Noto e mi colpisce e mi stupisce il misurato, anche laconico entusiasmo delle imprese, oltretutto alquanto inaspettate, del duo Ducati-Dovizioso, rappresentanti di una italianità al 100%, in altri casi tanto esaltata, ancorché fosse italianità al 30%, al 40% (il pilota), a voler essere molto larghi.
Mi ha spiegato il "fenomeno" un articolo -
L'Italia con Dovizioso e Ducati si scopre diversamente tifosa - Andrea dà lezione a Marquez sulla pista Honda e va a -11. E con Vale fuori dai giochi il Paese si unisce sul forlivese
Benny Casadei Lucchi - Lun, 16/10/2017 - e ne riporto solo un passo, che perfettamente si attaglia a quel che si legge e non si legge in parecchi interventi su QdE, scritti anche con pretese di grande tecnicismo, sportività, imparzialità e attaccamento ai colori nazionali:
"......
La vittoria di Dovi ha però lasciato addosso a molti una strana sensazione. Perché nel motomondo nostrano, succede spesso che quando a vincere è un altro italiano lo si festeggi con enfasi ma lasciandosi accompagnare sempre dal retro pensiero che se fosse stato il Vale a trionfare sarebbe stato tutto più bello. Oppure, come ieri in Giappone, può addirittura succedere che ci si convinca e magari si dica che se Marquez non avesse commesso quell'imperfezione nell'ultimo giro... Ergo: Dovi non avrebbe vinto. È come se ci fosse la convinzione diffusa che Valentino e Marquez siano gente che le vittorie le azzanna e che quelli come il Dovi nelle vittorie semmai ci inciampano. Nulla di più ingiusto. Ma nulla di più italico pensarla così......."
http://www.ilgiornale.it/news/sport/...a-1452854.html
Sarà anche che i "tecnici", gli imparziali, gli sportivi, i "patrioti"
prima avevano ad ogni piè sospinto sottolineato che Dovizioso era... "limitato"... mentre Iannone....
L'articolo merita di essere letto tutto.