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13-03-2012, 01:14
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#176
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Mukkista doc
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… Osservo i due grossi semi e penso che lo strumento sarà il miglior ricordo di questo posto ...
Usciamo dal porto e come consigliato da Nadine, cerchiamo la strada panoramica che costeggia il promontorio sul quale è edificata la zona ricca di Dakar. E’ un po’ come fare il giro di un nostro borgo medioevale ma qui le mura ed i bastioni sono in roccia naturale e la strada sale e scende sinuosa, seguendo l’andamento a volte piuttosto aspro dell’alta parete a strapiombo. Sul lato della strada che guarda il mare ci sono diversi accessi che portano più in basso, dove tra gli anfratti ci sono alcuni locali e alberghi di lusso e gli uscieri dalle impeccabili divise e cappello ci salutano o ci invitano ad entrare. Saliamo fino al punto più alto del promontorio che corrisponde anche alla parte più esposta sul mare e da lassù, il terreno si allarga in un altopiano verdeggiante che digrada rapidamente sui tetti dei palazzi della Dakar ricca più in basso ; seguendo con lo sguardo la costa protetta dal promontorio, si vedono spiagge sabbiose con attrezzature balneari, larghi camminamenti sul lungomare e alberghi. Al centro del promontorio c’è un grosso macigno di pietra rossa alto 60/ 70 metri sul quale è avvinghiata una enorme struttura statuaria che sormonta la roccia con braccia protese verso il mare ; non dubito che questa si possa scorgere da diversi chilometri di lontananza per chi giunge dal mare ma, dal mio punto di vista, ancora una volta questa installazione faraonica contrasta fortemente con tutto il resto e mentre la contemplo critico, penso che questa è la terra dei contrasti assoluti e me ne faccio una ragione.
Scendendo dall’altopiano e prima dei palazzi della città,vediamo che l’abusivismo ( ? ) edilizio ha sconvolto questa parte del promontorio con strutture dalla grandezza sconfinata; colossi di cemento armato iniziati e mai portati a termine che ora restano lì, tra il cielo e il mare, come cicatrici infette e ben presto ci troviamo dentro i viali alberati di Dakar con le ambasciate, i palazzi consolari e le fondazioni di ogni ordine dell’ingegno umano dislocati lungo larghe e tranquille strade in cui transitano macchine costose e taxi in buono stato. Grandi parchi alberati nascondono ville sontuose e ombreggiano le vetrine dei negozi di lusso ; ovunque si vedono pattuglie della security che vegliano sul quieto vivere delle persone che abitano in questo posto. Dopo aver attraversato una quantità di rotonde e semafori, siamo già scesi sul lungomare che all’inizio è ordinato e pulito poi man mano che si procede, è sempre più torbido fino ad essere di nuovo ingoiati dal traffico infernale e dalla moltitudine di persone che perennemente assillano i marciapiedi e il bordo delle strade polverose.
Il soffice tappeto di conchiglie de “Le Bientenier ” accoglie scricchiolando le gomme del mio Gs ; mentre scendo tiro un sospiro di sollievo e accarezzo la moto come spesso faccio dopo una giornata di viaggio. Sono felice di essere tornato in quello che ormai ho eletto a mio piccolo angolo di paradiso sulla terra, come sono consapevole che lo conserverò per sempre così nei miei ricordi in quanto difficilmente ci sarà un’altra occasione per tornare. Mai come oggi il nostro pianeta è stato così piccolo e fruibile, e mai come oggi i mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione ci permettono di affrontare viaggi come questo in cui le caratteristiche più necessarie sono la curiosità e la voglia di avventura. Ma il tempo è tiranno, i miei anni avanzano mentre il desiderio di conoscere altre culture, altri territori è sempre più forte e quando sognante guardo una cartina, mi sento come un bambino di fronte ad un cesto di caramelle; ognuna diversa dall’altra e tutte tremendamente invitanti . Ogni volta che mi accingo ad iniziare un nuovo progetto, sono costretto a compromessi sempre più difficili che mettono paletti alla mia sconfinata voglia di viaggio; come sono sconfinati i paesi che mi piacerebbe visitare e così mi trovo ad essere combattuto tra il tempo che dovrò sottrarre alla famiglia, al lavoro, a pensare ai soldi che per quanto tutto sia improntato al massimo della semplicità ed adattamento, non bastano mai. Ci sono dei giorni che le difficoltà appaiono insormontabili e abbandono il progetto per intere settimane fino a che un malessere sottile si insinua tra le pieghe degli impegni e dei problemi quotidiani, tra i minuti delle ore nei dopocena passati a recuperare il lavoro accumulato e per quanto cerco di ignorarlo, torna sempre più prepotentemente a dominare i miei pensieri e l’unica cosa che placa questo malessere è … partire … Ho sentito dire che adesso l’Iran …
Sebastian mi distoglie dalle mie fantasticherie correndo allegro verso di noi e ci annuncia che questa sera a cena ci sarà dell’aragosta che verrà servita a bordo piscina. Apprezziamo molto il modo con cui Nadine vizia i suoi ospiti e a dir la verità pensiamo che in fondo ce lo siamo meritati e possiamo quindi concederci qualche gustosa comodità. Tutte le sere c’è una sorpresa ; che sia un piatto particolare o una festa di compleanno o anche il semplice fatto di spostare i tavoli per la cena in un’altra zona ; piccole e semplici cose che qui hanno un valore particolare.
La comunità di francesi che popola il villaggio comincia a mostrare segni di interesse nei nostri confronti e qualcuno si aggira intorno alle nostre moto guardandole con ammirazione mentre altri ci fanno domande tipo da dove veniamo, quali difficoltà abbiamo incontrato e da quanto tempo siamo partiti. Nessuno di loro si sarebbe mai immaginato che fossimo arrivati fin quaggiù via terra e ancora meno che saremmo tornati a casa allo stesso modo; ora gli sguardi di ammirazione sono rivolti verso di noi che un po’ gongoliamo e ce la tiriamo mentre un anziano signore ci dice con aria nostalgica che un tempo era anche lui un motard e ci racconta di quel lungo viaggio nell’est Europa intorno agli anni settanta … Più tardi, a cena, saremo l’oggetto della conversazione dove ogni tanto qualcuno ci invita al brindisi o ci rivolge altre domande sulle moto o sul viaggio, fino al punto di parlare un po’ di tutto ; compreso le critiche ai nostri rispettivi leader politici o sulla gestione della comunità europea su certe problematiche di carattere sociale. Ci sono state delle sere che a causa di abbondanti bevute di Gazzelle prima e dopo cena, questi francesi diventavano anche simpatici abbandonandosi a canti collettivi e generalmente si intrattenevano a ridere e chiacchierare fino a notte inoltrata quindi il mattino, si svegliavano molto tardi mentre noi siamo l’esatto opposto in quanto la stanchezza ci consiglia di ritirarci presto ma non siamo mai stati infastiditi dalle loro notti allegre che comunque si mantenevano in limiti accettabili. Più fastidiosi, se così si può dire, erano i pianti notturni di bambini in fasce che dall’altra parte del muro, dalle capanne del villaggio, salivano a trapanare il cervello e quando questi poverini si calmavano, il canto dei muezzin annunciava un nuovo giorno e per chi come me normalmente si sveglia presto e non riesce a stare sveglio sul letto , è un problema.
Si perché oltre il muro che circonda “Le Bientenier”, il muro che tiene al sicuro il mio pezzo di paradiso sulla terra, c’è la realtà del mondo africano fatta di povertà ed abitazioni di fortuna : Nianing.
Nianing è un villaggio molto piccolo ma pur essendo situato al margine di una strada secondaria, gode di una posizione favorevole così come è stretto fra il mare e questa strada che a sud finisce a Joal Fadiout mentre a nord porta a Mbour e quindi verso la capitale. In tutta la costa nord-occidentale dell’Africa il mare significa vita ; la maggior parte dell’economia dei paesi che hanno la fortuna di essere situati sul mare, si basa sulla pesca e quindi sul commercio internazionale del pesce che però è in mano a poche persone insieme a non sempre trasparenti connubi di grandi multinazionali mentre per i più, è spesso l’unica fonte di sostentamento e alimenta scambi con altri tipi di prodotti alimentari provenienti dalle scarse coltivazioni dell’interno.
La strada per quanto secondaria è molto popolata e la sua destinazione verso le grandi città, dà vita ad un discreto traffico di mezzi che determina lo sviluppo di piccole attività artigianali ; è lodevole quello che riescono a fare con pochissimi mezzi ed attrezzature. In questi ultimi anni si è sviluppata una discreta attività turistica per la vicinanza ai grossi centri e la particolare bellezza dei luoghi ; i bassi costi stanno attirando parecchi turisti e così nascono diversi piccoli villaggi turistici che hanno continuamente bisogno di lavori di manutenzione. Molti giovani che hanno la fortuna di andare a scuola e imparare le lingue, si improvvisano a guide turistiche anche se questo tipo di attività è ancora in forma embrionale e poco organizzata così, si allenano all’interno dei loro villaggi dove ovviamente c’è poco da vedere o da spiegare ma in ogni caso sono comunque molto presenti ; se non altro per mettere a frutto il risultato del loro studio e volendo fare due passi nel villaggio è praticamente impossibile farlo senza essere accompagnati da questi giovani che con fare simpatico ti si attaccano alle costole e non possono far altro che mostrarti delle ovvietà come ad esempio il pozzo fatto costruire dalla tal organizzazione di aiuti internazionale oppure la scuola elementare piuttosto che la casa del capo villaggio. Da un lato questi giovani fanno un po’ di tenerezza in quanto dimostrano una grande serietà nell’espletare il loro compito e comunque la loro presenza si rivela utile quando il turista attento che ha voglia di fare domande ottiene generalmente delle risposte molto esaurienti e talvolta curiose ; si possono cogliere degli aspetti della vita quotidiana di queste persone che una visita autoguidata non riuscirebbe a svelare.
Il giovane che mi si è “attaccato” avrà circa diciotto anni e con pochi cenni della mano allontana tutta la concorrenza e trotterella al mio fianco mentre mi addentro nei sentieri del villaggio. Lo saluto e istintivamente gli dico di non aver bisogno del suo aiuto ma, dopo aver visto la sua espressione delusa, gli dico che se vuole accompagnarmi onde evitare di perdermi ne sarei felice ...
La prima cosa che mi sorprende è l’assenza di immondizia e della pochissima plastica in terra ; in tanti giorni di viaggio è la prima volta che vedo un villaggio così ordinato e pur nella estrema povertà, riesce ad avere un aspetto decoroso. L’accompagnatore mi spiega che da qualche tempo, gli abitanti del villaggio si autotassano di pochi centesimi per pagare delle persone che una volta alla settimana, provvedono a raccogliere i rifiuti che vengono disciplinatamente deposti dietro un gruppo di alti cespugli ai bordi del villaggio ; l’idea è venuta a un’italiana che, sposatasi con un abitante del luogo, gestisce una casa per turisti al limitare della savana. Ci dirigiamo immediatamente a conoscere “les italien” e la loro casa di vacanze dal nome carico di speranza “Le Domain de Nianing”, è pulita e ben curata; ci accoglie una signora sui cinquanta, siciliana verace di Catania. Racconta di come anni fa' sia stato difficile iniziare questa attività e di come, dopo aver acquistato il terreno, sia stato necessario far lavorare una ruspa per dieci giorni a rimuovere il ciarpame e l’immondizia. Sistemata la sua proprietà si è resa conto che il villaggio circostante faceva scappare i clienti e così, armandosi di infinita pazienza, ha iniziato l’opera di educazione degli abitanti che continua tutt’ora e con altri dieci giorni di ruspa ha dato un aspetto decente al posto. Il vecchio pozzo fatto a mano è stato approfondito con una trivella ( nel villaggio si parla ancora di quella enorme macchina di ferro che entra nella pancia della terra) , e dopo averlo dotato di una pompa e riassestato il forno comune, ha convinto il capo villaggio di quanto sia importante che i bambini frequentino la scuola e con orgoglio, accarezza affettuosamente sul viso il giovane che mi accompagna dicendo che lui è la prova tangibile del suo paziente lavoro. Ci sono degli italiani in giro per il mondo dei quali dovremmo essere veramente orgogliosi e purtroppo quasi sempre le loro opere passano inosservate ma questa è una caratteristica delle brave persone e forse è meglio che sia così.
Tre giovani donne stanno pestando ritmicamente il grano dentro un mortaio ricavato dalla base di un tronco di palma e nonostante i continui scuotimenti e i canti per imprimere il ritmo, il loro bambini legati sulla schiena dormono profondamente mentre poco più in là, delle anziane signore preparano il frumento sollevando in alto larghi e sottili recipienti di vimini dai quali fanno fuoriuscire a zig-zag la granaglia in modo che il vento separi la crusca dai chicchi ; una ruota di bicicletta aziona con un semplice meccanismo un mantice che alimenta una forgia a carbone scavata nella sabbia, il ragazzo imprime colpi precisi al tondino arroventato facendolo diventare un grazioso ricciolo che servirà a decorare una piccola inferriata che un suo compagno sta terminando di saldare con una vetusta saldatrice di origine cinese ; delle ruvide tavole dal taglio grossolano stanno diventando un mobile con dei cassetti decorati a mano in un semplice motivo floreale … C’è tanta attività che a colpo d’occhio non si vede ma se si ascolta, se si sbircia dietro una lamiera ondulata o dietro i muri sbreccati dagli spigoli unti da mani di bambini che si rincorrono ridendo, si nota come questa gente stia lottando per migliorare la propria condizione perché il progresso è arrivato anche se ancora non è a portata di mano e mi chiedo se questo progresso che arriva così velocemente possa veramente essere un bene per questa gente.
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15-03-2012, 01:12
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#177
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Mukkista doc
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In fatto di mangiate, quella che ricorderò con particolare piacere è stata una cena nella quale si presentava il piatto della tradizione senegalese : il Ceebu Jep.
In Senegal non ci sono orari precisi per mangiare e i pasti non sono scanditi ad orari classici come da noi ; si mangia a qualsiasi ora e soprattutto quando c’è ma per nostra fortuna, i viaggiatori non sono assoggettati a queste regole ed anzi, il fatto che si possa mangiare a qualsiasi ora del giorno e della notte facilita di molto gli spostamenti e le escursioni in quanto non c’è la necessità di calcolare i tempi per i pasti ; quando si arriva si mangia, e si mangia quello che c’è.
Il Ceebu Jep è un delizioso riso con pesce e tutte le varietà di verdure disponibili, compreso la Manioca ; viene servito come piatto unico e ne fanno anche con una variante di carne. Il riso è di una varietà molto particolare e non sono riuscito a sapere se è proprio cosi minuscolo oppure se ha subito una parziale frantumazione ; sta di fatto che come dimensione e consistenza dei chicchi, rassomiglia molto al cous-cous . Il pesce è di diverse qualità e viene posto già spinato sopra il riso e in mezzo alle verdure condite con una piccante salsa di pomodoro, ci sono delle polpettine grandi quanto una noce che sono fatte con un impasto di uovo e frattaglie di certi grossi pesci pregiati.
Vengono stese a terra delle stuoie con dei cuscini nei quali i commensali si accomodano in cerchio e il Ceebu viene servito in grandi ciotole di legno oppure in vassoi di acciaio dai quali i commensali mangiano con le mani e per questo è anche chiamato “il piatto dell’amicizia”.
Generalmente il capo-tavola, inteso come la persona più importante del banchetto, prende i grossi pezzi di pesce al centro del piatto e li divide in parti uguali depositandoli davanti al settore di ciascuno e stessa cosa anche per le polpette di pesce che inevitabilmente si trovano nascoste sotto il riso e così questo ravanamento del leader dura qualche minuto.
Finita la ripartizione si inizia a mangiare e la bravura sta nel riuscire a formare delle piccole palline che verranno portate alla bocca ; questa operazione và eseguita rigorosamente con una sola mano.
Molto facile a dirsi e altrettanto difficile a farsi ; il piatto è molto buono e gustoso e la tentazione è quella di prenderne a grosse manciate ma il problema è che la porzione presa non si compatta e si rischia di mangiare dal palmo della mano e conseguentemente di pastrocchiarsi il viso e versarne sulle proprie gambe più della metà ed è proprio quello che sta succedendo a me tra l’ilarità generale ; mi sento un po’ mortificato ma non demordo.
Provo allora ad imitare chi mi sta di fianco e vedo che con la punta delle dita ed abili gesti sinuosi sul fondo del vassoio riescono a far materializzare la pallina ma ottengo solo il risultato di impastarmi le dita e in breve le mie mani sono completamente inzaccherate fino ai polsi. Non la finiamo più di ridere mentre qualcuno mi propone di usare la forchetta … Giammai !! Voi ridete pure di me ma riuscirò a mangiarmi anche la vostra parte …
Il riso si trova spesso nell’alimentazione senegalese e si può mangiare con gusto anche il “ Poulet Yassa” ; il riso cotto viene pressato in una ciotola e capovolto sul piatto accompagnato da carne di pollo o di pesce con abbondanti cipolle stufate e spezie. Molto buono quello che ho mangiato sulla riva del Lago Rosa a Dakar.
Non è stato facile arrivare al Lago Rosa in quanto non ci sono indicazioni e anche la gente del posto non può fare altro che dare una indicazione verso un punto imprecisato in quanto per arrivarci bisogna attraversare larghe fasce di bidonville in un disordinato intrico di viuzze nelle quali ci si perde facilmente. La mappa segna una strada in direzione del lago tra Rufisque e Dakar ma come sempre, il traffico è caotico e la moltitudine di persone in mezzo alle strade fanno perdere l’orientamento ; quella che sembrava essere la strada indicata dalle mappe è occupata da un impenetrabile mercato e le strade successive sono oggetto di lavori o sono allagate trovandosi di fianco a canali e così usciamo dalla strada principale diversi chilometri più avanti. La gente continua ad indicare con il braccio un punto alla nostra destra e ci addentriamo in una triste e popolatissima bidonville con strade molto strette, insabbiate e con enormi voragini. Quando la strada sembra prendere la direzione giusta, improvvisamente gira dietro un angolo in senso opposto e vagoliamo a caso in mezzo all’immondizia ; siamo costretti a fermarci spesso per chiedere la direzione e non sempre c’è il tempo necessario per capire le spiegazioni in quanto si deve ripartire in fretta per evitare di venire accerchiati da nugoli di ragazzini urlanti che ci corrono incontro e ci inseguono << Toubab … cadeaux , He Toubab ... donne moi de l’argent … cadeaux Toubab, … cadeaux ... >>.
Guidare in queste condizioni è veramente difficile ma l’insidia peggiore si nasconde nei vecchi tratti asfaltati semisommersi dalla sabbia con la quale chiudono le profonde buche e queste si vedono solo quando ci sei dentro con lo sterzo chiuso. Soffriamo per parecchio tempo nel dedalo della bidonville poi, riusciamo ad uscire da quell’inferno e ci troviamo lungo una strada disastrata e tutto intorno il terreno è in stato di abbandono ; ci sono diverse costruzioni basse circondate da muri come se fossero dei villaggi ma sono tutti disabitati e la maggior parte in rovina ; tutto intorno canneti spettinati e mucchi di macerie sparsi ovunque.
Ma il Lago Rosa non dovrebbe essere una attrazione turistica?? Allora perché è tutto in queste orribili condizioni!? Forse non è la strada giusta penso mentre chiediamo per l’ennesima volta ad un uomo sopra un asino che ci conferma il fatto di essere vicini e allora, spero che siamo passati dal punto sbagliato ma l’uomo dice che ci sono solo due strade per arrivare al lago e l’altra è “un po’ brutta “ …
Il lago è piuttosto esteso ma arrivando dalla strada questo è quasi completamente nascosto alla vista da un’accozzaglia di negozietti disposti ai lati che vendono la solita chincaglieria e anche qui inizia l’assalto ; tutti pretendono che noi acquistiamo qualche cosa e si parano davanti alle moto mentre procediamo lentamente schivando tutti. Mi sto innervosendo, sudo e non vedo l’ora di fermarmi ; un tipo mi aggancia un braccio e rischio di cadere e allora inizio a dare di gas sollevando sabbia e polvere mentre tutti si fanno da parte rifugiandosi sotto le capanne di stracci e lamiera e mi urlano dietro probabilmente insultandomi.
Bel modo di arrivare … Siamo passati inosservati...
Forse richiamato dalle urla un uomo in divisa si affaccia sulla stradina poco più avanti e ci fa cenno di svoltare in uno spiazzo anch'esso circondato da bazar. Vista la situazione è meglio la polizia che affrontare i venditori ma appena fermati, mi rendo conto che quello non è un poliziotto ma il solito guardiano in divisa che mi ha tratto in inganno essendo vestito uguale.
Sono furente e vorrei andarmene ma ora mi accorgo che ci siamo fermati su di un profondo strato di sabbia morbida e non potendo fare manovra in avanti, siamo praticamente arenati. Per uscire da lì dovremo aiutarci a vicenda tirando indietro le moto e così, decidiamo di lasciarle dove sono e tra diverse imprecazioni cerco di mettere il cavalletto che sprofonda sulla sabbia come sprofondano le mie scarpe fino alle caviglie. Cerco senza risultato qualche sasso da posizionare sotto mentre i venditori mi torturano e i ragazzini << Toubab … cadeaux , He Toubab ... donne moi de l’argent … cadeaux Toubab, … cadeaux ... >>… Richiamando qualche santo riusciamo a stabilizzare le moto e dopo diversi urli allontaniamo anche i più fastidiosi mentre ci dirigiamo sulla riva del lago in mezzo a due ali di venditori ; mi sembra quasi di dover subire una pubblica punizione dovendo passare tra le due file e se mi fustigassero, probabilmente non me ne accorgerei per quanto sono preso a sforzarmi di essere cortese e rifiutare ad ogni passo le offerte. Sessanta metri? Forse meno, ma i più tesi della mia vita! Finisco la scorta di pazienza e gli ultimi sono bersaglio dei miei dinieghi urlati : NO ...NOO … NO!!
Loro ci rimangono male e me ne dispiaccio ma purtroppo non riescono a capire ed io davvero non ne posso più. L’ultimo venditore corrisponde all’inizio dell’acqua e, aggirato l’ultimo ostacolo ci ritroviamo su una stretta riva di conchiglie e mentre prendo il respiro … meraviglia …! L’acqua è veramente rosa!
La spiaggia è piuttosto breve in questo punto e oltre a qualche ombrellone di paglia c’è un ristorantino dove ci fermeremo a mangiare mentre più avanti l’erba arriva fino all’acqua e qualche banano fiorito si rispecchia su quest’acqua dal colore strano. La concentrazione di micro-alghe che danno all’acqua questo particolare colore la rendono anche un po’ torbida ma è veramente uno spettacolo.
L’acqua è salatissima e immergendo le mani si sente il bruciore sull’orlo delle unghie e in mezzo alle dita dove la pelle è più tenera ; un ragazzo ci spiega che quest’acqua ha proprietà curative e chi ha problemi con la pelle, viene qui a bagnarsi. Anche qua troviamo alcuni turisti francesi e sono soprattutto signore di mezza età non accompagnate ; ridiamo della definizione che qualcuno si fa uscire : vecchie petroliere in disarmo che vengono in Senegal a prendere gli ultimi colpi d’onda …
Effettivamente è così ; questa è una di quelle zone del mondo dove le donne vengono a fare del turismo sessuale. Alcune stanno facendo il bagno e per effetto dell’acqua salatissima sembrano stare appoggiate sulla superficie dell’acqua coi sederoni e i grossi seni in bella evidenza ; lì vicino ci sono conficcati dei pali di legno per legare le piroghe e queste signore sembrano essere delle boe d’attracco. E’ ora di finirla di fare maldicenze e la fame ci porta al ristorantino dove non c’è nessuno tranne un tavolo dove conosciamo due bergamasche, dal fisico in forma e … non accompagnate …
Per chi ha la mia età il Lago Rosa corrisponde al mito della Parigi-Dakar ; infatti proprio lungo le sponde di questo lago, veniva posizionato l’arrivo di questa gara spericolata. Dopo migliaia di chilometri percorsi a rotta di collo nel deserto, la gara terminava lungo la spiaggia di Dakar e l’arrivo era proprio sul Lago Rosa.
Essere qui mi emoziona un po’ mentre pregusto già il dopo-pranzo quando con la mia moto percorrerò l’ultimo tratto di pista esaudendo il sogno di quando ero un ragazzo.
Chiediamo informazioni in merito e qualcuno del ristorante ci indica un puntino bianco non troppo lontano che era una costruzione utilizzata dall’organizzazione della Paris-Dakar.
Mangiamo piuttosto bene e la solita Gazzelle ghiacciata accompagna bene il pranzo anche se non ho gradito molto il dolce: Banana fritta. Anche il caffé non è un gran chè e mentre tentiamo di mandarlo giù ci guardiamo un po’ intorno per trovare una via di fuga che non ci costringa a dover ripassare in mezzo ai commercianti. Ci aggiriamo intorno al ristorante mentre il proprietario ci guarda con sospetto fino a che, in mezzo ad un fitto boschetto di banani, troviamo un breve sentiero che aggira il bazar e sbuca a poche decine di metri dalle nostre moto ; paghiamo e alla chetichella infiliamo il sentiero gabbando i venditori che mentre stavamo mangiando, si affacciavano per vedere se eravamo ancora li, pronti ad assalirci di nuovo al nostro ritorno.
La loro non è cattiveria, è solo che qui un tempo il turismo era molto attivo e soprattutto nel periodo della gara, riuscivano a fare “affari d’oro “ quando nel raggio di chilometri da questo posto non si trovava neanche un riparo di frasche che non fosse affittato. Ora la gara non c’è più e negli anni il Lago Rosa è stato quasi dimenticato ed è dimostrato dalle condizioni della strada e dalle costruzioni abbandonate. La gente del posto non è riuscita a riconvertirsi e tutta la zona sembra vivere nell’attesa che tutto possa ricominciare di nuovo e invece il degrado e l’abbandono non fanno che peggiorare la loro condizione. Rimugino questi tristi pensieri mentre tiriamo fuori le moto dalla sabbia e accetto passivo anche l’ultima ondata dei venditori mentre ci allontaniamo.
La deviazione che porta verso l’arrivo della Paris-Dakar che fù non è lontana e dopo averla imboccata rulliamo su una pista ancora ben battuta anche se il bordo è invaso dalla bassa vegetazione lacustre. Anche qui cumuli di macerie e ciarpame vario mentre la piccola costruzione dove un tempo si affannavano i direttori di gara e i giornalisti che convulsamente inviavano le ultime notizie, ha i vetri rotti e il tetto per metà è crollato. Provo ad immaginarmi gli accampamenti colorati dei team, le bandiere, le moto e le macchine fantastiche, la confusione e l’allegria …
Si stà alzando il vento e mentre in silenzio diamo un ultimo sguardo al posto metto in tasca la macchina fotografica che non ho nemmeno acceso, giriamo le moto e torniamo indietro ma non posso fare a meno di dare un’ultima botta di vita al posto e in memoria dei tempi passati sgommo e derapo fino a che non siamo di nuovo sulla strada ; ancora uno sguardo ...torniamo a Nianing.
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16-03-2012, 09:42
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#178
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Mukkista doc
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Come il solito mi sveglio di buon mattino e nonostante abbia dormito profondamente nel nido protetto dalla zanzariera ho ancora sonno e mi sento stanco ; esco dalla capanna nella luce verdastra della volta arborea e l’aria fresca del mattino mi fa tremare mentre ascolto il silenzio quasi assoluto interrotto solo dal canto degli uccelli che si nascondono lassù nel fitto del fogliame.
A parte il sommesso russare di qualcuno, dalle capanne degli altri ospiti non proviene alcun rumore e mi intrattengo ad ammirare un uccello blu e verde con il piumaggio così lucido che sembra metallizzato ; scende tutte le mattine ad abbeverarsi presso una pozza d’acqua sotto un rubinetto e al solo pensiero di avvicinarmi per osservarlo meglio questo scompare tra i rami con un leggero frullo d’ali. Il muezzin ha finito già da tempo le sue litanie e anche tra le povere case di Nianing, oltre il muro del nostro villaggio, c’è silenzio assoluto e i bambini sembrano aver trovato pace.
Mi dirigo verso il piccolo cancello posteriore invaso da buganvillee porpora che dà sul mare ; là fuori i pescatori si stanno preparando e alcuni sono già sulle piroghe, pronti ad una nuova giornata di pesca. Sono le sette del mattino e non avendo dato disposizioni particolari la sera precedente, penso con dispiacere che dovrò attendere almeno un’ora prima che si veda qualcuno per servire la colazione e così mi siedo sotto il sole vicino alla piscina a fumare la prima sigaretta.
Devo cominciare a razionare le sigarette in quanto nel doppio fondo di una valigia della moto cominciano ad esserci dei grandi spazi vuoti. Lo so, il mio è un brutto vizio che mi concedo con gusto particolare ma per quante volte abbia provato a rinunciarvi, non ho resistito neanche mezza giornata e da tempo ho deciso di continuare con questa insana abitudine.
Prima di partire ho fatto una bella scorta delle mie preferite avendo la certezza che quaggiù non ne avrei trovate e, onde evitare di farmele sequestrare durante i controlli di polizia, ho creato con un pezzo di cartone color alluminio un doppio fondo sotto il quale ho nascosto le sigarette. E’ la valigia della moto che è sempre con me nella quale trasporto le attrezzature e utilità varie e quindi è piena di pacchettini legati da elastici, farmacia da viaggio, bombolette di gas, bottiglie d’acqua ecc. Durante i controlli, a parte l’iniziale curiosità dei militari alla vista di tutte quelle cose che con studiata lentezza tiravo fuori fino a non avere più spazio per appoggiarle, non sono mai arrivato a scoprire il fondo della valigia ed io potevo accedere alle sigarette infilando la mano in mezzo a tutte quelle cose fino a sollevare un lembo del cartone.
Compiacendomi di questa bella idea aspiro una profonda boccata mentre un gatto mi si avvicina facendomi le fusa. Sugli alberi di “ Le Bientenier “ Nadine ha fatto appendere dei cartelli che spiegano come i gatti che circolano nel villaggio non sono del villaggio, ed è quindi severamente vietato accarezzarli e offrirgli da mangiare. Il mio nuovo amico è già acciambellato sulle mie gambe e le sue fusa sono così rumorose che sembra si possa sentirne anche l’eco ; ora che il sole mi accarezza stò bene e stare in questo posto con un gatto sulle gambe mi rende felice e potrei fare le fusa anche io.
Mi sento comunque stanco e decido che oggi, cascasse il mondo, non mi muoverò da Nianing così che sia io che la moto avremo modo di riposarci ; oggi in programma c’è la visita all’Isola delle Conchiglie che si trova vicino a Joal Fadiout, trenta chilometri circa più a sud e spero che i miei compagni non rimangano delusi da questa mia decisione ma d’altra parte, i lettini a bordo piscina e la spiaggia là fuori che ho visto poc’anzi, sono un ottimo motivo per trascorrere l’ultimo giorno a Nianing.
Mentre stò maturando questa decisione scorgo il mio compagno di capanna che si avvia ciondolando verso i bagni comuni e gli comunico subito il mio proposito ; per un attimo vedo nel suo sguardo una luce di approvazione poi sbadiglia ululando e sembra soppesare i pro e i contro della mia decisione : lettino, piscina, Gazelle ghiacciate, passeggiata sulla spiaggia e mangiata di pesce appena pescato poi riposo, lettura, riposo … Dall’altra parte : trasferimento brevissimo, visita di un posto sconosciuto, gita con la piroga in mezzo alle mangrovie e mangiata lungo la spiaggia con la possibilità di tornare abbastanza presto per godersi un po’ la piscina ... Approva la mia decisione e mi prende in giro dicendomi che se la caveranno anche senza di me ; mentre si avvia verso il bagno fà pure qualche allusione circa una giovane inserviente che lavora nel villaggio e lo sento ridere mentre scompare tra le foglie.
Effettivamente è vero; le due ragazze che lavorano al villaggio sono veramente bellissime e tra l’altro, una di esse parla anche un discreto italiano avendo vissuto per quattro anni presso una zia di Torino e non posso fare a meno di immaginarmela in una fredda mattina nell’inverno piemontese provando un po’ di pena per i suoi paesani che in questo momento si trovano là ; d’altro canto non ho nessuna velleità di conquiste anche perché la ragazza ha meno della metà dei miei anni e oltretutto con il bendiddio di ragazzi che ci sono quà la vedo estremamente dura che lei possa anche lontanamente pensare di invaghirsi di me.
Da parte mia ho abbastanza buon senso da non scambiare la particolare simpatia e disponibilità che la ragazza sembra abbia dimostrato nei miei confronti per qualcosa d’altro che non sia la naturale gentilezza e ospitalità delle persone del luogo.
Facciamo colazione in un’atmosfera serena e rilassata, quasi familiare e mentre i miei compagni si preparano per partire prendo posizione a bordo piscina su un lettino di ferro dal morbido cuscino e dopo averci steso il mio telo da mare azzurro come il cielo, mi sdraio lasciando che il sole produca quel pizzicorino vitalizzante sulla mia pelle. Non ho la crema protettiva e solitamente la mia pelle a camera d’aria di camion sopporta anche lunghe esposizioni sotto il sole cocente ma penso anche che li intorno c’è un sacco d’ombra e non avrò problemi.
I ragazzi sono in partenza e mentre li saluto senza rimpianti, ascolto il rumore delle loro moto mentre si allontanano per poi fare un programma della mia giornata improntato al relax più completo. Dopo un po’ mi rendo conto di trovarmi nel posto più lontano da casa in cui io sia mai stato e pensare di dover passare un giorno in completa solitudine mi dà una piacevole e sconosciuta emozione .
Passerò la mattinata a dormicchiare e tra un tuffo in piscina e un bagno di sole sono già le una e non ne ho ancora abbastanza ; qui stò troppo bene e non ho voglia di uscire a pranzo e così mi faccio portare una chilometrica baguette con verdura e insalata di pesce che divoro con gusto all’ombra di una palma … bella la vita!
Nel programma c’era anche la passeggiata sulla spiaggia e così, forzando la mia pigrizia, apro il piccolo cancello fiorito e mi ritrovo sulla spiaggia dove una quantità di piccoli bambini giocano in mezzo alle piroghe e mi salutano senza disturbarmi e solo qualcuno, da lontano e senza insistere, mi chiede il “cadeaux”. La sabbia è piacevolmente calda e comincio a camminare quando un uomo mi fa cenno di no con la mano ed io mi fermo interdetto ; mi raggiunge e mi spiega che non si può passeggiare in costume.
Mi scuso in mille modi e tornando indietro per mettermi un paio di pantaloncini mi arrabbio con me stesso per aver commesso la leggerezza di dimenticare le semplici regole della pacifica convivenza e inoltre mi stavo accingendo ad uscire da solo con la guardia abbassata come se passeggiassi sulla spiaggia vicino a casa mia ; mi stò abituando troppo in fretta a questo posto e penso che una volta tornato a casa mi costerà caro tornare al tran tran quotidiano.
Rifuggo da questi pensieri e mi incammino di nuovo su questo tratto di spiaggia che i pescatori usano come deposito delle loro attrezzature e per questo c’è parecchio disordine e la pulizia non è eccelsa. Tra le prede delle loro battute di pesca ci sono delle grosse conchiglie maculate dalla forma e della grandezza di un pugno che le donne e i bambini sgusciano con un raggio di bicicletta dall’estremità acuminata e ripiegata ad uncino per poi accatastare i gusci in alti mucchi e il sole si riflette sulla lucida madreperla rosa. Viene pescata in quantità anche un altro tipo di grossa conchiglia che è molto simile all’altra ma si differenzia in quanto sul bordo del foro di uscita non è liscia ma presenta una cresta di artigli uncinati.
Mi fermo a chiacchierare con un pescatore intento a rammendare le sue reti e mi spiega che la prima è una conchiglia che per la maggior parte del tempo stà in profondità sotto la sabbia e la si può pescare solo in determinate condizioni di marea e solo per un breve periodo all’alba quando escono per nutrirsi ; quella con la cresta uncinata invece resta tutto il tempo sul fondo del mare e gli uncini servono per ancorarsi sul fondale quando le onde dell’oceano spazzano la costa. Mi guardo intorno per cercare i mucchi di conchiglie uncinate e lui capendo mi indica delle montagnole di conchiglie frantumate ; questo tipo di conchiglia ha le spire molto più strette e l’unico modo di estrarne il frutto è quello di romperle con un tondino di ferro. Queste due conchiglie rappresentano la fonte principale di alimentazione del popolo dei pescatori in quanto tutto il resto del pescato viene venduto e il ricavo serve a soddisfare le esigenze delle famiglie ; dice che non sono tanto buone ma ci si può vivere ...
Proseguendo lungo il bagnasciuga si incontrano spessi cuscini di alghe filamentose di un colore verde scuro e camminandoci sopra hanno la consistenza di una spugna solida ; dove si sono depositate in forma più concentrata riescono a fermare anche la risacca che si insinua in stretti passaggi formando delle insenature sulla spiaggia dietro la barriera delle alghe. La sabbia è chiara e finissima e i granchi vi scorrazzano in gran quantità facendo lo slalom tra i pezzi di conchiglione dalla madreperla smaltata.
Ci sono dei gusci di cozza grandi come una mano aperta e anche su queste ci sono delle escrescenze dentellate per contrastare la forza del mare ; passeggiando ne raccolgo i pezzi più belli che porterò a casa come ricordo di questa giornata. La spiaggia è larga e pianeggiante ed è bellissimo passeggiare fra l’azzurro del mare e il verde intenso delle palme mentre più avanti si vedono delle persone intente a ripulire la spiaggia dalle alghe che caricano su dei carretti trainati da asini ; si tratta della spiaggia antistante un villaggio di vacanze simile al nostro e sotto gli ombrelloni di paglia vicino alle palme c’è qualche turista immerso nella lettura ; gruppi di bambini del posto corrono ridenti sciamando lungo la spiaggia mentre gli adolescenti se ne stanno seduti in disparte, sopra vecchie piroghe spiaggiate e accennano a dei canti accompagnati da tamburi .
Cammino così per un tempo indefinito e avrei continuato chissà per quanto tempo se a un certo punto, girandomi, non mi fossi accorto di aver percorso diversi chilometri non riuscendo più a distinguere la massa delle piroghe davanti al mio villaggio. Torno indietro e mi viene da pensare che questo è l’ultimo giorno che passerò quì e la malinconia si insinua dentro di me mentre respiro a pieni polmoni questa tiepida brezza marina ; sarà difficile dimenticare questo posto.
Al ritorno, i miei compagni mi sorprendono mentre stò facendo il morto a galla nella piscina e dopo poco si uniscono a me raccontandomi le avventure della giornata ; anche loro si sono divertiti molto e anche loro hanno iniziato a pensare a domani, quando probabilmente per sempre, lasceremo Nianing.
Dopo cena decideremo le tappe per cominciare a risalire e sconfortato penso ai bagagli che in questi giorni ho sparpagliato per tutta la capanna in modo disordinato ...
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18-03-2012, 11:37
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#179
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Mukkista doc
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Sebastiàn saluta un’ultima volta con la mano mentre chiude il portone cigolante, e noi facendoci il segno con il pollice ingraniamo la prima e partiamo. Questa mattina qualche francese si è alzato molto prima del solito per venirci a salutare e la cosa ci ha fatto un enorme piacere perché in qualche modo ci hanno aiutato a lasciare questo posto. Anche Madame Diopp e Nadine erano lì per salutarci ma soprattutto per consigliarci di abbandonare il Senegal il prima possibile o per lo meno, di non avvicinarci ai grandi centri in quanto c’è la concreta possibilità che tra oggi e domani si possano creare dei disordini da parte della popolazione per questioni politiche.
Negli ultimi giorni l’inizio della coppa d’Africa ha sedato gli animi della maggior parte della popolazione che è avversa all’attuale presidente senegalese e in questi giorni ci sono stati fermi forzosi in cui tutti i taxi, i minibus e i camion sono stati fermati da frange di oppositori che protestano in vista di una prossima rielezione ; d’altro canto la squadra nazionale di calcio sembra non aver sortito buoni risultati e così l’attenzione si sta nuovamente orientando verso le questioni politiche e ora tutti i nodi stanno venendo al pettine. Oggi il congresso nazionale dovrebbe esprimersi sulla possibilità dell’attuale presidente Abdulaye Wade a ricandidarsi per il 3° mandato consecutivo e pressato da tutte le parti, compreso gli osservatori internazionali, il presidente è stato costretto ad autorizzare una manifestazione a Dakar.
Il Senegal è una repubblica democratica anche se di fatto, in questi ultimi undici anni, è stato gestito come un regime neanche tanto velatamente repressivo e sembra che l’ottantaseienne Abdulaye Wade debba a tutti i costi ricandidarsi per sfuggire al braccio della legge in quanto è ormai nota a tutti la sistematica corruzione con la quale ha gestito il paese ; tutto il suo staff ( in pratica tutta la sua famiglia ) con una folta schiera di politici e imprenditori rischiano la galera e da queste parti le colpe si pagano con certezza, e anche severamente. Si dice che abbia falsificato i suoi documenti e che in realtà abbia superato da tempo i novanta e si dice che segretamente voli in nord Europa per fare certe cure ringiovanenti ; se questa notizia è vera vorrei proprio sapere di che cura si tratta perché su di lui certamente sembra funzionare visto l’ottimo aspetto nonostante l’età dichiarata o presunta.
Di certo c’è il fatto che con una mossa politica dai contorni poco chiari, ha modificato la costituzione prolungando i tempi del mandato presidenziale da cinque a sette anni per preparare il campo al suo successore ; il figlio. Il problema è che la maggior parte dei senegalesi sono convinti che anche il congresso sia in qualche modo sotto la sua gestione e così, il nervosismo sta crescendo perché se Abdulaye Wade avesse la possibilità di ricandidarsi, equivarrebbe alla sua permanenza al potere e la gente non ne può più di ingiustizie e del solito sistema di enormi ricchezze in mano a poche persone a discapito del resto della popolazione che non tutti i giorni riesce a mangiare.
Il Senegal nel suo contesto è un paese molto moderno e ci sono giovani formazioni politiche che hanno ben chiara la direzione che dovrebbe prendere il loro paese e vogliono fortemente liberarsi da quella rete di lacci e prevaricazioni nelle quali l’attuale governo sembra aver posto le sue fondamenta. Nei giornali, nei manifesti e nascosto tra le pubblicità in televisione hanno fatto proprio un motto che dice “Noi siamo l’Africa che avanza”.
Autorizzare una manifestazione a Dakar non può essere inteso come se questa cosa avvenisse in un qualsiasi paese europeo ; la loro indole è molto pacifica ma proprio per questo, diventano incontrollabili nel momento in cui gli animi si infiammano e manifestazioni spontanee messe in piedi dai giovani, potrebbero nascere in qualsiasi momento, soprattutto nei grandi centri dove è più alta la concentrazione di scuole e la consapevolezza di dover cambiare il proprio paese è più sentita.
Qualche giorno fa, parlando con i ragazzi del “Bientennier”, ho capito quanto interesse abbia suscitato in loro la primavera araba che dall’inizio del 2011 ha sconvolto gli equilibri geo-politici di tutta la zona a nord del Sahara ; se il discorso prende una piega politica fanno spesso riferimento ai fatti accaduti al nord e auspicano un movimento popolare simile traendone ispirazione e per loro stessa confessione credono che non sarebbe facile garantire la sicurezza degli europei che dovessero trovarvisi in mezzo in quanto anche i nostri stati, in diversi modi ed in diversa misura, hanno contribuito a far accrescere il malcontento negando certe evidenze o addirittura legandosi in affari poco trasparenti ; noi di queste cose non ne sappiamo niente perché si guardano bene dal raccontarcele, ma quaggiù la gente sembra essere molto informata e i vari canali televisivi, dall’aspetto poco più che amatoriale, riportano puntualmente i fatti e i misfatti.
Con questi pensieri abbiamo organizzato il percorso di risalita verso nord che per necessità prevede comunque un altro giorno in Senegal e anche se si tratta di Saint Louis, l’ultima grande città vicino al confine, questo non basta a tranquillizzarci e la consegna è quella di stare all’erta più che mai.
Eppure in questo caldo mattino di gennaio, tutto sembra scorrere come il solito; attraversando i piccoli villaggi lungo la strada i ragazzi ci salutano, i mercati sono nel pieno dell’attività e gli animali di tutte le specie continuano ad attraversare all’improvviso la strada … tutto come il solito.
Per un po’ mi dimentico degli eventuali problemi finché non percorriamo la stretta esse che conduce al grande e alberato viale di Mbour ; il traffico nella nostra direzione è paralizzato e i clacson delle macchine sembrano impazziti ma nessuno tenta di superare la colonna o tagliare sopra i marciapiedi come talvolta accade. Stranamente dalla corsia opposta non giunge alcun mezzo e dopo aver atteso qualche minuto in colonna iniziamo piano piano a superare, fino a che non vediamo in lontananza una agitata marea nera che occupa tutta la larga strada e dilaga anche tra le macchine ferme .
Ci appiattiamo più che sia possibile contro le macchine alla nostra destra mentre veniamo invasi da centinaia di giovani studenti che marciando velocemente alzano ritmicamente un braccio e con un pugno si percuotono forte il petto e riferendosi al vecchio presidente urlano in Woloff “ Gorgui na dem ! Gorgui na dem !” ( vattene vecchio! ) e alcuni urlano la loro rabbia sulla visiera del mio casco.
E’ la prima volta che mi capita di trovarmi nel mezzo di una manifestazione in quanto vivendo in una piccola città di provincia, ho sempre osservato questi fatti in televisione e solo ora mi accorgo di quanto possa essere pericoloso. La maggior parte degli studenti sono poco più che ventenni e ora che sono in gruppo e arrabbiati sono pericolosi e travolgono qualsiasi cosa gli si pari davanti ; compreso la mia moto che riceve diversi scossoni e non tutti involontari.
Sono momenti di forte tensione mentre il manubrio sbatte violentemente contro il vetro del pik-up al mio fianco e il proprietario tira fuori un braccio e tenta di contrastare i colpi reggendomi per una spalla ma non riesco a vederlo in faccia quel tanto che basta per capire se è un gesto di protezione o un modo di allontanarmi. Con il braccio destro cerco di tenere saldamente il manubrio mentre tengo il sinistro sospeso a mezz’aria per difendermi da eventuali colpi che mi aspetto da un momento all’altro.
Intanto i ragazzi continuano ad urlarmi addosso “ Gorgui na dem ! Gorgui na dem !” ma per fortuna tutto dura per pochi istanti e il gruppo dei più facinorosi alla testa della manifestazione mi supera portandosi dietro un corteo molto più tranquillo anche se tutti hanno una espressione molto dura della quale non pensavo potessero essere capaci.
Man mano che il corteo si dirada le ceste di verdure e di spezie vengono riposizionate sui marciapiedi, qualcuno rimuove una scala di legno che aveva messo a protezione dell’ingresso del suo bazar,
le capre riprendono il possesso del centro della strada mentre la colonna riprende il suo normale flusso permettendoci di ripartire.
I giorni seguenti verremo a sapere che ci sono state altre manifestazioni e soprattutto nella capitale, queste proteste sono sfociate in episodi di violenza ai quali la milizia ha dovuto rispondere molto duramente e le notizie racconteranno di almeno un paio vittime ma per quello che ci riguarda, a parte l’episodio a Mbour, non ci siamo accorti di nulla e a metà pomeriggio eravamo già arrivati a Saint Louis nell’Hotel La Palmeraie dove all’andata avevamo già prenotato per una notte.
Domani lasceremo il Senegal e questa sera dovremo ragionare su che linea di condotta tenere a Rosso che comunque ci preoccupa ancora
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20-03-2012, 15:06
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#180
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Mukkista doc
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Arriviamo a Saint Louis abbastanza presto e prima di entrare in città ci fermiamo a fare rifornimento in una stazione di servizio molto grande e moderna che per un momento mi fà pensare di essere almeno duemila chilometri più a nord se non fosse per un gruppo di bambini che stanno elemosinando.
Con quei vestiti stracciati e sporchi sono così malridotti da fare pena ; uno di loro è quasi completamente nudo ed indossa una logora incerata da marinaio infinitamente più grande di lui e il colore grigio dell’indumento è molto simile al colore di questi bambini che quasi non hanno più la forza di parlare ma quello che maggiormente fa male è notare come la luce dei loro occhi sia spenta e si avvicinano con passo lento senza convinzione, rassegnati.
Purtroppo queste scene accadono tutti i giorni ; non si riesce ad abituarsi alla vista di questi bambini e si vorrebbe fare qualcosa , ci si arrabbia con la gente che invece non li nota più come se fossero invisibili e anzi, il più delle volte li scansano malamente neanche fossero animali che almeno, per spirito di conservazione, tengono le distanze di sicurezza mentre questi figli di nessuno si avvicinano, chiedono aiuto e nella maggior parte dei casi ricevono spintoni o sberle.
Il bambino con l’incerata grigia mi si avvicina mentre sono impegnato con la pompa della benzina e non mi accorgo di lui finché non mi tira per la manica della giacca ; sono in posizione molto scomoda in quanto stò riagganciando l’erogatore e nel girarmi faccio un movimento brusco che il bambino scambia come una mossa ostile ed indietreggia di due passi con gli occhi e la bocca spalancata.
Probabilmente soffre di una qualche infezione agli occhi perchè sono tutti incrostati di lacrimazione e nell’osservarlo con attenzione, sprofondo involontariamente in quegli occhi neri che come in una vertigine mi trascinano sempre più giù fino a sentire il suo dolore, la rassegnazione, e mi sembra di vedere la barca rovesciata in riva al mare in cui dorme e dove piange silenziosamente quando affamato cerca disperatamente di ricordare il viso di sua madre e non si capacita del fatto di essere stato abbandonato. E’ solo un bambino di sei anni …
Faticosamente cerco di risalire da questo stato di torpore ma l’anima rimane laggiù, nel buio profondo di quella vita che ho solamente sfiorato ; è stato soltanto un attimo ma quello che ho provato mi ha lasciato una macchia indelebile e ora che sono di nuovo in me sento una stanchezza inspiegabile e un dolore in fondo al petto come una ferita che non si può rimarginare.
L’ Africa mi ha parlato; l’anima dei bambini africani è entrata dentro di me all’improvviso e quando meno me lo aspettavo. Pensavo di aver fatto il mio dovere quando diversi giorni addietro consegnai del materiale didattico e un po’ di abbigliamento per i bambini orfani e pur essendo cosciente di aver fatto poca cosa rispetto al bisogno che c’è quaggiù, usavo questa azione come se fosse uno scudo che mi proteggeva, che mi impediva di stare male ogni qualvolta vedevo questi bambini.
In dieci secondi questo figlio di nessuno che ora tende di nuovo la mano ha demolito l’unica difesa che avevo e adesso sono combattuto se acconsentire alla sua richiesta. Da più parti ho sentito dire che non si dovrebbe mai dare dei soldi a questi bambini che, potendo disporre di quello che per loro sono grosse cifre, smettono di andare a scuola e si mettono nei guai ma lui, è l’ultimo degli ultimi e sono consapevole che i pochi spiccioli che gli stò dando finiranno in mano a qualche sfruttatore.
Come un animaletto spaventato agguanta i soldi graffiandomi la mano e a piedi nudi fugge zoppicando facendo una larga parabola per tenersi a distanza dal benzinaio che, brandendo una bottiglia di vetro, ha già fatto scappare i suoi amici …
Saint Louis ci accoglie con la solita allegria confusionaria e ricordando bene la strada ci rechiamo subito all’Hotel La Palmeraie dove ci accolgono calorosamente e ci chiedono dove siamo stati e cosa ne pensiamo del Senegal. E’ ancora abbastanza presto ma non abbiamo voglia di incamminarci per la città e così dopo esserci sistemati, aspettiamo che si faccia sera davanti all’hotel guardando una barca rimasta incagliata nella bassa marea e gli sforzi che fanno quattro giovani pescatori che vorrebbero prendere il mare.
I minuti passano e l’acqua rossa del tramonto è sempre più bassa e la delusione dei giovani è sempre più cocente quindi schiaffeggiano l’acqua consapevoli di aver sbagliato l’ora della partenza mentre osservano nel centro del canale le piroghe che si apprestano a prendere il mare facendo sentire forte i loro canti che ci arrivano con la fumosa scia degli sgangherati motori a due tempi.
Domani lasceremo tutto questo e cercando di scacciare quella che è già nostalgia, ci concentriamo a definire quelli che saranno i passi successivi nel nostro viaggio di risalita.
La decisione è unanime : attraversare il più velocemente possibile la Mauritania.
Non abbiamo avuto nessun problema in questo paese eppure, rimane quel leggero senso di ostilità che ci fa preferire fermarci per lo stretto necessario ; se non altro per evitare di farci spillare quattrini da tutti. Persino i benzinai che hanno il display sulla pompa dove viene chiaramente indicato il costo, provano a fregarti con il resto e se le prime volte lasciavo perdere, in seguito i miei moti di orgoglio mi portavano a bisticciare con questi individui pretendendo l’intero resto anche se qualche volta, lo restituivo come mancia. Molto cara, molto sporca e con troppe pretese ; pur essendoci validissimi motivi per visitare questo paese mi è rimasta impressa la sfacciata propensione dei Mauri di fregarti a tutti i costi ma, per questioni di distanze, dovremo per forza fermarci a Nouakchott mentre il giorno successivo vorremmo entrare direttamente nel Saharawi evitando la fermata a Nouadhibou anche se siamo un po’ preoccupati della lunga tappa nella quale dovremo oltrepassare il confine Mauro-Marocchino con in mezzo la terra di nessuno.
Se tutto fila liscio ci si dovrebbe riuscire ma il dubbio rimane in quanto abbiamo calcolato di superare il confine Mauro-Marocchino a metà del pomeriggio e a parte la terra di nessuno che in realtà non è così complicata da oltrepassare, il problema è che in quei territori non c’è niente e le distanze tra un posto civilizzato e l’altro sono siderali. Quando diversi giorni fà siamo scesi avevamo visto subito prima del confine una specie di Auberge fatto di tende ma nessuno di noi ha la certezza che questo sia aperto e allora che si fa ?
In qualche modo ci arrangeremo, nessuno di noi vuole fermarsi a Nouadhibou e le prospettive sono due :
a- Superare il confine e trovare dove passare la notte se per qualche motivo si facesse troppo tardi .
b- Tutto fila liscio e a tappe forzate arriviamo a Dahkla dove ci riposeremo per un paio di giorni.
La differenza non è di poco conto in quanto la prima ipotesi prevede un percorso di circa 5oo km con un solo punto di rifornimento, la “Gare du Nord” ; la seconda ipotesi conta circa 8oo km con al massimo tre punti di rifornimento compreso quello già menzionato. Quello della benzina è l’aspetto che ci preoccupa di più in quanto è difficile calcolare quanta strada si potrà percorrere con il serbatoio e le taniche piene ; tutto dipende dalle tempeste di sabbia che incontreremo e se il vento spirerà a favore oppure contro. Ci siamo accorti che le nostre moto consumano un buon 3o% in più e vuoi la scarsa qualità della benzina, vuoi le condizioni climatiche, è sempre molto difficile fare un calcolo per quanto approssimativo ; il rischio è di rimanere per ore bloccati in mezzo al nulla con la necessità di andarla a cercare in qualche villaggio sperduto verso l’interno, fuori dalle strade battute, sempre che questo villaggio si possa trovare in quanto non sono segnati sulle mappe.
Andiamo a dormire con questi pensieri e cerchiamo di focalizzare meglio la tappa di domani che da Saint Louis ci porterà a Nouakchott, nella grigia capitale mauritana ; pochi chilometri, circa 3oo ma non ci dimentichiamo che in mezzo c’è Rosso e sappiamo già cosa ci aspetta ...
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22-03-2012, 00:34
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sempre bello leggerti.
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23-03-2012, 14:15
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#182
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Mukkista doc
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… in mezzo c’è Rosso e sappiamo già cosa ci aspetta …
Alle 7.45 siamo già sulle moto e per l’ultima volta oltrepassiamo il lungo ponte in ferro di Saint Louis ma a causa di qualche lavoro in corso siamo costretti a deviare dalla strada principale e ci troviamo a girare in un dedalo di viuzze con il fondo di sabbia morbida dal quale non riusciamo a venirne fuori.
Per fortuna un taxista avendo intuito la difficoltà nella quale stavamo annaspando, si offre di accompagnarci fuori città ma il suo Peugeot corre veloce e per stargli dietro, ci prendiamo qualche rischio dovendo zigzagare in quelle stradine di sabbia nel tentativo di evitare profonde buche e le onnipresenti capre. Uscendo nella periferia ci ritroviamo su di una vecchia strada rettilinea e di fianco, sul limitare di un canale, stanno costruendo una enorme strada che sale sopra un moderno ponte, anch’esso in costruzione.
E’ strano notare come in questo paese dove la povertà è preponderante, ci sia una densità del traffico abnorme anche se la maggior parte dei mezzi in circolazione è peggio di quelli che si possono vedere entrando da uno sfascia-carrozze in Italia ; in ogni modo stanno facendo un grande sforzo per migliorare la viabilità e quasi ovunque proliferano nuove strade e opere pubbliche.
Il Senegal è uno stato molto aperto al futuro e l’attuale presidente Abdulaye Wade, per quanto osteggiato dai più, si è distinto per la promozione della cultura e dell’arte con una particolare attenzione alla cultura del suo popolo per mezzo del potenziamento delle università e la capillarità delle scuole primarie. Da politico scafato è ovvio che abbia messo le mani sulle cose che di più balzano all’occhio ma se da un lato il turista occasionale come me può criticarne il metodo, d’altra parte non può che approvare questo slancio di modernità che il presidente cerca di imprimere al suo paese .
Detto questo si deve anche capire che la popolazione del Senegal è composta per il 70% da giovani e da che il mondo è mondo, i giovani la pensano sempre in modo diametralmente opposto e la caratteristica di essere giovani, implica anche la irrequietezza del voler raggiungere da subito il benessere e la modernità che trabocca dalle televisioni e dai manifesti che contrastano in modo stridente con le loro condizioni di vita.
In breve siamo di nuovo sulla direttrice che porta al confine dove i lavori sono ancora in corso e siamo costretti a rifare il sali scendi sulle alte rampe di terra che portano la pista da una parte all’altra della strada in costruzione. A differenza dell’altra volta ora il fondo è ben battuto e anche se ci sono ancora i profondi solchi lasciati dai camion, non c’è più quella rossa patina scivolosa che ancora bellamente imbratta la mia moto e che ora si arricchisce di uno spesso strato di polvere dello stesso colore.
Risaliamo sull’asfalto che è così ben fatto e liscio da poter distinguere il rumore prodotto dai miei pneumatici scolpiti e mentre mi rilasso con questo suono in sottofondo mi godo il paesaggio in quella che sembra essere una calda mattina di piena estate ; il sole è ancora basso e disturba un po’ la visuale ma se penso che siamo a fine gennaio sono disposto a guidare in questa condizione fino a sera.
Improvvisamente la strada si restringe tornando ad essere rugosa e sporca, indice che a breve ci troveremo di nuovo al cancello dell’infernale Rosso. Percorrendo gli ultimi chilometri fantastico su come gli operai che stanno sistemando la strada, una volta giunti a Rosso si rendano conto di quanto sia orribile quel posto e con le loro enormi ruspe comincino a spazzare via tutta quella baracca e godo nell’immaginarmi quell’orda di perditempo che stanno li a infastidire i turisti che si tuffano nel fiume Senegal per trovare scampo …
E’ ancora piuttosto presto e i mezzi in transito per il confine sono pochi e così arriviamo subito al cancello fermandoci una cinquantina di metri prima. Dalle baracche dei bazar ai lati della strada, la gente si affaccia e ci guarda incuriosita mentre qualcuno ci apostrofa maleducatamente invitandoci a comperare ma noi non gli diamo retta e con i motori ancora accesi ci giriamo a guardarci l’un l’altro ; sono certo che tutti noi ci stiamo dicendo dentro il casco - Pronti ? Entriamo … -
Guardo l’orologio … sono le nove del mattino e mentre cerco di calcolare in quanto tempo saremo al di là del fiume, oltre il secondo cancello della frontiera mauritana, i militari si accorgono di noi e ci stanno facendo ampi gesti con le braccia per farci entrare.
Oltre le sbarre richiamati dai gesti dei militari, anche diversi straccioni faccendieri ci vedono e allungano il collo mentre si danno di gomito sorridendo e si preparano all’assalto.
Il cancello si apre e ingranando la marcia, prendo un grosso respiro ignorando i gesti frenetici dei militari che mi esortano a rallentare mentre l’orda dei faccendieri è costretta ad aprirsi lasciandoci un varco e li costringiamo a rincorrerci ; sento delle urla che suonano come insulti mentre il polverone turbina e si posa su tutto e su tutti. Questa entrata a velocità sostenuta ci ha consentito di arrivare fino alla baracca della polizia e quando l’orda ci raggiunge siamo già in piedi di fianco alle moto e li aspetto con aria di sfida e le mani appoggiate sui fianchi.
Forti dell’esperienza subita quanto siamo arrivati, sappiamo come e dove muoverci quindi cerchiamo di apparire più tranquilli possibile ( ma non lo siamo ) mentre prepariamo il mucchio di scartoffie per iniziare la procedura di uscita e noncuranti delle urla dei faccendieri che vorrebbero consigliarci il come e il dove, siamo costretti a dare anche qualche spintone ai più intraprendenti che cercano di sottrarci qualche foglio per costringerci a seguirli come mi era capitato all’arrivo. Abbiamo bisogno di cambiare i CFA senegalesi in Ouguya mauritane e dietro la calca intorno a noi, scorgo in quinta o sesta fila un cambiavalute che mi guarda sorridente. Lo invito a farsi avanti e lui, con le braccia strette davanti al petto mi fa capire che non riesce a passare e così, allungo un braccio spostando una quantità di cialtroni e gli permetto di avvicinarsi. Con passo leggero copre la breve distanza che ci divide e alla sua vista l’orda allenta di poco l’assedio e abbassa di un tono la voce dimostrando come questo nuovo arrivato sia temuto o rispettato.
E’ un tipo davvero singolare e il suo aspetto rispecchia quello che hanno molti cambiavalute di frontiera che abbiamo incontrato ; indossa un voluminoso turbante dorato e il suo vestito stranamente bianco e pulito per essere in quel posto è ricoperto di passamaneria finemente ricamata mentre al collo, trattenuto da una stinga di cuoio nero, indossa un pesante medaglione in argento e sotto di esso una piccola sacca triangolare in stile arabo ; le sue mani coperte da grossi anelli d’oro stringono una grande quantità di banconote che fanno luccicare gli occhi dei presenti e per un istante li ammutolisce.
Il cambiavalute si dimostra subito affabile e ci offre un cambio ragionevole che accettiamo ed ora stà depositando una alla volta le banconote sul palmo della mia mano aperta e man mano che si avvicina alla fine del conto inizia a rallentare fino a che, giunto alla quint’ultima banconota si ferma … Lo guardo negli occhi e con un impercettibile alzata di sopracciglio lo invito a continuare … altre due banconote si adagiano sulla mia mano mentre l’uomo stà guardando in alto cercando chissà cosa e si liscia la lunga barbetta appuntita … lo costringo a rivolgermi di nuovo lo sguardo tirandolo per la manica e lui, un po’ spazientito, mette giù un’altra banconota dicendomi qualcosa che non capisco. Ci stà provando fino all’ultimo e decido di finirla con questo gioco mentre lo congedo ringraziando ; lui sorride, fa un mezzo inchino e scompare tra la folla.
Nonostante siamo stati continuamente infastiditi completiamo la procedura di uscita dal Senegal senza “ l’aiuto ” di nessuno e nonostante che ora siamo in attesa di salire sulla chiatta che è già a metà del fiume, alcuni di questi individui, pochi ormai, continuano a rampognarci e sono un po’ stizziti per il fatto di non aver ricavato niente da noi. Evitiamo di rispondere e di rivolgergli lo sguardo fino a che, in preda alla frustrazione, uno di loro decide di passare alla provocazione ; mi si avvicina un tipo alto che guardandomi dritto negli occhi esclama in un buon italiano : Siete dei razzisti !
Lì per lì ci rimango male mentre noto con apprensione che l’esclamazione corre di bocca in bocca e i pochi rimasti iniziano a girarci in torno lentamente, guardandoci di traverso come se fossero un branco di cani randagi pronti ad assalirci ; “ razzista... razzista ” prosegue quello mentre resta in piedi davanti a me.
La situazione diventa improvvisamente molto tesa e guardo verso il fiume dove la chiatta sembra spostarsi al rallentatore e pur vedendo la schiuma bianca davanti alla chiglia che lotta contro la corrente, sembra che piuttosto stia tornando indietro.
Provo timidamente a spiegargli che il fatto di trovarmi qui significa che non sono affatto razzista ma lui non ne vuole sapere anche se si allontana raggiungendo il circolo. Decidiamo di spostarci per creare un diversivo ma possiamo percorrere meno di cento metri per avvicinarci alla rampa di imbarco e la chiatta è proprio lì davanti a noi ma i minuti scorrono interminabili mentre quelli ci raggiungono di nuovo.
I motori delle moto rimangono accesi mentre conto gli anelli della catena che abbassa la rampa e mi rendo conto di aver trattenuto il respiro fino a quando non sono sul battello e metto la moto sul cavalletto ; mai stato così felice di stare con i piedi in mezzo alla merda !
Alcuni di loro sono saliti sulla chiatta ma è ormai evidente che hanno smesso di torturarci in quanto se ne stanno in disparte a chiacchierare e non ci calcolano più. Questi individui passano le loro giornate in questo modo, tra la frontiera senegalese e quella mauritana andando di qua e di là dal fiume a loro piacimento e senza che nessuno ponga limite alla loro invadenza e mi chiedo come tutto ciò possa avvenire in un posto così fortemente militarizzato.
Polizia, Guardia Nazionale e Dogana ; eppure nessuno chiede a queste persone cosa stiano facendo o dove stiano andando ma mi sono fatto una mezza idea di quello che accade qui. Secondo me ognuno di questi individui è il lasciapassare per i traffici illeciti e volendo trasportare qualcosa da una parte all’altra del confine o magari solo dichiararne una quantità minore, ci si appoggia a queste persone che a loro volta hanno degli “agganci” all’interno degli uffici e così si spiega tutto quel traffico di denaro che in modo neanche troppo nascosto si vede circolare all’interno dei documenti piegati. Il fatto poi che tra un “cliente “ e l’altro rompono le scatole a chiunque gli capiti a tiro, è solo un modo per passare il tempo e arrotondare ; deve per forza essere così.
Mentre snocciolo queste congetture la rampa del battello rovina sulla sponda opposta e stando attenti a non scivolare sull’abbondante strato di sterco che ricopre il pavimento della chiatta, scendiamo sull’ampio piazzale della sponda mauritana e noto che anche da questa parte c’è poco traffico ma ragionandoci un attimo credo di averne capito la ragione.
La città che maggiormente alimenta il traffico proveniente dalla Mauritania qui al confine è Nouakchott la quale si trova a circa 210 chilometri e tra qui e la città, non c’è altro che deserto e qualche piccolissimo villaggio. Anche per la gente del posto è molto sconsigliato mettersi in viaggio per quella strada di notte e così, si mettono tutti in movimento il mattino presto ma con quelle macchine impiegano diverse ore per raggiungere il confine quindi si spiega come la maggior parte del traffico in questa frontiera si svolga nella tarda mattinata e nel pomeriggio.
Questo gioca a nostro favore e concludiamo le procedure di entrata in Mauritania molto velocemente e senza troppi fastidi. Il secondo cancello si stà per aprire ma la guardia vuole vedere i passaporti ; come se non fossero stati controllati a sufficienza !! Finalmente riconquistiamo la libertà e oltre il cancello c’è già una lunga fila di camion, macchine, persone ed animali in attesa di entrare ; guardo l’orologio e sono le 11.30 … il passaggio è avvenuto in due ore e mezza nette, un terzo del tempo che abbiamo impiegato quando siamo arrivati ma mi sembra che sia passato un giorno intero e improvvisamente, calata la tensione, sento un’irrefrenabile bisogno di urinare.
Ci fermiamo dopo qualche chilometro tra gli alberi stentati e i cespugli sempre più radi e ridiamo per il fatto che soffriamo tutti della stessa necessità ; anche questa volta ci hanno fatto cagare addosso …
Con un sospiro liberatorio guardo la strada che si distende diritta davanti a noi e ammiro il paesaggio desertico che si perde nell’infinito ; è il paesaggio che amo di più, quello che da sempre mi affascina e uso come fondale dentro la mia testa quando fantastico su un nuovo viaggio. In lontananza una cortina arancione offusca l’aria ed è il segno che stà arrivando una tormenta di sabbia …
Coraggio, è ora di rimetterci in marcia ...
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27-03-2012, 01:11
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#183
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Mukkista doc
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… Coraggio, è ora di rimetterci in marcia ...
Sulla N2, pochi chilometri dopo la frontiera c’è una stazione di servizio ben attrezzata e all’interno vi si trova anche un ristorantino dove servono il classico Tajine e della carne alla brace.
Decidiamo di fermarci a mangiare e ci accomodiamo in un posto all’ombra perché il sole picchia davvero forte e nonostante il vento teso che sconvolge la tavola, preferiamo restare all’aperto in quanto all’interno le mosche sono veramente troppe. Tutti i tavoli sono in Poliuretano stampato e gli angoli, sono curiosamente deformati a banana verso il basso a dimostrare che in questo posto la temperatura è costantemente sopra i 30° e al minimo movimento le bottiglie d’acqua si rovesciano perdendo l’equilibrio tanto che alla fine preferiamo tenerle a terra.
Acqua purtroppo, e per i prossimi 2ooo chilometri troveremo soltanto quella a meno che non si abbia voglia di andare a cercare con difficoltà della birra o del vino per poi pagarli cifre esorbitanti ;
a Nouadhibou avevamo trovato della birra in lattina in un Hotel di prima categoria ( si fa per dire! ) ma al cambio questa costava ben 8 euro ; quanto una settimana di lavoro di un operaio locale !
Anche a Nouakchott si può trovare a un prezzo molto simile e la vendono in un posto che si chiama
“American Bar “ che è un locale stranamente molto bello che onora il nome che porta.
In viaggio anche otto euro hanno il loro valore ma se proprio uno vuole togliersi lo sfizio, si può anche fare ma il pensiero di comperare qualcosa su cui hanno ricaricato il 4ooo% mi fa infuriare. E non si creda poi di bere una birra di qualità ; è poco più che acqua gassata con il sapore di birra e ancora ridiamo di quei due russi, sbarcati da chissà quale nave, che giravano dentro l’American Bar ubriachi persi … Ma quanto avranno speso per ridursi in quello stato ?!
Il Tajine è ottimo e dispiace consumarlo con l’acqua ; purtroppo hanno anche finito la menta per il the e così prendo il fornello e la moka ma c’è troppo vento e siamo costretti ad entrare nel locale ma anche lì, a causa del caldo hanno spalancato porte e finestre per cui la fiamma si spegne continuamente. Molto gentilmente il garzone mi accompagna in una saletta adiacente nella quale vi si accede attraverso una stretta e bassa porticina ; è la stanza dove si riposano i viaggiatori.
Nei pochi punti di ristoro meglio organizzati , a volte si possono trovare queste stanze da riposo che generalmente sono prive di finestre per impedire che l’ardente luce del sole possa disturbare chi si stà riposando. Il pavimento è ricoperto di tappeti e nel mezzo della stanza c’è un largo e basso tavolo ;
messi in fila, tutto intorno alle pareti, ci sono dei materassini della grandezza di un letto singolo e ovunque dei cuscini sparpagliati.
Queste stanze sono veramente molto rilassanti e nella semi oscurità mi sdraio e chiudo gli occhi un momento in attesa che venga su il caffè che dopo pochi minuti gorgoglia nella moka e l’intenso aroma esce dalla porticina richiamando un uomo che fa capolino e annusa l’aria.
Avrà circa la mia stessa età e lo deduco dagli occhi ; da queste parti le condizioni di vita portano ad un invecchiamento precoce ma con un po’ di allenamento e un’attenta osservazione, gli occhi delle persone sono sempre indicativi. Sono solo nella stanza e lo invito ad entrare con un gesto e dopo aver preso un cuscino si accomoda con un sorriso vicino al tavolo.
Purtroppo non parla il francese ma in qualche modo mi spiega che viene dal Mali e stà andando nel Gambia a trovare un suo fratello che non vede da quando era piccolo. Tutti e due stiamo facendo un lunghissimo viaggio ; questa cosa ci accomuna e facciamo un tacito patto di fratellanza bevendo il caffé nel mio bicchiere in acciaio marcato Ferrino con il doppio manico ripiegabile.
Sembra apprezzare molto la bevanda bollente e dopo aver bevuto l’ultimo sorso, rigira il bicchiere nelle mani osservandone la fattezza e la leggerezza e fà un gesto di approvazione. Le mie sigarette sono sul tavolo e dopo aver preso il pacchetto me ne offre una e in silenzio restiamo lì a fumare.
Fuori il vento sembra aumentare di intensità e la sabbia che attraversa la strada si muove e spolvera fino a 4o cm di altezza ragion per cui decidiamo di ripartire in fretta in quanto temiamo di trovare la strada insabbiata e a quel punto sarà difficile determinare l’ora di arrivo alla capitale mauritana e non vorremmo mai aggiungere alla difficoltà, il rischio di viaggiare di notte e in queste condizioni.
Da queste parti il sole quando decide di calare lo fa in fretta e molte volte è capitato che davanti a un bellissimo tramonto, quando il sole era ormai al livello dell’orizzonte, non abbiamo fatto in tempo a fermarci e prendere la macchina fotografica che questo era già sparito ; altri dieci minuti di crepuscolo e poi, improvviso arriva il buio che è nero come la pece non essendoci fonti luminose a rischiarare il cielo. Tutto questo accade nel giro di quindici minuti e si rimane sempre stupiti per come in quel breve lasso di tempo, si passi dalla luce accecante al buio più completo ; ancora di più stupisce poi la quantità e la luminosità delle stelle nel cielo .
Il vento è ancor più forte di quanto poteva sembrare e ci costringe a marciare molto inclinati sulla destra, come se stessimo percorrendo una curva infinita ; per fortuna è un vento costante e così mi accomodo per metà sul fianco sinistro della sella e stò appoggiato alla belle e meglio sulla parte sinistra del manubrio con ambedue le mani e dietro l’ampio cupolino, cerco di ripararmi dalle raffiche di sabbia che sinistramente fanno crepitare il casco e nonostante abbia cercato di sigillare tutte le aperture con un voluminoso foulard di seta, si infila da tutte le parti e ogni tanto turbina tra la visiera e il mio viso.
Da qualche giorno sento un po’ di fastidio alla spalla destra causato da un vecchio male che mi porto dietro da anni e mai curato seriamente ; probabilmente è causato dall’infiammazione della attaccatura dei tendini sulla spalla e dovendo percorrere ancora tanta strada, l’acuirsi di questo fastidio mi preoccupa un po’ anche se nella farmacia c’è anche della pomata anti-infiammatoria.
In previsione di dover maneggiare in maniera intensiva il mio Bmw Gs che carico com’è peserà sui 3oo chili e dovendo quindi rinforzare le spalle e la schiena, nei mesi precedenti alla partenza ho fatto un po’ di preparazione fisica con i pesi ma devo aver esagerato con l’allenamento delle spalle pur conoscendo il problema e il vecchio fastidio si stà riproponendo.
Dover viaggiare con questo vento e per diverse ore mette sotto sforzo la parte superire del corpo e dopo un po’, la tensione porta a irrigidirsi e a stringere talmente forte il manubrio che ci si accorge di avere gli avambracci e le mani quasi completamente insensibili.
Il vento si calma quando ormai stiamo entrando a Nouakchott e un po’ per errore, un po’ per fortuna riusciamo a non passare per il centro e con poche deviazioni arriviamo all’ Hotel Emira quando i Muezzin stanno intonando i canti delle preghiere serali.
L’ Hotel Emira si trova in una posizione molto comoda trovandosi all’ingresso o all’uscita della città in base a se si arriva da nord o da sud ed è per questo che lo avevamo scelto anche quando siamo scesi. Come ho avuto modo di spiegare, la Mauritania ha delle pretese assurde e infatti quando siamo arrivati la prima volta ci chiesero ottanta euro a notte colazione esclusa che dopo una lunga contrattazione e la promessa di passarci almeno tre notti, sono scese a cinquanta e così ora siamo qui a prestar fede alla nostra promessa facendo in qualche modo stupire il ragazzo della reception che ci riconosce e ci saluta sorridendo. Siamo stanchi e molto ma molto impolverati e spogliandomi vedo che anche la maglietta sulla pelle avrebbe bisogno di un’energica lavata ma domani ripartiremo molto presto e non si asciugherebbe in tempo così decido che il prossimo bucato lo farò a Dahkla.
Questo pensiero mi riporta con nostalgia a Nianing dove in due ore scarse, ho asciugato un paio di jeans stesi grondanti acqua mentre adesso sono qui, dove nello stesso tempo mi hanno rubato una comodissima tuta felpata lasciata stesa ad asciugare ...
Usciamo poco dopo che è già notte e decidiamo di andare a mangiare quell’ottimo cous-cous che ci avevano servito l’ultima volta in un localino poco distante e durante la cena, facciamo il piano per il giorno successivo.
Dahkla ci era piaciuta moltissimo e l’idea di passarci un paio di giorni accontenta tutti e siccome abbiamo ancora a disposizione diversi giorni, decidiamo di visitare alcune delle magnifiche città imperiali una volta raggiunto il Marocco. I chilometri sono tanti ed in silenzio sono certo che tutti stiamo sperando di non avere nessun problema alla frontiera e che il vento finalmente cessi di torturarci per poter proseguire fino a Dahkla.
Partiremo all’alba e dovremo fare colazione in camera ma a parte il caffè, non abbiamo nulla da mangiare e così prima di rientrare all’albergo ci fermiamo in un negozietto a comperare un po’ di biscotti confezionati sulla quale c’è un’immagine dall’aria poco invitante ; ci sono anche delle tristi gallette di riso e mi domando a chi mai potrebbe venire in mente di acquistarle visto che sono tutti magri come chiodi … Eppure ce ne sono in gran quantità e costano pochi centesimi ; quà tutto quello che riempie la pancia e costa poco serve ad avanzare di un giorno e non si stà tanto a controllare le proprietà nutritive. In ogni modo scelgo dei biscotti con farcitura alla crema di banana e ancora rabbrividisco a ricordarne il gusto ; non oso immaginare quello che potevano essere quelle al gusto fragola …
Abbiamo ancora mezzo barattolo di Nutella ma preferiamo non rischiare il mal di stomaco perché nei giorni passati avrà sicuramente “sofferto” il caldo e a malincuore decidiamo di buttarla ripiegando su delle confezioni mono-uso di marmellata e i soliti panini polverosi mauritani.
Finiamo di fare colazione che è notte fonda essendo ancora le 6.30 del mattino e scendiamo all’ingresso dove abbiamo le moto parcheggiate e guardate a vista da un sonnacchioso e infreddolito uomo della securiti mentre l’impiegato della reception dorme profondamente su un divano nell’ingresso.
Per quanto cerchiamo di fare piano, incespichiamo sulle scale dai gradini scombinati e dopo qualche andirivieni il ragazzo si sveglia di soprassalto e probabilmente pensa che stiamo scappando senza pagare perché, non essendo lo stesso che ci ha accolto la sera precedente ci fa un sacco di domande del tipo dove stiamo andando, perché partiamo così presto ed altre domande sul genere sospettoso che ci spara a raffica senza darci il tempo di rispondere ; mentre gli altri continuano a caricare le moto aspetto che la smetta e taglio corto dicendo che abbiamo già pagato e che può controllare sul registro.
Come la sera prima quando siamo arrivati, abbandoniamo Nouakchott accompagnati dal canto dei Muezzin e penso a questo paese sconfinato fatto di polvere, sabbia e povertà. Eppure sono felice di averlo cavalcato per oltre 2ooo chilometri e il ricordo di un paio di tramonti “vissuti” e il fantastico colore della sabbia del suo deserto che a tratti è addirittura più brillante dell’ arancio del mio Gs, mi fanno dimenticare la poca simpatia che provo per questo popolo. E’ un po’ come quando scherzosamente si dice che l’Italia è bellissima ma il problema sono gli Italiani …
La Gare du Nord, questa è la prima tappa programmata; 230 chilometri più avanti ...
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29-03-2012, 02:32
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#184
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Mukkista doc
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... La Gare du Nord, questa è la prima tappa programmata; 230 chilometri più avanti …
Il vento non dà tregua così come il dolore alla spalla ; mano mano che passano i giorni il dolore inizia sempre più presto e oggi è iniziato già mezz’ora dopo la partenza e mi stò insultando per non aver usato ieri sera la crema antinfiammatoria, ma è sempre la solita storia.
Fin da quando ero ragazzo ho la fissa di avere il potere di guarirmi solo con la forza della volontà ; in molte occasioni ho risolto i miei malanni e questo mi ha convinto ad insistere su questa convinzione che tutt’ora porto avanti. Come esempio voglio raccontare un paio di fatti :
In un periodo della mia vita ho sofferto per diversi mesi di Bronco-Polmonite e in quella occasione mi imbottirono di medicine “pesanti” ma ero vittima di frequenti ricadute e dopo sei mesi, non ne ero ancora fuori.
All’ennesima ricaduta mi sono rifiutato di assumere qualsiasi medicinale facendo piangere mia madre per diversi giorni ma nel contempo, forse nel delirio della febbre, pensavo non stò male, non stò male, mi son rotto le balle di stare male e voglio tornare a vivere, basta! In cinque giorni ero guarito e non ho mai più sofferto il problema.
Un altro caso rilevante che vale la pena di raccontare è stato quando, per motivi che non stò a spiegare mi ero ustionato fortemente le mani ; la carne era praticamente sciolta e sembrava che colasse sulle ossa. Dopo due settimane di ricovero i medici gettarono la spugna dicendomi che pur non avendo lesionato i tendini,
per riacquistare un aspetto almeno decente mi sarei dovuto sottoporre ad un lungo intervento di reimpianto della pelle che avrebbero dovuto togliermi dall’interno coscia di ambedue le gambe. Era un periodo della mia vita nel quale avevo fatto delle scelte che mi avrebbero impegnato negli anni a venire e semplicemente non avevo
tempo di stare male …
Con caparbietà riuscii a convincere il primario a tenermi ancora per una settimana … “una sola settimana e se non miglioro mi trasferite …” .
E’ stata una settimana che difficilmente dimenticherò e per tutto il tempo, notte e giorno, ho imposto alle mie mani di guarire e già dopo tre giorni i medici rimasero stupiti dei progressi ; dopo dieci mesi gridarono al miracolo constatando che non erano rimaste neanche le cicatrici … Liberi di non crederci ma con questo sistema curo anche l’influenza.
Il mare è poco distante sulla nostra sinistra ed anche se non è abbastanza vicino per vederlo, possiamo percepirne la vicinanza in quanto a tratti, veniamo investiti da correnti d’aria piuttosto fresche che si infiltrano nel vento torrido proveniente da est che in modo discontinuo e quindi ancor più fastidioso ci investe facendoci sbandare frequentemente.
La strada è un interminabile rettilineo ma il fondo è buono ; il paesaggio desertico è quello che preferisco e così mitiga un po’ la monotonia e a tratti cerco di dimenticare il dolore alla spalla pensando che dovremo fare tanta strada e non me la sento di fermare il gruppo con soste non programmate con il rischio di fallire l’obbiettivo di arrivare a Dahkla.
Abbiamo percorso più di 2oo chilometri e ormai la Gare du Nord dovrebbe essere vicina; stingo i denti …
La Gare du Nord è una stazione di servizio e appare come un vibrante miraggio in lontananza nel nulla più assoluto ; tappa obbligata per tutti i viaggiatori che transitano in questa parte desolata di mondo ; è l'unico punto di sosta in mezzo a 5oo chilometri di strada.
Nella vastità della piazza con il fondo in ruvido cemento ci sono due pompe di carburante che appaiono minuscole, in fondo allo spiazzo ci sono due costruzioni occupate da uno spaccio che al momento è chiuso e da un Cafè-Restaurant con all’esterno un piccolo gazebo in muratura dai tetti a punta nei quali, quando siamo scesi, ci fermammo a mangiare le ultime scorte di pane e affettato portato da casa e soprattutto a bere l’ultimo brik di Tavernello che per quanto caldo e sbattuto ci era sembrato delizioso.
Sul lato sinistro un alto muro protegge la Gare du Nord dal vento che ricoprirebbe tutto di sabbia e a destra si trovano dei piccoli casottini sempre in muratura disposti in fila ad uso toilette che nessuno usa.
L’odore nauseabondo che ti colpisce già a venti metri di distanza nonostante il vento, consiglia di inoltrarsi brevemente nel deserto per espletare le proprie funzioni .
E’ buffo vedere alcune persone con i loro lunghi abiti dal cappuccio a punta fare qualche decina di metri oltre le toilette, accovacciarsi e ricoprire con la sabbia ;
peggio di un campo minato …
C’è un furgone attrezzato di italiani che sembra essere diretto verso sud ma questi non ci degnano di uno sguardo e provo pena per loro ; non per il fatto che non ci abbiano salutato ma perché mi sembrano piuttosto tesi e impauriti come forse lo eravamo noi appena arrivati.
Quello che chiamano Cafè- Restaurant è il solito salone semivuoto con un minuscolo quanto inutile bancone posizionato in un angolo della stanza e dà direttamente sulla cucina che nella maggior parte delle volte è meglio non soffermarsi a scrutare soprattutto se si è deciso di mangiare in quel posto.
Per nostra fortuna è troppo presto per mangiare e dopo aver fatto rifornimento di carburante ci prendiamo al volo un bollente tè alla menta e ripartiamo dopo dieci minuti decidendo che ci saremo fermati a fare un caffé più avanti ... giornata pesante.
Il prossimo obbiettivo è quello di arrivare a Bou Lanouar dove la strada si diparte a destra immettendosi nella penisola alla cui estremità inferiore è situata la città di Nouadhibou mentre, proseguendo diritti si giunge in breve alla frontiera mauro-marocchina.
Per la prossimità con la frontiera il posto è presidiato da una guarnigione di soldati che vivono in una piccola caserma poco lontano dalla strada dove hanno posizionato un posto di blocco fisso e fermano e controllano chiunque passi di là ; diamo le fiches e proseguiamo diritti ben felici di essere arrivati fin qua ad un orario decente e il proposito di arrivare a Dahkla prende sempre più corpo.
Passiamo oltre l’arco d’ingresso della frontiera mauritana mentre un soldato ci accoglie sorridendo e per qualche motivo noto soltanto a lui sembra essere felice e ha voglia di scherzare.
Grazie alla sua simpatia le procedure scorrono in fretta e nell’attesa restiamo fuori, sullo spiazzo sabbioso a chiacchierare con un grosso omone belga arrivato fin quà su di un ruggente Range Rover preparato ; è solo e anche lui è diretto a nord ma sembra avvezzo a passare da queste parti e infatti dopo pochissimi minuti gli riconsegnano i documenti e mentre mi accendo una sigaretta, rimango seduto sulla mia moto e lo guardo sparire con agilità anche se con parecchi sobbalzi nella terra di nessuno finchè non sparisce nella polvere e sento soltanto il ruggito metallico del potente motore.
Fisso la sbarra che si è richiusa alle sue spalle mentre tiro profonde boccate di fumo per gustarmi l’ultima sigaretta … finite, sono proprio finite.
La rilassata permanenza in Senegal e il maggior tempo passato non alla guida mi hanno fatto consumare più sigarette del previsto e ora stò appallottolando con dispiacere l’ultimo pacchetto vuoto quando da sotto l’arco d’ingresso appare un omino magrissimo che sembra incurvarsi ad ogni folata di vento ma la cosa che subito attrae la mia attenzione è che porta con se diverse stecche di Marlboro e, anche se non ce n’era il bisogno, lo chiamo e lo invito a raggiungermi.
Sembra malato e il suo aspetto desta qualche preoccupazione mentre mi offre con movimenti e voce tremanti la sua merce. Sono a cavallo di due frontiere, ho poco tempo e non sono nelle condizioni per provare pena per lui quindi mio malgrado, cerco di non notare il suo aspetto e contratto per una stecca di bianche.
Ho ancora a disposizione diverse banconote in Ouguya ma la procedura non è ancora finita e ormai l’esperienza mi ha insegnato che da un momento all’altro potrebbero chiedermi altri soldi oltre a quelli già pagati e non vorrei rimanere senza proprio in questo frangente.
Il malcapitato è preso d’assedio tra il mio vizio del fumo e la necessità di spendere il meno possibile ed è talmente messo male che accetta senza opporre alcuna resistenza la mia offerta di settemila Ouguya per una stecca che in euro corrisponde a circa 10.70 ; ne aveva chiesti 12.ooo.
I giorni seguenti ripenserò a quest’uomo rigirando tra le mani le banconote avanzate e sarò preso da sincero rimorso per non avergli dato di più dandomi il modo di provare quella pena che in quel momento gli avevo negato.
La sbarra tenuta sollevata da un soldato si apre ed entriamo nella terra di nessuno ; pur essendo la seconda volta, supero la sbarra con trepidazione ed affrontiamo le prime insidiose e profonde sabbie che chiudono lo sterzo e ci fanno lavorare molto di gamba. Carichi come siamo è impensabile affrontarle in velocità in quanto la sabbia è intervallata da irte croste di roccia che emergono puntando nella nostra direzione dalle profondità della terra e per quanto si cerchi di studiare in anticipo una traiettoria ottimale, si finisce col pensare che era meglio l’altra direzione e così percorriamo quei cinque chilometri con il pensiero di non farsi male o almeno, non troppo.
Fermarsi nel mezzo potrebbe essere molto pericoloso in quanto siamo usciti dalla Mauritania ma di fatto, non siamo ancora nel Marocco e se ci succedesse qualcosa quì nessuno ci verrebbe a cercare e guardo con apprensione i loschi figuri che si aggirano in questa landa desolata ed alcuni di essi sono appostati dietro delle rocce come se fossero cecchini ma naturalmente questa è una mia suggestione. Cosa ci facciano lì queste
persone a piedi è difficile da immaginare ma sono così concentrato nella guida che penso soltanto a non avvicinarmi troppo a loro e ad arrivare il più presto possibile alla frontiera del Marocco dove arrivo con il fiato corto e fatico a issare la moto sul cavalletto centrale.
Il piazzale è asfaltato anche se a chiazze è invaso dalla sabbia e le strutture che compongono questa frontiera hanno un ordine logico ; le divise dei soldati sono in ordine come ben addestrati sembrano essere i cani anti-droga :
Questo confine segna la fine dell’Africa nera e l’inizio di un’Africa più moderna.
Sia ben inteso che ancora siamo lontani dal poterlo chiamare un posto civilizzato ma pur essendo ancora a 2.5oo chilometri in linea d’aria dallo stretto di Gibilterra, si nota che già da quì lo sguardo è rivolto verso l’Europa e già mi manca quell’Africa cialtrona e pressappochista che ho lasciato alla mie spalle e in fondo al cuore, invidio quel modo di vivere delle persone che pur nella estrema difficoltà, vivono in quella terra ostile in modo ancora umano.
Il Belga con il Range deve avere avuto dei problemi e ci saluta con la mano mentre varchiamo l’ultimo sbarramento ; sono le due e mezza del pomeriggio e abbiamo ancora 350 chilometri da percorrere ma se ci diamo dentro, potremmo arrivare a Dahkla sul far della notte. Prendo un profondo respiro e cerco di mettermi comodo sulla sella ...
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29-03-2012, 21:39
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#185
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Per chi fosse curioso quì c'è una parte filmata della Terra di Nessuno :
http://imageshack.us/clip/my-videos/24/qooa.mp4/
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29-03-2012, 23:43
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#186
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Pivello Mukkista
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ubicazione: modena
Messaggi: 70
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che bello seguirti.........e leggerti.
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04-04-2012, 02:00
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#187
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Mukkista doc
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… Prendo un profondo respiro e cerco di mettermi comodo sulla sella …
I fatti che si susseguirono in quel pomeriggio e nei giorni successivi, cambiarono profondamente i nostri programmi e nello stesso tempo mi fecero vivere quei problemi che prima di ogni viaggio cerco di immaginare per non trovarmi psicologicamente impreparato e sebbene immaginandoli cerco anche di trovare le possibili soluzioni, si tende sempre a considerarli come un’evenienza piuttosto remota …
Fino a quando questi non accadono.
Il vento è calato quasi definitivamente e finalmente si torna a respirare aria pulita. Ora la strada passa a ridosso della costa e in qualche punto lo strapiombo sull’oceano è a poche decine di metri dalla strada e alcune balise della vecchia pista sono state ingoiate dalla costa che in certi punti frana sul mare in enormi falde che scivolano in basso per effetto dell’erosione.
A guardare gli enormi pezzi di costa che rovinano sul mare, una ventina di metri più in basso, è facile intuire che al massimo fra una decina di anni tutta questa strada lunga centinaia di chilometri, dovrà essere ricostruita più a est, lontano dalla costa e penso con tristezza che questo affascinante nastro di asfalto sarà sostituito da un’autostrada.
Non sò perché ma mi trovo a pensare a mio figlio quando, se mai gli verrà la passione per la moto e per i viaggi, non potrà godere di questo panorama spettacolare e mi viene l’irresistibile desiderio di scattare qualche foto per lui per mostrargli quando sarà adulto com’era questo posto tanti anni fà e al contempo mi compiango perché ho la certezza che non tanti anni fà rispetto al mio tempo, questo posto era ancora più magnifico e
selvaggio di come lo stò vedendo adesso.
In questo gioco di specchi i chilometri vengono divorati dalle ruote e proseguiamo così, come sospesi nel tempo e l’unica certezza che ci dice che stiamo ancora avanzando, è il suono dei nostri motori che squarciano questa fotografia che si è impressa nella mente.
Il cielo è coperto da una coltre di nuvole grigio chiaro e alle nostre spalle, sull’orizzonte, si vedono ancora gli effetti della tempesta di sabbia in via di esaurimento mentre la temperatura si è abbassata di parecchi gradi ; è quasi fresco. Anche se non si vede, il sole si appresta al tramonto e penso che al massimo tra un’ora sarà buio e ancora mancano più di 200 chilometri a Dahkla …
In testa al nostro piccolo convoglio c’è la vecchia Gs 1100 che ad un tratto ha come un sussulto che attira la mia attenzione e mi risveglia dal torpore che si stava impadronendo della mia mente.
Nemmeno il tempo di realizzare, che la moto rallenta all’improvviso fino a fermarsi mentre il braccio del mio compagno di viaggio rotea in aria preannunciando qualcosa che non è niente di buono … Mi fermo, scendo al volo e l’espressione del suo viso mi gela il sangue confermandomi quello che dentro di me avevo già intuito ; la vecchia Mukka è rotta … non và più …
Giorni addietro quando ancora eravamo sulla rotta per il Senegal, aveva lamentato degli strani rumori al
cambio ma con una guida attenta a non forzare, il rumore non si era più ripresentato e per tutti i giorni seguenti ho cercato di scacciare dalla mente questo fatto perché, in fondo in fondo sapevo che prima o poi avremmo
avuto il problema in quanto dovevamo percorrere ancora troppe migliaia di chilometri.
Speravo che il solo fatto di non pensarci, potesse esorcizzare questa paura ma d’altra parte, non ci sarebbe stato nemmeno nient’altro da fare se non sperare che avesse retto fino alla fine del viaggio.
Ora, di fronte a l’ineluttabilità dell’evento, non sò cosa pensare e l’unica cosa che mi è ben chiara è che siamo bloccati quì fuori dal mondo ; a quest’ora ormai anche i mezzi in transito sono pochissimi e già da diverso tempo non abbiamo né sorpassato né incrociato nessuno.
Il mio compagno se ne stà silenzioso a capo chino e con le braccia conserte ; l’impercettibile vibrazione della sua mascella ci fa capire che ha vissuto momenti migliori mentre constatiamo che la ruota posteriore è definitivamente bloccata …
Sarebbero inutili anche le frasi di conforto perchè suonerebbero addirittura inopportune e così, decido che è meglio attendere che sia lui a parlare per primo. E’ un tipo molto risoluto e in più di una occasione, di fronte alle avversità e dopo aver incassato il colpo, ha dato prova di riprendersi immediatamente trovando in fretta la
possibile soluzione come un vero leader sa fare e che non può mancare in un viaggio come questo e noi, di buon grado abbiamo sempre accettato questa sua posizione predominante che si è rivelata sempre vincente.
“ Ragazzi… siamo nella merda …”
In questo frangente nemmeno il suo carattere forte e deciso riesce a trovare una via di scampo.
“ Speriamo che adesso passi qualcuno … la vedo dura ... e tra mezz’ora sarà notte …”
Mi guardo intorno e senza farmi accorgere cerco un posto per improntare un accampamento di fortuna ma il terreno è tutto pianeggiante a perdita d’occhio e non c’è nemmeno una piccola duna dove poterci riparare per la notte ma tra l’altro, non siamo neanche sufficientemente attrezzati per farlo.
Restiamo incalcolabili minuti in silenzio, sopraffatti dal non potere trovare una soluzione ; il navigatore indica che approssimativamente mancano 230 chilometri a Dahkla e l’unica soluzione fattibile è mandare avanti
l’equipaggio della RT che una volta giunti in città, avrebbero dovuto trovare un pik-up o un camion che sarebbe dovuto venire a rilevarci. Sempre che ci fosse qualcuno disposto a farlo in piena notte ...
A tratti il vento sibila sui nostri caschi e fra i raggi delle ruote e, da molto lontano alle nostre spalle sembra di sentire il rumore di un veicolo. Sulle prime pensiamo al rumore del mare che a cento metri di distanza e diversi metri più in basso si infrange poderoso sulla costa che si perde nell’infinito mentre, con il fiato sospeso, ci
mettiamo nel centro della strada per guardare in fondo al nastro di asfalto che lontanissimo, svanisce nella
bruma … Sì, c’è qualcosa che si muove laggiù e restiamo in attesa per capire di cosa si tratti ; ora il suono è più distinto e quello che era un puntino diventa sempre più grande fino a prendere le sembianze di un camion … Torniamo a respirare.
Quando si incontra un mezzo di trasporto fermo ai bordi della strada, per una legge non scritta che comunque tutti gli abitanti del deserto rispettano, ci si ferma ad accertarsi che non ci sia bisogno di aiuto ed è capitato
spesso che quando ci fermavamo per riposare, le poche macchine o i camion rallentavano cercando di capire se era tutto ok e al nostro gesto affermativo ripartivano salutando.
In questi territori estremi non ci si può permettere di fare finta di niente come sempre avviene da noi quando un automobilista si trova in difficoltà ; qui molte volte è questione di vita o di morte.
Il camion rallenta e dopo aver capito che avevamo bisogno d’aiuto accosta venti metri più avanti e si ferma con un sonoro sbuffo d’aria che solleva la polvere. L’autista è un marocchino tarchiato e robusto, di poche parole anche perchè non parla il francese mentre il ragazzo che lo accompagna è un giovane senegalese.
Anche lui è un autista di camion e il suo modo di lavorare è davvero singolare ; trasporta macchine usate
provenienti dall’Europa dal porto di Tangeri a Dakar e una volta giunto a destinazione, il camion prosegue verso altri stati africani con un altro autista e lui, si cerca un passaggio per tornare di nuovo a Tangeri e ricominciare il suo giro con un altro camion. Dice che per fare un giro completo impiega circa venti giorni ; è un tipo molto
simpatico e parlando intercala spesso con “inschiallah”.
Siamo proprio fortunati ; il camion non è la solita cella frigorifera per il trasporto del pesce ma è un bilico e quello che è ancora più strano è il fatto che sia scarico. Anche lui fa la linea Tangeri - Dakar ma in questa
occasione doveva trasportare del materiale fino alla frontiera mauritana dove ha incontrato il ragazzo che
attraversava a piedi la terra di nessuno. In questa strada è molto improbabile incontrare un camion scarico in quanto se ci si sposta , lo si fa per minimo 4oo chilometri e questo dà la portata della nostra fortuna. Ora stà
risalendo verso il nord dove ad Agadir dovrà effettuare un carico che dovrà trasportare a Tangeri con direzione Spagna.
Il ragazzo ci traduce dal marocchino al francese e viceversa e così chiediamo se è possibile caricare la moto fino a Dahkla ma prima vorremmo contrattare il prezzo in quanto sapevamo che in altri casi simili, qualche
sfortunato ha dovuto sborsare cifre pazzesche per trarsi d’impaccio e le nostre finanze complessive ci stavano già consigliando di limitare le spese generali.
L’uomo ci pensa un po’ su e noi, in po’ in disparte ci rendiamo conto che si stà facendo buio e che avremmo dovuto accettare qualsiasi cifra ma siamo determinati a contrattare strenuamente ; l’importante è che non se ne vada. Dopo qualche minuto il ragazzo mi chiama e dice che l’autista a preso una decisione : … ci trasporterà la moto fino a Dahkla e vuole solo il costo del gasolio che consumerà nella deviazione che dovrà fare rispetto al suo percorso … poi, se vorrete fargli un regalo …
Che culo !!!!
Smontiamo la sponda posteriore del bilico e la posizioniamo appoggiata dietro al cassone ; il camion è molto alto e la sponda è talmente ripida che non si riesce a salirci a piedi, figurarsi con una moto da 280 chili con la ruota posteriore bloccata ! L’autista sembra non farsene un problema e ci dice di aver caricato cose ben più
pesanti in condizioni ancor più difficili ... in cima al lungo cassone, dietro la cabina ci sono delle corde …
Vedrete che non ci saranno problemi.
Ed infatti in dieci minuti la moto è sul cassone anche se è stata una faticaccia e abbiamo temuto per il tonfo sordo della coppa dell’olio che ha sbattuto violentemente quando la ruota anteriore ha superato la ripida rampa ma questa è poca cosa perchè con il cambio rotto abbiamo altro di cui preoccuparci ed ora la priorità è quella di arrivare a Dahkla e poi, domani, vedremo se e come risolvere la situazione.
Seguiamo il camion che viaggia a 80 km/h e per un tacito accordo non lo superiamo, soffrendo rimaniamo in coda ma forse questo è dovuto alla diffidenza della quale non riusciamo a liberarci e nonostante la disponibilità e la gentilezza dei due camionisti non ce la sentiamo di allontanarci dal nostro amico che è seduto con loro sulla cabina. Sono un po’ sconvolto per quanto è accaduto e mentre tra la sabbia sollevata dal camion il buio della notte cala all’improvviso, non posso fare a meno di pensare : E ora? ... Che facciamo?
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04-04-2012, 09:42
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#188
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Jun 2007
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Messaggi: 1.357
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uhh sono un po preoccupato ho preso un gs 1100 per andare a dakar e adesso me la racconti bella 
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04-04-2012, 20:02
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#189
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Il TRANS africano 2
Registrato dal: 06 Feb 2008
ubicazione: Bergamo - A zonzo in Africa
Messaggi: 11.069
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Zk Barba...... controlla il cardano prima di partire, saranno duraturi ma 200k sono un pò tantini per affrontare a cuor leggero un viaggio del genere...
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Abbi cura del tuo ospite che dio veglierà su di te nel deserto.
F 800 GS - Fotty
T700 - Tenery
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04-04-2012, 22:11
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#190
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Jun 2007
ubicazione: CN
Messaggi: 1.357
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tranqui fagot ha 52000 km originali conosco i due propietari e sono gia stati fatti i paraoli del cambio
sono curiosao di come avete fatto boser dai su racconta
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06-04-2012, 15:27
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#191
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
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… E ora? ... Che facciamo?
Arriviamo all’incrocio che immette nella penisola di Dahkla verso le 9.30 di sera e ci fermiamo al posto di blocco della gendarmeria ; stò tremando dal freddo e questa sensazione mi dà veramente fastidio in quanto è risaputa la mia avversità al periodo invernale.
Da sempre, come le bisce mi ritirerei sotto un sasso per riuscire al primo sole primaverile e ho sempre invidiato la natura degli orsi che li obbliga al letargo ; dopo tanti giorni passati a temperature superiori ai 30° ( la mia temperatura ideale ) mi ero quasi dimenticato dei morsi del freddo e se penso di trovarmi nel cuore del Sahara Occidentale questo freddo mi appare strano e mi irrita talmente tanto che quasi non mi accorgo di quello che stà succedendo di fianco a noi.
Una muta di cani randagi arrivati di corsa dal sahel, si aggira intorno alle nostre moto e alle poche macchine in attesa di passare il posto di blocco e lì per lì la loro presenza mi inquieta per il mio atavico timore nei confronti della razza canina.
Li osservo mentre con lunghe parabole circospette si avvicinano sempre di più e già mi si alza il pelo nel collo ; uno in particolare attira la mia attenzione per la sua mole e nonostante la poca carne che ricopre le ossa è veramente grosso . Chissà da quale strano incrocio proviene questo grosso animale dal pelo nero, le orecchie appuntite e i grossi occhi gialli ; nonostante la paura non posso fare a meno di ammirarne la sua bellezza.
La visiera del mio casco è sollevata e ad un tratto, i nostri occhi si incrociano bloccando il cane all’istante una decina di metri più in là, dall’altra parte della strada ; rimane immobile qualche secondo e senza mollare i miei occhi attraversa veloce e quatto la strada a testa bassa puntando deciso verso di me che come reazione istintiva alzo la gamba offrendo alle temibili fauci il mio robusto stivale da moto.
Cerco di non farmi prendere dal panico che ormai dilaga e quando il cane è a un palmo dal mio piede, improvvisamente si arresta allungando le zampe anteriori e infilando il muso in mezzo ad esse ; ogni tanto uggiola e alza la testa tenendola di lato … Incredibile!!
Il suo atteggiamento è inequivocabile !
Stà proprio chiedendo l’elemosina. Rassicurato mi giro indietro per richiamare l’attenzione sulla cosa ai miei compagni di viaggio e stupito mi accorgo che la stessa cosa stà accadendo a loro e anche di fianco alla macchina davanti a me dove un piccolo cane bianco è intento a prostrarsi e a guaire.
Il detto popolare che dice “la fame aguzza l’ingegno” trova qui la migliore delle applicazioni ; i cani hanno imparato che in questo luogo le macchine sono costrette a fermarsi e la maggior parte degli europei che scendendo da nord con i camper arrivano fino a qui, non possono resistere dall’offrire qualche cosa da mangiare di fronte alla simpatica richiesta di questi cani ; anche loro come gli esseri umani cercano il tuo sguardo e in una frazione di secondo decidono se sei pericoloso o meno poi, non ti mollano più e ti stanno alle costole fino a che, per sfinimento, non ottengono ciò che vogliono. Sempre se nel frattempo, non arriva il militare che li prende a zampate nel sedere facendoli scappare ringhianti, con la coda tra le gambe e la testa girata all’indietro.
Superato il posto di blocco prendiamo a sinistra dove tra 60 chilometri circa arriveremo a Dahkla mentre i cani ci rincorrono in modo innocuo per poi arrestarsi una decina di metri prima di una stazione di servizio ; evidentemente questa è per loro una zona molto pericolosa e fermatomi sul piazzale, mi diverto a osservare il cane nero che ancora mi fissa e saltella sulle zampe anteriori ma non osa fare un passo in avanti …
Il camion stà facendo rifornimento e vado dal mio compagno sul camion a sincerarmi se stia andando tutto bene ; lo trovo molto più rilassato di quando due ore prima l’ho visto sconsolato salire sul camion con il telefono in mano.
La sua indole combattiva ha preso il sopravvento e se pur amareggiato per quanto accaduto, in queste due ore di viaggio si è già attivato a chiamare la compagnia di navigazione per accordarsi sulla possibilità di spostare la data della partenza e ha allertato il nostro meccanico di fiducia ; domani si sarebbero risentiti quando la
situazione, forse, sarebbe stata più chiara. Dice che i due nuovi compagni di viaggio sono simpatici e in corsa, sono riusciti anche a farsi un’ ottimo tè alla menta posizionando il fornello a gas sulla copertura del motore del camion con il rischio continuo di ustionarsi con l’acqua bollente.
L’altra moto ha ancora il motore acceso e mi dirigo verso di loro per capirne il motivo ; sono vestiti troppo leggeri e stanno letteralmente battendo i denti mentre il vento, ora gelido, stà nuovamente prendendo forza alzando vortici di sabbia sul piazzale appena illuminato. Decidiamo che è il caso che procedano verso l’albergo, il Palais du Touareg, che si trova all’ingresso della città dove le strade sono ancora piuttosto ampie e ci
consentiranno di arrivarci con il grosso camion ; dopo le pressanti raccomandazioni di andare piano e di stare attenti ai veicoli senza fari, maledico il freddo e li osservo allontanarsi nel buio e nel turbinio della sabbia che a tratti oscura la luce rossa del fanale posteriore fino a che spariscono in fondo al rettilineo.
E’ veramente freddo e sollevo lo scaldacollo fin sopra la testa ma questo non mi impedisce di tremare mentre guardo l’addetto alla pompa di rifornimento che attende con impazienza che l’ultimo dei 5oo litri di gasolio
scenda nel serbatoio del camion ; anche lui trema per questo freddo atipico e ormai è diventato un tutt’uno con la pompa dietro la quale cerca di ripararsi dal vento e la sua tuta da lavoro bisunta gli conferisce un aspetto camaleontico.
Freddo ? Impreca qualche cosa nella sua lingua e fà un cenno affermativo con la mano mentre mi metto al suo fianco come se questo potesse velocizzare il rifornimento. I camionisti si sono infilati nel piccolo bar mentre il mio compagno stà di nuovo telefonando e nonostante il freddo se ne stà in maniche corte nel mezzo del piazzale ;
forse è meglio non disturbarlo.
Passati così venti lunghissimi minuti ci rimettiamo in marcia e questa volta mi posiziono davanti al camion anche se per fortuna, avendo cambiato direzione di marcia, il vento soffia alle spalle e a tratti mi sembra di galleggiare alla velocità della sabbia che vedo roteare di fianco a me ma non sento l’aria che fa pressione sul mio corpo.
Anche in questa occasione il faro allo Xenon e i faretti supplementari si sono ampiamente ripagati in quanto la difficoltà stà nel superare con la vista il muro giallastro di sabbia che galleggia a una trentina di metri davanti a me e la potente luce bianca dei fari mi facilitano di molto la guida.
Mi sento stanchissimo e infreddolito mentre passo con felicità sotto l’arco di ingresso della città di Dahkla ; ancora qualche chilometro e saremo finalmente arrivati e come previsto, il camion non ha nessuna difficoltà ad arrivare davanti all’albergo e in quindici minuti scarichiamo la moto ; dopo aver pagato 130 chilometri di carburante per la deviazione e offerto una lauta mancia ai camionisti, questi riprendono a ritroso la strada
dicendo che si fermeranno a dormire nel camion più avanti, lungo la strada che domani sera li porterà ad Agadir.
Sono le dieci e mezza di sera e l’unica cosa che voglio è andare a dormire ; non farò nemmeno la doccia e non ricordo bene ma credo che quella sera non abbiamo neanche cenato.
Siamo depressi e la testa è piena di interrogativi che comunque nessuno di noi osa esternare in quanto abbiamo stabilito che ci avremmo pensato domani .
La ruota posteriore è ancora bloccata e non poteva essere diversamente ma in certi casi la speranza è l’ultima a morire e magari gli scossoni subiti dalla moto sul camion … Facciamo salire la moto sull’alto marciapiede e la posizioniamo di fianco alla porta d’ingresso dell’albergo rimanendo ad osservare la moto in silenzio, con espressioni serie e fugaci occhiate. La schiena mi fa male in quanto nello scaricare la moto mi sono procurato uno strappo alla base della colonna vertebrale e il bruciore che ho avvertito nel coccige subito dopo, mi stà seriamente preoccupando anche se non ne ho fatto parola con nessuno. Ci mancava solo questo ; oltre alla spalla adesso anche la schiena e stringo i denti mentre faccio i due piani di scale per raggiungere la nostra camera.
Provo a ripensare a quando siamo partiti da Nouakchott e mi sembra che sia passato un tempo infinitamente lungo ; eppure è stato solo questa mattina ma la giornata è stata così piena di avvenimenti che il ricordo si accavalla e faccio fatica a dare un corretto ordine temporale agli avvenimenti.
E’ una strana sensazione quella che stò provando ma cerco di godere anche di questa facendomi coraggio e pensando che domani sarà un altro giorno e ho ormai imparato che in Africa, ogni giorno è completamente diverso dall’altro e quello che ieri poteva essere un problema, oggi è una sciocchezza ma anche viceversa …
Come di consueto mi sveglio presto nonostante la stanchezza e la tensione accumulata il giorno precedente, mi godo un’alba spettacolare dal finestrotto del bagno mentre mi fumo la prima sigaretta ; il mio compagno si è svegliato prima di me ed è già uscito anche se non capisco dove sia andato.
L’aria è di nuovo tiepida, mi affaccio dal balcone e il Gs 1100 è ancora li sotto e sembra quasi che sia imbronciato mentre scorgo in lontananza il mio amico che stà facendo ritorno ; mi vesto in fretta e scendo mentre lui stà entrando e visto che il bar è appena aperto ci accomodiamo per la colazione. E’ andato a cercare una scheda telefonica ma è tornato deluso in quanto è ancora tutto chiuso e la strade sono deserte : ma che ti aspettavi alle 7.30 del mattino? Poco dopo ci raggiungono anche gli altri e finita la colazione siamo di nuovo davanti alla moto disposti a semicerchio e la osserviamo.
Da questo momento in poi prenderemo una serie di decisioni e non tutte si riveleranno azzeccate ; anche se avevamo ancora diversi giorni a disposizione avevamo tante, troppe incognite e il continuo cambiamento delle cose ci ha fatto ragionare un po’ troppo “random” in quanto avevamo fretta di trovare al più presto la giusta soluzione. Di una cosa non avevamo tenuto conto : Quel giorno era venerdì, giorno di festa nei paesi Mussulmani e non di meno il Sabato e la Domenica ; questo avrebbe reso tutto maledettamente più complicato.
Cominciamo con il cercare di capire quanto ci costerebbe farcela trasportare fino a Tangeri con un Pik-up e ragioniamo per diverso tempo su questa ipotesi ma la conclusione dei discorsi è che sarebbe troppo costoso : considerando nella migliore delle ipotesi 6oo chilometri al giorno, tra andata e ritorno l’autista dovrebbe stare via quasi nove giorni e aggiungendo il costo del carburante per oltre 5ooo chilometri con dei mezzi vecchissimi che consumano quanto una petroliera, sarebbe lecito aspettarsi un costo di circa 1.5oo euro.
Ricordiamoci che la ruota posteriore è bloccata e l’autista non avrà mai il permesso di accedere al porto e così, saremo costretti a trascinare di forza la moto per diversi chilometri con i suoi 280 chili di peso.
Anche volendo non pensare ai problemi a cui andremo incontro per portare la moto dall’ingresso del porto al dek della nave, ci ritroveremo a Livorno o a Genova con una moto che non cammina e si dovrà noleggiare un furgone al costo accertato, dopo aver chiamato una nota compagnia di noleggio italiana, di 350 euro e si dovrebbe mettere nel conto altri cinque giorni di permanenza a Tangeri se per un qualsiasi motivo dovessimo mancare la nave per Livorno con conseguente perdita dei soldi del biglietto. Il cambio della moto : Quanto costa un cambio?
Tra ricambi e mano d’opera valutiamo il tutto ampiamente oltre i 2.5oo euro considerando che a moto “aperta”, si dovrà sostituire e riparare una serie di altre cose.
Siamo abbondantemente sopra il valore della moto e dobbiamo tentare a tutti i costi la riparazione sul posto, in tempi accettabili …
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R1150R - K1200R - R1200GS Namibia Orange (La Tigre)
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10-04-2012, 16:37
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#192
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Pivello Mukkista
Registrato dal: 17 Jun 2010
ubicazione: Moncalieri (TO)
Messaggi: 102
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Dai dai racconta!!! 
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11-04-2012, 20:07
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#193
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
ubicazione: Fano
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Siamo abbondantemente sopra il valore della moto e dobbiamo tentare a tutti i costi la riparazione sul posto, in tempi accettabili …
Il problema principale in tutta questa faccenda è il fatto che la moto è inscritta nel permesso di ingresso in
Marocco e questo complica notevolmente le cose.
Negli anni passati molti europei venivano a cimentarsi in avventure africane e arrivavano con dei mezzi
acquistati con quattro soldi ; la maggior parte di essi non riuscivano a sopravvivere al viaggio e così venivano abbandonati lungo le piste trasformando nel tempo questi luoghi incontaminati in discariche per rottami dei quali si possono ancora vedere le carcasse disseminate un po’ ovunque.
Per arginare questo fenomeno ora legano il mezzo al proprietario inscrivendoli sul passaporto facendo in modo che mezzo e persona siano una unità indivisibile ; il mezzo esce o entra solo con il proprietario che se si presentasse alla frontiera senza, verrebbe sottoposto ad un interrogatorio nemmeno tanto gentile volto a scoprire se il mezzo sia stato venduto, rubato o piuttosto abbandonato in qualche posto.
Anche un mezzo distrutto o in avaria deve necessariamente uscire dal confine e così facendo evitano che il deserto diventi una immensa discarica.
Parlando con il proprietario dell’albergo, egli ci ha rivelato che in realtà ci sono altri sistemi per lasciare il paese senza il proprio mezzo ma deve essere per un periodo temporaneo e questo deve comunque essere riparabile.
Ovviamente questo sistema non è proprio trasparente ed c’è da pagare parecchio ma in certi casi vale la pena di rischiare. La formula più in uso è quella di lasciare il proprio mezzo in comodato d’uso a qualche ente o albergo per gli spostamenti dei propri impiegati o clienti ...
Veniamo a sapere che nel piccolo aeroporto di Dakhla c’è un autonoleggio e questo non è molto lontano dall’albergo e così, tanto per non lasciare nulla di intentato, ci incamminiamo in quella direzione.
La città è ancora semideserta nonostante sia già metà mattinata e il bel sole che c’era sembra essersi nascosto dietro un leggero velo di nuvole e l’aria torna ad essere fresca ; per le strade pulite girano poche macchine e per lo più sono quelle dei taxisti che svolgono il loro servizio su vecchie Fiat Palio o Punto ; un vecchio camion militare con la cisterna piena d’acqua si ferma ad ogni palma incastonata negli enormi e lucidi marciapiedi e un omino provvede ad innaffiare quotidianamente le piante.
Dahkla è situata in fondo ad una penisola lunga circa 70 chilometri e nel punto in cui è sorta la città, sarà larga al massimo 5oo metri e la strada principale che inizia subito dopo l’arco d’ingresso, è a quattro corsie con dei marciapiedi che farebbero impallidire anche quelli delle nostre grandi città. Mediamente sono larghi una ventina di metri e il colpo d’occhio che se ricava, con le rotonde verdeggianti e l’arredo urbano in ordine, denota la grande volontà di far diventare questo posto un centro di villeggiatura strategico nel cuore del Sahara Occidentale.
Si può affermare che la città di Dakhla sia divisa dalle strade in tre zone distinte nel senso longitudinale rispetto alla penisola : La parte più a ovest, quella che si affaccia direttamente sull’Oceano è interamente occupata da costruzioni militari e altri uffici governativi e questa parte comprende anche l’aeroporto, la centrale dell’acquedotto e sulla parte estrema, il porto commerciale che essenzialmente si occupa di pesca ; tutta questa zona è off limit e per accedere al porto bisogna fornirsi di speciali pass rilasciati dai militari previa consegna dei passaporti.
A est, sul lato opposto della penisola e quindi affacciata sul mare interno, c’è una lunga passeggiata nella quale si affacciano la maggior parte degli alberghi tra i quali ne spiccano un paio veramente di lusso ; a giudicare dalla quantità di macchine sportive e Suv da sogno che vi si trovano parcheggiati, devono essere alquanto costosi.
La passeggiata sul lungomare è molto bella, la pavimentazione è decorata da mosaici colorati e a distanza regolare ci sono delle strutture a colonnato con delle panchine per godere del paesaggio meraviglioso che nelle giornate particolarmente terse in cui il vento non alza la cappa di sabbia, si può vedere la costa africana dall’altra parte del mare interno che, soprattutto al tramonto, si colora in maniera indescrivibile.
La strada che costeggia la passeggiata si congiunge in un incrocio al centro della città dove inizia la parte vecchia piena di viuzze e al contempo delimita la terza zona, quella centrale occupata da silenziosi e poveri quartieri residenziali dove la gente vive in piccoli condomini da due o tre piani.
In questi ultimi anni il governo marocchino ha investito veramente molto in questa zona e il territorio ha tutte le carte in regola per diventare un importante pool turistico. Questo sito è già molto famoso per chi pratica il Kite Surf http://www.youtube.com/watch?feature...&v=1BEFqk5bvYY
ma si stà candidando anche per un turismo meno specialistico e gli sforzi del governo sono volti ad attirare soprattutto il turismo interno anche se, a mio modo di vedere, il posto non è ancora pronto per un turismo massivo di stile europeo in quanto le condizioni igienico-sanitarie sono ancora molto lontane dai nostri standard abituali.
Dire che questo posto è civilizzato è quasi una forzatura in quanto risulta ovvio, al primo sguardo, che la città si è da tempo affrancata dalla povertà ma lo stile di vita è tanto, troppo diverso dal nostro e seppure sono molti gli europei che giungono fino a qui, essi fanno parte di quel turismo abituato a frequentare questi posti dove ancora si può respirare quel vago spirito di avventura e che generalmente non hanno la “puzza sotto il naso”.
Oggi come oggi è possibile passare un fine settimana al caldo nel cuore dell’inverno e con poche centinaia di euro si può acquistare un volo andata e ritorno facendo scalo a Las Palmas, nelle Isole Canarie e raggiungere Dakhla in poco più di tre ore partendo da Milano e godere di temperature intorno a 30° che rimangono stabili per quasi tutto l’anno.
Nei giorni di forzata permanenza a Dakhla ho conosciuto un anziano dottore brianzolo che da molti anni viene da queste parti a svernare; ha ottantaquattro anni e ormai da sei, viene qui da solo in quanto sua moglie è passata a miglior vita. Sarà per la senilità o perché in realtà si sentiva un po’ solo ma stà di fatto che quando ci si incontrava, attaccava certi bottoni che era difficile scollarselo di dosso e ci sono stati dei momenti che ho dovuto congedarlo in maniera poco garbata ; ripensandoci ora me ne dispiaccio.
Alloggiando nello stesso albergo ci si incontrava dabbasso, sempre quando eravamo sul punto di prendere qualche importante decisione riguardo alla moto rotta e siccome abbiamo vissuto tutta la situazione con estrema tensione, i suoi discorsi divaganti e ostinatamente fuori dal tema finivano per innervosirci ulteriormente.
C’è stato però un giorno, quando tutte le decisioni erano state prese e dovevamo solo aspettare gli eventi, che ho avuto modo di passare un paio d’ore in sua compagnia e devo dire che si è rivelato davvero molto simpatico.
Come tutti gli anziani si è rivelato un pozzo di conoscenza ed è riuscito a darmi
tantissime spiegazioni su quanto accadeva e accade oggi in questa città ; è grazie a lui che sono venuto a conoscenza di un posto chiamato “ la Duna Blanca” .
In gioventù ha lavorato per diversi anni in un famoso ospedale a Washington e si è occupato di epidemiologia con particolare attenzione sull’influenza del clima su certi tipi di malattia e il suo staff era direttamente agli ordini del ministero della guerra americano.
Le sue ricerche lo hanno portato quindi ad occuparsi anche di climatologia e alla fine della ricerca è risultato che il miglior clima al mondo si trovi proprio qui ; in particolar modo nella zona della “Duna Blanca” che si trova a circa una settantina di chilometri da Dakhla e si tratta di una enorme duna di sabbia bianchissima in perenne migrazione sul lato orientale del mare interno della penisola.
Il piccolo aeroporto di Dakhla ha un aspetto molto ordinato e la struttura principale che sorge oltre un ampio piazzale adibito a parcheggio e sul limitare dell’unica breve pista, è carina e di recente costruzione.
All’ingresso c’è una guardiola e chiediamo al militare dove potremmo trovare l’agenzia di autonoleggio che ci hanno detto essere all’interno dell’aeroporto ; ci guarda un po’ perplesso come se non fosse a conoscenza che all’interno dell’aeroporto esista questa attività ed infatti prende il telefono e si informa mentre nell’attesa, osservo la scarsa attività che si svolge all’interno del piccolo scalo che funge da collegamento per i vari stati africani della costa occidentale.
Dopo aver fatto un paio di telefonate, il militare ci informa che l’agenzia ha da tempo chiuso i battenti e che comunque ne avremmo potuto trovare un’altra in centro città anche se molto probabilmente oggi sarà chiusa per la festività settimanale del venerdi. E’ ancora presto per pranzare e così decidiamo di andare a piedi in centro e nel frattempo cerchiamo anche un negozio di telefonia per acquistare una scheda marocchina in modo da poter chiamare l’Italia senza svenarsi ; è incredibile la densità di questi negozi in africa.
Anche nei centri più piccoli e sperduti c’è un negozio di telefonia ogni 1oo metri e la maggior parte sono della compagnia Orange che praticamente stà monopolizzando tutta l’area della costa occidentale e spesso il loro nome è legato alla costruzione di nuove scuole, all’ampliamento di ospedali piuttosto che al patrocinio di istituzioni volte all’avviamento specializzato dei giovani al mondo del lavoro. A colpo d’occhio sembra che in una città come Dakhla che conta circa 60.ooo abitanti, ci siano almeno un centinaio di questi negozi senza contare che anche nella piazza e nelle vie limitrofe al mercato, ci sono diversi venditori ambulanti di telefoni che ne espongono a centinaia tra nuovi ed usati e a dei prezzi nemmeno paragonabili ai nostri nonostante questi siano di ultima generazione e proprio uguali a quelli che troveremmo nei nostri negozi.
Come anticipato dal militare troviamo l’agenzia di noleggio chiusa per la festività e parlando con un ragazzo incontrato nei pressi, ci dice che comunque non dispongono di pick-up e, una volta spigatogli il problema, ci dice di rivolgerci alla locale compagnia di bus che a quanto gli risulta, dispone anche di qualche furgone per il trasporto delle merci più ingombranti dei passeggeri.
L’ufficio della compagnia di bus è aperto ma l’impiegato ci spiega che la zona coperta dai furgoni arriva fino a Casablanca e che pur avendo una linea di bus che arriva fino a Tangeri, questi hanno da poco sostituito il vecchio pullman con uno più moderno e così non c’è più la possibilità di caricare oggetti voluminosi se non quelli che riescono ad entrare nel bagagliaio e anche riuscendo a caricarci la moto, non se la sentono per il fatto di non voler subire ritardi ad ogni controllo di polizia …
Ormai è chiaro che la strada del trasferimento della moto su un altro mezzo fino a Tangeri diventa pressoché impercorribile e un po’ delusi, decidiamo di andare a mangiare e ci fermiamo in un posto dove cuociono carne di cammello alla griglia ; speriamo che a pancia piena si riesca a trovare un’altra soluzione …
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11-04-2012, 23:30
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#194
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Oct 2004
ubicazione: Genova
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X Barbablu
Quando parti per questo magnifico viaggio ?
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Quando non sai più dove stai andando ricordati almeno da dove vieni...
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12-04-2012, 10:06
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#195
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Jun 2007
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Messaggi: 1.357
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se la situazione è tranquilla a casa  ma soprattutto in africa  direi verso la fine dell'anno ma se qualcuno ,visto che sono solo, si vuole unire se ne puo parlare
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12-04-2012, 20:47
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#196
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
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Messaggi: 2.124
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@ barbablu
E con quale delle stupende motine che hai in firma vorresti andare ?
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12-04-2012, 22:39
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#197
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Jun 2007
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Messaggi: 1.357
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 stavo pensando col trial  aparte gli scherzi ;non mandarmi a stendere co gs 1100
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12-04-2012, 23:47
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#198
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Oct 2004
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Nel periodo invernale il mio lavoro non me lo consente, dunque NISBA!! il mio salvadanaio sale... e penso che l'anno prossimo ad aprile.....
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Quando non sai più dove stai andando ricordati almeno da dove vieni...
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13-04-2012, 08:46
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#199
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Mukkista doc
Registrato dal: 21 Jun 2007
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ad aprile per me è difficile io l'avrei fatto a dicembre pe ril semplice motivo che riesco attaccare alle 2 settimane di ferie che ho altre 1 o 2 dipende dai tempi ma penso che in 20 giorni qualcosa siriesce gia a fare
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13-04-2012, 12:41
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#200
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Mukkista doc
Registrato dal: 18 Feb 2011
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Beato te ZAGOR,
intendo per il tuo salvadanaio che sale ...
Il mio ha un suono cavernoso e nel fondo si è aperta una falla ...
Prima di poter risalire per otturare almeno la falla ce ne vorrà
@ barbablu :
Se intendi arrivare fino a Dakhla 20 gg sono perfetti, se vuoi scendere più a sud ho paura che siano un pò troppo risicati ; rischieresti di passare tutto il tempo in moto e sarebbe davvero un peccato : troppe cose da vedere, scoprire, capire ecc. ecc.
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