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20-09-2017, 19:38
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#1
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Il GPS umano
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GIORNO 12 - 16 AGOSTO 2017
Leh – Agra (zero km in moto)
Vi sento un po’ taciturni... comunque, visto che ci sono, proseguo e termino questo racconto.
E’ arrivato il giorno della partenza e mi sento un po’ svogliato. Non avrei nessuna voglia di lasciare questa terra meravigliosa che, in una manciata di giorni, mi ha coinvolto e stravolto, che mi è entrata dentro, da parte a parte, lasciando un segno che credo rimarrà per sempre.
Il Ladakh è un mondo a sé, con le sue montagne, i suoi spazi, il suo cielo e soprattutto la sua gente. E’ difficile arrivarci, ma ancor più difficile distaccarsi.
L’umore del gruppo è in sintonia con il mio. C’è chi parte con me e chi partirà domani. Un autista ci porta in aeroporto, dove i controlli di sicurezza, asfissianti e logoranti, iniziano già all’esterno.
L’aereo decolla e saluto queste montagne che abbiamo traversato in lungo e in largo in questi giorni densi di emozioni e anche di un po’ di fatica.
Siamo arrivati a Delhi dopo poco più di un’ora di trasvolata himalayana. Ci abbracciamo tutti. Forte. Senza dire troppe parole. Non servono…
L’uscita dall’aeroporto di Delhi è molto più semplice dell’entrata. All’esterno trovo il mio autista che mi aspetta sorridente. Starò con lui due giorni pieni.
Partiamo per Agra immergendoci nel traffico caotico di Delhi. Saranno quattro ore di viaggio, che però voleranno perché Raj, così si chiama, è persona simpaticissima.
In pratica parliamo e ridiamo tutto il tempo, facendo a gara a chi la spara più grossa.
Mi racconta che ha tre figli, tutti studenti e una moglie casalinga buddhista, mentre lui è induista. Il vestito che indossa ha otto anni e, per una giornata di lavoro, prende una miseria: appena 300 rupie (che sono meno di 5 euro) al lordo delle spese. Però è una persona solare che si accontenta del suo stile di vita, pur tra mille immaginabili difficoltà.
Arriviamo ad Agra che è quasi sera, giusto il tempo per vedere l’Itimad-Ud-Daulah, ossia la tomba del primo ministro del quarto imperatore Moghul, fatta costruire da sua figlia nel 1600.
Il monumento è comunemente conosciuto come Baby Taj o piccolo Taj Mahal per la somiglianza con il più celebre e più imponente mausoleo, sicuramente il più conosciuto dell’India.
Mentre fuori dai siti turistici, regna il tipico caos indiano, come si varca la porta d’ingresso si entra in un mondo a parte, fatto di silenzio, tranquillità e pace. E pure di pulizia, perché tutto splende ed è tirato a lucido.
L’edificio, circondato da un giardino su tre lati, si affaccia sul fiume ed è un capolavoro di cesellatura traforata nel marmo.
Fuori sulla riva del fiume i bambini giocano…
… mentre dentro una guardia un po’ svogliata controlla che i turisti si tolgano le scarpe per entrare.
Raj mi porta in albergo. Un lusso esagerato, che però costa quattro franchi in croce. Come in tutti i grandi alberghi indiani i controlli di sicurezza sono simili a quelli degli aeroporti, ma ormai ci sono abituato.
Fuori fa un caldo insopportabile: il termometro segna 45 gradi e l’umidità supera l’80%. Faccio un bagno in piscina (calda come il… non posso dirlo) ed esco a cena.
E’ tutto così diverso dal Ladakh...
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Massimo Adami
BMW F800GS Adventure
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Ultima modifica di Massimo; 20-09-2017 a 19:41
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20-09-2017, 19:52
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#2
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Il GPS umano
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GIORNO 13 - 17 AGOSTO 2017
Agra – Delhi (zero km in moto)
Oggi faccio il turista. E la giornata inizia presto. Sveglia alle 5:00 per vedere il Taj Mahal all’alba. Raj mi recupera una guida paffuta, che è una bella comodità perché se non altro tiene libero il campo da tutta quella pletora di gente che vuole venderti qualcosa, e sono tanti, credetemi, e poco gestibili.
Entro e resto senza parole. Dopo tutto – e non a caso – quest’opera architettonica è da sempre considerata una delle più notevoli bellezze dell'architettura musulmana in India, è inoltre patrimonio dell’umanità e rientra pure nella ristretta cerchia delle nuove sette meraviglie del mondo.
Credo che non serva aggiungere altro: la storia (più o meno vera) che vuole attribuire la costruzione dell’edificio ad un gesto d’amore la conoscono tutti.
Fatto sta che è di una bellezza disarmante, sembra quasi una sagoma di carta all’orizzonte. E’ tutto costruito in marmo makrana, molto più duro del nostro marmo di Carrara e soprattutto traslucido, nel senso che fa passare la luce.
L’opera poi è tutta traforata di fino. Veramente bellissima.
Uno dei minareti mi sembra però storto. Mi dicono che sono tutti e quattro così ma io ne ho beccato uno solo.
La gente ci pascola a fianco, ma si può anche entrare senza però fotografare.
Tutt’intorno i giardini sono curatissimi…
… mentre fuori le scimmie rompono gli zebedei.
Torniamo in albergo belli pimpanti e da lì ci spostiamo all’Agra Fort, altro patrimonio dell’Unesco.
Il forte, realizzato nel tipico stile Moghul, è in gran parte realizzato in arenaria rossa, ma all’interno, è stato usato anche del marmo makrana, forse quello avanzato dal Taj.
La mia guida, che è musulmana, ma porta occhiali da marines, mi spiega tutto per filo e per segno e io ascolto da bravo scolaro.
Da un terrazzo si vede pure il Taj Mahal, che si affaccia proprio sul fiume. Deve aver rosicato non poco l’imperatore che lo ha fatto costruire e che è stato rinchiuso qui niente po’ po’ di meno che da suo figlio, che lo ha spodestato. Bella riconoscenza veramente!
Il forte è davvero grande ed è strutturato in una serie infinità di cortili, tutti diversi tra loro.
E c’è pure un fotografo professionista.
Saluto (e pago) la mia guida (na’ miseria) e proseguo per Fatehpur Sikri, che sta a una quarantina di chilometri a ovest di Agra.
Il traffico variopinto dell’India di pianura è bello da guardare seduti comodamente in macchina; non mi ci infilerei molto volentieri in moto, perché è imprevedibile e incredibilmente incasinato.
Per strada, anche fermo, si trova ogni tipo di trabiccolo munito di ruote.
Il viaggio però prosegue allegramente… e pure il torneo in corso per vincere il trofeo del re della minchiata.
Qua deve averla sparata più grossa lui mi sa.
Fatehpur Sikri è il più tipico esempio di città murata dell’epoca Moghul, con aree private e pubbliche ben delimitate e porte di accesso imponenti. L'architettura è un misto di stile indù ed islamico, e la città è famosa per essere stata abbandonata poco dopo la sua edificazione… per mancanza d’acqua.
Belli tordi mi vien da dire. Non potevano pensarci prima?
Il sito è curatissimo, pulitissimo e veramente interessante, e pure questo è patrimonio dell’Umanità. Non avevo mai visto nulla di simile.
Gironzolo per i cortili da solo. In giro c’è pochissima gente: per forza sono le due del pomeriggio e fa veramente un caldo bestia, bestia proprio.
Trovo riparo all’ombra dei colonnati…
… assieme a un cane
E’ ora di tornare a Delhi, per cui ci mettiamo in marcia.
Arriveremo con il buio dopo aver attraversato il traffico della capitale nell’ora di punta. Uno non può credere al casino che c’è per strada se non ci finisce dentro: praticamente ci si trova già fermi a 70 km dalla città e si procede a passo d’uomo se va bene. Ovviamente regna l’anarchia più assoluta e neanche in moto si riesce a svicolare. Napoli in confronto è un deserto.
Il mio albergo è nel quartiere di Paraganji, nella città vecchia per intendersi, che tutti definiscono come quello più tipico e autenticamente indiano.
Sarà pur vero, però a me non è piaciuto poi così tanto. E’ invece decadente, molto decadente, e sporco, e per strada si vede solo miseria, quella vera, che non mi esalta per nulla.
Questo è il panorama sotto il mio albergo, giusto per darvi un’idea.
Molte persone, anche bambini purtroppo, sono senza casa, in pratica vivono e dormono per strada.
Esco per cercare un tuktuk che mi porti al ristorante. Appena metto piede in strada vengo subito avvicinato da tizi di vario genere, anche poco raccomandabili e comunque miserabili. Mi si dice di stare attento perché nei vicoli poco illuminati, di notte, si può anche rischiare la rapina. Bene: questa è l’india autentica, quella vera, quella esaltata dai turisti occidentali in vena di avventure. A me non piace affatto e vorrei che fosse diversa. Opinione personale naturalmente.
Ceno e rientro in albergo. Di girare per strada di notte per immergermi nell’atmosfera non ci penso nemmeno…
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Massimo Adami
BMW F800GS Adventure
YAMAHA XT600E
Ultima modifica di Massimo; 21-09-2017 a 02:31
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20-09-2017, 20:11
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#3
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Il GPS umano
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Ladakh 2017 - La strada verso il cielo 2 (FOTO e REPORT)
GIORNO 14 - 18 AGOSTO 2017
Delhi – Verona (zero km in moto)
Questa è la mia ultima giornata di viaggio. Il mio volo parte alle 2:45 di domani mattina e decido di dedicare tutto il tempo a disposizione alla visita di Delhi.
Alle nove trovo puntuale sotto l’albergo un altro autista, un’altra macchina e un’altra guida, che sto giro parla italiano. Non è quella che avrei voluto (perché non disponibile) e un po’ scarsa a dire il vero, però ascolta Laura Pausini e Mal dei Primitives (sa persino “pensiero d’amore” a memoria) e questo gli fa guadagnare subito un sacco di punti.
Iniziamo dalla città vecchia, con la moschea di Jama Masjid.
Poi prendiamo un ciclo risciò e entriamo a Chandni Chowk, uno dei più antichi e affollati mercati di Delhi, un dedalo di stradette talmente strette che si fatica talvolta a passare. Ai lati negozi di ogni genere di cianfrusaglie, pure le galline… e di botteghe che servono il cosiddetto street food indiano.
A proposito di street food, dopo che ho visto lavare le pentole nelle canalette in strada, l’idea di assaggiare qualcosa qui non mi sfiora lontanamente e un pensiero tenero e compassionevole va a tutti quelli che su Tripadvisor esaltano e consigliano l’esperienza come qualcosa di imperdibile.
Sono un po’ perplesso…
… anzi molto perplesso.
Soprattutto per il tranvai di cavi elettrici che penzolano sopra la mia testa. Pensare di metterli sotto terra, no? Vero? Troppo difficile come idea.
Chandni Chowk, è un mercato. Qui arriva gente da fuori Delhi a vendere le proprie mercanzie, e altre mercanzie vengono portate con carretti in periferia. E’ tutto un via vai di persone che trasporta ogni genere di merce.
Certo che forse, con l’occhio dell’occidentale, questo mercato, e il suo casino, potrebbe avere una migliore collocazione in periferia, anziché in pieno centro storico...
… con buona pace per le mucche
Ma sono indiani: troppo difficile da pensare, e ancor di più da realizzare. Quindi Chandni Chowk resta dove è e ci resterà probabilmente per sempre,
Mi sposto adesso al Raj Ghat, il memoriale di Gandhi dove risposano le sue ceneri, dopo la cremazione avvenuta nel 1948, che si trova nella città nuova, New Delhi appunto.
Sebbene non ci sia molto da vedere a parte una lapide di pietra nera, il luogo è molto importante per gli indiani e in particolare per gli indù. Entro in religioso silenzio sotto un caldo soffocante.
Proseguiamo sempre per New Delhi e arriviamo all’India Gate, un arco di trionfo a memoria degli 82.000 soldati dell'esercito dell'India Britannica caduti tra il 1914 e il 1921 nella prima guerra mondiale e nella terza guerra anglo-afgana.
Intorno c’è un marasma di gente e a me non pare un granché, ma visto che sono arrivato fin qui mi faccio una foto con i soldatini tutti in tiro.
E’ ora di pranzo e col fischio che mangio ancora gli intrugli indiani. Adesso che qui c’è un’ampia scelta, mi fiondo in un fast food dove preparano degli hamburger artigianali, ovviamente di pollo. Il manzo è fuori discussione.
Fuori dalla porta vedo disteso un bambino, proprio disteso a pancia in giù. Per entrare ed uscire bisogna scavalcarlo. Se ne sta lì fermo senza chiedere niente. E nessuno fa niente. Come se non ci fosse, è completamente ignorato. Sono sconvolto. Mi spiegano che è il figlio di una ragazza madre che lo ha abbandonato appena nato per evitare il disonore e potersi risposare e farsi una vita. E come lui ce ne sono migliaia. Vivono per strada, senza affetti e senza nessuno che si prenda cura di loro.
Posso capire le tradizioni, la cultura la religione, tutto quello che volete, ma ciò è contro la natura umana delle cose ed assolutamente inaccettabile. E ancora adesso non riesco a mandarla giù.
Salgo in macchina con le balle in giostra per quello che ho appena visto e mi dirigo al Gurudwara Bangla Sahib, il principale tempio Sikh di Delhi.
Il sikhismo è una religione monoteista, basata sull'insegnamento di dieci guru che vissero in India tra il 1400 e il 1600. I Sikh non bevono e non fumano, né possono tagliarsi i capelli (che tengono tutti avvolti sotto i loro turbanti) in più girano con un pugnale curvo. In india si vedono di frequente, e anche nell’esercito ce ne sono: al posto del basco indossano il turbante verde o mimetico.
Mi lavo i piedi, mi metto un fazzoletto in testa arancione fastidio (ma se avessi voluto mi davano pure il turbante) ed entro.
Provo a fotografare ma si incavolano subito. Infatti non tollerano foto in posa, ma solo di persone che stanno pregando o facendo dell’altro. Riesco comunque a convincere il baffo qui sotto a farsi immortalare guardando l’obiettivo.
Fuori il tempio è tutto bianco con le cupole dorate e di fronte ci sta una grande piscina lurida piena di pesci.
L’interno è un filino kitch a mio gusto. Diciamo che con la vernice dorata ci sono andati giù pesanti. Su dei monitor tipo karaoke scorrono i testi delle canzoni che stanno suonando dal vivo questi tre tizi qui. Bella musica, diciamo sul genere Casadei.
In un tabernacolo sta seduto un tizio turbantato che ogni tanto agita un piumino bianco sopra un libro gigantesco e coperto, deve trattarsi del sacro testo dei guru, ma non capisco l’utilità di spolverarlo in continuazione.
Ogni giorno i Sikh offrono cibo a chiunque ne abbia bisogno: in una gigantesca mensa trovano infatti posto migliaia di persone, che mangiano aggratis, senza distinzione di credo religioso. Davvero un bell’esempio. Complimenti.
Sempre nella città nuova si trova la Tomba di Humayun, un altro mausoleo, dove risposa l’omonimo imperatore Moghul. L’edificio è del 1500: quando da noi spopolava il rinascimento, da queste parti costruivano mausolei a manetta.
L’impianto è simile agli altri: giardini e fabbricato in mezzo. Tutto molto curato e molto bello devo dire, e tra l’altro è pure questo patrimonio dell’umanità. A mio avviso è il più bel edificio religioso di Delhi, dopo quello che vi sto per raccontare
Sempre nella città nuova ma defilato dall’altra parte del fiume si trova un’autentica meraviglia l’Akshardham Temple, che metterei a pari merito con il mitico Taj Mahal.
Si tratta di un enorme tempio indù, uno dei più grandi del mondo. L’area su cui è collocato raggiunge ben 40 ettari. E’ poco frequentato dai turisti occidentali perché è fuori dalle rotte classiche e decisamente fuori mano, ma anche perché è molto recente (la sua costruzione è iniziata nel 2005). Tuttavia, chi l’ha detto che è bello solo l’antico?
L’ingresso è gratuito, ma chiunque è sottoposto a severi controlli di sicurezza, pure corporali. Si entra solo con il portafoglio e i documenti. Nient’altro. Scordarsi il telefono, la macchina fotografica e ogni altro oggetto, borse comprese. Inoltre si cammina scalzi (e il pavimento al sole scotta).
Fuori un parcheggio da stadio accoglie migliaia di auto, mentre dentro sono diffuse dappertutto musiche indù cantate da bambini. Ci si sente subito benissimo. Attraverso dei giardini curatissimi, racchiusi in cortili con chiostri colonnati si arriva allo spazio centrale dove sorge il tempio, costruito in pietra rosa e marmo bianco.
Il basamento è un bassorilievo di centinaia di elefanti (che mi sa sono sacri) e racconta episodi della vita del guru. All’interno, la sala principale contiene delle statue dorate in una cascata di luce e pietre preziose. Resto strabiliato.
Poiché è impossibile fotografare, vi faccio vedere alcune foto reperite in rete, giusto per darvi l’idea di questa meraviglia assoluta.
Se vi capita di passare da queste parti, non perdetelo.
La giornata volge al termine e mi organizzo per la cena. Davvero non reggo più il cibo indiano e decido di concedermi un lusso. Ho letto di una pizzeria stellata annessa a un ristorante di pari rango, dove il cuoco è calabrese. Si trova in un albergo da millemila stelle non molto distante. Cosa vuoi mai che costi una pizza! Basta che sia buona almeno.
Vi risparmio il livello dell’hotel, vi dico solo che al cesso c’è un tizio messo apposta lì per aprirti l’acqua del lavandino e un altro per porgerti l’asciugamano. A parte ste sceneggiate, la pizza è buonissima, italiana vera, con ingredienti rigorosamente made in Italy (a parte la mozzarella di bufala che hanno insegnato a farla fare ad un agricoltore locale per evidenti ragioni di trasporto). Esco soddisfatto dopo aver fatto una chiacchierata con lo chef, ben felice di parlare italiano ogni tanto. Il conto non mi ha bloccato la digestione. Meglio così.
E’ già buio. Saluto la mia guida e l’autista mi porta in aeroporto che sono le dieci e mezza di sera. Delhi è ormai là fuori e ancora più in là c’è il Ladakh. Questo viaggio è giunto al termine. Alle 2:45 mi imbarco e domani mattina sarò a casa…
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Massimo Adami
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Ultima modifica di Massimo; 21-09-2017 a 02:44
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20-09-2017, 20:23
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#4
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Il GPS umano
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Ladakh 2017 - La strada verso il cielo 2 (FOTO e REPORT)
CONCLUSIONI
L’India è veramente un mondo a parte. Lo si percepisce anche solo nell’architettura, e quindi da semplice turista. I monumenti, i palazzi e soprattutto gli indiani sono così diversi e lontani da noi. Chi è curioso non resterà deluso anche se certe situazioni sono spiazzanti.
Il Ladakh è un mondo ancora più a parte, terra di confine, estrema e magnifica. I luoghi lì sono di una bellezza travolgente, ma soprattutto è la sua gente, con gli occhi sottili e sempre sorridenti, che spiazza per la sua autentica semplicità e il suo modo di vivere strettamente connesso con la natura che la ospita.
Farebbe bene un po’ a tutti cambiare, anche se per poco, stile di vita. Si capiscono molte cose, credetemi. Un bambino che gioca con una scarpa, potrebbe insegnare qualcosa anche ai nostri figli sempre alla ricerca dell’ultimo videogame. Inoltre in Ladakh - forse ho scordato di dirvelo - i telefoni occidentali non funzionano e farsi una scheda indiana (ci ho provato) è un’impresa praticamente impossibile. Non avete però idea di come ci si sente bene senza cellulare e se non ci fosse nemmeno internet (quel che c’è va ad una velocità asfissiante) sarebbe ancora meglio.
Quanto al viaggio di gruppo (è stata la mia prima volta) debbo dire che è stata una scelta fortunata e azzeccata. La presenza di Donato, mai invadente e sempre competente, ci ha permesso di godere il mondo attorno con quella serenità e sicurezza che da soli non sarebbe stata possibile. Certo l’amplificazione emozionale (positiva e negativa) non è paragonabile, ma ogni tanto è anche giusto godersela.
Gli altri partecipanti hanno certamente vissuto questa esperienza ciascuno con motivazioni e aspettative diverse, tuttavia l’incanto per questi luoghi, comune a tutti, ha creato quella magica e irripetibile sintonia che ha fatto di questo viaggio un’esperienza davvero unica.
Ognuno ha dato agli altri la parte migliore di sé, o almeno quella è arrivata. Ognuno è stato un tassello prezioso e unico, come il Ladakh.
Se devo fare un bilancio, il luogo che più ho desiderato è il Wari La, perché fuori dalle rotte classiche, isolatissimo e sperduto, mentre quello che più mi ha affascinato è stato senza dubbio lo Tso Kar, complice anche la luce del mattino e della sera che rende tutto più fantastico.
E allo Tso Kar tornerei anche domani.
E domani, sempre se potessi, mi farei una Enfield, a cui mi sono proprio affezionato.
Per pura coincidenza nei giorni scorsi è stata presentata in India una nuova colorazione Stealth Black: tutta nera opaca. Infatuazione a prima vista. Per me è bellissima.
Mi conosco e, quando mi capitano queste infatuazioni, prima o poi… beh avete capito, rischio di averla in garage, per cui tengo le dita incrociate.
Datemi retta, se avete l’occasione, fate un salto in Ladakh…
* * *
Ebbene signori, il fotoromanzo (di 527 fotografie) è finito. Ho provato a raccontarvelo, anche nei toni, come se fossimo seduti davanti ad una birra. Spero vi sia piaciuto e di non avervi annoiato. Quindi tolgo il disturbo e vi saluto, anche a nome dei miei compagni.
Ops... devo aver sbagliato qualcosa.
Mi sa che ho sbagliato ancora…
Ah eccoli. Questi sono giusti.
In fondo in Ladakh, con tutte queste meraviglie, siamo tornati un po’ tutti bambini…
Buona strada a chi sta per partire e alla prossima.
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Massimo Adami
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Ultima modifica di Massimo; 21-09-2017 a 02:45
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