Il mattino presto finiamo di preparare i bagagli e nell’attesa che apra la sala colazioni al 3° piano, scendiamo a caricare le moto ; pronti alla partenza. Ci dispiace un po’ lasciare Saint Louis ma il viaggio continua ed oggi proseguiremo giù, fino a Dakar, e oltre.
Sono le sette del mattino e la saletta sul tetto con le vetrate ha appena aperto i battenti mentre alcuni inservienti assonnati si aggirano per i tavoli e sul buffet, intenti a preparare la colazione. Il silos elettrico del caffé non è ancora sufficientemente caldo e così , usciamo sulla piccola terrazza a goderci dall’alto e per l’ultima volta lo spettacolo che ogni giorno viene allestito sulla riva opposta del canale nell’isola dei pescatori.
Il cielo è leggermente velato e si confonde con il colore dell’acqua che appare di un bel grigio-azzurro , le imbarcazioni colorate che prendono il mare sono illuminate dai primi raggi obliqui del sole e assumono un aspetto quasi irreale così come sembrano fluttuare nell’aria mentre i rumori e la confusione della riva opposta non riescono ad arrivare fino a noi. C’è una leggera brezza proveniente dal mare e a ondate ci arrivano i canti dei pescatori sulle piroghe ; sembra quasi che il loro canto esca dalle morbide onde che si infrangono nella riva, al di là della strada sotto di noi …
L’inserviente spalanca la porta della terrazza e sorridendo ci invita ai tavoli dove si è già accomodata una famigliola di colore ; una coppia sui quaranta elegantissimi e curati nell’aspetto, parlano sommessamente con la loro bambina che si aggira vicino al tavolo del buffet con fare adulto ed educato.
Guardo per un attimo la mia polverosa tuta da moto e gli stivali mentre passo davanti al loro tavolo accennando un timido “Bonjour”, come a scusarmi per il nostro aspetto ; sorridono e ci guardano mentre noi ci accomodiamo dalla parte opposta ridacchiando tra il divertito e l’imbarazzato.
La colazione è di tipo europeo con tutto quello che si può trovare in qualsiasi albergo ma su tutto, spicca la qualità del pane e dei Croissant che sono di un profumo e di una fragranza unica. In realtà tutta la parte di Africa che ho visitato dispone di una panificazione eccezionale che prende le sue origini da quella francese. Oltre alla tradizionale Baguette, ne producono un’infinità di altri tipi differenti nella forma e nel sapore che è molto diverso da tipo a tipo pur non essendo aromatizzato. La differente miscellanea di farine produce sapori completamente diversi e ovunque si vada, il pane è sempre buono.
Solo in Mauritania abbiamo trovato il pane poco gradevole ; piccoli panini allungati attaccati l’uno all’altro, dal colore bruno e con una crosticina morbida ; mangiandolo si sentono gli scricchiolii della sabbia e il sapore è sempre polveroso. Questo la dice lunga sul grado di igiene alimentare che vige da quelle parti.
Oggi non dovremo fare tanta strada, circa 250 / 280 chilometri. Ci dilunghiamo in un’abbondante colazione e quando siamo al distributore per il pieno sono già le 8.30, nella periferia della città si stà alzando un vento teso. Purtroppo quella del vento è stata quasi una costante in questo viaggio e ci ha fatto soffrire parecchio in quanto è sempre stato laterale o di fronte ; sia all’andata che al ritorno.
Oltre al disagio di viaggiare con forti venti laterali si deve aggiungere l’enorme aumento dei consumi delle nostre moto. In condizione ventosa, il mio Gs non è mai riuscito a percorrere più di 240 km con un pieno, arrivando a punte minime di 220 km quando normalmente supera abbondantemente i 300 km. Me ne sono accorto da subito, quando sbarcato a Tangeri e imboccato l’autostrada in direzione Marrakhesc con forte vento frontale e prevalentemente in leggera salita, arrivo all’altezza di Kenitra con il computer di bordo che segnala la riserva e, non avendo percorso nemmeno 200 km, penso ad un errore e proseguo. Tengo comunque d’occhio il display e mi accorgo che l’autonomia residua scende in modo contrastante ai chilometri percorsi così decido di fermarmi a controllare. Apro il serbatoio e quello che esce dal foro scuotendo la moto è un sinistro suono cavernoso. Le taniche supplementari sono ancora vuote e pur percorrendo un’autostrada, le stazioni di servizio sono molto distanti l’una dall’altra ma per fortuna facciamo ancora in tempo a prendere l’uscita di Kenitra e arriverò al distributore con 2 km di autonomia residua. In seguito, per tutto il viaggio a parte il nord del Marocco e il Senegal sono dovuto ricorrere diverse volte ai miei tank che hanno fatto egregiamente il loro sporco lavoro. Sporco perché ad ogni pieno fatto con quelle pompe scassate, venivamo letteralmente dilavati con la benzina che usciva a fiotti dal serbatoio e dalle taniche in quanto quasi tutti gli erogatori avevano il meccanismo del blocco pompa avariato e la maggior parte non sapevano neanche che cosa fosse. Abbiamo visto benzine di tutti i colori : da quelle quasi trasparenti del Sahara Occidentale a quelle rosso mirtillo della Mauritania che oltre ad essere poverissime di ottani facendo bestemmiare le valvole, lasciava sul serbatoio e sui vestiti un odore persistente e un deposito denso, colorato e oleoso … al ritorno prevedo un tagliando mooolto costoso …!
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Anche la gente dei paesi che abbiamo attraversato dice che è atipico questo forte vento quasi continuo ; normalmente ci sono giorni di tempesta seguiti da lunghi periodi di calma relativa ma, da un paio d’anni, anche la loro situazione meteorologica è cambiata. La quantità di acqua che cade nelle sporadiche piogge è aumentata esageratamente e non essendo abituati, non dispongono di canali sufficientemente pronti ad arginare questa nuova situazione e spesso si ritrovano con vaste aree allagate anche se per pochissimo tempo. L’inverno è diventato più rigido procurandogli i tipici mali da raffreddamento che fino a pochi anni fà non conoscevano.
Io mi sento un po’ come i turisti tedeschi quando alla fine di Aprile, scendevano in riviera con maglietta, pantaloncini e sandali. Nonostante i 28° l’aria è fresca e loro sono vestiti con abiti pesanti mentre noi che siamo abituati, stiamo benissimo in maglietta.
Credevo di essermi lasciato alle spalle i territori desertici ed invece, ci ritroviamo a guidare in una savana secca e irta di acacie spinose mentre in lontananza si cominciano a scorgere le sagome di colossali Baobab velati dalla polvere alzata dal vento . La rotta che seguiamo ci porta verso Thies, una grande città che proprio per questo, decidiamo di non attraversare e anzi, la mappa indica una specie di circonvallazione che aggira la città e ci permetterà di evitare il caos …
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