11° giorno: Chinguetti – Ouadane – Chinguetti 285 km.
Oggi vado a farmi una gita all’Oasi di Ouadane. Non è granchè come oasi e non ha il fascino millenario di città carovaniera che ha Chinguetti, quello che voglio vedere maggiormente è il cratere che si trova a pochi km. di distanza: 30 km. di diametro…. Ci ha pensato un meterorite a crearlo.
Yayha mi conferma che le piste per arrivarci sono tre: la più a sud si snoda tra le dune, quella a nord che rappresenta la “strada” come la chiamano loro corre sull’altopiano ed infine quella centrale a ridosso dell’altopiano. Avevo preparato quella, ma Yayha mi dice che ormai la sabbia ne ricopre la parte iniziale per una decina di km. oltre all’inizio che si trova direttamente nell’oued sabbioso a fianco della palmeraie. Pazienza vado via “strada”, come dice lui…. Son solo 125 km. di toule onduleè trita ossa, meglio non perdere l’abitudine alle vibrazioni.
Risalgo quindi la parte finale fatta ieri e poi al bivio prendo verso Est. Oggi gran traffico, supero infatti tre 4x4 di qualche agenzia locale che stanno portando dei turisti lassù.
Arrivo a Ouadane
Arrivato nella cittadina, che si presenta molto più viva e laboriosa della vicina Chinguetti, scarto subito l’idea di visitare la città vecchia di cui ormai rimangono solo le macerie e chiedo info della pista che scende nel cratere fino alla guelta. “Sabbia” mi rispondono… e te pareva…. però c’è una pista che punta a nord verso un villaggio. Da lì basta seguire le tracce dei 4x4 e si può arrivare sul bordo: una quindicina di km. di pietre. Perfetto, io ci vado a nozze con i sassi.
Dopo neanche un km. la pista sparisce e tocca aguzzare gli occhi in mezzo all’hammada per ritrovarla.
Hammada
Avanti così per altri 6/7 km. fin quando vedo che comincia a puntare decisamente troppo a nord ovest rispetto al bordo che devo raggiungere, per cui la lascio e comincio a tagliare in linea retta… o quasi. L’hammada s’è fatta seria: le rocce sono sempre più grandi, nere e minacciose con i loro bordi aguzzi e taglienti. A tratti piccole pause di sabbia e graniglia, oppure labili sentierini su cui i cammelli hanno posato le zampe per non ferirsi. E’ come se dal cielo fossero piovute rocce anziché pioggia o grandine, poi capirò il perché. “Tutto qui quello che sai fare? Qualche km. di pietre pensi che basti per farmi tornare indietro? Pensi di averla vinta così facilmente oppure questo è il prezzo per meritarti? Io NON HO PAURA!” mi urlo nel casco, rubando la frase al titolo di un film….. “Rispetto e timore SI, cara Africa, quelli ti son dovuti sempre, ma non avrai mai la mia paura, perché non si puo’ averne perciò che si ama.”
Ed alla fine ecco il premio.
Cratere
Scendo qualche metro e mi accendo un sigaro, mentre penso quanto cazzo siamo piccoli in questo universo, immaginando la potenza di un sassolino venuto dallo spazio a fare questo inferno di fuoco e fiamme che hanno cotto tutto quello che c’era intorno, proiettando poi nel raggio di km. e km. detriti incandescenti.
Riprendo la traccia fatta fino alla pista… la zega danneggiata dal tamponamento ad un certo punto decide di staccarsi dal telaio. La botta aveva incrinato l’unica saldatura presente sul perimetro, gli ultimi due giorni di off l’hanno fatta cedere del tutto. Cavo due cinghie e l’assicuro alla bene e meglio per arrivare fino a Chinguetti, poi troverò qualcosa per cucirla.
Ritorno a Ouadane
Sulla toule che porta al bivio mi accorgo solo all’ultimo di una grossa pietra piantata e riesco così a “segnare” il cerchio anteriore. "Scusa Fotty è la prima volta che mi capita…. è che stavo ancora pensando al cratere e a tutto il resto. Ora ti sistemo."
Arrivato a Chinguetti mi fermo dall’amico benzinaio…. tra ieri e oggi gli ho lasciato più di 20.000 UM … Cliente speciale oramai, quando ne rivende così tanta di benzina?
Poi dal meccanico del paese mi faccio prestare un grosso martello e raddrizzo la bozza sul cerchio. Per la borsa ci penserà un amico di Yayha, che con punta e martello fora l’alluminio della guida e della lamiera, ed inserisce un chiodo ribattuto.
A metà pomeriggio ho appuntamento per la visita della biblioteca, il resto del tempo lo dedico a ciò che resta della Deuxieme Ville. Il deserto avanza a grande velocità ed il lavoro degli abitanti per evitare che come la Premiere Ville venga seppellito è enorme.
In serata Yayha mi racconta del lavoro all’auberge, limitato ai mesi da ottobre fino a febbraio, e di quello come guida per escursioni nel deserto, sia con dromedari che in 4x4.
Dopo 6 anni di buio assoluto, finalmente i turisti stanno tornando…. non tantissimi ma almeno è un segnale positivo. Qui hanno tutti solo voglia di lavorare e l’oasi non offre molto ai circa 2000 abitanti. Inshallah …. Speriamo che le cose continuino così.