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Vecchio 06-02-2014, 08:22   #112
IlMaglio
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Originariamente inviata da trottalemme Visualizza il messaggio
Quando cade la commemorazione?
Scusa se mi è sfuggita la domanda. Per anni e anni si è tenuta nell'ultima domenica di agosto, adesso dovrebbe essere cambiata. Mi informo e ti farò sapere.

Il ricordo di mia nonna Marina, quando alla popolazione fu dato l'ordine di evacuare sotto l'incalzare della Strafexpedition:

Il 16 maggio 1916, a Posina, verso mezzogiorno, un ufficiale mi si presentò in casa, gridandomi: “Dov’è il Segretario?!”.
Il segretario comunale era mio marito, il dott. Enrico Sella, e da due giorni era assente da casa, perché impegnato nella raccolta di morti e feriti nella zona, battuta dal terribile bombardamento degli austriaci.
Per fortuna, arrivò dopo poco e così gli fu comunicato l’ordine di disporre l’immediato sgombro del paese. Mandò uomini e soldati ad avvisare la popolazione. La gente dovette subito muovere verso Arsiero. Io camminai da Posina ad Arsiero, ricordo, tenendo per mano una bambina. Fra un paio di mesi, avrei avuto il mio primo figlio, che avrebbe ricordato nel suo nome la nostra profuganza da Posina e da Tonezza.
Ad Arsiero, mio marito mi lasciò una busta con il denaro delle famiglie dei richiamati e tornò subito a Posina, dopo avere ottenuto dal comando militare una carretta di artiglieria e un cavallo. Tutto intorno, era uno scoppio di bombe e mitragliatrici e i monti sembravano un incendio.
Sulla carretta (seppi dopo), furono adagiati vecchi e malati, raccolti da tutte le contrà di Posina. Inoltre, vi fu caricata la parte più importante dell’archivio comunale. Il Segretario comunale fu tra gli ultimi a lasciare il paese.
Riuscimmo a ritrovarci, nella confusione della gente che fuggiva dai paesi sotto la minaccia dell’invasione austriaca, dopo tre giorni. Il Municipio di Posina fu fissato a Longare, assieme a quelli di Velo d’Astico e di Tresché Conca.
Marina Sella

A Tonezza invece i secolari archivi comunali furono distrutti dai bombardamenti (italiani).

La versione lunga della Canta di Monte Cimone - una versione breve fu musicata da Franco Potenza, ma non riporta il ricordo di Nicolò Fontana. Perdonabile una certa retorica montanara, essendo la Canta stata scritta dai figli di coloro che combatterono. Il testo in questa versione fa riferimento ad un giornale locale chiamato "Il Cimone".

Stormisce il bosco ed è Monte Cimone
che sussurra dal verde altipiano:
Come bandiera hai scelto il mio nome,
giornale vicentino e tonezzano.
Son fiero, se pur tu carta stampata
sei, ed io montagna martoriata.

Nel ciel quota milleduecentotrenta
tocco, di picchi e di selve fantastico
tra le vallate dove scorre lenta
l’acqua pura del Riofreddo e dell’Astico.
Qui fu difesa, nella Grande guerra,
l’Italia libera e la nostra terra.

Nel novecentosedici, di maggio,
mentre tra i pascoli, le case e i prati
sorrideva alla primavera il raggio
del sole, l’orda dei barbari armati
ruppe il confine e, con trionfante boria,
credé di aver in pugno la vittoria.

La ridente contrà, la casa e il campo
abbandonaron tutti i Tonezzani.
Muti gli uomini vidi cercar scampo,
le donne e i bimbi in pianto, nelle mani
un misero fardello, sul sentiero
che pel mio fianco mena giù ad Arsiero.

La boscaglia di faggi e la pineta
ai fuggitivi davano la difesa
e il mormorar di piante dava lieta
parola. Ma dei monti la distesa
era rombo e incendio, nell’offensiva
che l’Austriaco voleva “punitiva”.

Il venticinque maggio, gli invasori
prorompon sul Cimone. Dallo spalto
Vicenza puntano, cinta di fiori
e d’opere. Farebbero il gran salto
se dal Caviojo e dalle balze attorno
gli alpini non vegliasser notte e giorno.

Tra le rocce all’attacco con asprezza,
mitragliamenti, cannonate, fuoco.
I finanzieri tentan, per Valezza,
riconquistar la sommità e per poco
sfugge il due luglio la vittoria. I forti
sono respinti, con feriti e morti.

Ancora notti d’agguato e d’assalto
sugli strapiombi, in quel luglio infuocato.
E, il ventitré all’alba, attaccano l’alto
macigno, con il sole appena nato,
alpini del «Valleogra» e, in compagnia,
centocinquantaquattro fanteria.

Di rosso sangue ogni pietra ha la traccia,
ma sulla cima alfine il tricolore
nell’aria sventola, al nemico in faccia.
La gioventù d’Italia con furore
occupa il culmine e tra sassi e rupi
salda s’apposta, leoni contro lupi.

Sventola il tricolore sulla piana,
mentre in piedi sulla trincea contesa
il Tonezzano Nicolò Fontana
guarda Tonezza, occupata e offesa.
La sogna libera, via l’invasore,
e l’alpin cade, colpito al cuore.

Rabbiosa l’inimica armata tenta
di ributtare in basso gli Italiani
e, nella torrida mortal tormenta,
i nostri attacchi ribattono vani.
Nell’armi avverse, quassù sul Cimone,
libera vita a servitù s’oppone.

Il ventitré settembre esplode morte,
quando spaccato dalla dinamite
è il mio cuor di montagna e la sorte
chiude in profonda tomba mille vite,
i fanti dell’ardimentosa «Sele»,
come il «Valleogra» al Cimon fedele.

Squartata la montagna dalla mina,
infranta al cielo la ventosa vetta,
nel verde delle piante per la china,
macigni, membra, qualche baionetta.
Poi tutto tace. Ai sepolti lamenti
eco lontana dan solo i torrenti.

Stormisce il bosco e sull’altopiano
Monte Cimone sussurra: Venite,
o cittadini di monte e di piano,
a mirare le mie aperte ferite.
Al Sacello portate un ciclamino odoroso,
raccolto nel cammino.

E tu, giornale dal mio nome chiaro,
ricorda che a Tonezza qua davanti
essi son morti, perché al montanaro,
come a quei di città, non siano infranti
i diritti, perché dignità umana
e libertà non sian parola vana.

__________________
Ex Bmw 1150 RT e BMW R 1200 GS

Ultima modifica di IlMaglio; 06-02-2014 a 08:25
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