Quote:
Originariamente inviata da Roadwarrior
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Roadwarrior, quoto completamente il tuo pensiero.
Secondo me ogni foto varrebbe una discussione per le emozioni che suscitano. Mio padre le commenta sempre con fervore; mia madre non le vuole vedere, dice che di guerra ne già vista abbastanza quando i tedeschi l’hanno messa a calci in un fosso e fucilata, salvandosi fingendo di essere morta, aveva 12 anni.
Ti giuro che quando le sfoglio, a volte mi vengono le lacrime agli occhi.
Oltre ai mezzi militari che si possono ammirare o studiare, gli sguardi colpiscono sempre, che siano tedeschi, Alleati, italiani o giapponesi: visi tranquilli nei momenti di pace, o felici mentre giocano con animali da compagnia o mascotte; visi tirati in combattimento; i visi sereni degli assi della Luftwaffe nelle loro foto autografate; aviatori al ritorno dalle missioni, sorridenti attorniati dai compagni o cupi che osservano il proprio aereo sforacchiato; soldati terrorizzati che si arrendono e guardano dritto nella fotocamera, o con sguardi abbassati nelle lunghe file in marcia verso la prigionia; civili consapevoli che tra pochi minuti saranno passati per le armi; bambini della HitlerJugend con fucili più grandi di loro; uomini anziani nei VolksSturm armati di panzerfaust e panzerschrek che aspettano i carri sovietici; ebrei rastrellati; civili che scavano tra le macerie o in fuga sui carretti; cadaveri che ti osservano da vagoni parcheggiati nei lager zeppi all’inverosimile di corpi.
Nell’album che sto presentando ci sono ancora un paio di foto in cui i tedeschi sorridono in Francia, ma presto le porcherie che hanno seminato si rivolteranno verso di loro: arriva la Russia e in nessuna foto si vedono più sorrisi, ma solo rassegnazione e smorfie su baffi e labbra piegate da stalattiti di ghiaccio.