Giorno 3
Abbandoniamo le "grandi" città, puntiamo verso sud
Partiamo di buon'ora. È semplicemente impossibile non partire di buon'ora, la luce comincia a disturbare il sonno già dalle 4 del mattino e gli islandesi non hanno ne tapparelle ne infissi a mascherarla. Solo semplici tendine, senza senso, che in Italia non useremmo nemmeno in ufficio per ombreggiarci.
Prima fermata Seljalandsfoss. Non starò qui a descrivervi i posti, vi darò solo qualche indicazione.
Tip: vicino alla cascata, appena 2-300 metri, ce n'è un'altra altrettanto interessante, ma meno conosciuta, Gljúfrafoss nascosta in un anfratto. L'ho trovata più divertente di Seljalandsfoss, entrate dentro questa piccola "grotta" e dalla sommità della parete vedrete cadere una cascata! Stupenda! Vestitivi con l'antipioggia (anche le scarpe) perché vi farete il bagno di sicuro.
Tornate verso il parcheggio davanti a Seljalandsfoss e mangiatevi la torta di carote, come descritto nella Lonely Planet, è davvero buona come dicono! Lasciate perdere le cioccolate che è come bere il nesquik.
Ora di pranzo. Noi ci siamo fermati a Gamla fjósið, zuppa volcano e hamburger della fattoria vicino. Ottimo, prezzi buoni per l'Islanda.
Ripartiamo verso Seljavallalaug una piscina termale abbastanza famosa ma, per i miei standard, abbastanza deludente.
Ci si arriva dopo aver affrontato una breve sterrata un po' scassata, ma niente di impossibile, solo fate attenzione. Poi si molla la moto e si arriva dopo una camminata, seguite i turisti, alla piscina.
Niente di che. Nel senso, il posto è magnifico di per se, in mezzo alla natura, con montagne tutt'intorno ma la piscina ha il colore del grande fiume Po'. Verdognola, con pezzi di muschio, piantine ecc... uno schifo. Sì è calda ma io non ci tornerei, fondo viscido.
La giornata diventa caldissima, decidiamo di tirare dritto fino a Vik (la nostra meta) e poi tornare indietro, senza bagaglio, si tratta di una deviazione di 40 minuti tra andare e tornare e staremo più comodi.
Torniamo indietro a Skogafoss. SPETTACOLO.
Salite i 700 gradini che vi separano dalla cima, ne vale la pena.
Tip: dalla salita "ufficiale" partono anche delle divagazioni a metà cascata, molto scenografiche per foto o anche solo per ammirarla. Ma fate attenzione, non ci sono protezioni di nessun tipo.
Avremmo poi dovuto andare allo scheletro del DC-35 Super Dakota, ma la pista è stata chiusa e lo si raggiunge solo a piedi, non esiste per una roba del genere.
Dyrhólaey, raggiungete assolutamente il faro. La vista è spettacolare, il paesaggio stupendo. C'è una piccola sterrata che sale verso il faro, divertente, piatta e che si inerpica su per la scogliera (facilissima). Poi tornate indietro e continuate sulla strada, fino ad arrivare più ad est di Dyrhólaey (tra Dyrhólaey e Reynisdrangar) per ammirare la forza delle onde che si infrangono sulle scogliere. Roba a cui non siamo abituati qui.
Un mare che sembra inghiottirti ad ogni onda, gigante, immenso, scuro.
Poi Reynisdrangar e poi Vik a dormire.
Mangiamo allo Strondin Bistro and Bar, un "timballo" di merluzzo (molto buono) e un filetto di Salmone. Tutto buono e bello, ma assolutamente costoso e porzioni risicate per i nostri standard. Fame.
|