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Vecchio 19-09-2017, 21:34   #35
Massimo
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GIORNO 11 - 15 AGOSTO 2017
Tso Kar – Leh (191 km in moto)



Questa notte la temperatura è scesa a zero e nello scatolotto ci saranno stati si e no dieci gradi: morale della favola per me è andata in bianco per la seconda volta di fila.

La giornata è però limpidissima e siamo tutti belli carichi e pimpanti.



Avevamo promesso a Donato che saremmo ritornati indietro per la stessa strada senza fare la valle dell’Indo e le promesse vanno mantenute, quindi la cosa è fuori discussione.

Tuttavia lì vicino - oltre lo Tso Kar, verso est - ci sta un passo neanche segnato sulle carte che si chiama Polongka La. Non è nemmeno altissimo (4880 metri) ed è una tentazione troppo forte per saltarla anche perché è tutto sterrato.

In ogni caso la promessa è salva perché il valico in questione si trova prima della valle dell’Indo.

Partiamo dunque per una toccata e fuga: saranno si è no 20 km e altrettanti al ritorno.

Lo sterro è facile e bello veloce. Guidiamo sempre distanziati, praticamente ognuno per i fatti suoi e con i suoi ritmi. Del resto è impossibile perdersi perché c’è una strada sola: questa.



E’ chiaro che per Alberto le strade non sono fatte per guidarci sopra, tant’è vero che lui preferisce tribolare di fianco in mezzo ai cespugli. Però si diverte da matti.

Superiamo lo Tso Kar circondato dalle striature bianche delle sue spiagge salatissime...



… e iniziamo a salire verso il passo.



Poco prima di raggiungerlo troviamo dei pastori nomadi che piantano le loro tende per i due mesi estivi in cui le capre trovano da mangiare da queste parti. Su una yurta ci sta scritto “restaurant” mentre su un’altra “hotel”







Chissà che comfort e che caldo di notte! Il livello non deve essere un granché a guardarla da fuori, però - diciamo - che in caso di emergenza è meglio di niente.

Il passo è poco evidente: si tratta più che altro di un dosso alla sommità di due altipiani che calano da parte a parte. Però ci sono le bandiere da sagra che a noi mettono di buon umore.



Per cui uno scatto a me e uno alla truppa sono cosa sana e giusta.





Ci sentiamo bene e siamo felici di essere qui. Anzi, il fatto di essere un mini gruppo, lontano dal gruppo completo e dalla sua guida carismatica, ci gasa il giusto: l’autonomia, nelle giuste dosi, non è poi così male.

Diciamo che si percepisce il feeling, l’intesa tra di noi, direi perfetta, che è cosa rara anche tra motociclisti navigati.

E’ ora di tornare. La jeep ci aspetta all’accampamento. Ripercorriamo dunque a ritroso la strada dell’andata, liberi e incantati da questo paesaggio che ci ha spalancato le porte stupendoci oltre ogni previsione.







Mi fermo un istante e mi godo per l‘ultima volta questo scrigno di meraviglie che chissà mai quando potrò rivedere.





Arrivati al campo base controlliamo per scrupolo le moto. Tutte a posto. Eccetto una. Chissà mai quale…

Ma dai! E’ quella di Alberto ovviamente. E’ riuscito a spaccare dieci denti della corona. Strano, ha uno stile di guida ineccepibile il ragazzo.

Non ci credete? Ecco qua la prova.



Con tanto di soddisfazione del responsabile.



Non avevo mai visto smontare una ruota con quattro ferri in croce e soprattutto togliere i cuscinetti a sassate. Si perché il martello non si trova, nemmeno sul tetto della jeep.



E mentre i meccanici (con l’aiuto di Alberto) armeggiano sulla sua moto…



… io me la godo seduto sulla mia.



Tutto a posto. Si parte per Leh, d’ora in avanti senza soste. La strada tanto è quella di ieri: quindi la Manali – Leh con in mezzo il Taglang La.

Facciamo le corna che tutto vada bene.



E tutto andrà bene in effetti, nonostante Carlo Azeglio, il nostro driver, guidi da vero animale. In pratica non riusciamo a stargli dietro. E non solo per la scarsa potenza delle nostre caffettiere, ma anche perché stargli incollati dietro vorrebbe dire smaltarsi sicuri.

Restituiamo le moto al noleggiatore e dispiace un po’ a tutti. In fondo ci siamo affezionati a questi obsolescenti mezzi a motore; si, perché ci hanno portato dappertutto e senza di loro, e dei loro difetti, non ce la saremmo goduta così quest’avventura. Facevano parte del contesto dopo tutto e il Ladakh senza Enfield non è il Ladakh. Insomma avremo nostalgia di sti ferri, anche se ci rosica ammetterlo.

Roberta si è rimessa completamente e siamo pronti per l’ultima cena, ovviamente a base di pizza, udite udite, cotta nel forno a legna.

Questa sarà l’ultima nostra notte in Ladakh e da domani tutto questo ci mancherà terribilmente.

Il mio viaggio però non è finito. Proseguirà, senza moto, e da solo…
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Massimo Adami
BMW F800GS Adventure
YAMAHA XT600E

Ultima modifica di Massimo; 24-09-2017 a 19:02
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