Discussione: Gibuti-Etiopia-Sudan
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Vecchio 18-01-2014, 10:30   #6
poz960
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Makallè ,ultimo giorno dell’anno data la difficoltà di percorrere i tratti successivi , qui lasciamo le moto per prendere delle jeep ed inoltrarsi nell’inferno della Dancalia.
La Dancalia costituisce la parte settentrionale della depressione dell’Afar con una superficie di circa 50.000 km2 di cui circa 10.000 km2 si trovano al di sotto del livello del mare. La Dancalia è una terra estrema caratterizzata da deserti di lava a causa dell’intenso vulcanismo dell’area e da un enorme strato di rocce evaporitiche, conosciuto come la “Piana del Sale”, posto circa a 120 m al di sotto del livello del mare, che ricopre la parte centrale della depressione per circa 6000 km2, con spessori stimati da 1000 a 3000 metri. Gli italiani in epoca coloniale identificavano la Dancalia con l’intero triangolo dell’Afar, invece che con la sua sola porzione settentrionale. La depressione dell’Afar è una fossa tettonica di forma triangolare che si estende lungo la parte meridionale del Mar Rosso, essendosi formata dopo il Miocene per il distacco della placca arabica da quella africana. La depressione dell’Afar è limitata ad ovest dalla scarpata dell’altopiano etiopico (circa 520 km), ad est dal Mar Rosso (circa 550 km dalla penisola di Buri al golfo di Tagiura) e a sud dall’altopiano dell’Harar. Questa regione desertica di 150.000 km2, chiamata “triangolo degli Afar” perché abitata dall’omonima popolazione, è la zona di congiunzione di tre grandi sistemi di fratture della crosta terrestre (il Mar Rosso, il Golfo di Aden, e la Great Rift Valley africana) e area di confine di 4 stati africani (Etiopia, Eritrea, Gibuti, Somalia).
Tratto dal web
Dal punto di vista geologico, la depressione della Dancalia è una delle regioni più instabili del mondo. Sorvolandola in aereo - o su un parapendio a motore come ha fatto innumerevoli volte il fotografo George Steinmetz - questa parte dell’Africa Orientale può apparire immobile e raggelata come i ghiacci artici. Ma le apparenze nascondono una natura ben diversa. Sotto la superficie, la scorza rocciosa della Terra si sta spaccando e le camere sotterranee di magma alimentano non solo 12 vulcani attivi, ma anche geyser fumanti, conche ribollenti e un lago infuocato di lava. I terremoti del 2005 e le scosse successive sono gli ultimi di una serie di movimenti sismici iniziati circa 30 milioni di anni fa quando il magma, fuoriuscendo dalla crosta terrestre, cominciò a dividere la Penisola Arabica dall’Africa, dando vita al Mar Rosso e al Golfo di Aden. Raffreddandosi, la risalita di magma diventa più densa e sprofonda. Oggi alcune parti della depressione dell’Afar si trovano a più di 150 metri sotto il livello del mare.
(Tratto dall'articolo di Virginia Morell pubblicato sul numero di gennaio di National Geographic Italia).

Il primo tratto di asfalto è in ottime condizioni ,dai 2000 mt di makallè scendiamo pian pianino verso la depressione ,una volta scesi comincia il nulla ,piste di roccia lavica che ci fanno sobbalzare continuamente ,susseguite a piste di sabbia che gli abili autisti gestiscono in modo eccellente il continuo ondeggiamento ,questo si protae fino al tardo pomeriggio dove arriviamo al campo base punto di partenza per inerpicarsi a piedi sulla cima del Vulcano Erta Ale ,si parte all’imbrunire si cammina in costante salita fra sabbia prima e rocce di lava dopo questo per circa 15 km e quasi 4 ore,dopo poco viene buio e proseguiamo con le torce seguendo la guida che ci porta alla cima.




















Arrivati in cima seguendo un rossastro bagliore proveniente dalla caldera del vulcano ci accampiamo e festeggiamo questo ultimo giorno del 2013 con insaccati e formaggi portati dall’Italia .
Nel frattempo che tutto sia pronto alcuni di noi decidono di fare una prima visita alla calderala seconda la faremmo all’albeggio dove si può vedere anche i contorni ,il buio è totale ,niente luna solo un manto di stelle ed il bagliore del vulcano ci indica la via che scende pericolosamente dentro il primo e più grande cratere dello stesso.
Quando arriviamo sulla bocca del più piccolo cratere (circa 200 mt di diametro) lo spettacolo è immenso ,bellissimo ancor ora che scrivo mi viene la pelle d’oca ,il magma è li a poco più di una decina di metri che ribolle e borbotta in un continuo susseguirsi di scintille e tizzoni infuocati.
Non è facile descrivere tutto questo spero che le immagini ed il piccolo filmato che ho fatto possa darvi solo un idea.

























http://www.youtube.com/watch?v=QBFYg...VB6bjZRdbpTVdQ


Al mattino svegliandoci dopo una dormita in sacco a pelo come tetto un cielo stellato ci guardiamo attorno per vedere quello che la sera prima era diventato il nostro accampamento ,una serie di igloo di pietra di lava alcuni con un telo (quando siamo arrivati erano tutti presi)altri come quello che abbiamo dormito noi solo un muro di sassi intorno e via .
Il sito è molto controllato dall’esercito perche siamo vicini al confine dell’Eritrea molto ostili verso l’Etiopi ,spesso sconfinano per fare scorribande e ,non più di un paio di anni fa uccisero perfino dei turisti per derubarli.







Poco dopo l’alba e dopo la seconda visita alla caldera cominciamo a scendere verso il campo base,e una volta arrivati riprendiamo in nostro viaggio in jeep attraverso le ostiche piste di roccia lavica e sabbia ,ci vuole tutto il giorno per arrivare al secondo campo ,base di partenza per Dallol e la spianata di sale ,l’ultima parte è solo deserto infinito con sabbioni che spesso mettono a dura prova l’abilità dei nostri piloti di jeep,all’imbrunire arriviamo al campo che dato il periodo è pieno e ci propongono di dormire con sacco dentro una specie di pollaio ,le donne si rivoltano gli uomini sono perplessi,vabbè la natura ma a tutto cè un limite cosicché decidiamo tutti di tornare nel deserto ed accamparci nella sabbia ,sicuramente più pulita del pollaio proposto.
Arrivati a pochi km nel deserto troviamo un posto per piazzarci ,mangiamo un pasto frugale e ci apprestiamo a dormire ancora una notte sotto le stelle sennonché si alza un vento cosi forte da alzare nuvole di sabbia che costringe alcuni di noi di dormire in qualche maniera sulle jeep.
Era da poco che mi ero addormentato ,mi sveglia la voce di una donna del gruppo che chiama la sua amica ,ci alziamo per sentire cosa ha fatto e ci dice che la sua amica si era alzata nella notte quando tutti dormivano per fare i suoi bisogni ma non è più tornata,ecco che come ne i film partono le ricerche ,tutti con le torce facciamo un ventaglio ma dopo una mezzora non troviamo niente allora qualcuno ha pensato che se si fosse trovata persa si sarebbe diretta verso il bagliore del campo base cosicché parte una jeep verso il campo e poco dopo ritorna con la signora dispersa chela stessa avendo perso l’orientamento(vi assicuro che è facilissimo nel deserto) aveva proprio preso la direzione del bagliore del campo base .






Ok anche questa avventura è passata ed andata a lieto fine,al mattino dopo una piccola colazione al campo ci dirigiamo con le jeep verso la zona di Dallol .

Dallol è una meraviglia geologica unica al mondo: un vulcano collassato che, trovandosi 80 metri sotto il livello del mare, dovrebbe a rigor di logica essere sottomarino. In realtà, essendo in una delle depressioni più profonde del pianeta, emerge dal terreno in tutto il suo splendore,
Un viaggio a Dallol è un'esperienza fuori dal comune, visto che Dallol è il luogo degli estremi per eccellenza:

- Con la sua temperatura media annua di 34,6 gradi, Dallol è il posto più caldo del mondo

- Dallol è l'unico vulcano al mondo sulla terraferma, avente un cratere sotto il livello del mare
- E' una delle zone al mondo con la più alta concentrazione di mini geyser perennemente attivi
- Le colorate acque dei laghetti sono in molti casi acide o tossiche
Preso dal web
Dopo un paio di ore di jeep nel deserto di sale arriviamo presso una zona che definirei lunare,dopo un breve sentiero ci troviamo davanti a questo spettacolo della natura,la giornata era nuvolosa ed i colori senza sole non erano molto accentuati.










































Finita la visita a Dallol ci dirigiamo verso il salar soffermandosi anche presso una pozza di acqua calda solforosa .







Ed infine il salar immensa distesa di sale dove ci lavorano centinaia di persone che il governo dando in concessione lo sfruttamento ha ottenuto che si mantenesse la manodopera e la tecnologia vecchia di millenni .Ogni giorno migliaia di persone dall’alba al tramonto tagliano ,sagomano e caricano su migliaia di dromedari e muli lastre di sale ed ogni sera partono carovane enormi verso la città.
La piana del sale di Dallol – Etiopia

Formatasi recentemente in termini geologici, la piana è il risultato di ripetuti ingressi del Mar Rosso la cui acqua poi evaporando ha depositato gli strati di sale e argilla. La Piana di Dallol è uno dei luoghi più bassi del pianeta, si trova, infatti, a quasi 300 m sotto il livello del mare, in una profonda depressione formata a seguito del rift etiope che letteralmente spacca l’Africa Orientale. Un giorno il Mar Rosso invaderà definitivamente queste terre e si formerà un nuovo oceano.
Centinaia di uomini chini sul terreno, il capo coperto, ai piedi dei sandali in gomma di fabbricazione cinese, si spaccano la schiena per estrarre i blocchi di sale dal terreno. Ci sono tre tipi di lavoratori: i primi rompono con grandi asce la crosta di sale nel terreno e le rivoltano, un secondo gruppo rovescia i blocchi e con colpi precisi di affilatissime lame, le “godmà”, li riducono a mattoncini tutti della stessa dimensione. Infine, ci lavoratori che legano mattoni in gruppi di 10 e li caricano sul dorso dei muli e dei dromedari. E’ un lavoro massacrante, il sale ricopre i tagli e le ferite provocando piaghe profonde sulla pelle e il riflesso del sole danneggia irrimediabilmente gli occhi. S’invecchia presto nella Piana del Sale di Dallol…
Poco lontano dalla Piana le compagnie minerarie hanno iniziato a estrarre il potassio dall’enorme giacimento. E’ arrivata l’Allana Potash, una compagnia canadese con potere e soldi. Vuole il potassio della Dancalia per farne dei fertilizzanti, un business enorme in confronto a quello dei lavoratori tradizionali afar. Molti uomini di Amhed Ela ora lavorano per la compagnia per poi spendere i pochi guadagni in alcool e scommesse.
Poco prima del tramonto si formano le carovane. Muli e dromedari carichi dei blocchi di sale s’incamminano verso la città sulla stessa strada percorsa dai pesanti camion dell’Allan Potash. Sono due mondi separati da secoli di “sviluppo” che s’incrociano, si guardano sottecchi. Gli uomini sui camion lanciano sfottò ai colleghi a fianco dei dromedari, quando arriverà la notte entrambi, si giocheranno il guadagno di una giornata sotto il sole.
Tratto dal web
















Infine lasciamo questa desolata regione cominciando a risalire verso la zona del Tigrai,lungo la strada non manchiamo di notare la bellezza dei volti del popolo Afar.







Ormai alla fine la nostra visita in Dancalia , dopo una notte dormita in un modesto hotel ci dirigiamo verso Makallè fermandoci prima a visitare una delle tante chiese nella roccia della regione del Tigrai.





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Meglio non guardare dove si va che andare solo fino a dove si vede.
Carlo Michelstaeder

Ultima modifica di poz960; 18-01-2014 a 15:18
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