Scherzi a parte. Temo che il tempo ed i km passati sulla moto per alcuni non producano gli stessi effetti.
Ricordo due casi agli estremi. Giravamo spesso con diverse persone e ce n'era uno che andava SOLO in moto, dalla mattina alla sera e guidava come un cane. Non c'era giro che non andasse lungo da qualche parte, era un chiodo in curva, la guida era on/off. Se ce lo avevi davanti era uno strazio, frenava solo all'ultimo inchiodando senza progressione ("ah il davanti prima della curva si deve caricare") e percorreva la curva praticamente dritto, poi accelerava allo spasimo per tutto il tratto in uscita, rendendo il sorpasso difficile e pericoloso. Non c'è stato verso di dirgli più o meno gentilmente di ammorbidire la guida o di moderare le accelerazioni in modo da consentire a chi fosse mediamente un pelo più veloce di passarlo, senza ritrovarselo ogni volta fermo a centro curva.
Mi risulta che dopo anni di guida non abbia mai cambiato, in particolare quell'abitudine deleteria di pinzare bruscamente all'inizio della frenata prima di entrare in curva (in tanti abbiamo rischiato di finirgli sugli scarichi...)
Storia opposta, ragazza simpatica, che si univa spesso ai nostri giri come passeggera, decide di fare il salto e si compra la prima moto, primi giri timidi con noi che le facevamo da scorta, attenta qui, attenta lì...
Non la vediamo per qualche mese, si presenta con moto nuova (sportiva) e la vediamo pennellare le curve a velocità (per me) elevata, senza sbagliare una traiettoria. E' diventata una "importante" nel panorama motociclistico femminile italiano.
Personalmente so di avere dei limiti, per me guidare bene significa conoscerli e rispettarli, onde evitare di far male e farmi male. Se poi su questi si può lavorare, ben venga. Credo che chi guida "bene", e intendo per strada ,debba guidare imponendosi di non trovarsi mai al proprio limite. E questo limite anche se diverso da persona a persona deve essere ben chiaro in testa. Quando uscivamo, dopo un po' di uscite capimmo che era pericoloso mantenere nei gruppi guidatori troppo disomogenei (chi andava piano nel seguire i più veloci poteva essere incentivato ad andare oltre le proprie capacità) fu abbastanza naturale suddividerci in due-tre gruppetti e darci appuntamento in punti di controllo per non perderci.
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