente, il prezzo.
Se ci si sofferma un attimo a confrontare i loro prezzi con i nostri, ci si rimane veramente male e si finisce per provare un profondo senso di frustrazione quando ci si rende conto di quanto nel vecchio continente si approfittino delle nostre debolezze, vizi ed abitudini ; per quale motivo il famoso Black Berry di ultima generazione costa in questo luogo duecento euro?
Senza tener conto poi che il prezzo lascia un discreto margine alla trattativa!
Dopo venti minuti di confronti in molte categorie merceologiche con prodotti identici ai nostri, si è costretti a desistere e si comincia a masticare livore nei confronti del nostro sistema di vita completamente sbilanciato verso il consumismo sfrenato ; non si può fare a meno di osservare che nonostante la globalizzazione da queste parti è ancora l’uomo ad essere al primo posto e il denaro il possesso e l’agiatezza, passano in secondo piano anche se la televisione si prodiga ad inculcare modelli comportamentali che stridono con la semplicità della gente del posto .
Dispiace per il fatto che non si trovi quasi più il tipico artigianato africano ; le rare eccezioni sono sovrastate dall’artigianato industriale Made in China ma se si ha pazienza e se ci si arma di curiosità, si può ancora trovare in fondo a qualche vicolo l’omino che intaglia piatti e ciotole da una grossa radice proveniente chissà da dove, oppure la donna che con gesti sapienti intreccia corde e cesti di paglia o ancora, il ragazzo che ricicla vecchie latte di vernice per ricavarne dei fornelli a carbone che ancora la quasi totalità della popolazione usa tutti i giorni per la cucina.
In questi semplici oggetti non c’è nulla di eccezionale ma il valore aggiunto è che sono destinati all’uso quotidiano e non a una semplice rievocazione dell’artigianato di un tempo che fu o il modo di vendere qualcosa al turista di passaggio ; semplicemente vengono fatti perchè li usano.
Nonostante ormai ci si vesta con gli stessi jeans e le stesse scarpe, rimane in fondo quella sottile trama che ci distingue profondamente e mi piace pensare che gli stessi vestiti e le simili abitudini siano un mezzo per superare l’atavica diffidenza di due mondi che si incontrano ; la loro inclinazione al rapporto umano rende tutto molto semplice e se a volte esistono dei problemi, sono generalmente creati da noi stessi che non riusciamo ad entrare nella loro mentalità.
Credo di non aver mai camminato tanto in un viaggio come in questi giorni passati a Dakhla ; proporzionalmente si può dire che ho percorso tanta strada a piedi quanta in moto ed è per questo che rientrando all’albergo nel primo pomeriggio, decido di farmi un giretto in moto fino all’accampamento dei camperisti, giusto per riequilibrare le proporzioni.
Parto da solo in quanto gli altri si concedono una pennichella e così imbocco il viale principale in direzione nord e arrivato sotto l’arco di ingresso alla città incontro un posto di blocco della gendarmeria che comunque non mi ferma e mi appresto a risalire la penisola fino al congiungimento con il continente dove appunto si trova la zona di sosta dei camperisti.
Il cielo è di uno strano colore grigio acciaio e non v’è il minimo segno di sfumatura mentre l’aria è stranamente immobile ; usciti dalla città ci si ritrova in mezzo al niente con il rettilineo asfaltato e ai lati soltanto sabbia.
Sulla mia destra a meno di 2oo metri c’è il mare e la sabbia sembra ben battuta ed invoglia ad abbandonare l’asfalto per avventurarsi nelle innumerevoli piste ma ci metto un po’ a prendere la decisione; sono a trenta chilometri dalla città e sono solo, penso che anche una banalissima caduta potrebbe diventare un problema serio e mi fermo un paio di volte indeciso sul da farsi.
Il telefono ha ancora campo … il percorso non sembra tanto accidentato ,,, andrò piano e con molta attenzione …
Dopo due minuti mi trovo a scorrazzare a tutto gas su quella distesa di sabbia dorata e quasi mi commuovo per la felicità ; l’unico rammarico è di non poter condividere con nessuno questo momento di intensa felicità, questo senso di assoluta libertà e questo paesaggio a dir poco stupendo con il cielo spento che si confonde con il mare. Respiro a pieni polmoni l’aria purissima e ho dei fremiti di piacere mentre guardo dagli specchietti i getti di sabbia che si alzano per almeno tre metri … fino a quando non capito con le ruote nel fesh-fesh dove la moto quasi si pianta e rischio di essere catapultato in avanti.
Torno immediatamente in questo mondo e mi rimprovero per essermi preso questo inutile rischio ; mentre procedo con una andatura più consona alla situazione il mio cuore canta felice e penso che non ho mai provato una sensazione simile prima d’ora.
L’erosione della costa ha creato una specie di isolotto largo una decina di metri di diametro collegato da un breve e stretto istmo, al centro dello spiazzo svetta una balise che delimitava il bordo di una vecchia pista ; non posso fare a meno di fermarmi e da lì sopra, seduto sopra la pietra bianca, mi godo questo bellissimo momento mentre osservo degli uccelli che in picchiata si tuffano in acqua come se fossero frecce per poi riemergere poco dopo con dei piccoli pesci che trangugiano in volo …
Rashid mi accoglie all’ingresso dello spiazzo dei camperisti e prima che possa aprire bocca mi saluta e comincia a parlarmi in un italiano stentato ma comprensibile. Rimango stupito e mi chiedo come abbia fatto a capire la mia provenienza ; probabilmente lo avrà dedotto dagli adesivi sulla moto ma non ci giurerei in quanto ero ancora abbastanza lontano quando ha esordito con un allegro << Bevennuto Italliano!! >>.
Fiero della sua origine Saharawi, Rashid mi spiega che questo posto è molto sicuro ; prima di lui suo padre e ancora prima suo nonno hanno sempre fatto i guardiani e tuttofare dell’accampamento che per tutto l’anno ospita i camper provenienti da mezza Europa.
L’ingresso è libero e l’area è messa a disposizione dall’amministrazione di Dakhla che ha provveduto a lastricare in cemento un’ampia area per agevolare la sosta dei camper.
Il sito è situato sul golfo che congiunge la penisola con il continente ed è protetto a sinistra da una formazione di arenaria mista a sabbia alta una ventina di metri che protegge l’accampamento dalle incursioni del vento proveniente da est. In fondo allo spiazzo bitumato, sul limitare della ampia spiaggia che costeggia l’accampamento anche sulla destra, c’è un muretto con una ringhiera di colonnine in cemento che conferisce un aspetto irreale e la vista che si gode da questo posto è stupenda.
Entro nel viale delimitato dai camper e arrivo fino in fondo a ridosso della ringhiera con le colonnine in cemento, spengo il motore e mi guardo intorno ; ad occhio e croce ci saranno un centinaio di camper e tutto intorno ci sono gruppetti di persone intente a
chiacchierare allegramente in piedi o seduti su comode sedie a sdraio davanti a tavoli di plastica pieni di caraffe ghiacciate e bottiglie di birra svuotate. Mentre mi tolgo il casco sento urlare alle mie spalle : Italiano?
Ancora prima di girarmi rispondo con lo stesso tono << Brava gente!! >> provocando la già accesa ilarità delle persone che si stanno avvicinando.
Il gruppetto di allegri italiani è formato da una decina di persone e nel giro di cinque minuti spuntano dal nulla dei bicchieri e un bottiglione di vino bianco ghiacciato che svanisce altrettanto velocemente come è arrivato. << … ah ma ne abbiamo ancora … sotto il camper abbiamo serbatoi in acciaio … abbiamo calcolato che tra tutti gli italiani presenti ce ne sarà più di mille litri … anche i tedeschi vengono da noi e lo scambiamo con il pesce … >>.
In questo luogo dove il Sahara si tuffa nel mare vive questa comunità di persone in pace ed armonia ; molti di loro vengono qui a svernare e con i soldi risparmiati dalle bollette a casa nostra, restano qui agevolmente per tre mesi. Quelli con i camper più grandi si sono portati dei quad che usano per andare a pescare in un posto molto pescoso a circa 20 km da qui e infatti sulla spiaggia ci sono diversi barbecue ed alcuni hanno la brace accesa perché si mangia a tutte le ore ; di volta in volta che torna qualcuno dalle battute di pesca c’è sempre qualcun’altro disponibile a cuocerli e non importa se colui che ha pescato non ne assaggerà nemmeno un po’ ; tanto tra poco ne arriverà ancora e se gli và, potrà mangiare a suo piacimento.
Come tutti i camperisti non si fanno mancare di nulla ; posseggono tutti i confort possibili che si scambiano tra di loro con vero spirito di amicizia e sono proprio ben organizzati. Hanno legato assieme una decina di gazebo portatili trasformandolo nel loro salone delle feste e quando scende la notte questo viene illuminato da una moltitudine di gruppi elettrogeni posizionati a distanza dentro una baracca costruita da Rashid.
Resto parecchio tempo insieme a loro a chiacchierare e gli offro le mie sigarette italiane che vengono accettate con molto piacere dai fumatori ; ancora un bicchiere di bianco e decido di tornare ...
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R1150R - K1200R - R1200GS Namibia Orange (La Tigre)
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13-05-2012, 23:19
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#214
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Pivello Mukkista
Registrato dal: 30 Aug 2009
ubicazione: parma
Messaggi: 194
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Mi sta venendo il mal d'Africa senza esserci ancora stato.....
Ti seguo con interesse.
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Nicola | Parma | ex. R1150GS (la Bimba)| R1200GS ADV (Maya)
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16-05-2012, 15:00
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#215
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Pivello Mukkista
Registrato dal: 05 Aug 2010
ubicazione: modena
Messaggi: 70
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...anche altri lo seguono con interesse,ma ormai siamo ad una puntata al mese
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GS 1200 ADV
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18-05-2012, 01:02
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#216
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
ubicazione: Fano
Messaggi: 2.124
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... ancora un bicchiere di bianco e decido di tornare ...
All’uscita dell’accampamento c’è il secondo posto di blocco fisso, quello della Gendarmerie e uno dei cinque militari mi fa cenno di accostare. Mi tolgo il casco e stò pensando che non mi sono portato le “fiches” e impreco al solo pensiero di dover scrivere tutta quella serie di dati riguardanti le mie generalità, quelle della moto, provenienza , destinazione, frontiera di entrata e di uscita prevista, ecc. ecc …
Per fortuna il militare mi ha fermato solo spinto dalla curiosità e dopo avermi chiesto quale fosse il mio alloggio a Dakhla, inizia a chiacchierare amabilmente tanto che dopo in po’, scendo dalla moto e ci sediamo su delle vecchie seggiole sgangherate a ridosso della fatiscente baracca che funge da corpo di guardia.
Fà un sacco di domande sul nostro viaggio ed è molto curioso riguardo al Senegal, paese nel quale non è mai stato e confessa di essere stato una sola volta in Mauritania in occasione di una visita a certi parenti agricoltori in un piccolo villaggio che comunque si trova ad un centinaio di chilometri dal confine e quindi a suo dire piuttosto vicino da qua. Per l’ennesima volta mi stupisco di come la loro concezione di distanza e di tempo sia enormemente diversa dalla nostra ; 6oo km per loro sono un breve spostamento come pure è breve un giorno e mezzo per eseguirlo.
Stranamente non fa alcuna domanda sull’Italia o più in generale sull’Europa e sembra molto più interessato ad avere notizie su Nouakchott e sulla lontana Dakar e rimane stupito quando gli racconto che in questi giorni molti giovani stanno organizzando manifestazioni di protesta nei confronti del loro capo di stato e non si capacita del fatto che tutto questo gli venga permesso …
In un paese come il Marocco dove è preponderante la legge militare , è normale che questi giovani facciano riferimento ai fatti che hanno sconvolto il nord Africa nella recente “Primavera Araba”, dove tutti i moti insurrezionalisti della popolazione sono stati soffocati più o meno nel sangue e non hanno ben chiaro come in Senegal che pure di fatto regge su di un regime anche se velato da componenti più democratiche, sia possibile poter esprimere la propria opinione in modo massivo senza pesanti conseguenze.
Si stà alzando un vento freddo e la sabbia inizia a turbinare sullo sfondo del cielo, del mare e delle dune che sembrano tutti dello stesso colore plumbeo, come se da un momento all’altro dovesse piovere ; il militare mi rassicura dicendo che da queste parti questo succede al massimo quattro volte all’anno e oggi non è certo uno di quei giorni anche se ultimamente il tempo è strano e la temperatura di 28° è particolarmente bassa pur essendo a fine gennaio.
Quando si pensa all’Africa la prima cosa che viene in mente è la sua aridità e la sua perenne mancanza d’acqua e con curiosità gli domando come avviene
l’approvvigionamento del prezioso liquido.
Risponde che non hanno mai avuto problemi in quanto nel raggio di quindici chilometri dispongono di tre sorgenti naturali e ben cinque depositi di acqua fossile dalla capienza incalcolabile. Tutta l’acqua è sulfurea e sia quella dei depositi che quella delle sorgenti sgorga a 38° e questo un tempo era un grosso problema in quanto l’approvvigionamento di acqua potabile avveniva tramite una piccola sorgente nel cuore del deserto e la
mancanza di mezzi e la distanza rendevano la vita da queste parti molto precaria anche se Dakhla era ancora un piccolo villaggio di pescatori.
Trent’anni fa i primi potabilizzatori hanno reso fruibile questa enorme quantità d’acqua così a portata di mano e questo ha cambiato radicalmente la vita in questo luogo ; tra mille difficoltà date dal clima inospitale del deserto se pur mitigato dal mare, si sono potute avviare le prime coltivazioni orticole e oggi delle enormi serre
( fino a due chilometri per lato! ) riescono a sopperire al fabbisogno della città in continua espansione che ora dispone di un porto commerciale e di un aeroporto, rendendola di importanza strategica così come si trova nei pressi del confine anche se và rimarcata l’eccessiva militarizzazione.
Probabilmente, è un modo come un altro per impiegare una gran quantità di persone e di sicuro è il sistema del Marocco per continuare a occupare ingiustificatamente questo territorio ; a volte noi europei abbiamo difficoltà a capire il motivo per cui si siano dovute combattere delle guerre per contendersi enormi territori di polvere e sassi.
Certo, oggi si estraggono fosfati e una incredibile altra quantità di minerali ma allora le contese avvenivano tra potenti sultani e una singola pozza d’acqua giustificava l’occupazione di migliaia di chilometri di territorio ma in questo caso, la guerra del Polisario, assume una connotazione particolare della quale la comunità internazionale non è priva di colpe e per la quale penso si debba vergognare.
Spesso ancora oggi quando si guarda la cartina del Nord-Africa il Marocco assume dimensioni più ampie del dovuto e nel migliore dei casi una linea tratteggiata ne divide la superficie in due grandi porzioni e la porzione a sud del tratteggio viene ancora chiamata col proprio nome, Sahara Occidentale, ma in molti casi compare anche la scritta “ proprietà del Marocco”. Eppure quel tratto di terra di cui pochi sanno poco, è uno stato indipendente riconosciuto dall’ONU ed è proprietà di nessun altro se non del suo popolo; i Saharawi.
Alla fine del colonialismo, quando Francia e Spagna dopo inenarrabile sfruttamento si ritirarono dal nord Africa, il Marocco sotto la guida di re Hassan II° pensò bene di occupare quel territorio abitato da una popolazione formata da piccole tribù nomadi. Con la promessa ai sudditi dell’affidamento di nuove terre intraprese quella che lui stesso chiamò “La Marcia Verde”, una marcia pacifica di occupazione ottenuta reclutando
35o.ooo marocchini che spinse a sud con la bandiera verde dell’Islam e una copia del Corano in mano ; di fatto si trattò di una vera e propria aggressione militare.
Oggi i Saharawi, antica tribù dalle origini Berbere, vive all’ombra del muro che divide il Sahara Occidentale, un muro lungo 2.400 km e alto cinque metri, un muro fatto di sabbia e mine eretto nel ‘91 quando si è raggiunto l’accordo per un cessate il fuoco che avrebbe dovuto portare ad un Referendum per sancire l’auto-determinazione del popolo Saharawi o l’integrazione con la monarchia Marocchina …
Sono passati vent’anni e ad oggi niente è stato fatto e i Saharawi continuano a rimanere divisi ; quelli che non sono riusciti a scappare nel ’74 continuano a subire l’umiliazione dell’occupazione mentre i 25o mila che sono riusciti a raggiungere l’Algeria scappando a piedi nel deserto sotto il fuoco dell’aviazione Marocchina, soffrono le privazioni del più inospitale dei deserti, l’Hammada, e nei pressi di Tindourf vivono rinchiusi in campi profughi di sabbia e tende lacerate con gli scarsi aiuti che la cieca e sorda comunità internazionale invia a seconda degli umori politici che nasconde spesso viscidi interessi economici di chi, con abilità, muove le pedine nello scacchiere internazionale.
Di questo e di tanto altro ancora ho parlato con il vecchio dottore brianzolo al rientro dalla mia escursione al campo dei camperisti. E’ seduto davanti al bar dell’albergo ed è assorto in chissà quali pensieri mentre scruta il mare al di là della strada oltre la passeggiata ben curata che nel tardo pomeriggio comincia ad animarsi di donne dai veli colorati e da bambini giocosi; sembra quasi non notarmi mentre con la moto gli passo davanti.
Parcheggio e mi tolgo il casco mentre lo osservo cercando di scacciare l’improvviso senso di rimorso per averlo un po’ bistrattato quando, il giorno prima, eravamo impegnati a smontare la trasmissione della moto e lui aveva una gran voglia di scherzare …
Ottantaquattro anni ben portati direi, un omone alto più di un metro e ottanta con profondi occhi da osservatore nonostante le spesse lenti che gli incorniciano l’ampio viso sormontato da un’enorme naso sformato dall’età.
A quest’ora il bar è deserto e vederlo così da solo, nel dedalo dei suoi ricordi chissà quanto lontani, mi fà quasi tenerezza ; mi viene in mente di non aver mai conosciuto i miei nonni scomparsi aimè quando ero ancora troppo piccolo. Conservo ancora strenuamente il ricordo sfocato della nonna materna che ho fissato nella mente in una notte dell’infanzia quando, nei momenti che precedono il sonno dei bambini , ho avuto per la prima volta la consapevolezza della morte.
Una donnina minuscola dai vispi occhi grigio-azzurro in un campo di grano assolato e sullo sfondo una enorme quercia ombrosa ...
Spinto da questo insolito sentimento tra il tenero e il malinconico continuo ad osservarlo mentre mi chiedo se quest’uomo possa acconsentire a diventare “mio nonno” per qualche minuto anche se sò che non potrei mai trovare il coraggio di confessarglielo.
Sto giocando con questo pensiero quando improvvisamente egli sembra percepirlo e si gira dalla mia parte :
<< Vieni … vieni … non disturbi, qui c’è poco da fare e troppo tempo per pensare … >>
Gli stringo la mano con intima gratitudine e cominciamo a chiacchierare sull’onda dei suoi ricordi ; come avevo capito si dimostra un attento osservatore con una profonda conoscenza data dall’esperienza di tanti anni di frequentazione del luogo. Mi parla della gente, dei luoghi e di come tutto sia profondamente mutato negli ultimi trent’ anni ; parla con disprezzo di questi invasori che a suo dire hanno imparato dall’ Europa soltanto ad essere ipocriti ed arrivisti. Ha molti amici di lunga data tra i Saharawi e quando assieme alla moglie veniva da queste parti già all’inizio degli anni ‘70 era spesso accolto in un villaggio di Berberi nei pressi de “La Duna Blanca” e con una risata ricorda ancora l’espressione di disgusto della moglie quando una sera, sotto la tenda furono costretti per questione di rispetto verso gli ospiti a cenare con una frittura di insetti nel grasso di cammello …
<< … Caro il mio … erano altri tempi … avevamo degli anticorpi grandi così, hi, hi, hi …>>
Gli chiedo della Duna Blanca e mi racconta che un tempo ci si arrivava dopo molte ore di Cammello ma a metà degli anni ottanta, quando iniziarono a circolare altri mezzi che non fossero esclusivamente militari, si era fatto amico una guida che lo portava con il fuoristrada a spasso nel deserto ; ora questa guida è passata a miglior vita ma in città c’è il giovane figlio che, oltre a gestire un negozio di articoli per i Kite-Surfer, nei tempi morti porta a spasso i turisti e a parte quella volta che si sono persi nel deserto per due giorni interi …
Prima che io possa fargli altre domande sul posto si alza in piedi di scatto e con un gesto ferma al volo un taxi, una vecchia duna scassata dalla portiera cigolante …
<< Vieni, te lo faccio conoscere … hi, hi, hi ...>> ...
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R1150R - K1200R - R1200GS Namibia Orange (La Tigre)
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18-05-2012, 08:57
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#217
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Jun 2007
ubicazione: CN
Messaggi: 1.357
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... tu hai la capacita di farmi entrare nella scena ......
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18-05-2012, 14:54
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#218
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Pivello Mukkista
Registrato dal: 06 Jun 2011
ubicazione: Natura & Passione
Messaggi: 230
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Sono rimasto estasiato..
Grande Viaggiatore
Grande Narratore
Grande Uomo
Complimenti BB, spero di incontrarti on giorno da qualche parte..
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18-05-2012, 22:30
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#219
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Mukkista doc
Registrato dal: 26 Dec 2004
ubicazione: Valle Camonica (BS)
Messaggi: 5.199
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fantastico, una narrazione esemplare! 
Ti ringrazio anche perchè così ti "ruberò" l'idea di fermarsi fuori Dakar, giusto giusto in quel piccolo paradiso gestito dalla Francese. 
Grazie,
bissio
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ELICA CAMUNA
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19-05-2012, 13:58
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#220
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
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Messaggi: 2.124
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@ Bissio
Se ti occorre posso darti qualche riferimento più preciso circa "Le Bientennier" che per me è stato veramente un paradiso
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R1150R - K1200R - R1200GS Namibia Orange (La Tigre)
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19-05-2012, 21:36
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#221
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Mukkista doc
Registrato dal: 26 Dec 2004
ubicazione: Valle Camonica (BS)
Messaggi: 5.199
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assolutamente si, ti ringrazio. Quando sarà tempo mi farò sentire sicuramente.
ciao ,
bissio
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ELICA CAMUNA
R 1200 GS Adv & R 1150 R
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01-06-2012, 12:12
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#222
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Pivello Mukkista
Registrato dal: 17 Jun 2010
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Yamaha xt1200z Supertenerè 2011 -ex Triumph Tiger 1050 07 -
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08-06-2012, 01:16
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#223
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Pivello Mukkista
Registrato dal: 27 Sep 2008
ubicazione: como
Messaggi: 241
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Ma non sarà mica finito così? Boxer Born, vogliamo l'epilogo!
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08-06-2012, 10:06
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#224
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
ubicazione: Fano
Messaggi: 2.124
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… << Vieni, te lo faccio conoscere … hi, hi, hi ...>> …
Il tassista non si fa tanti scrupoli e appena il vecchio è salito davanti, parte con me che sono ancora metà dentro e metà fuori ...
<< Ah ma ti devi sbrigare … queste teste di cazzo hanno imparato la fretta, tanto peggio per loro hi, hi, hi …>>. In effetti la guida del tassista è un po’ forsennata ma almeno la macchina frena.
Il taxi carica tutti quelli che incontra per strada, come se fosse un tram e la cosa buffa è che la gente sale anche per fare soltanto 4oo metri e prima di scendere fingono di mettere mano al portafogli e mi guardano con aria interrogativa come a dire: Ci pensi tu? Chiedo lumi al vecchio che dice che qui i taxi funzionano in modo particolare;
in pratica paga il primo che sale fino alla sua destinazione e le fermate intermedie sono una sorta di aiuto che i tassisti mettono a disposizione dei locali con forte spirito di solidarietà.
Rashid ; sembra che più della metà della popolazione maschile si chiami in questo modo e così non mi stupisco quando il figlio della vecchia guida si presenta. E’ un ragazzo magro, sui 30 anni e il suo viso ricorda più una sorta di Giamaicano ; parla un francese strano, mescolato piacevolmente con qualche parola in spagnolo, forse portoghese e se la cava bene con tutte le lingue tranne che con l’Italiano del quale, come tutti gli africani, conosce i classici : spaghetti, pizza e la canzone di Toto Cutugno “L’Italiano” che cantano stonando e storpiando le parole allegramente.
Non ho mai amato particolarmente questa canzone ma nei pochi posti del mondo in cui io sia stato, ho sempre conosciuto qualcuno disposto a cantarmela non sapendo che proprio questa canzone mi mette addosso un profondo senso di disagio.
Mi trovavo in viaggio in Albania e per una serie di eventi e incontri fortuiti mi trovai, mio malgrado, “coinvolto” in un matrimonio. Era il 2006, la questione degli sbarchi clandestini era ormai sdoganata e gli albanesi erano fieri di poter dire che lavoravano in Italia e ancor di più se potevano vantarsi di avere tra gli invitati del matrimonio un italiano. Entro nell’enorme salone del ristorante e l’impianto stereo, degno di uno stadio, attacca a tutto volume “ Lasciatemi canta-re-eee …” ; ero vestito male e anche ad igiene personale non stavo messo meglio (chi fà lunghi viaggi in moto sa cosa intendo), avevo pochi soldi e mi sentivo totalmente inadeguato a tutta quella situazione …
Per farla breve ogni cinque minuti e per diverse ore, tutti gli invitati si sono alzati in piedi brindando alla mia salute con la solita canzone a tutto volume ( ho odiato profondamente il DJ del pranzo nunziale ) e quasi ogni volta, su pressanti inviti dei miei nuovi amici, ero costretto a raggiungere il centro della sala ad ossequiare gli sposi e le relative famiglie ; dopo una decina di volte non sapevo veramente più cosa dire mentre il mio disagio cresceva a dismisura … Da quel giorno, ogni volta che sento la canzone di Toto Cutugno mi sento male.
Interrompo bruscamente il canto di Rashid che abbandona per un attimo quell’aria “perculante” e da dietro gli occhiali da vista dalle lenti marrone mi guarda con più attenzione e si fa serio.
<< Hi, hi, hi … bravo, non farti mettere sotto ...hi, hi, hi >>
Gli spiego la mia intenzione di assumerlo come guida per andare alla Duna Blanca e il suo viso si apre nuovamente in un sorriso ; mi chiede in quanti siamo e dice che non avrà problemi a reperire un fuoristrada mentre mi accompagna dentro un negozio che gestisce insieme ad un fratello più giovane che se ne resta muto e seduto in un angolo ma ci guarda con attenzione da sotto la visiera del cappello da rapper americano.
<< Italiano, Africano, fratelo … intiende? Tu dà 130 Dhiram per uno fratelo e io porto vous … pàs de problem .>>
Da quel punto inizia la trattativa sul prezzo che a tratti viene sostenuta prendendo il mio posto, anche dal vecchio medico brianzolo che a favella stà messo proprio bene e sarebbe capace di sfinire anche i muri.
Mentre il vecchio tiene d’assedio Rashid ho il tempo di guardarmi attorno e mi accorgo che il negozio è veramente carino; sembra di essere in uno di quei negozietti monomarca in franchising che continuamente nascono e muoiono nelle nostre città e l’abbigliamento che vi è esposto, specifico per kite-surfer, spicca per i bei colori e le grafiche veramente piacevoli ed in sintonia con la giovane clientela europea che vorrebbero attirare; peccato che l’assortimento delle taglie sia completamente scombinato tanto che se si mettono a confronto la taglia L con la XXL non c’è differenza alcuna sulla dimensione … anche questo è l’Africa. Dopo aver rivoltato inutilmente gli scaffali alla ricerca di una taglia giusta per me e per mio figlio riprendo in mano la trattativa che nel frattempo era giunta a conclusione tanto che il vecchio, senza consultarmi ma con evidente soddisfazione, si è già accordato per 90 Dhiram a testa e dice che la partenza sarebbe avvenuta il mattino successivo alle 9 davanti al nostro albergo. Non ho voglia di deludere ne il giovane Rashid ne il mio vecchio accompagnatore e così dico che và bene prendendomi però la facoltà di confermare entro le nove di questa sera quando verremo a cena a “Casa Louis” che da qui dista poche decine di metri.
Usciamo dal negozio salutando e decidiamo di tornare in albergo a piedi e così il vecchio inizia a raccontare e racconta, racconta, racconta...
La puntualità di Rashid è incredibile; inusuale da queste parti e alle nove in punto sono davanti all’albergo lui, un autista ed un vecchio fuoristrada color sabbia riverniciato a nuovo che altro non è che un Land 90 a passo lungo ibridato con un motore giapponese certificato dalla targhetta SANTANA che fà bella mostra di se sulla calandra del mezzo. Guardo la macchina un po’ perplesso e chiedo ai due se sono sicuri che questa riesca ad arrivarci alla Duna Blanca … Tanto per “aiutare” il vecchio medico è li ad assistere alla partenza ed è piuttosto divertito quando dice :
<< Hi, hi, hi … oggi vi rompete il culo ...hi, hi, hi , guarda i sedili, hi, hi, hi >>
In effetti ci sono solo i sedili anteriori e dietro, dai vetri smerigliati dalla sabbia intravedo le classiche due panchette in metallo e non c’è traccia di alcun cuscino. Mentre mi chino ad osservare le balestre sfinite, dico che questo gli costerà un forte sconto se non chè Rashid si accorge a sua volta che manca un componente del nostro gruppo in quanto ha deciso di rimanere a Dahkla per questioni inerenti l’arrivo dei pezzi della moto rotta …
<< meno soldi per me, meno confort per te; siamo pari …>> risponde ridendo.
Non ho voglia di discutere oltre e così partiamo con un sobbalzo lasciando il dottore sul marciapiede che ci saluta con la mano e mi sembra di sentire ancora la sua risata quando mi accorgo che il serbatoio è a secco ed infatti ci fermiamo al distributore all’uscita della città ; ovviamente il pieno di carburante lo dobbiamo pagare noi a titolo di anticipo. Oltrepassiamo l’arco di ingresso e al posto di blocco non veniamo nemmeno fermati e la stessa cosa avviene anche in quello della Gendarmerie subito dopo i camperisti e dopo circa 50km, improvvisamente rallentiamo e lasciamo l’asfalto per addentrarci in un punto che apparentemente non ha nessun riferimento particolare e infatti a perdita d’occhio il paesaggio è tutto uguale ma l’autista ci assicura che questo è il punto esatto per addentrarsi nel deserto e superare quelle basse collinette di pietra e sabbia che si vedono laggiù in lontananza.
Non c’è traccia di pista alcuna e nemmeno si scorge il segno del passaggio di altri mezzi perchè il fondo è come una lastra di sabbia pietrificata e per qualche chilometro godiamo di questo paesaggio da film e l’unica cosa che disturba questa fantastica mattina di sole con il cielo dal raro color indaco, è l’assordante rumore del mezzo nel quale non c’è centimetro della sua superficie che non emetta qualche rumore o vibrazione e la situazione mi ricorda tanto i traghetti che da Ancona sbarcano a Split, in Croazia ; stessa comodità, stesso rumore.
Avvicinandosi alle collinette pietrose la sabbia assume mille sfumature e si dice che in questo punto, al riparo dal vento, Allah abbia disposto la tavolozza dei colori quando decise di creare i deserti del mondo e la varietà dei chiaro-scuro, dell’oro e del marrone, passando per il rosso intenso e l’arancio brillante lascia in
contemplazione estasiata della bellezza di questo nostro pianeta. Credo che per poter vedere un simile spettacolo della maestosità della natura anche se diametralmente opposto, ci si dovrebbe trovare nella foresta Amazzonica e chissà se mai realizzerò questo sogno che come il deserto, è sempre stato un mio obbiettivo fin da quanto ero poco più di un ragazzetto.
Sulla pietraia, lo stare seduti su quelle panche di ferro diventa impossibile ma poco dopo, addentrandoci nei canaloni dove la pista ora visibile si snoda a superare le colline pietrose, il vento ha depositato molta sabbia soffice e così a circa metà della prima lieve salita, ci fermiamo per attivare il blocco manuale del differenziale anteriore posizionato sulle ruote ma una di esse non ne vuole sapere di ingranarsi.
Proviamo a muovere il mezzo di un metro e finalmente ripartiamo ma dopo poco più di cento metri, siamo di nuovo fermi perché ci stiamo insabbiando ; l’autista inserisce le ridotte o almeno ci prova in quanto dopo dieci minuti siamo ancora fermi e non potendo fare altro, scendiamo e spingiamo il fuoristrada all’indietro dopo aver scavato dalle ruote parecchia sabbia nel tentativo di superare l’ostacolo con maggior rincorsa. Liberato dalla sabbia il mezzo torna sulla piana e con un ruggito da vecchio leone asmatico affronta a tutta velocità la salita mentre noi lo attendiamo dove ci eravamo fermati ma finisce per insabbiarsi di nuovo proprio davanti a noi in quanto i suoi 20 cavalli ancora in grado di spingere non sono riusciti a vincere l’attrito della sabbia per la mancanza delle ridotte.
Cominciamo a meditare se sia il caso di rinunciare vista l’affidabilità del mezzo mentre Rashid minimizza e cerca in tutti i modi di tranquillizzarci dicendo che con questo tipo di sabbia sarebbe accaduto anche con un fuoristrada nuovo e che tutto questo sia
piuttosto normale in queste condizioni.
Senza blocco differenziale e senza ridotte ; come puoi dire che tutto questo sia normale ?!
Ci tiriamo in disparte ragionando sul da farsi e tutti concordiamo che i suoi ragionamenti siano più spinti dal timore di perdere il suo guadagno ; intanto l’autista armeggia ferocemente con la leva delle ridotte e sollevandosi con un braccio sulla spalliera del sedile salta con tutto il suo peso sul meccanismo e mentre impreca, dà delle sgasate mostruose che fanno uscire dallo scarico un mucchio di croste annerite che depositandosi sulla sabbia color dell’oro mettono la firma sulla loro vergogna …
Con un klangore sordo del cambio dal quale non ci giurerei ma mi è sembrato di veder volare qualche scintilla da sotto, il mezzo fa un sobbalzo ad indicare che le ridotte si sono inserite e Rashid ci spinge dalle spalle esortandoci a spingere a nostra volta il mezzo per disinsabbiarlo e dopo venti metri, apriamo il portellone posteriore e saliamo al volo ...
Ora la trasmissione emette un urlo da animale feroce impazzito e mentre arranchiamo sulla salita osservo il volto serio dei miei compagni e stiamo tutti tesi come a cercare di stare leggeri ; Rashid si volta dal sedile anteriore e guardandoci in faccia ci chiede se stiamo facendo la cacca … con una risata liberatoria superiamo la prima collina e in discesa, volando sulla sabbia a tutta velocità, ci prepariamo ad affrontare le prossime.
Ci insabbieremo tante e ancora tante altre volte ...
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R1150R - K1200R - R1200GS Namibia Orange (La Tigre)
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09-06-2012, 01:41
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#225
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Pivello Mukkista
Registrato dal: 27 Sep 2008
ubicazione: como
Messaggi: 241
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Grazie Boxer. Ho gustato il tuo racconto e non vedo l'ora della prossima puntata. Questa l'ho letta alla fine di una riunione aziendale e e' stata capace di salvarmi una giornata altrimenti abbastanza noiosa...
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