6° giorno: Hassa Lakra – Hotel Barbas 520 km.
Questa mattina neanche la fatica di prepararci il caffè. Risaliamo sulla nazionale e facciamo colazione direttamente alla stazione di servizio dove ieri sera avevamo preso un tè.
Salutiamo i gendarmi e ripercorriamo i pochi km. di asfalto che ci separano dalla pista che avevamo lasciato. Imboccatala prendiamo la direzione verso Sud Est, tira vento dal deserto, la moto sembra andare un po’ meno bene. Ci fermiamo e capiamo il perché: fondo sabbioso molto più dell’ultima parte di ieri. Occorre solo darci più gas. Lele prova a cambiare l’assetto del posteriore….. aumenta il precarico per cercare più stabilità sull’anteriore, standomi dietro mi vedeva dritto come un fuso mentre lui sbandierava continuamente. Mica merito mio, la differenza è tutta nelle WP da 48 con escursione portata a 245 mm. che ho montato un mese prima. Lì davanti ho una “lama” che apre e digerisce tutto e dietro ho già alzato tutto il precarico possibile, cosa che mi ha permesso di andare a pacco e sbattere il paramotore molte volte meno di lui. Dopo qualche km. riabbassa di nuovo…. l’anteriore gli punta troppo nella sabbia e fa più fatica a farla galleggiare.
In lontananza compaiono delle dune a croissant. Ovviamente si va a fare le foto da vicino e a giocare un pochino con la sabbia.
Dune a Croissant
Poco prima di Bir Anzarane la pista è interrotta da piccoli scavi e deviazioni, me ne accorgo troppo tardi e così mi vedo costretto a farmi 150 mt. di su e giù tra cumoli di terra e pietre. La frizione non sembra apprezzare molto e dopo qualche km. quando spalanco il gas prende a scivolare intorno a 4000/4500 giri. Mi fermo e allento un poco il filo per non farla puntare. Arriviamo fino alla strada che congiunge il check con Dakhla, senza nemmeno passarci e così non abbiamo modo di vedere se il distributore in costruzione di cui mi avevano parlato sia finito.
Pochi km. di asfalto e tagliamo subito per imboccare una baliseè larghissima.
Baliseè
Il vento continua a soffiare sempre più forte da Est e la sabbia rasoterra impedisce di vedere dove stai mettendo le ruote. Difficile trovare un punto di riferimento all’orizzonte, tocca continuamente guardare il Gps per restare in traccia visto che la baliseè ha lasciato il posto ad un plateau sabbioso intervallato da cunette di sabbia coperte di erba chameau.
Plateau sabbioso
Le conosco purtroppo bene…. tre di queste in rapida successione in Libia mi fecero fare un volo di oltre sei metri con la Trity, procurandomi la frattura del polso destro e di 3 costole. Per cui a rammarico, quando arriviamo sulla N3 che dalla litoranea porta fino alla punta più sud orientale del Western Sahara, la seguiamo verso ovest. 200 km. di pista per oggi ci son bastati troppo rischioso ed inutile proseguire con queste condizioni. Al Barbas ci arriveremo via goudron.
Verso Dakhla
Ovviamente prima abbiamo l’occasione di fare le foto al cartello del Tropico del Cancro. Dall’ultima volta l’hanno sostituito con uno più moderno e recente.
Al Barbas nel tardo pomeriggio ci concediamo i lussi più sfrenati: doccia calda dopo 4 giorni, camera pulita, WiFi, supermarket, bar e ristorante, distributore di benzina.
Scendendo abbiamo visto un po’ di gente di ritorno dall’Africa Race e qui in serata arriveranno anche i partecipanti del Sahara Desert Challenge, un raid dal Marocco al Senegal organizzato da dei portoghesi. Tra di loro anche 4 italiani, con due 800, un 690 e un 640 se non ho visto male dalle foto.
Domani con calma ci aspetta il confine mauro.