Cry, il problema è che in Scandinavia le distanze si amplificano in modo insospettabile. Sulla carta chiunque può fare 400 chilometri al giorno, in qualsiasi condizione; il problema è che lassù i limiti di velocità sono assurdamente bassi (spessissimo perfino 70 orari su interminabili rettilinei in mezzo al nulla), e il meteo può giocare ulteriormente a vostro sfavore.
Fare 400 chilometri rispettando certi limiti, e ti consiglio di farlo, vuol dire abbassare la velocità media reale anche ben sotto i 50 chilometri all'ora contando le inevitabili soste necessarie anche solo per sgranchirsi.
Io ero solo e questo mi ha probabilmente comportato anche un aumento dei tempi necessari per le cose extra guida, ma ti descrivo brevemente la mia giornata tipo in Svezia:
Sveglia prestissimo, per partire non oltre le otto... ma più spesso ero in sella alle sette, con un orario record del casco in testa alle sei e un quarto.
Strada, strada e ancora strada fino alle quattro e mezza, massimo le cinque di pomeriggio, di solito con pranzo in una stazione di benzina di un anonimo paesino fatto di tre case e una chiesetta: da un certo punto in su ti va di culo se becchi un McDonald's ogni tanto.
Una volta che si faceva l'ora di fermarsi per cercare da dormire iniziava la seconda parte della giornata, che tutto era meno che di relax come sarebbe stato necessario, e in ogni caso è sempre meglio iniziare a programmare la sosta non oltre le cinque di pomeriggio visto che è vero che non fa buio, ma le usanze sono diverse dalle nostre e oltre una certa ora diventa persino difficile trovare qualcuno nelle reception dei campeggi. Una sera ho ritardato e ho seriamente temuto di non trovare, e non avendo tenda avrei dormito all'addiaccio: si parla delle sette di sera, non di notte inoltrata...

Trovato il tugurio... ehm... la hytter (quasi sempre fa comunque cagare, ma la parola fa più figo...

), toccava scaricare la moto, fare una doccia, prepararsi la cena con il necessario portato da casa o con ciò che avevo comprato al supermarket (spesso non facevo in tempo...), mangiare e immediatamente rilavare le stoviglie per riporle di nuovo in vista della partenza la mattina seguente. Poi chiamavo casa, riordinavo i bagagli, quando possibile li ricaricavo sulla moto per non perder tempo la mattina... e spesso si era già fatta mezzanotte. A letto e sveglia alle sei e mezza al massimo, fresco come una rosa per una nuova splendida giornata, clamorosamente identica a quella appena trascorsa.
Io non vedevo l'ora di tornare a lavorare, che almeno (con moderazione) mi pagano.