8°giorno: Nouadhibou – Nouakchott 510 km.
E’ giunta l’ora di salutarci. Lele proseguirà via asfalto fino a NKC e da lì forse per il Senegal, mentre io voglio provare a fare la pista della ferrovia che da Bou Lanouar arriva dopo circa 360 km a Choum. Le info che ho sono contrastanti: i motociclisti del Sahara Desert Challenge che l’hanno affrontata col bicilindrico c’hanno rinunciato…. un italiano col 4x4 incontrato in frontiera mi ha parlato di un pistone immenso con poca sabbia…. I video che ho visto in rete in effetti mostrano sabbia bassa, poche dune alla fine…. Ne ho trovato perfino uno di una coppia di spagnoli che l’hanno fatta con dei mono pesanti. Andiamo a vedere, mi dico. Per cui di buon ora dopo colazione con croissant e pain au chocolait appena sfornati, ci diamo un abbraccio caloroso e prendo la nazionale che scende fino a NKC. Un paio d’ore e sono al villaggio. Lasciata la strada i 500 mt che mi separano dall’inizio della pista sono un delirio: 3 insabbiature nei sali e scendi con sabbia profonda che si trova ovunque.
La pista è proprio lì dietro il palo… scendo e vado a fare due chiacchiere con un vecchio ed un militare appoggiati alla jeep là in fondo: “On avait beaucoup de sable comme ça pour beaucoup de chilometres…..” mi fa il vecchio. E continua…. “Se sei in panne, stando vicino alla ferrovia puoi trovare aiuto…. I conduttori del treno guardano sempre verso il deserto e nel caso si fermano per prestare soccorso, ma se ti allontani o resti nascosto dietro ad una duna è molto difficile che ti vedano”.
“Ok…. Ti saluto bella, mi spiace solo che mi perdo
Ben Amera.” Mi dico senza troppi problemi. Cavo Fotty dalla l’ultima buca e con l’aiuto del vecchio che mi da una spinta iniziale riattraverso il villaggio e prendo il goudron.
Un’ora dopo, poco prima della Gare du Nord, ritrovo Lele che trotterellando ai 100 punta verso Sud. “Ma che cosa ci fai qui?” Mi urla dal casco…. Ti spiego tutto al bar tra 10 km.
Davanti ad un tè ed una sigaretta gli racconto del tentativo e poi come un buon diavolo tentatore gliela butto lì: “Senti, perché non andiamo a farci un pezzo della pista delle maree? I ragazzi del Challenge hanno fatto gli ultimi 80 km prima di NKC e l’han fatta coi bic…”. “Perché no?” mi risponde e così cento e rotti km. dopo prendiamo la pista che porta al villaggio di pescatori di Mhejrat.
Le casupole sulla strada che vendono pesce essiccato pullulano di bimbi, alcuni di loro giocano con uno scooter abbandonato e così cogliamo l’occasione per fermarci e regalare un po’ di penne che mi son tenuto di scorta. In pratica un assalto a Fort Alamo e malgrado il più grande cerchi di tenerli in fila e fare in modo che tutti ne abbiano una, i più furbi e scafati si ripresentano arrogantemente per averne un’altra.
Alle 15.30 siamo in riva la mare, la marea sta scendendo mentre i pescatori mettono ciò che oggi hanno duramente tirato su dalle reti in casse di polistirolo da caricare poi su un pick stracolmo di pesci e persone.
Scendo dalla moto e vado a pestare la sabbia: è dura… la spiaggia non è ampia ma si può fare, per cui senza esitazione metto la prima e passo gli ultimi cento metri più soffici.
1°, 2°, 3° …e vai la moto non sprofonda. Mi fermo 300 metri dopo, un pescatore mi offre un orata da cuocere la sera direttamente sul coperchio di una zega a suo dire, e mi volgo indietro per vedere Lele. Sta girando la moto verso il villaggio. Aspetto 5 minuti, fumo una sigaretta e poi lo raggiungo. La frizione ha preso a scivolare ed è intento a smollare il cavo. Giustamente non se la sente di affrontare la spiaggia in queste condizioni, per cui torniamo sulla nazionale e borbottando ai 100 facciamo rotta su NKC. Oltre i 4000 giri prende a slittare anche in 6° per cui non forziamo l’andatura.
Un’ora dopo siamo al Menata, il camping/auberge frequentato dai viaggiatori che fanno sosta nella capitale.
Il tramonto si è spostato di molto scendendo a Sud…. in ogni caso consiglio a Lele di “operare” finchè c’è luce. Per cui mi procuro due Coca fresche, sdraiamo la moribonda e vediamo cosa si puo’ fare: entrambi abbiamo “bruciato” le frizioni originali facendo “uso non consono in fuoristrada” ed entrambi montiamo delle Surflex sinterizzate, ma non appena c’è del brutto e le si usa per cavarsi dagli impicci anche queste tendono a gonfiarsi.
Nei ricambi mi sono portato due dischi conduttori praticamente nuovi della vecchia e tre dischi condotti in acciaio. Proviamo quindi ad inserire un disco in acciaio per recuperare spessore…. visto che secondo noi il problema risiede nella scarsa forza delle 6 molle che la chiudono. In seconda istanza proveremo con delle rondelle da inserire tra molle e campana.
Lele chiude ed esce a provare la moto. Dopo 5 minuti ritorna soddisfatto. Come nuova e affan…. BMW e i suoi ingegneri.