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Pivello Mukkista
Registrato dal: 07 Apr 2013
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Domenica 4 Maggio 2014
Agli scrosci di pioggia durante la notte si è aggiunta un ulteriore fonte di preoccupazione: la bora!
Raffiche violente che scuotono le imposte della camera e mi fanno temere per la stabilità della moto, parcheggiata sul cavalletto nel cortile erboso dell'affittacamere, zuppo di pioggia.
E' comunque ancora in piedi quando mi alzo e apro le imposte, alle 7,30.
Il cielo e' coperto ma per il momento non piove. Le raffiche di vento si susseguono violente, fischiando tra i tetti e piegando gli alberi. Un ulteriore problema si pone nella scelta dell'itinerario per il rientro.
Di ripercorrere la Magistrala costiera non se ne parla! Prognoza meteo Spalato, il bollettino che utilizzo abitualmente in barca, prevede 60/65 kts. nel canale di Velebit, non affrontabili in moto e comunque spesso con bora forte la strada viene chiusa e le sbarre abbassate.
Resta l'opzione autostrada per Zagabria che aggira la catena montuosa responsabile di questo vento catabatico, allungando il percorso fino a Fiume di una quarantina di km. Dovremo attraversare comunque il viadotto che supera la foce del fiume Zermania, a Maslenica, tristemente famosa per gli "eccessi" registrati (305 km/h di bora qualche anno fa). Rimane l'opzione della vecchia strada per Obrovac dove un ponte attraversa il fiume all'interno di un canyon profondo. Decidiamo per Obrovac e, scopriremo in seguito, la scelta e' stata la migliore perché l'autostrada e' stata chiusa per il vento e tutto il traffico deviato da Zara verso Obrovac. Il percorso scelto attraversa la Kraina, una enclave un tempo abitata da serbi ortodossi e dove gli scontri armati durante l'ultima guerra, 20 anni orsono, sono stati più cruenti. Il territorio, già aspro e arido di suo, conserva le ferite degli scontri, vegetazione rinsecchita e bruciata, ruderi di edifici diroccati recanti scritte patriottiche, cimiteri ovunque, sperduti nel nulla. Qua e la tratti di brughiera abbandonata e sterpaglia circondata da tabelle con sopra un teschio rosso e la scritta in croato "Pericolo mine". Involucri in plastica, impossibili da bonificare col metal detector, praticamente eterne, un monito a perenne memoria della stupidità umana. La bora, man mano che ci avviciniamo al corso del Zermania, alle falde della catena dei Velebit, diventa sempre più forte e pericolosa, rendendo davvero difficile controllare la moto. Alle 11,00 siamo a Obrovac, un paesino affacciato su un ansa del fiume, navigabile fino a qui anche per le barche a vela, all'interno di una gola rocciosa. L'antico borgo e' piuttosto trasandato e porta ancora sui muri i segni dei proiettili e delle granate. Sulla sponda opposta una parata di condomini, anonimi e trasandati, in stile "socialismo reale", case popolari per gli operai della zona industriale completamente distrutta e abbandonata dopo i combattimenti. Entriamo in un bar trascurato e meleodorante per scaldarci con un cappuccino. Ai tavolini moltissimi giovani a bere birra, fumare, leggere e attendere qualcosa di meglio da un futuro incerto. Ripreso il viaggio superiamo il ponte e cominciamo a inerpicarci lungo i tornanti della strada che risale la dorsale del Velebit. Qui la bora è davvero "feroce" e dobbiamo procedere con cautela a 30/40 km./h per non rischiare di cadere. Per fortuna la bora e' un vento catabatico, generato dalle masse di aria fredda che dal vasto altipiano situato alle spalle dei monti, scivola verso valle acquistando velocità e forza. Man mano che saliamo il vento diminuisce fino a cessare al valico, mentre il cielo si incupisce a prendere un aspetto invernale. Fa veramente freddo, 4,5* al valico, gli alberi sono ancora spogli e la neve imbianca ancora i rilievi, a una quota appena superiore. Comincia anche a piovere, un acquerugiola fredda e insistente che penetra nelle ossa. Imbocchiamo finalmente l'autostrada e possiamo accelerare l'andatura, sfruttando l'asfalto nuovo e drenante. Superato il casello per il passo che scende a Segna-Senj, impraticabile con la bora, il cielo comincia ad aprirsi e smette di piovere. Proseguiamo fino al bivio per Fiume, a pochi km. da Karlovac, intirizziti e rattrappiti dal freddo, con le manopole scalda mani al massimo. Man mano che scendiamo verso il mare la temperatura aumenta, 15-16* e spunta un pallido sole a riscaldarci. Alle 15,00 arriviamo a Buccari-Bakar, un paesino in fondo alla baia, famosa per la "beffa" un azione compiuta durante la I guerra mondiale dai mas di Luigi Rizzo, con più valore propagandistico che effetti pratici visti i minimi danni inferti alle navi austriache.
Il borgo e' raccolto e suggestivo, sarebbe molto carino se il panorama non fosse sconvolto dalle strutture portuali industriali e dai viadotti incombenti della nuova tangenziale. Ci sediamo a un tavolo della Konoba Bakarska, dove ordiniamo un piatto di frittura di alici, calde, asciutte e croccanti, seguite da un imponente vassoio di scampi del Quarnaro, in parte al vapore in parte grigliati. Due bottiglie di Zlathina, per mandar giù il tutto e palacinke al cioccolato fanno volare il tempo e alle 18,00 siamo ancora seduti a tavola. Pagato il conto, (960 kune), riprendiamo il viaggio, riscaldati da un tiepido sole. Alle 18,45 superiamo il confine sloveno e alle 19,45 siamo già al bivio di Palmanova dove ci separiamo. Alle 20,15, dopo aver percorso 1750 km. in 4 giorni arrivo finalmente a casa
Km. odierni percorsi 550
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R 1150 R
Yamaha X-City 350
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