Bel post, duro ma vero. Sintetizzando credo si possano distinguere due situazioni ben definite, la prima in cui chi vuole divertirsi e/o provare emozioni lo fa a suo esclusivo rischio e pericolo (p.es.lanciarsi con il paracadute) o insieme ad altri che accettano lo stesso livello di rischio (p.es.gli alpinisti che salgono in cordata), la seconda in cui invece si mettono a repentaglio, oltre alla propria, le vite degli altri, di sconosciuti che non hanno nessun interesse in quello che stiamo facendo.
In entrambi i casi l'incidente mortale provoca enorme dolore nei propri cari, lascia mogli senza mariti, madri senza figli, figli senza padri, e questo già dovrebbe farci chiedere se davvero valga la pena prendere certi rischi, quanto sia sbagliata questa forma di egoismo che ci fa dire, mi diverto e di chi rimane me ne frego..
Ma come ho evidenziato, c'è una distinzione fondamentale tra le due categorie, i danni potenziali che si possono causare ad altre persone. La nostra passione, il motociclismo, rientra infatti nel secondo caso e allora prendere dei rischi per divertirsi e sentire scorrere l'adrenalina, non è più solo una questione di egoismo verso i propri cari, perché la moto, ma così anche l'auto, diventano un'arma con cui si possono ammazzare uomini, donne, bambini, perfetti sconosciuti che hanno avuto la sfortuna di incrociare il bolide lanciato a tutta velocità.
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Io andavo forte, e anche se su strada mi mantenevo nella mia corsia e cercavo di limitare i rischi per me e per gli altri, di sbagli, pochi per fortuna e senza alcuna conseguenza per me e per gli altri, mi è capitato di farne. Qualche anno fa ho smesso, avevo capito che prima o poi poteva andar meno bene, e ho iniziato a godermi la moto in maniera diversa, gustando il piacere del viaggio. Nessuno mi ha aiutato in questo, è stata una mia lunga riflessione a portarmici, avrei preferito che qualcuno o qualcosa mi ci avesse fatto pensare prima perché ora so quanto era stupido quel modo di vivere la mia passione per i motori.
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Potrebbe allora una comunità come QdE portare avanti un'iniziativa di sensibilizzazione in questo senso? Io credo di si.
Quanti di noi si compiacciono nel definirsi bradipi e raccontano di provare rabbia nel vedersi accomunati nella stessa categoria dei valentino che infestano le strade nel fine settimana? Basterebbe rendere evidente questo elogio dell'andar piano per distinguersi e far pensare e per farlo potrebbe bastare un semplice adesivo, con una grafica che sia riconoscibile e che dica chiaro 'io vado piano, io rispetto me stesso, i miei cari e tu che stai leggendo cosa c'è scritto su questo adesivo e che mi hai appena incrociato sulla strada'.
Perché non ci ragioniamo un pò su?..