Fidati anche sul fatto che se metti le ruote sul brecciolino, in piega, sei a terra sia che tu tenga il manubrio con una mano, sia che tu lo tenga con tutte e due. Lo dico per esperienza.
E mi ricordo ancora di un episodio di cui fui protagonista “insieme” a amico, non a caso noto a tanti come talento innato del manubrio. Ci trovammo per caso in cima al Muraglione, tantissimi anni fa, ai tempi in cui lo frequentavo settimanalmente. Io parto in direzione Firenze, mentre lui si stava ancora allacciando il casco, deciso a non farmi raggiungere in nessun caso. Dopo meno di dieci chilometri di discesa, in cui io avevo dato l’anima, prima del Cavallino me lo vedo negli specchietti che pennella allegramente, sfiorando l’asfalto con le dita della mano interna a ogni piega. Tre curve dopo lo avevo addosso, quattro curve dopo davanti, dieci curve dopo quasi non lo vedevo più.
Quello che stava rischiando l’osso del collo ero io, non lui.
Che poi era lo stesso che una volta, forse l’anno prima, col 900SS, fra Castellina in Chianti e Poggibonsi, mi aveva passato all'esterno in impennata. Sempre nella più totale scioltezza.
Non capirò mai l'equazione per la quale CHIUNQUE vada un po’ più forte del vostro personale limite, o faccia in tranquillità una cosa di cui voi non siete capaci, stia automaticamente rischiando la vita...
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Uomo barbuto dalle moto rosse (cit.)
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