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25-06-2011, 12:16
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#1
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Pivello Mukkista
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Mercoldì 1 giugno: Vardzia-Batumi
Confesso di aver lasciato la valle con un po' di dispiacere: ci avrei passato volentieri ancora un giorno, cullandomi nel dolce far niente. C'è un bel sole ma l'aria è frizzante quando partiamo, dopo aver salutato quel po' po' di umanità: mi fermo un paio di volte per un'ultima occhiata a questa valle libera e serena.
Percorreremo una strada ben segnata sulla carta, dovrebbe essere una tappa breve e piacevole visto che "...alcuni lettori hanno fatto il tragitto da Akhaltsikhe a Batumi in bicicletta, motocicletta o a cavallo..." come dice Lonely Planet.
Ripercorriamo con immutato piacere la strada di ieri fino ad Akhaltsikhe, poi via verso Batumi per una strada asfaltata che sarebbe buona se non fosse interrotta da tratti di buche profonde dieci centimetri e perfettamente squadrate: squadrano le buche per riasfaltarle meglio, solo che tra un'operazione el'altra passa magari una settimana e nel frattempo son c...i di chi ci passa.
Dopo trenta chilometri inizia lo sterrato, polveroso, pietroso, duro...prima, seconda, prima per dieci chilometri, tra mandrie di mucche, prima di fermare un'automobile per chiedere notizie: sul sedile posteriore c'è una gentile donzella che mastica un po' di inglese (miracolo!): sono 135 chilometri tutti così, ci fa capire, e benzina solo all'arrivo a Batumi. Per noi che ne abbiamo ormai solo una tacca, è la notizia definitiva: si torna indietro, si fa un pienone alla prima occasione e si individua un percorso su asfalto, sia pure con le buche squadrate, che ci porti fino a Batumi.
Totale di questa tappa "breve e piacevole" 410 chilometri tra automobili che hanno visto tempi migliori, autocarri che fumano e scaracchiano e, anche qui in Georgia, automobilisti arroganti (i soliti, quelli con i soldi da ieri ed il Suv).
Ci fermiamo a mangiare un boccone a Borjomi, cittadina di stile sovietico con qualche bella villa nei dintorni, famosa per la sua acqua che pare avere virtù miracolose per vivere a lungo. Poi chilometrissimi di montagne, curve, camion ed infine a Batumi, verso sera, con un mare piatto, noioso e grigio: se non fosse per il carattere della gente, che qui è tornata a sorridere, e per la natura splendidamente rigogliosa, sarebbe una giornata deludente fatta solo da un milione di curve, un milione di camion puzzolenti, un milione di c...ni al volante di macchine troppo costose. Ma forse è solo il nostro umore che è stato messo Ko da quella stradaccia...
Non vediamo l'ora di essere nuovamente in Turchia.
Hotel poco prima di Sarpi, vicino al confine turco: cento gel (sigla della moneta georgiana, Georgian Lari) in due colazione compresa, quaranta euro.
Ancora si ragiona.
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25-06-2011, 12:46
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#2
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Pivello Mukkista
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Giovedì 2 giugno: Batumi-Erzurum
Per due che vanno in moto, forse la giornata più bella.
Partiamo sotto una spruzzata di pioggia, tuta e via, mezzoretta al valico e siamo in Turchia.
Qualche decina di chilometri lungo la costa del Mar Nero, grigio come al solito. Ad Hopa svoltiamo verso l'interno, direzione Artvin, ci inoltriamo fra le montagne, in mezzo ad una natura prorompente, che invade il terreno fino al ciglio della strada: nei primi paesi che attraversiamo, gruppi di donne portano grossi sacchi (un lenzuolo con gli angoli opposti annodati, mi sembra) pieni di foglie di tè appena colte.
C'è un forte vento che spira dalla costa e si incattivisce inoltrandosi nelle valli: dobbiamo guidare con molta attenzione e mi affretto ad abbassare il parabrezza (l'avevo alzato per la pioggia) dopo aver rischiato una sbandata contro un terrapieno. Dopo il passo la situazione migliora, pioggia e vento finiscono ed il panorama ricco e verdeggiante lascia il posto ai colori caldi, alle tonalità ocra delle valli dell'interno della Turchia.
Artvin ci appare arroccata su un costone, affascinante per la splendida posizione: prima e dopo, per chilometri, imponenti lavoro stradali, dighe e laghi artificiali in serie, che ci danno l'idea di un Paese in grande e veloce trasformazione.
Più avanti la strada si inoltra in uno splendido canyon percorso da un fiume vorticoso lungo più di ottanta chilometri: li percorreremo "con mucho gusto", sia sull'asfalto buono che nei tratti di lavori in corso (un sacco di gallerie e viadotti), insozzando per bene le nostre moto di un bel fango grigio molto "offroad" che sa molto di grandi viaggi ai confini del mondo. Non vedo l'ora di farmi un giretto in Corso, a casa, con la moto più sporca della città.
Tuttavia, se vi interessa, affrettatevi, perchè tra un paio d'anni rischierete di percorrere questo tratto tutto in galleria e su viadotti, senza gustarvi un metro di questo splendido luogo e dell'umanità che vi abita, se non nelle foto di qualche guida.
Ci fermiamo in uno dei soliti bar sperduti che ci attraggono molto. Vi si è fermato per la pausa pranzo anche un gruppo di operai che lavorano alla nuova strada: un'occhiata alle moto, la richiesta di una foto in sella, qualche tentativo di comunicazione ben riuscito, la simpatia è immediata. Unico cibo disponibile pane e formaggio, ma quei paninoni portatici avvolti in un foglio di giornale sono stati un pranzo da re. Mentre uno degli operai prega scalzo su una panca, gli altri ci sfidano ad una gara di braccio di ferro, nella quale Aldo vince ed io vengo sonoramente battuto (capirai, aveva vent'anni meno di me ed era allenato a spaccare pietre, mentre io mi allenavo a pigiare i tasti di un computer), ma è lo stesso una grande festa e l'addio è caloroso. Rimangono i loro volti nelle foto, le loro giacche arancione, i boccioli di rosa sparsi sui tavoli, numerosi bicchieri di tè bevuti in compagnia.
Difficile dimenticarli.
Veloci su buona strada fino ad Erzurum: sosta in periferia davanti alla concessionaria Mazda, dal cui direttore veniamo immediatamente invitati per una tazza di caffè. Ho tentato di mandargli, come promesso, le foto che abbiamo fatto, ma non c'è stato verso: forse Internet non è uguale per tutti.
Albergo in centro, doccia e subito fuori per un giro in città: una città del nord est della Turchia, certo, ma moderna e vivace. Passiamo la serata all'Erzurum Evleri, un ristorante ricavato in una abitazione ottomana molto ben conservata, abbandonandoci all' "abbraccio languido della alcove private" (Lonely Planet), ci facciamo un paio di tè ed una bella fumata di narghilè (tabacco alle rose): chiacchiere in libertà in un ambiente unico. Fuori piove e qui si sta proprio bene.
Kebab, kofte e insalata a cena, accompagnati da un ottimo ayran fresco, in un locale frequentato da turchi, e noi un po' lo siamo diventati: ciò che ci vuole dopo una giornata intera al sole ed al vento.
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25-06-2011, 13:08
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#3
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Pivello Mukkista
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Venerdì 3 giugno: Erzurum-Amasya
La sensazione è che il viaggio di ritorno inizi oggi. Fin qui il percorso ha seguito il progetto originario, almeno nelle mete se non nel senso di marcia. Da oggi si percorreranno strade non previste, si raggiungeranno mete non programmate, ma saranno tutte novità che apparterranno al viaggio di ritorno.
Da oggi si torna a casa - penso - raccoglieremo ancora qualcosa lungo la strada, ma la scoperta della nostra Turchia è praticamente conclusa.
So che un viaggio finisce solo quando spegni il motore ed abbassi la serranda del garage, ma non immaginavo che questo fosse così vero: anzi oggi, a tre settimane dal ritorno, scopro che un viaggio dura fin che ne conservi un ricordo vivace, perchè ancora ti capita di perderti lungo le strade che hai percorso, di scrutare nel vuoto i volti di chi hai incontrato, di sentire profumi e sapori che non hai mai dimenticato.
Così, come un dono inaspettato e forse anche per questo molto gradito, ci si è presentata Amasya.
Passateci, se potete, ci aveva avvertito Antonio, indicandoci anche un buon hotel, è un gioiellino: allungata lungo un bel fiume, oltre il quale si innalzano ripide le pareti rocciose nelle quali sono scavate le tombe dei re del Ponto, una bella cittadella in alto, le tipiche case ottomane con i piani superiori sporgenti che si specchiano nell'acqua, la grande bandiera turca che sventola sul colle più alto, Amasya è una splendida città. Ordinata, pulita, vivace ha richiamato alla nostra mente le cittadine alpine del Nord Europa, senza perdere per questo il suo carattere di città turca. Una bella contraddizione, che ne aumenta il fascino: ho sempre pensato che le contraddizione sono il sale della vita degli uomini, e questa vale evidentemente anche per le città.
In Turchia è tempo di elezioni: siamo protagonisti della febbre elettorale quando un candidato - con numeroso codazzo di collaboratori - tra le altre mille, stringe la mano anche a noi, rivolgendoci la parola: rispondiamo in inglese che siamo italiani e che ovviamente non votiamo in Turchia, lui prosegue con il suo sorriso stampato in faccia, mormora qualcosa, un collaboratore ci ficca in mano un volantino elettorale, la corsa alla stretta di mano prosegue veloce a caccia di altri potenziali elettori. Tutto in dieci secondi: ci ha proprio convinto, la prossima volta voteremo per lui.
Cena nel ristorante dell'hotel (Lalehan, in riva al fiume, giovani, simpatici, gentili...) dove ci prepara la tavola la ragazzina di cui ho scritto nel prologo di questo racconto: non ho foto, non ho nomi, solo un vivido, commovente ricordo. Se tornerò, comunque, so dove tornare.
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25-06-2011, 13:33
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#4
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Pivello Mukkista
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Sabato 4 giugno: Amasya-Safranbolu
Safranbolu, altra perla inaspettata: non che non ne avessi letto, ogni guida ne parla, semplicemente non era nei programmi. Poi, fortunatamente, ci ha pensato il fato, il destino, la fortuna, fate un po' voi.
Deviazione di una cinquantina di chilometri dalla direttrice di marcia principale, nessun problema, figuriamoci, questo è un viaggio pensato molto, ma inventato giorno per giorno. Bella strada, una enorme acciaieria sulla sinistra, son chilometri a girarci intorno, una città moderna sull'altura, una vera vecchia città ottomana nella valle: questa è Safranbolu, ed è li che ci immergiamo.
Dalla piazzetta della moschea e dell'hammam (affollata di turisti, devo dire) un vigile ci indirizza al Selvili Kosk, autentica casa ottomana restaurata, che abbiamo eletto a dimora per oggi. Stradina in salita di pietre scivolose e sconnesse: di lì devo passare - mi chiedo - immaginando una scivolata ingloriosa. Poi (se si ha da fare, si faccia e presto) parto e arrivo sano e salvo e perfino elegante - credevo, che neanche Cairoli (la tua Rt sbandava di qua e di là - mi ha detto poi Aldo - ti ho visto per terra almeno un paio di volte. Dovevate vedere lui!)
Siamo al Selvili Kosk, ci leviamo gli stivali per entrare, tappeti originali di due secoli fa, mobili di legno massiccio, un salone al primo piano con lunghi divani lungo le pareti, un soffitto di legno intarsiato, ambienti in puro stile ottomano, una delizia. Mi sento un pascià.
Doccia veloce, scarpe leggere e via, alla scoperta della città. Vie strette selciate con grosse pietre squadrate e lisce, botteghe in continuazione - si vende di tutto, dolci (ottimi), gioielli (anche molto belli e costosi), abbigliamento, tessuti, articoli in legno ed in cuoio... - case molto belle e particolari, alcune restaurate, altre ristrutturate, ancora molte da recuperare, ma la nostra attenzione è attirata dall'hammam.
Il clima è tranquillo, la luce filtra soffusa dalle cupole attraverso piccole finestrelle circolari - come un cielo stellato - ed invita alla distensione: vero bagno turco, con abbondante sudata ed ancora più abbondanti aspersioni di acqua fresca, lavaggio con spugne, "piling" vigoroso con panni ruvidi, massaggio ancora più vigoroso, relax nella penombra avvolti negli asciugamani. Magnifico, una roba...siamo usciti come nuovi.
Serata ancora in giro, qualche acquisto, cena tranquilla in un ristorante forse un po' troppo turistico (i panini al formaggio avvolti nel giornale sono diventati il punto di riferimento?). Comunque il ritorno al Selvili ci riconcilia con l'ambiente ottomano.
Un attimo di tristezza: domani lasceremo la Turchia, dirigeremo verso la Grecia, Igoumenitsa e l'Italia.
Il viaggio è finito, o forse no...
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25-06-2011, 15:51
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#5
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Pivello Mukkista
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Domenica 5 giugno: Safranbolu-Alexandroupolis
Strade ottime da subito: fino a Istanbul si va veloci, sicuri, su ottime strade e autostrade. Il tesserino che abbiamo fatto ha ancora abbastanza TL da permetterci di sfruttare a piacere l'autostrada fin dopo la grande metropoli.
I primi insediamenti abitativi della grande Istanbul, i quartieri nuovissimi costituiti da decine di palazzi tutti uguali, si cominciano a vedere già ad un'ottantina di chilometri prima del Bosforo, da quaranta/cinquanta chilometri prima è un susseguirsi continuo di costruzioni.
Attraversiamo il ponte autostradale sul Bosforo in mezzo ad un traffico affollatissimo, ma tutto sommato ordinato, alla rispettabile velocità di 120 km all'ora, ma fan tutti così, è normale.
Poi, dopo Istanbul, viriamo a sinistra, verso Tekirdag, Kesan ed il valico di Ipsala. Al confine i consueti controlli molto attenti dalla parte turca. Il fiume che fa da confine è presidiato da soldati in armi, la garritta turca e quella greca sul ponte distano pochi metri. Così è, ormai da molti anni.
Sosta ad Alexandroupolis, dopo una bella volata sull'ottima autostrada greca.
Una città di mare e di traffici, evidentemente sullo standard europeo: i problemi economici della Grecia non traspaiono dai comportamenti della gente. Sarà che è domenica, ma c'è un mare di gente nei bar, a discutere come sempre, o nelle strade, a passeggiare e prendere il fresco.
Al ristorante non c'è la sollecitudine alla quale i turchi ci avevano abituato: sembra che ci facciano un piacere, per avere ancora un po' di pane dobbiamo aspettare la fine della cena, tutto buono, certo, ma ci divertiamo un po' di meno.
Traffico fino a notte fonda, siamo in un paese moderno.
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25-06-2011, 16:01
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#6
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Pivello Mukkista
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Lunedì 6 giugno: Alexandroupolis-Igoumenitsa
Giornata di trasferimento, sono sempre ben più di seicento chilometri. Buona autostrada, prima con lunghi rettilinei fin oltre Salonicco, poi con bei curvoni, salite e discese. Insomma, ci si potrebbe perfino divertire, ma è saggio mantenere una velocità da codice. Insomma, più o meno.
Picchiata su Igoumenitsa, trasferimento di una decina di chilometri verso sud, dove pernotteremo nella casa privata dove Aldo si è fermato l'anno scorso.
Grandi saluti al nostro arrivo, è un ospite che torna, buon segno, ed in più si porta dietro un compagno di viaggio e una coppia di Monaco di Baviera, una enduro Honda per lui, una Suzuki stradale per lei.
Zimmer zu vermieten Pigios Petros, Plataria, Igoumenitsa: 35 euro per la notte, 5 euro per la colazione: se dovesse servire in futuro...
Domani mattina imbarco sulla Lefka Ori, Anek Lines, dopodomani Venezia e casa.
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25-06-2011, 16:09
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#7
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Pivello Mukkista
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Domenica 26 giugno
Qui finisce il diario del nostro viaggio.
Non finiscono le emozioni, basta un'espressione, un pensiero, un lampo di luce...
Siamo sempre noi, i soliti, quelli di sempre.
Quelli che stanno già pensando alla prossima volta.
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