19° giorno: Chefchaouen – Tangeri Med 130 km.
Come al solito i marocchini ci mettono un po’ a svegliarsi, per cui ne approfitto per gironzolare per la medina deserta in attesa di prendermi la colazione. Meglio così, senza tutte le bancarelle di souvenir vari, i pochi che si vedono in giro sono solo i locali in cerca di pane e un caffè caldo e le viuzze deserte hanno quasi un aspetto surreale.
Dopo colazione con calma prendo la nazionale per Tetouan ed infine verso nord per l’imbarco. Non è che ne abbia molta voglia, ma ogni viaggio ha una fine.
Al molo due chiacchiere con un paio di motociclisti, un francese ed un tedesco…. a bordo ci sarà poi modo di chiacchierare con calma. Guardo la Fotty e avrei voglia di una foto ricordo davanti al ferry, ma uno zelante gendarme me lo impedisce: immortalo solo i danni di questo girello che alla fine sarà di 8500 km. Il parafango strappato nell’oued e il paramotore crepato da un appoggio sul passo di Al Moujar, la Scorpion Rally piagata che comunque ha percorso 4300 km. in queste condizioni (nota di merito alla Pirelli per la carcassa indistruttibile e per la mescola da raid, ora sono sicuro che 8000/9000 km. si fanno con questo anteriore) e per le immortali Mitas Dakar. Fotty ha superato l'esame alla grande, ancora qualcosina da mettere a posto come un cupolino più grande, una sella più comoda e il mono posteriore che è assolutamente da sostituire, poi è pronta per un girello serio.
Nei giorni seguenti di navigazione con Coco, un cinquantino tedesco, sembra di conoscere l’anima gemella…. In giro dalla fine degli anni ’80, anche lui è stato “fermo” per dieci anni con i figli e ora recupera il tempo perduto. Ha fatto il mio stesso giro più stradale in 5 settimane con un F650 Dakar, fermandosi a Chinguetti per il Festival delle Anciennes Villes che è durato una settimana: canti, balli e tradizioni delle popolazioni nomadi mauritane. E tutte le volte che si viene via dall’Africa subito si apre la cartina per vedere il prossimo giro che si potrebbe fare e si comincia a sognare di nuovo. Perché viaggiare è l’unica cosa che veramente ci rende vivi e ogni volta più cresciuti di quando siam partiti. E guardando un solitario ottantenne tedesco salito a bordo con un cane ed un Iveco 4x4 il primo pensiero che ci è venuto in mente è stato: “Tra vent’anni anche noi così…. dove dobbiamo firmare?.”