In effetti ancora ogni tanto mi sveglio in piena notte per quella terribile esperienza.
Appena entrato in autostrada: dovevo arrivare in Abruzzo, girare su per la piana di Campo Imperatore e tornare fino a casa. Con una moto italiana di venticinque anni presa da poco e della cui storia non sapevo praticamente nulla: l'ansia già mi stava divorando da giorni.
Entro in autostrada e dopo due chilometri il dramma si compie: motore che perde progressivamente giri per mancanza di benzina e indicatori di direzione che smettono di funzionare. Agghiacciante: chissà cosa avrebbe potuto provocare contemporaneamente due problemi così diversi fra loro?

Per fortuna sono più competente un meccanico professionista (

), e senza (ripeto: SENZA) nessuno strumento diagnostico elettronico dopo ben tre minuti e mezzo di puro terrore e quasi quindici secondi di tempo per arrivare alla scatola individuo il maledetto responsabile.
Pensate che sulla Ducati SS del '91 la scatolina dei fusibili è messa lì, in bella mostra, alla sinistra del cruscotto, e ha persino un adesivo sul coperchio che identifica la funzione svolta da ognuno dei fusibili all'interno.
Con le notevoli competenze meccaniche che per fortuna mi contraddistinguono (



) sono riuscito a leggere sul coperchietto quale fosse il fusibile dedicato a pompa benzina e frecce, e con le nude mani a estrarlo senza provocarmi ferite serie. A questo punto, ancora privo di strumenti diagnostici, A OCCHIO ho decretato che il fusibile era bruciato, e non avendone uno dello stesso valore fra i due di scorta nella scatoletta ne ho spostato uno da una utenza di secondaria importanza, sempre estraendolo a mani nude.
Incredibile ma vero, con il fusibile nuovo la pompa benzina ha ripreso a funzionare e il motore SI E' RIAVVIATO!

Mi sono a quel punto dovuto fermare alla prima stazione di servizio, dove non potendo badare a spese ho dovuto comprare un set completo di fusibili di vari valori, spendendo la folle cifra, se ricordo bene, di 4 euro.
Da lì in avanti quella inaffidabile vecchia moto non mi ha per fortuna dato altri seri grattacapi, ma senza dubbio se avessi avuto una giapponese mi sarei evitato quella esperienza segnante.
Però quel ferro vecchio continua a portarmi in giro. Continua ad essere divertente come poche altre moto e, mi si creda o no, nel misto stretto persino veloce in termini assoluti, visto il peso piuma, la gommatura non esagerata e la ciclistica più che sana. In Corsica, lo scorso inizio di giugno, ho ringraziato il cielo di aver scelto la SS invece del K, con il quale mi sarei stancato il doppio e mi sarei divertito la metà.
E a differenza del 90% delle affidabili giapponesi contemporanee che sono ormai cadute nel dimenticatoio, fa ancora voltare la gente per strada.
Voi fate come vi pare, abbiate paura di quel che vi pare. Io guido italiano.
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