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Originariamente inviata da Roadwarrior
Quallo che mi colpisce, di quest'ultima foto, è lo sguardo, tra lo scanzonato e il divertito (sembra), del militare in piedi. Avulso dal (tragico) contesto, potrebbe essere un ragazzo in gita con degli amici, felice di condividere con i compagni una bella giornata.
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Beh, fino a quel momento per la fanteria tedesca la guerra era stata davvero una scampagnata, e quel soldato, con buona probabilità, non aveva sparato nemmeno un colpo (non perchè sorrida, ma per semplice probabilità statistica). Diversa era anche la coscienza. Fino a quel momento non c'era stata una generazione europea che non avesse combattuto una guerra. Andare a spasso armati per un paese straniero, o difendere il proprio da chi volesse fare altrettanto, era più "normale" di quanto tendiamo a pensare oggi. Quando quei ragazzi ascoltavano le storie accadute ai loro padri sui fronti della IGM, lo facevano con la consapevolezza di chi sa che, prima o poi, sarebbe toccato a lui. Oggi non potrebbe nascere un proverbio come quello polacco che recita:
"combattere i tedeschi è un dovere, combattere i russi un piacere".
Quell'espressione è la stessa che avresti potuto vedere sulle facce dei soldati della Grande Armeè di Napoleone (pre campagna di Russia), o su quelle dei prussiani del 1870.
Come già ricordato da Gldani, la realtà della guerra industrializzata avrebbe ben presto cambiato le espressioni.
DogW