Ksar Ghilane è la porta del Sahara. Si tratta di un’oasi che nasce intorno ad una sorgente con acqua a 25°, intorno alla quale sono presenti alcuni spacci di benzina, campeggi e un costosissimo hotel in cui è possibile pernottare in tende berbere appositamente attrezzate con qualche comodità. La mia unica preoccupazione è il rifornimento: con il pignone da 15 riesco ad avere 220 km di autonomia.
Il paesaggio è piatto e monotono. Alle montagne lentamente si sostituisce la sabbia interrotta da cespugli e qualche dromedario che li bruca. E’ frequente incontrare gruppi di motociclisti e buona norma fermarsi a prestare soccorso se sembrano in difficoltà. Troviamo due enduristi intenti a riparare una foratura a cui mettiamo a disposizione i nostri attrezzi. Più tardi, sarà una signora con l’Africa Twin, inseme alla figlia su un DR350, ad aiutare noi a riattaccare il bauletto al suo supporto con le fascette da elettricista. L’asfalto è buono, ma spesso è necessario rallentare perché la sabbia invade la strada. Il nostro GPS perde la vita su una delle tante buche, condannandoci a tornare alla cartina. Per il momento la strada è una sola e non c’è motivo di preoccuparsi.
Ksar Ghilane è molto diversa da come la si possa immaginare. Intorno a questa piccola pozza di acqua calda vive un’ecosistema simile ad un luna park: campeggi, enormi fuoristrada, quad in affitto, enduristi da tutte le parti. Un vero parco giochi per quanti amano l’offroad. Tantissimi gli Italiani presenti, molti dei quali passano settimane accampati qui pur di poter ruzzolare tutto il giorno tra le dune del deserto. Mangiamo dove capita e ci affacciamo sulla pista del forte che poi conduce a Douz. La sabbia delle piste scorre bene sotto i tasselli della moto, anche se con passeggero e valige si fatica un po’ a stare in equilibrio e ci si infila nelle dune piuttosto che risalirle. Diciamo che mollare entrambi nel deserto per andare a giocare non era un’alternativa possibile per il momento. Credo che questo mia pensiero sia stato in qualche modo percepito.