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Vecchio 09-12-2015, 18:21   #13
Massimo
Il GPS umano
 
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GIORNO 4 – 184 km
Kotor - Shkodër



La giornata è splendida. Lascio il mio tetro appartamentino, svicolando tra i vicoli di Kotor. Appena fuori dal paese, in direzione sud trovo ben segnalata la strada per il Monte Lovcen, sacro ai montenegrini.

Sedici tornati serrati mi separano dal cocuzzolo. La guida è piacevole e l’aria si rinfresca.







Dall’alto si vede bene Kotor e quasi tutto il fiordo.



Arrivo ad un piccolo parcheggio dove tre omini mi trovano un posto per lasciare la carota. Il parcheggio è pieno e per le macchine la vedo un po’ dura…

Di fronte una scalinata che poi diventa coperta porta al mausoleo. Niente di che, anzi abbastanza stile regime, però la vista è veramente bella.







Incontro anche una scolaresca in gita… ad agosto, mah!









Ripercorro per un breve tratto la stessa strada e poi mi infilo in una bella strada che attraversa, con belle curve l’entroterra fino ad incontrare di nuovo il mare.





Sono a Budva, cittadina di impronta veneziana vocata al turismo. Faccio un giro e poi riparto… a panza piena.







Passo da Sveti Stefan, forse la più fotogenica inquadratura costiera di tutto il Montenegro. Ma l’ingresso è off limits per le mie tasche, dato che è un albergo di lusso. Ma tanto ho la scusa che devo proseguire e quindi non mi sarei fermato comunque…



La strada costiera prosegue meno attraente di prima e, ad un certo punto, piega verso l’interno fino alla frontiera con l’Albania.

Bene eccoci qua finalmente! Mi chiedono solo i documenti, ma non l’assicurazione, che non ho. Vedo se c’è un baracchino che me la faccia temporanea, ma mi mandano avanti… e così sia.

L’antifona cambia di colpo, e di colpo si vede che è proprio Albania: impossibile sbagliarsi. Tutto è più fatiscente, turismo zero, gente che vende di tutto lungo le strade, altri che chiedono soldi, strade sgangherate, e tanti che camminano lungo i cigli delle strade (poi mi hanno detto che è perché non hanno la macchina). Insomma qua la faccenda gira diversamente.

Arrivo a Shkodër e cerco da dormire. Mi sistemo al primo colpo all’Hotel Kadoku, che credo essere gestito da italiani, data la pronuncia da cummenda lumbard che hanno i miei interlocutori. Invece no. Sono Albanesi doc, e mi dicono che hanno imparato l’italiano guardando la televisione.

Gentilissimi e l’albergo decoroso.

Vado a fare benza perché domani mi devo alzare all’alba. Il benzinaio è un tipo che gesticola quando parla, e, tra una parola e l’altra (in italiano perfetto pure lui), gli parte la pistola e mi innaffia le braghe.

Poi cerco un agenzia per fare l’assicurazione, ma è sabato pomeriggio e sono tutte chiuse. Chiedi e richiedi, alla fine un tizio chiama il suo agente, che viene alla sera in albergo, dove avevo lasciato i documenti, e mi fa trovare l’assicurazione temporanea. Meglio di così!

Alla sera tocco con mano l’economia albanese. Mi suggeriscono il miglior ristorante della città, che è ospitato in una villa pseudo liberty, con tanto di camerieri in tiro che ti aprono la porta. Pensavo mi spennassero, ma alla fine il conto è di quattro euro e cinquanta, arrotondati a cinque!



La serata è finita. Adesso letto presto, perché domani ci si imbarca…


GIORNO 5 – 405 km
Shkodër - Tirana




Sono le cinque del mattino. Fa un freddo cane e piove a dirotto. Salto la colazione perché in albergo dormono ancora tutti.

Devo arrivare per le otto alla diga del Lago Komani. Saranno sì e no 70 km, ma la strada è messa malissimo e per di più diluvia. Ho fatto bene a partire in anticipo.

All’inizio non c’è male, ma la cuccagna finisce presto. La strada è sì asfaltata, ma ripida e piena di buche profonde che invadono tutta la carreggiata. Sotto il temporale sono ovviamente piene d’acqua, per cui è un po’ un terno al lotto decidere dove prenderle. In alcuni tratti la strada è addirittura franata per metà. Attorno il nulla assoluto. Più avanti la strada diventa pure sterrata.







Morale della favola ci ho messo quasi tre ore, rischiando di finire in ammollo un paio di volte. La carota non è nel suo habitat naturale, ma a me piace tirarle il collo.

La diga si attraversa tramite un tunnel.



E dall’altra parte mi si para davanti l’originale e autentica intraprendenza albanese. Viaggiatori e autoctoni che devono imbarcarsi. Mucche al guinzaglio sulla sponda, pure un orso finto, e in generale un gran casino.







Imbarcarsi. Ma per dove? E soprattutto su che cosa? Traghetti in giro non ce ne sono in effetti….

In effetti ci sarebbero, o meglio c’erano. Eccoli:



Ma da qualche anno, forse a causa della ruggine, non sono più operativi. Sono ancorati lì con un guardiano fisso a bordo giorno e notte perché hanno paura che glieli brucino.

Ma ecco l’intraprendenza albanese:



Motore recuperato da un camion volvo, cambio da un mercedes e il resto come si poteva. Ma galleggia, e questo è importante.

Ci sono sei moto. Quattro le sistemano dentro…



… e la mia - la quinta - fuori, legata su un’asse di legno.











Si è fatta tutto il viaggio così.



Poi arriva un francese e non c’è più posto. Così la sua la sistemano su un’altra barchetta. Questa.



Salgono i passeggeri. Io sono l’ultimo e non ci passo. Così salgo sulla barchetta del francese e salgo all’arrembaggio sulla destra direttamente sul tetto, dove mi sistemo in piacevole compagnia.



Il Lago di Komani è una sorta di fiordo tra alte pareti di roccia. Le sue acque sono sfruttate per ricavare energia elettrica (ben il 35% di tutto il fabbisogno albanese). La navigazione dura una trentina di chilometri, fino alla diga successiva. E’ tornato il sole.





Apro una parentesi di istruzioni per l’uso. Il Caronte albanese si chiama Mario Molla. Ha pure un sito internet. La navigazione dipende dal tempo meteorologico. La barchetta parte alle 9 tutte le mattine e arriva dopo tre ore abbondanti. E’ bene prenotare con un discreto anticipo perché i posti, come avete visto, sono pochi). E’ bene chiamare ogni due-tre giorni (e soprattutto quello prima) per ricordargli la prenotazione, perché ha la memoria corta il ragazzo. Se hai prenotato e non c’è più posto quando arrivi (perché nel frattempo hanno caricato altre moto, anche senza prenotazione), ti sistemano su una barca di riserva (quella del francese) senza sovrapprezzo.

L’idea era quella di tornare a Shkodër percorrendo una serie di strade tra i boschi. Dal satellite, pur essendo sterrate, non mi sembravano messe malissimo. Tuttavia, durante il cazzeggio sul tetto del vascello, gli autoctoni mi hanno vivamente sconsigliato di farle da solo. Mi hanno detto che sono pessime e che in mezzo non c’è nulla, nemmeno un villaggio. Zero assoluto.

Così per andare a Tirana mi hanno consigliato di fare il giro dal Kosovo, cosa che ho fatto.

Allo sbarco decido di mettere il becco nella Valbona, che mi è stata raccontata come un posto bellissimo, assolutamente da non perdere, incastonata nelle selvagge Alpi Albanesi. Siccome ero di strada (visto che ho deciso di entrare in Kosovo) ho fatto una deviazione.

La strada parte subito sterrata. Chiedo quanto è lungo lo sterro e mi dicono 2 km. Come sempre i locali hanno un senso della distanza non corrispondente al vero: i km erano 15, ma fattibili anche con la mia motoretta.







All’arrivo mi offrono pane e formaggio.



Torno allo sterro, entro in Kosovo, e quindi in Albania sull’Autostrada per Tirana. Ehm… autostrada si fa per dire. Praticamente è un cantiere continuo su un viadotto dietro l’altro. Le segnalazioni di cambio corsia o di lavori in corso qui le fanno di persona, nel senso che mettono lì in mezzo a niente un pulotto col giubbino giallo a farti i segni. Poi c’è chi gioca a pallone, chi va in contromano con i carretti, insomma il traffico è bello variegato.

Ma arrivo rilassato a Tirana, dove cerco un albergo. Chiedo all’onnipresente polizia che mi fa fare delle strade in contromano per arrivare prima.

Tirana non mi è piaciuta granché, almeno la zona centrale in cui ho pascolato. Ma mi dicono che ha fatto passi da gigante. Chissà come deve essere stata prima…













Alla sera vado a cenare nel quartiere trendy che non mi ricordo più come si chiama. Mi muovo in taxi, che costa una cifra ridicola…






GIORNO 6 – 272 km
Tirana - Himara



Direzione sud. L’autostrada tra Tirana e Erbasan è in costruzione, ma si viaggia abbastanza bene. Strada di trasferimento non attraente.

Mi avvicino a Berat seguendo la strada più corta e ovviamente la più sgrendena. Very original albanian road!









Berat è arrampicata sulla montagna sopra un fiume. E’ patrimonio dell’Unesco per via delle sue case in stile ottomano. Arrivo al castello. Parcheggio e mangio un boccone.



Gironzolo in giro. Non c’è anima viva.









Poi mi invento di scendere attraversando il centro. Non l’avessi mai fatto. Strada di ciottoli grossi tondeggianti. Ripida a bestia e soprattutto talmente lucida e viscida che la moto anche da ferma scivolava. Salto a piè pari il seguito…

Per vedere il mare albanese bisogna salire in alto. Sì, perché l’unica strada passa per il Llogara Pass. Un nastro d’asfalto tirato come una pista svizzera. Curve perfette. Insomma qui la carota ha dato il meglio si sé…









Le spiagge albanesi sono un mondo a parte. Talvolta trovi le mucche che pascolano tra i rifiuti, altre volte piccole calette con ombrelloni ben ordinati. Il mare è però bellissimo ovunque e il rapporto qualità prezzo insuperabile.











Mi fermo a Himara dove mi godo il tramonto in esaltante solitudine.





Continua…
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Massimo Adami
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