09-06-14 Lunedì 09-06-14
Per prima cosa un reportage completo sull’Hostal Don Daniel: il buio e il freddo della sera prima non mi avevano consentito lo scatto in presa diretta durante le fasi della doccia.
La scalinata (al buio) che dal 1°piano porta alla zona servizi
La zona servizi: nel caso dobbiater servirvene alla sera, ricordate a sx doccia +bagno a dx solo bagno
Corridoio camere 1° piano
La nostra camera da 4 posti letto
Impianto di areazione presente in ogni camera
L’ingresso principale (e credo unico) del Don Daniel: ricordatevi che dopo le nove di sera vi ci vuole almeno una mezz’oretta di pugni sulla porta per svegliare i proprietari
Per la colazione siamo andati al mercato centrale: la chiesa nella piazza principale di Tarata
Si mangia
Pure la piramide alimentare all’ingresso
La mia colazione
Carne fresca
Ripartiamo per cercare la strada giusta per arrivare a Puno: fuori del paese facciamo un poco di avanti e indietro. Un tassista ci da informazioni opposte a quelle indicate da google maps. In parte ripercorriamo poi il tragitto di ieri ,ma poco fuori città vediamo sulla destra una piccola strada sterrata (trucho). Questa è la deviazione da prendere.
Un contadino ci conferma che questa è la strada giusta: si arriva a Mazo Cruz e poi da lì ricomincia la strada asfaltata che porta a Puno. Poiché è tarda mattinata si può pensare di dormire a Mazo Cruz. Il 10 siamo al lago Titicaca e poi usiamo l’11 per rientrare a Cusco.
La strada non è diversa da altre che ho percorso in Asia Centrale oppure alcuni pezzi della Namibia. Forse mi sono sentito anche troppo sicuro. Ogni tanto ci sono dei pezzi di sola sabbia. La cosa migliore, come vedo fare d aun motociclista locale e da P. è quella di tagliare sempre direttamente per la salita che separa i tornanti. Io però per via della pendenza proprio non me la sento.
Dopo circa 10 km alla velocità di una tartaruga zoppa, facci uno spettacolare volo: si alza la ruota anteriore e patatrac. Assorbo il colpo grazie all’osso del gomito, che però regge. Sono un fantasma bianco di polvere. Mi rimetto in piedi. La moto riparte subito.
Insomma una caduta può anche starci
In un punto in cui la strada viene tagliata da queste scorciatoie, decido di fermarmi, per provare a valutarla: magari con un poco di zig zag riesco a farle anch’io. Da sotto sta arrivando un contadino. Non so come, praticamente da fermo riesco a cadere per la seconda volta. Arriva P. mentre il contadino mi aiuta a rialzarmi chiedendomi come ho fatto a cadere: vacca miseria lo sapessi. Tiro su la moto e però noto che il manubrio è un poco storto.
Ne parlo con P. In pratica per andare dritto devo tenere il manubrio leggermente girato: proprio non me la sento. Il contadino ci dice che mancano 30/40 km per Mazo Cruz e la strada continua così. Francamente mi sento più sicuro a tornare a Tarata, far mettere a posto la moto da un meccanico e poi prendere la strada asfaltata: in pratica rifare il percorso fino a Moquegua, o dove si riesce a d arrivare. Propongo anche a P. che possimao separarci e rivederci poi a Puno: lui ci arriva da “sopra” io da “sotto”. Lo so che lui si sta divertendo come un matto a guidare sullo sterrato e francamente non mi va di rovinargli questa parte del viaggio. Non ci pensa poi molto e facciamo dietro front. Dopo alcuni km incrociamo un motociclista. Da un’occhiata alla moto e prova a rimettere in asse il manubrio, ma bisognerebbe avere gli attrezzi per svitare i fermi del canotto: non è una bicicletta
Mentre rientriamo verso Tarata mi rendo conto che il problema principale nell’andare in vacanza in moto con un'altra persona sta proprio nelle capacità di guida: quando c’è troppa differenza diventa difficile tenere un ritmo di marcia adatto ad entrambi. Bisogna continuamente adattarsi l’uno all’altro: dovendolo fare continuamente ogni giorno per settimane, mi rendo conto che non è semplice. Ovviamente in un gruppo numeroso, la cosa si avvertirebbe meno.
Improvvisamente, e mi vien da ridere, penso anche al famoso detto “Non c’è 2 senza 3”. Vabbè, per oggi ho già dato….si il 2 mica ancora il 3.
Il dio del capitombolo, non è evidentemente sazio delle mie 2 offerte. Però non c’è problema. Stavolta mi si inchioda, slittando la ruota anteriore: parto in avanti, picchio di testa e poi mi ribalto in avanti . Schiena a terra e occhi al cielo: 3° patapunfete.
Sono messo così
Alla fine arriva di nuovo l’asfalto: io ci ho provato
A Tarata il meccanico rimette a posto senza problemi il mio manubrio e già che ci siamo facciamo pulire la catena
Da qui è solo un guidare per arrivare a Moquegua, da qui, Tacna, ci sono 160 km. Non ho pensato a scattare foto, non perché fossimo affrettati, ma forse per il dispiacere di non essere riuscito a percorrere quel maledetto sterrato. Verso sera siamo a Moquegua e torniamo all’hotel El Rey, quello dell’andata. Io esco e cambio dei dollari e prendo delle pillole in farmacia: non possono darmi granchè: ci vorrebbe la ricetta, perciò andare all’ospedale, visita, poi tornare. Ok si tratta di un po’ di mal di gomito e qualche altra ammaccatura. Niente in tutto. Alla sera, in camera, P. avverte una scossa di terremoto, mentre stiamo parlando: io no. Però, poi controlla su internet: vero c’è statala scossa.
Ahh, quasi mi scordavo: il tablet 7” marca Surftab modello Breeze 7.0 da 49 € funziona perfettamente, per connessione internet, skype e backup de dati. Lo consiglio
[YT]http://www.youtube.com/watch?v=ex_jp-K5kVU[/YT]