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20-09-2017, 20:11
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Il GPS umano
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Ladakh 2017 - La strada verso il cielo 2 (FOTO e REPORT)
GIORNO 14 - 18 AGOSTO 2017
Delhi – Verona (zero km in moto)
Questa è la mia ultima giornata di viaggio. Il mio volo parte alle 2:45 di domani mattina e decido di dedicare tutto il tempo a disposizione alla visita di Delhi.
Alle nove trovo puntuale sotto l’albergo un altro autista, un’altra macchina e un’altra guida, che sto giro parla italiano. Non è quella che avrei voluto (perché non disponibile) e un po’ scarsa a dire il vero, però ascolta Laura Pausini e Mal dei Primitives (sa persino “pensiero d’amore” a memoria) e questo gli fa guadagnare subito un sacco di punti.
Iniziamo dalla città vecchia, con la moschea di Jama Masjid.
Poi prendiamo un ciclo risciò e entriamo a Chandni Chowk, uno dei più antichi e affollati mercati di Delhi, un dedalo di stradette talmente strette che si fatica talvolta a passare. Ai lati negozi di ogni genere di cianfrusaglie, pure le galline… e di botteghe che servono il cosiddetto street food indiano.
A proposito di street food, dopo che ho visto lavare le pentole nelle canalette in strada, l’idea di assaggiare qualcosa qui non mi sfiora lontanamente e un pensiero tenero e compassionevole va a tutti quelli che su Tripadvisor esaltano e consigliano l’esperienza come qualcosa di imperdibile.
Sono un po’ perplesso…
… anzi molto perplesso.
Soprattutto per il tranvai di cavi elettrici che penzolano sopra la mia testa. Pensare di metterli sotto terra, no? Vero? Troppo difficile come idea.
Chandni Chowk, è un mercato. Qui arriva gente da fuori Delhi a vendere le proprie mercanzie, e altre mercanzie vengono portate con carretti in periferia. E’ tutto un via vai di persone che trasporta ogni genere di merce.
Certo che forse, con l’occhio dell’occidentale, questo mercato, e il suo casino, potrebbe avere una migliore collocazione in periferia, anziché in pieno centro storico...
… con buona pace per le mucche
Ma sono indiani: troppo difficile da pensare, e ancor di più da realizzare. Quindi Chandni Chowk resta dove è e ci resterà probabilmente per sempre,
Mi sposto adesso al Raj Ghat, il memoriale di Gandhi dove risposano le sue ceneri, dopo la cremazione avvenuta nel 1948, che si trova nella città nuova, New Delhi appunto.
Sebbene non ci sia molto da vedere a parte una lapide di pietra nera, il luogo è molto importante per gli indiani e in particolare per gli indù. Entro in religioso silenzio sotto un caldo soffocante.
Proseguiamo sempre per New Delhi e arriviamo all’India Gate, un arco di trionfo a memoria degli 82.000 soldati dell'esercito dell'India Britannica caduti tra il 1914 e il 1921 nella prima guerra mondiale e nella terza guerra anglo-afgana.
Intorno c’è un marasma di gente e a me non pare un granché, ma visto che sono arrivato fin qui mi faccio una foto con i soldatini tutti in tiro.
E’ ora di pranzo e col fischio che mangio ancora gli intrugli indiani. Adesso che qui c’è un’ampia scelta, mi fiondo in un fast food dove preparano degli hamburger artigianali, ovviamente di pollo. Il manzo è fuori discussione.
Fuori dalla porta vedo disteso un bambino, proprio disteso a pancia in giù. Per entrare ed uscire bisogna scavalcarlo. Se ne sta lì fermo senza chiedere niente. E nessuno fa niente. Come se non ci fosse, è completamente ignorato. Sono sconvolto. Mi spiegano che è il figlio di una ragazza madre che lo ha abbandonato appena nato per evitare il disonore e potersi risposare e farsi una vita. E come lui ce ne sono migliaia. Vivono per strada, senza affetti e senza nessuno che si prenda cura di loro.
Posso capire le tradizioni, la cultura la religione, tutto quello che volete, ma ciò è contro la natura umana delle cose ed assolutamente inaccettabile. E ancora adesso non riesco a mandarla giù.
Salgo in macchina con le balle in giostra per quello che ho appena visto e mi dirigo al Gurudwara Bangla Sahib, il principale tempio Sikh di Delhi.
Il sikhismo è una religione monoteista, basata sull'insegnamento di dieci guru che vissero in India tra il 1400 e il 1600. I Sikh non bevono e non fumano, né possono tagliarsi i capelli (che tengono tutti avvolti sotto i loro turbanti) in più girano con un pugnale curvo. In india si vedono di frequente, e anche nell’esercito ce ne sono: al posto del basco indossano il turbante verde o mimetico.
Mi lavo i piedi, mi metto un fazzoletto in testa arancione fastidio (ma se avessi voluto mi davano pure il turbante) ed entro.
Provo a fotografare ma si incavolano subito. Infatti non tollerano foto in posa, ma solo di persone che stanno pregando o facendo dell’altro. Riesco comunque a convincere il baffo qui sotto a farsi immortalare guardando l’obiettivo.
Fuori il tempio è tutto bianco con le cupole dorate e di fronte ci sta una grande piscina lurida piena di pesci.
L’interno è un filino kitch a mio gusto. Diciamo che con la vernice dorata ci sono andati giù pesanti. Su dei monitor tipo karaoke scorrono i testi delle canzoni che stanno suonando dal vivo questi tre tizi qui. Bella musica, diciamo sul genere Casadei.
In un tabernacolo sta seduto un tizio turbantato che ogni tanto agita un piumino bianco sopra un libro gigantesco e coperto, deve trattarsi del sacro testo dei guru, ma non capisco l’utilità di spolverarlo in continuazione.
Ogni giorno i Sikh offrono cibo a chiunque ne abbia bisogno: in una gigantesca mensa trovano infatti posto migliaia di persone, che mangiano aggratis, senza distinzione di credo religioso. Davvero un bell’esempio. Complimenti.
Sempre nella città nuova si trova la Tomba di Humayun, un altro mausoleo, dove risposa l’omonimo imperatore Moghul. L’edificio è del 1500: quando da noi spopolava il rinascimento, da queste parti costruivano mausolei a manetta.
L’impianto è simile agli altri: giardini e fabbricato in mezzo. Tutto molto curato e molto bello devo dire, e tra l’altro è pure questo patrimonio dell’umanità. A mio avviso è il più bel edificio religioso di Delhi, dopo quello che vi sto per raccontare
Sempre nella città nuova ma defilato dall’altra parte del fiume si trova un’autentica meraviglia l’Akshardham Temple, che metterei a pari merito con il mitico Taj Mahal.
Si tratta di un enorme tempio indù, uno dei più grandi del mondo. L’area su cui è collocato raggiunge ben 40 ettari. E’ poco frequentato dai turisti occidentali perché è fuori dalle rotte classiche e decisamente fuori mano, ma anche perché è molto recente (la sua costruzione è iniziata nel 2005). Tuttavia, chi l’ha detto che è bello solo l’antico?
L’ingresso è gratuito, ma chiunque è sottoposto a severi controlli di sicurezza, pure corporali. Si entra solo con il portafoglio e i documenti. Nient’altro. Scordarsi il telefono, la macchina fotografica e ogni altro oggetto, borse comprese. Inoltre si cammina scalzi (e il pavimento al sole scotta).
Fuori un parcheggio da stadio accoglie migliaia di auto, mentre dentro sono diffuse dappertutto musiche indù cantate da bambini. Ci si sente subito benissimo. Attraverso dei giardini curatissimi, racchiusi in cortili con chiostri colonnati si arriva allo spazio centrale dove sorge il tempio, costruito in pietra rosa e marmo bianco.
Il basamento è un bassorilievo di centinaia di elefanti (che mi sa sono sacri) e racconta episodi della vita del guru. All’interno, la sala principale contiene delle statue dorate in una cascata di luce e pietre preziose. Resto strabiliato.
Poiché è impossibile fotografare, vi faccio vedere alcune foto reperite in rete, giusto per darvi l’idea di questa meraviglia assoluta.
Se vi capita di passare da queste parti, non perdetelo.
La giornata volge al termine e mi organizzo per la cena. Davvero non reggo più il cibo indiano e decido di concedermi un lusso. Ho letto di una pizzeria stellata annessa a un ristorante di pari rango, dove il cuoco è calabrese. Si trova in un albergo da millemila stelle non molto distante. Cosa vuoi mai che costi una pizza! Basta che sia buona almeno.
Vi risparmio il livello dell’hotel, vi dico solo che al cesso c’è un tizio messo apposta lì per aprirti l’acqua del lavandino e un altro per porgerti l’asciugamano. A parte ste sceneggiate, la pizza è buonissima, italiana vera, con ingredienti rigorosamente made in Italy (a parte la mozzarella di bufala che hanno insegnato a farla fare ad un agricoltore locale per evidenti ragioni di trasporto). Esco soddisfatto dopo aver fatto una chiacchierata con lo chef, ben felice di parlare italiano ogni tanto. Il conto non mi ha bloccato la digestione. Meglio così.
E’ già buio. Saluto la mia guida e l’autista mi porta in aeroporto che sono le dieci e mezza di sera. Delhi è ormai là fuori e ancora più in là c’è il Ladakh. Questo viaggio è giunto al termine. Alle 2:45 mi imbarco e domani mattina sarò a casa…
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Massimo Adami
BMW F800GS Adventure
YAMAHA XT600E
Ultima modifica di Massimo; 21-09-2017 a 02:44
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20-09-2017, 20:23
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Il GPS umano
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Ladakh 2017 - La strada verso il cielo 2 (FOTO e REPORT)
CONCLUSIONI
L’India è veramente un mondo a parte. Lo si percepisce anche solo nell’architettura, e quindi da semplice turista. I monumenti, i palazzi e soprattutto gli indiani sono così diversi e lontani da noi. Chi è curioso non resterà deluso anche se certe situazioni sono spiazzanti.
Il Ladakh è un mondo ancora più a parte, terra di confine, estrema e magnifica. I luoghi lì sono di una bellezza travolgente, ma soprattutto è la sua gente, con gli occhi sottili e sempre sorridenti, che spiazza per la sua autentica semplicità e il suo modo di vivere strettamente connesso con la natura che la ospita.
Farebbe bene un po’ a tutti cambiare, anche se per poco, stile di vita. Si capiscono molte cose, credetemi. Un bambino che gioca con una scarpa, potrebbe insegnare qualcosa anche ai nostri figli sempre alla ricerca dell’ultimo videogame. Inoltre in Ladakh - forse ho scordato di dirvelo - i telefoni occidentali non funzionano e farsi una scheda indiana (ci ho provato) è un’impresa praticamente impossibile. Non avete però idea di come ci si sente bene senza cellulare e se non ci fosse nemmeno internet (quel che c’è va ad una velocità asfissiante) sarebbe ancora meglio.
Quanto al viaggio di gruppo (è stata la mia prima volta) debbo dire che è stata una scelta fortunata e azzeccata. La presenza di Donato, mai invadente e sempre competente, ci ha permesso di godere il mondo attorno con quella serenità e sicurezza che da soli non sarebbe stata possibile. Certo l’amplificazione emozionale (positiva e negativa) non è paragonabile, ma ogni tanto è anche giusto godersela.
Gli altri partecipanti hanno certamente vissuto questa esperienza ciascuno con motivazioni e aspettative diverse, tuttavia l’incanto per questi luoghi, comune a tutti, ha creato quella magica e irripetibile sintonia che ha fatto di questo viaggio un’esperienza davvero unica.
Ognuno ha dato agli altri la parte migliore di sé, o almeno quella è arrivata. Ognuno è stato un tassello prezioso e unico, come il Ladakh.
Se devo fare un bilancio, il luogo che più ho desiderato è il Wari La, perché fuori dalle rotte classiche, isolatissimo e sperduto, mentre quello che più mi ha affascinato è stato senza dubbio lo Tso Kar, complice anche la luce del mattino e della sera che rende tutto più fantastico.
E allo Tso Kar tornerei anche domani.
E domani, sempre se potessi, mi farei una Enfield, a cui mi sono proprio affezionato.
Per pura coincidenza nei giorni scorsi è stata presentata in India una nuova colorazione Stealth Black: tutta nera opaca. Infatuazione a prima vista. Per me è bellissima.
Mi conosco e, quando mi capitano queste infatuazioni, prima o poi… beh avete capito, rischio di averla in garage, per cui tengo le dita incrociate.
Datemi retta, se avete l’occasione, fate un salto in Ladakh…
* * *
Ebbene signori, il fotoromanzo (di 527 fotografie) è finito. Ho provato a raccontarvelo, anche nei toni, come se fossimo seduti davanti ad una birra. Spero vi sia piaciuto e di non avervi annoiato. Quindi tolgo il disturbo e vi saluto, anche a nome dei miei compagni.
Ops... devo aver sbagliato qualcosa.
Mi sa che ho sbagliato ancora…
Ah eccoli. Questi sono giusti.
In fondo in Ladakh, con tutte queste meraviglie, siamo tornati un po’ tutti bambini…
Buona strada a chi sta per partire e alla prossima.
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Massimo Adami
BMW F800GS Adventure
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Ultima modifica di Massimo; 21-09-2017 a 02:45
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