Ciao a tutti
Rispondo per primo a Nico: oggi ho “ripreso” la moto in mano (giorno di riposo, dopo 3 gg di 12 ore allo Stand…) per farci un giretto (tanto per farle girare le ruote; eppoi, avevo una esagerata nostalgia di Lei, dopo una settimana…

) ed essere un po’ piu’ esauriente su Telelever.
Prima considerazione: io non sono dell’idea che il mancato affondamento del Telelever in frenata pregiudica l’aderenza della gomma in quel frangente. Non sono un Ingegnere Progettista di Ciclistiche, ma vado a ragionamento: il mancato affondamento del Telelever si verifica solo perché una (o più) RISULTANTE delle forze in gioco in fase di frenata viene “scaricata” (o “assorbita”, vedi tu come preferisci) lungo il braccio orizzontale del Telelever, che, a “naso”, giace sullo stesso piano orizzontale del Baricentro. In pratica, la componente orizzontale della Massa in movimento, sottoposta a decelerazione. Quindi limitiamo la “coppia” di ribaltamento generata, in fase di frenata, dalle due forze opposte agenti una al punto del Baricentro e l’altra al punto di impronta a terra del pneumatico.
Ma non è che “togliamo” peso/massa (e quindi forza applicata, e quindi valori di attrito). La parte preponderante della massa comunque grava sul punto di contatto al terreno della ruota anteriore.
Quando Migliorati si giocò un Campioanto Italiano SBK con la Bimota Tesi (perso solo per una squalifica discutibile all’ultima gara – un particolare di secondo piano, non prestazionale, ma tant’è…), in staccata ti posso assicurare che “guadagnava” sugli altri, e di molto…
Alcuni piloti, per “preferenza di guida”, ti chiedono una forcella “palo d’acciaio”, che si “inginocchi” pochissimo in fase di staccata: con quei pacchi lamellari di Compressione potresti fermare un Hammer all’atterraggio di un salto… è universalmente noto, tra noi Tecnici, che questo permette una staccata “brutale” ben dopo gli altri e una rapidissima inscrizione in piega con freni molto tirati, salvo poi, ovviamente, avere problemi di sensibilità in conduzione (risolvibili “giocando” con le “minime”, ma non del tutto…).
Il Telelever permette questo: un assetto “piatto” in staccata (perché “assorbe” una componente della forza che genera la coppia di ribaltamento del veicolo) senza perdere “sensibilità” sulle asperità; è nato proprio con questo obiettivo (e direi che è stato raggiunto in pieno).
Assorbimento asperità: è visibilissimo il lavoro dei foderi della forcella (attraverso i “fori” della Carena) su e giu’ nelle asperità anche minime (tipo il rialzo di pochi mm della “plastificazione” delle Strisce pedonali). Questo perché la molla della Mono anteriore è presumibile sia pochissimo precaricata, e per di piu’ abbia un K rigidità molto basso (rispetto alla somma delle due molle di una forcella “normale”), non dovendo contrastare l’inginocchiamento della moto in fase di frenata.
Già guardando la molla (diametro spire e passo delle spire, e sezione filo) è visibile ciò (sembra una molla da scooter), e controllerò appena avrò un minuto, nell’ Archivio Schede Tecniche dei rilievi dell’ammortizzatore originale (quando è stato realizzato il Kit Sospensioni per il K 1200 RS, ma io all’epoca non c’ero…), sicuramente trovando conferma…
Nelle strade cittadine e Circonvallazioni percorse oggi, non è nemmeno paragonabile la capacità di “assorbimento” del Telelever delle asperità (minime o “importanti”) rispetto alla forcella “tradizionale” della K 75 o della “rovesciata” Showa (con kit) della RSV 1000, che conosco bene, sugli stessi “percorsi”…
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