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Vecchio 06-09-2018, 09:36   #19
Massimo
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GIORNO 08 – 10 AGOSTO 2018
Khorugh – Kalai Khum (244 km in moto)



Non mi par vero. Sono di nuovo in sella, bello arzillo e pimpante. Non vedo l’ora di mettermi in marcia. Alberto un po’ meno, per via della congestione birrosa di ieri sera.

Si parte. Oggi sarà un tappa lunga ma bellissima. La M41, in questo penultimo tratto, percorre infatti una stretta valle incassata tra le montagne a ridosso del confine Afgano per tutta la sua lunghezza. Il fiume Panj sulla sinistra, costituisce la linea di separazione tra queste due terre, qui vicinissime.

Da questa ardita via, secoli fa, passavano le carovane che affrontavano la lunga via della seta verso l’Oriente. Chissà a quel tempo come deve essere stato attraversare questi luoghi, quali incertezze e quante difficoltà avranno incontrato i temerari viaggiatori di allora. Per un istante vorrei poter tornare indietro nel tempo, per osservare quell’andirivieni di persone, animali e mercanzie...

Ma torniamo con i piedi per terra. Usciamo da Khorugh e imbocchiamo la valle del Panj. Questo primo tratto di strada attraversa piccoli paesi di poche case soltanto. In uno di questi, anzi in questo esattamente…



… vengo però inseguito, assalito e azzannato da un grosso cane.

Ce ne sono molti, tutti aggressivi e feroci. In ogni villaggio almeno uno esce all’improvviso e di traverso dai margini della strada, si affianca alla moto o si mette davanti. Quindi spicca un salto a bocca spalancata.

Guidiamo sempre attentissimi per poter aprire in tempo il gas. E’ questione di una frazione di secondo, se vogliamo fregare queste bestie in velocità. Ma non sempre è possibile.

E questo è il risultato.



E’ la prima volta che vengo morsicato e ne avrei fatto volentieri a meno. Fortunatamente la cordura ha protetto il contatto diretto, ma il morso stretto e potente è comunque entrato nella carne. Almeno non sono caduto, altrimenti non so come sarebbe finita.

E anche questa è andata.

Il fondo stradale è un misto di asfalto distrutto e sterrato. La guida risulta piuttosto faticosa e fastidiosa, ma il paesaggio ci piace. Il fiume si allarga e ci prendiamo il tempo per qualche fotografia.









Arriviamo così al primo check point sorvegliato dalla polizia tagika. Controllo veloce e indolore. Qui sono tutti unbribable in effetti.

Al di là del fiume, l’Afghanistan ci osserva immobile e deserto. Sarebbe a portata di mano, ma è off limits. Quindi guardare e non toccare. Eppure il fascino di mettere il becco dall’altra parte, anche se distante pochi metri, non avrebbe prezzo…





Alberto non si sente bene. Trova l’unico albero di questa terra assolata e entra in catalessi…



… mentre io, nel frattempo, vado in perlustrazione. Dall’altra parte del fiume deve esserci un altro mondo, così vicino ma imprendibile.





La strada è ancora lunga. Bisogna rimettersi in marcia. Quindi a ritmo lento ci avviamo. Il Panj qui si fa più agitato. E’ l’unico rumore in questo silenzio assoluto. Il traffico è infatti pressoché nullo. Ogni tanto incrociamo un camion, poche macchine, moto nessuna.





E’ da un po’ che non incontriamo più villaggi (e cani). La valle si restringe parecchio, quasi a formare un canyon; scompare del tutto ogni presenza umana.

Il fiume ogni tanto forma una spiaggia di sabbia. Alberto continua a non sentirsi bene. Ha bisogno di un’altra sosta. Cosa vuoi di più dalla vita? Ti porto a Rimini.



Seconda catalessi…



La strada afghana è scavata nella roccia. Ne approfitto per guardarmi intorno. In questo punto il confine è davvero ad un soffio. Pochi metri soltanto. Ci si potrebbe andare a piedi perché l’acqua è calma e poco profonda. Sarei quasi tentato…

… invece mi accontento di raccogliere un po’ di sabbia. Come a Rimini, uguale uguale… anche il color caffelatte dell’acqua.





Ora che è bello abbronzato Alberto può ripartire più figo che mai. E anche bello spedito…



Secondo check point. Questa volta dell’esercito. Anche qui nessun problema. Arriviamo quindi presso una trattoria gestita da due sorelle con prole al seguito.

I bimbi, curiosi come sempre, chiedono di indossare il casco e di salire sulla moto. Ci mancherebbe! Eccoli accontentati.





Quindi mi faccio una foto ricordo con tutta la mia nuova famiglia. Due mogli e due figli. Ma anche no! A parte che sono due cartoni, basta e avanza quella che ho. Non se ne parla proprio. Signore… è stato bello, però ci si vede….



Preferisco vedere l’Afghanistan, che non stanca mai. Ancora una volta qui solo ad un passo.









Sempre deserto, sempre silenzioso. Sembra quasi irreale. Un momento però… vedo due afghani, i primi di questa lunga giornata e gli unici di tutto il viaggio. Provo a salutarli e ricambiano. E’ l’unico contatto possibile.



Più avanti la valle si apre. Compaiono i primi villaggi dell’altro mondo che vorrei tanto toccare con mano. C’è anche un ponte che porterebbe dall’altra parte, ma è presidiato dai soldati. Non si passa.



Non mi è mai capitato di desiderare un luogo come in questa situazione paradossale. Si, perché so che non si può e che forse non sarebbe prudente, però l’attrazione è di quelle fatali (e irrealizzabili), che ti entrano come un tarlo per sempre. L’Afghanistan resterà una terra proibita e impossibile, come una bella donna che non potrai mai avere. E forse, proprio per questo, sarà difficile dimenticarlo.

Un bel pò di chilometri più avanti incontriamo un gruppo di case vicino ad una cascata, che regala un prezioso refrigerio naturale a tutti coloro che necessariamente ci passano davanti, perché la strada è una sola. C’è un po’ di movimento. Un negozietto vende bibite fresche. Si paga dentro e si prende da bere direttamente alla fontana che fa da frigorifero. Un gruppo di inglesi impegnato nel Mongol Rally con carcasse da demolizione ha rotto il cambio. Aspettano un camion per caricare le macchine fino a Khorugh, da dove proveniamo. Auguri e figli maschi…

Siamo ormai in dirittura d’arrivo. Ricompaiono i cani e i primi villaggi. Terzo e ultimo check point, anche questo veloce e innocuo. Quindi finalmente entriamo a Kalai-Kumb. Questa lunga tappa è terminata.

Ma dai! Accidenti è buio. Ce ne abbiamo messo di tempo. In effetti è da 11 ore che siamo in ballo, e la stanchezza si sente tutta. Non abbiamo voglia di cercare il solito tugurio dove dormire, quindi ci facciamo abbindolare dalle luci di un hotel degno di questo nome e con ben sette – dico sette - stelle.



Entro, contratto il prezzo come al mercato delle pesche. Si può fare. Aggiudicato. Finalmente una camera e un bagno come Cristo comanda.

Alberto entra nella terza e ultima catalessi che lo porterà fino a domani mattina. Esco a cena da solo. Proprio sul fiume c’è una taverna, che però non serve alcolici. E dopo una giornata così ne ho un gran bisogno. Cerco un negozio dove compero due litri di birra e me la porto al ristorante. Birra al sacco!

Ordino un borsch e l’oste mi offre la frutta. Sto per andarmene e ringraziare quando si siedeno pure lui e due suoi amici. Arriva un pollo allo spiedo, verdure e altra frutta. Praticamente mi tocca ricominciare da capo. Tutto offerto ovviamente.

Gonfio come una cisterna raggiungo Alberto che è già nel mondo dei sogni. Che letto comodo ragazzi! Buonanotte a tutti, belli e brutti…
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Massimo Adami
BMW F800GS Adventure
YAMAHA XT600E
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