7° giorno: Hotel Barbas – Nouadhibou 190 km.
Come immaginavo la coda al confine è lunga, saranno quasi 800 metri, soprattutto camion e furgoni. A passo lento li passiamo e ci accodiamo alle prime 5 auto davanti alla sbarra: sono le 9.30 e hanno aperto solo da mezzora….
I camionisti suonano le trombe all’unisono, ma i militari fanno entrare pochi mezzi per volta. Nel giro di trenta minuti comunque siam dentro e in neanche un’ora sbrighiamo tutte le pratiche di uscita dal Marocco. Tre km. di terra di nessuno e comincia il balletto mauro. Prima registrazione dai militari, poi cerchiamo di fare il visto…. gli impiegati son dentro a farsi i cavoli loro e ci vuole mezzora prima che si decidono ad aprire. Finalmente la dogana, basta fare il passavant… 10 minuti e 5 euro e poi hai quasi finito. “E no… caro, dal 28 dicembre le cose son cambiate”, ci spiega un solerte impiegato doganale, bisogna prima fare un “Transitaire” documento dove vengono inseriti tutti i dati del veicolo e del proprietario, il tutto rigorosamente al computer che viene utilizzato anche per i passaggi dei camion, poi stampato quello si compila a mano e si firma il passavant. Tempo medio di attesa 3 ore circa e “conviene” affidarsi ad un “Transiteur”, una faux guide per intenderci, che d’accordo con gli impiegati (ognuno di loro ne ha almeno uno) riscuote 50 euro per seguire la pratica. Il capoufficio ci spiega che non sanno quanto durerà questa pratica, forse 3, forse 6 mesi, chi lo sa? Dipende tutto da NKC….
Ci affidiamo perciò a Moussa, un solerte ragazzo mauro che nell’attesa ci fa anche assicurazione, timbratura d’entrata in gendarmerie e ci accompagna al cambio ufficiale. Alle 15.30 siam liberi di entrare, non senza aver prima però pagato 300 ouguiya di parcheggio…… ahahah il massimo della presa per il kiulo, con tanto di ricevuta del parcheggiatore.
Prendiamo subito per NDB e solita botta di fortuna becchiamo il treno più lungo del mondo. Anzi i treni, perché quello da Choum è fermo sul binario per lasciar passare quello che sta uscendo vuoto dalla cittadina.
Decidiamo quindi di puntare subito verso Cap Blanc e trovare poi la sistemazione per la notte. L’imbocco della pista che si trova a sud della città sembra scomparso, grossi lavori in corso, piste varie, camion avanti indietro…. Insisto testardo finchè passando un cumulo di terra ritrovo la sede originale, poi un minuscolo cartello, un enorme terrapieno dalla struttura circolare con il diametro di alcuni km. Sembra una diga, no aspetta ci sono dei binari…. Stanno costruendo un enorme cerchio per consentire al treno di invertire la rotta dopo aver scaricato i fosfati di ferro al porto. Controllando poi meglio la traccia lasciata mi accorgo che per un tratto abbiamo sconfinato nel territorio marocchino… ci è andata bene, a qualcun altro invece i militari ad inizio pista hanno vietato l’accesso.
Finalmente eccola, la riserva con tanto di sbarra e guardiano che ci fa pagare il ticket di ingresso. Siamo quasi al tramonto, sulla spiaggia solo gabbiani e il resto del relitto che ormai si son portati via pezzo per pezzo. In cima al capo uccellacci simili ad avvoltoi ci scrutano guardinghi pronti a spiccare il volo in caso ci avvicinassimo troppo. Delle foche monache nessuno traccia. Il guardiano dice che in genere si vedono la mattina presto.
Soddisfatti rientriamo a NDB e prendiamo una camera….. ops ..diciamo una stanza con due materassi per terra, presso il camping ABBA. In compenso la doccia ustiona la pelle.
Per cena invece ci affidiamo alle sapienti mani del proprietario spagnolo del Nomada. Vive qui da molti anni ormai, “Per amore” ci spiega indicandoci il figlio mulatto di 7/8 anni, dopo aver vissuto in Gambia ed altri paesi africani. Ora oltre al ristorante, ha un piccolo peschereccio e alcuni appartamenti che affitta. “Quanta gente straordinaria capita di incontrare e conoscere, viaggiando”, mi dico mentre sciolgo in bocca del tenero e freschissimo polpo alla gallega.