Lunedi 12 agosto: Diyarbakir - Sanliurfa ( Km. 190 )
Ci svegliamo con calma visti i pochi km odierni e a darci il buongiorno c'è un "simpatico" scarafaggio che sbuca da sotto il letto e se ne esce dalla porta come a dire "grazie dell'ospitalità" ! Ci mettiamo subito in strada ( la colazione non fa parte del servizio hotel ") e ci rendiamo subito conto che non sarà una tappa piacevole…fa davvero caldo! Questo ci costringerà ad innumerevoli soste alla ricerca di acqua fresca ed ombra. Proviamo a toglierci le giacche da moto ma l'aria e il sole diretti sulla pelle sono ancora più fastidiosi.Sostiamo in uno dei tanti autogrill lungo la strada x far benzina e riposarci e tre simpatici signori, intenti a chiacchierare, ci fanno accomodare portandoci delle sedie e, neanche a dirlo, ci offrono il tipico Chay bollente…che con 40 gradi non è proprio il massimo! Incuriositi cominciano a far domande sulla moto e da li a poco si innesca una divertente trattativa x scambiare la ns moto con un pick-up! Qualche dritta sulla strada, ringraziamo e ci rimettiamo in viaggio x affrontare gli ultimi km verso Sanliurfa. Arrivati in città cerchiamo subito l'hotel consigliatoci da Ulisse e Daniela in pieno centro e anche grazie all'aiuto della polizia arriviamo al Manici Hotel (4 stelle!!!). Finalmente un parcheggio coperto anche x la ns moto ed un hotel dall'aspetto lussuoso! Un illusione durata ben poco visto che la camera che ci rifilano sarà sprovvista sia di una bella vista che di un letto matrimoniale!
Sanliurfa è una città decisamente mediorientale, diversa da quelle viste fin ora, centro spirituale e meta di pellegrinaggio poiché legata alla memoria del profeta Abramo. Si trova infatti qui la grotta in cui è nato. Decidiamo nel pomeriggio di visitare il Golbasi ( l'Area Sacra ) affollata di donne coperte da Chador neri e uomini che indossano i Salvar (larghi pantaloni a cavallo basso!!!). Il suggestivo Golbasi costituito da due grandi vasche rettangolari popolate da Carpe Sacre e da un roseto è una ricostruzione simbolica della leggenda di Abramo. Questa narra che il profeta, patriarca dell'ebraismo, del cristianesimo e dell'islamismo annientò le divinità pagane proprio in questa città, ma Nimrod, re assiro locale, ordinò che Abramo venisse arso su una pira. Dio però trasformò il fuoco in acqua ed i carboni ardenti in pesci ed Abramo precipitò dalla collina su cui sorge la fortezza atterrando su un letto di rose. Ancora oggi si dice che chi cattura una delle Carpe sacre verrà colpito da cecità. A sud ovest del Golbasi visitiamo il Dergah un complesso di moschee e giardini che circonda il cortile colonnato della grotta natale di Abramo, che prevede ingressi separati per uomini e donne. Visita veloce alla moschea dove veniamo accalappiati da un signore che scambiamo per il custode e che, dopo una breve visita della moschea, insiste con Simo per farsi fotografare con me provando a baciarmi più volte sulla guancia. Con una scusa mi scrollo il tizio da dosso e proseguiamo un po sconcertati per conto nostro. Anche la mia visita alla grotta dura pochi minuti a causa della puzza e dell'umidità. Prima di rientrare all'hotel decidiamo di perderci nel bazar, uno dei più belli di tutta la Turchia, dove oltre all'infinità di banchi di abbigliamento troviamo macellerie con tagli di carni di ogni tipo conservate in modo a dir poco discutibile.
Siamo stanchi causa la temperatura che ci ha cotti bene a modo, perciò decidiamo di cenare nel bel ristorante dell'hotel. Di solito evitiamo queste scelte, ma dato che servivano la Efes (birra turca) non ci abbiamo pensato su due volte.
Prima di cena ritiriamo anche la biancheria lavata e stirata dal servizio lavanderia express (non economico) consegnata nel pomeriggio. La giornata si conclude con una piacevole telefonata via skype a casa.
Martedì 13 agosto: Sanliurfa - Nemrut Dagi (km. 272)
Ci alziamo alle 8.00 con aspettative molto alte per la colazione che dovrebbe essere super, considerate le stelle dell'hotel. Meno male che non veniamo delusi, la cena di ieri sera infatti non verrà ricordata a lungo (Efes a parte) così riusciamo a rifarci abbuffandoci come al solito. Ci promettiamo di saltare il pranzo, promessa che non verrà poi mantenuta. Intanto davanti all'hotel una coppia sta caricando i bagagli su una moto uguale alla nostra. Conosciamo così Maurizio e Gloria di Verona. Anche loro oggi hanno in programma la nostra stessa tappa, quindi ci salutiamo con un arrivederci. Quando partiamo noi, il sole è già bello caldo, ma siamo ottimisti visto che dovremmo finalmente ritornare in montagna e trovare un po' di refrigerio. Complice la bella strada maciniamo in fretta i primi km e in poco tempo ci troviamo al fresco. Per entrare nel parco del Nemrut Dagi (2150m) ci sono diversi ingressi (8lt a persona) e noi optiamo per quello sconsigliato dalla guida: una strada secondaria sterrata che sale ripida per oltre 10km (da evitare assolutamente con la pioggia con pneumatici normali). La scelta si rileva azzeccata perché il percorso panoramico regala scorci fantastici in completa solitudine e si passa da Eski Kale (Arsameia) prima di arrivare in vetta. In questo sito si trovano alcune stele di pietra raffiguranti apollo e una galleria sotterranea che porta ad una stanza scavata nel profondo della roccia destinata a riti religiosi nella quale non ci attentiamo ad entrare. Ci fermiamo a bere anche una birra e fare un lunga chiacchierata con il ragazzo che parla un ottimo inglese dell'ombreggiato chiosco. E' così gentile che ci prenota anche una camera alla Cesme Pension (100lt mezza pensione). Per chi avesse un tenda consigliamo assolutamente di fermarsi da lui (purtroppo non ricordiamo il nome): mette a disposizione bagni e pasti semplici e garantisce che il cielo alla notte è uno spettacolo incredibile. Non facciamo fatica a credergli.
Arrivati alla pensione, un posto semplice ma tranquillo vicino a un torrente con un piccolo allevamento di trote ad accoglierci c'è il proprietario con la sua cagnolona e la moto di Maurizio e Gloria. E' da poco passata l'ora di pranzo decidiamo così di rilassarci un attimo, fare qualche telefonate, pubblicare due foto ed andare sul monte Nemrut al tramonto. Scambiamo due chiacchiere con Gloria, mentre Maurizio è purtroppo costretto a letto con la febbre alta.
Alle 18.00 con la moto completamente scarica saliamo per i 6 km che ci separano dalla cima. Gli ultimi 600 mentri sono da percorrere a piedi su un semplice sentiero panoramico di pietre. Raggiungiamo così una delle prime due terrazze artificiali realizzate proprio sotto la cima da Antioco I Epifane, un megalomane sultano di epoca preromana che desiderava una piccola e comoda tomba-santuario. In queste terrazze si trovano enormi statue monumentali raffiguranti il sovrano e alcune divinità con le quali credeva di essere imparentato. I terremoti hanno poi decapitato gran parte delle statue ed oggi colossali busti siedono in silenzio davanti alle loro teste alte 2 metri che li osservano dal basso. Aggiriamo poi in 5 minuti la montagna passando sulla terrazza ovest per goderci il tramonto che colora le teste di rosso. Unico peccato è l'assembramento di gente che si raduna a quest'ora. All'alba si ripete poi lo stesso accalcamento sulla terrazza opposta. Ci infiliamo velocemente la giacca, senza il sole la temperatura è precipitata repentinamente e corriamo giù verso la nostra cena di pesce che ci aspetta. Mustafa, il proprietario, ha apparecchiato fuori sotto un albero, Maurizio intanto si ripreso un pochino così passiamo una piacevole serata parlando ovviamente di viaggi dopo aver divorato una squisita trota . E' sempre un piacere stare ad ascoltare viaggiatori, persone mai banali, insomma dei personaggi. Pensare che Gloria ha viaggiato da sola con gli autobus tutta la Turchia ben 30 anni fa e attualmente ha visitato 64 paesi. Adesso sta ripercorrendo lo stesso giro riscontrando ovviamente enorme differenze. E' un insegnante che a 50 anni ha deciso di andare insegnare italiano in Polonia. Quando ci diamo la buona notte abbiamo bello e pronto il tour della Polonia! Ci addormentiamo così sognando viaggi futuri, finalmente a finestre aperte senza aria condizionata e con lo scorrere del ruscello che ci culla. Non chiediamo altro. La Dani vorrebbe fermarsi qua per il resto della vacanza e non ha tutti i torti.
Mercoledì 14 agosto: Nemrut Dagi - Uchisar (600km)
I km odierni sono tanti, quindi aiutato da GoogleMap metto a punto una scorciatoia per risparmiare tempo e strada. Il problema è che, non avendo ne un navigatore ne una cartina dettagliata, la possibilità di sbagliare strada o di perdersi in queste montagne è elevata. Oltre fatto che la benzina rimasta nel serbatoio è sufficiente al massimo per 100km e che Mustafa è convinto che lungo la "mia" scorciatoia il primo distributore è a circa 80km di strada "brutta". Ci siamo alzati alle 6.30 e alle 7.30 siamo già in sella dopo la colazione (record!). Testardi con non mai decidiamo di provare la strada più breve. Ripassiamo davanti al nostro amico del chiosco dell'Arsamenia al quale chiediamo un ulteriore parere sulla strada. Anche lui boccia immediatamente la nostra rotta consigliandoci di ritornare sulla strada principale. L'indecisione aumenta, ma continuiamo convinto io, la dani un po' meno, sulle nostre idee. Dopo una trentina di km ci rendiamo conto di non capire più dove siamo. I miei occhi guardano più il livello del serbatoio che la strada e ormai la mia unica speranza è di trovare un cartello che ci indichi qualcosa di più di un villaggio 15 abitanti. Ma niente. Chiediamo ai rari passanti indicazioni, ma oltre all'ostacolo della lingua uno prima ci indica una direzione e un'altro quella opposta. Ormai siamo scoraggiati fino a quando dopo una curva troviamo l'indicazione che tanto aspettavamo. Morale delle favola ritorniamo sulla strada principale (quella che non volevo fare) con il risultato di fare molti più km e aver perso più molto tempo del previsto. Insomma come direbbero i miei amici "epic fail"! Il nemrut Dagi ci ha sconfitti! Facciamo benza al secondo distributore che troviamo (il primo era secco) rendendoci conto di aver preso dei rischi inutili. Ne faremo tesoro.
Ci buttiamo lo stress accumulato alle spalle con un splendida sosta pranzo presso le cascate. Il luogo è fresco e ombreggiato e merita davvero una sosta, in più servono balik (pesce) su piastre roventi direttamente al tavolo. Riordiniamo lo stesso piatto della sera prima perché, dopo tutto il kebab dei giorni scorsi, il pesce è una vera manna dal cielo.
Sono quasi le sette di sera quando finalmente entriamo nel paesaggio surreale della Cappadocia. Siamo molto emozionati e procediamo quasi a passo d'uomo davanti ai primi peribacalar (camini delle fate) nel centro di Goreme. Non sono altro che pinnacoli di tufo isolati, alcuni alti anche 40 metri, a forma conica o fallica sormontati da cappucci di roccia più dura. Si sono formati grazie a fenomeni di erosione che hanno spazzato via lo strato di lava che ricopriva il tufo. Decidiamo di pernottare per 3 notti a Uchisar, una piccola e graziosa cittadina che sorge su un'altura, famosa per il suo castello e per le sue vedute panoramiche su tutta la Cappadocia. Si rivelerà un ottima scelta perché appena distanza 6km da Goreme non viene presa d'assalto dai pullman dei turisti. Optiamo per il Takaev Hotel che ha riservato per noi una "Suite cava": un trilocale di oltre 40mq scavato nel tufo con un bagno enorme (70 euro a notte). Abituati come siamo non ci sentiamo a nostro agio, in più il letto è veramente umido. Così, davanti all'incredulità del simpatico ragazzo che sta alla recepion 24h al giorno (alla nostra domanda su quante ore lavorasse rispose "I'm a robot!), chiedano di cambiare con una camera più modesta, ma con vista mozzafiato sulla valle. Ora sì che ci siamo!
Dopo esserci sistemati, facciamo una passeggiata per cercare un ristorante e arriviamo proprio sotto al castello nel restaurant du Mustafa che parla anche un po' d'italiano e tiene aperto fino a tardi. I problemi linguistici in Cappadocia sono terminati, chiunque lavori qui sa parlare più di una lingua.
Giovedì 15 agosto: Cappadocia (km. 90)
Al Takaev la colazione viene servita su una splendida terrazza dalla quale la vista è di quelle che lascia letteralmente senza fiato. Ai nostri piedi si apre l'intera valle di Goreme, un paesaggio lunare al quale nessuna foto è in grado di rendere giustizia. Per oggi i nostri occhi potrebbero essere già soddisfatti, ma ecco che al tavolo si siede Enis, l'ultradisponibile ragazzo delle reception, munito di mappa che ci organizza praticamente la giornata. C'è tanta carne al fuoco e si raccomanda di ritornare per le 17.00 all'hotel per non perdere la visita a piedi con Murat (proprietario dell'hotel) nella Valle delle Rose, tutto questo gratuito!
A malincuore dobbiamo abbandonare la colazione e partire per la nostra maratona che prevede: una passeggiata nella Gorkundere (Valle dell'Amore dove si può camminare in mezzo a rocce particolarmente spettacolari), la visita di Cavusin (un paesino dominato da una rupe con rovine di un antico villaggio abbandonato), Zelve (altro paesino con chiese e case scavate nel tufo), la valle di Devrent (detta anche "immagination valley" perché si può giocare a riconoscere diverse figure nei fitti camini, come il cammello, la foca, il cappello di Napoleone e tutto ciò che la fantasia vuole vedere!) e ultimo, ma non ultimo, il museo a cielo aperto di Goreme (un antico insediamento religioso bizantino costituito da chiese, case e cappelle ricavate nella roccia, Patrimonio Mondiale dell'Umanità e attrazione più nota della Cappadocia,).
Girare in moto in questa regione è impagabile. In ogni momento viene voglia di infilarsi in una delle tante strade bianche sicuri che dietro a qualche collina si nasconda qualcosa di unico. Ci sentiamo come ad un enorme banchetto (a buffet come piace a me!) digiuni da giorni. Ma ci imponiamo di procedere con ordine, perché se rincorriamo come bambini tutto quello che ci si presenta davanti non ne veniamo più fuori di certo.
Come temevo sforiamo notevolmente con l'orario. Sono quasi le 5 e invece di essere all'hotel per il trekking, stiamo sorseggiando the in compagna di un ragazzo di Chicago e due turchi all'interno di un giardino botanico nascosto tra enormi camini e non abbiamo la minima intenzione di alzarci. Il natural Garden, raggiungibile tramite un sentiero sabbioso che mi ha messo in difficoltà alla guida, si trova nascosto al termine di una valle e per questo non viene preso d'assalto dalle orde dei turisti in pullman (i nostri "nemici" numero uno, perché al loro arrivo finisce l'atmosfera che posti come questi riescono a creare). Il tutto è gestito da un comico signore che insiste per mostrarci ogni angolo e pianta del suo terreno.
Il sole sta scendendo e ci rendiamo conto che dobbiamo assolutamente ritornare per visitare il museo a cielo aperto di Goreme (ingresso 8lt), imperndibile, dove per la gioia della Dani è previsto il noleggio di un audio guida.
Torniamo all'hotel che sono le 8 passate e decidiamo di fare il bucato (a disposizione c'è una lavatrice sotto la gestione dell'onnipresente Enis) prima di cenare nella turistica Goreme. Lo sbalzo di temperatura dal giorno alla notte è notevole e in moto lo si percepisce subito. In un bel ristorante assaggio finalmente il tasti kebapi, tipico della Cappadocia, un kebap con salsa di funghi e cipolle che viene cotto lentamente sulla carbonella in una pentola di terracotta sigillata, che poi viene rotta teatralmente quando è portata in tavola. Esausti dopo questa intensa giornata riusciamo ad andare a letto non prima che la Dani abbia fatto il suo giro quotidiano alle bancarelle!
Venerdì 16 agosto: Cappadocia (km. 230)
La scena della mattina precedente si ripete, solo che oggi ad consigliarci cosa visitare si siede al tavolo della colazione Murat. In perfetto inglese ci mette a punto un promettente tour ad anello di 230km. Ritardiamo volentieri la partenza per scambiare due piacevoli chiacchiere con Valentino e Roberta, una coppia di Como e Milano, arrivati ieri nel nostro hotel con la loro Bmw R1200RT. Sono appena reduci da una multa per eccesso di velocità e ridendo e scherzando scopriamo di avere molte passioni in comune. Saremmo stati volentieri a parlare ancora con loro, ma "il dovere ci chiama" e per oggi abbiamo programmi diversi, peccato.
Questi ragazzi sorridenti, tranquilli e soprattutto umili, ci ricordano quanto sia piacevole parlare con un persone che hanno tanto da raccontare, ma prima di tutto sono capaci di ascoltare. Capita spesso negli incontri in viaggio e non solo, che le persone ti spiattellano in faccia tutto quello che hanno fatto e brigato, come se fosse un attestato a dimostrare il loro valore. Non si fa in tempo a condividere qualcosa che loro l'hanno già fatto prima di tutti e in modo più avventuroso e rischioso, come se quello fosse l'unico e il solo metro di misura. Anche io in passato credo di aver peccato un po' di presunzione nei "viaggi" in bicicletta. Mi sentivo un po' come un eroe che aveva compiuto un'impresa. Quando incontravo gente in moto pensavo "beh così ci riescono tutti"!!! (ai tempi non avevo ancora 30 anni e non ero mai salito su una moto!). Credo che la Turchia con le sue regioni più orientali fuori dal turismo di massa, con la sua gente dall'ospitalità sorprendente e le sue tradizioni ancora così vive e ben radicate, mi abbia fatto dimenticare che stavamo viaggiando in moto e mi abbia fatto capire che stavamo semplicemente viaggiando. Fino ad ora la Turchia mi ha regalato e insegnato tanto a prescindere dal fatto che fossi in bici, in moto o piedi, o che fossi arrivato via terra o con l'aereo, o che avessi alle spalle mille viaggi o nessuno. E di questo ne sono grato.
Con questi noiosi pensieri arriviamo alla stravisitata underground city di Kaymakli (ingresso 15lt), un labirinto di vani e gallerie che si inabissano per 8 piani sottoterra (solo 4 però sono aperti ai visitatori). Si pensa che questa vera e propria città potesse ospitare 3000 persone. La fitta rete di città sotterranee di questa regione (ce ne sono diverse, la maggior parte non accessibili) è stata creata originariamente dagli ittiti e poi ampliata dai bizantini che le utilizzavano come rifugi per sfuggire dalle persecuzioni.
Continuiamo con le precise indicazioni di Murat fino a Belirsima nel cuore della valla di Ihlara. Qui passeggiamo all'interno di un canyon con rupi frastagliate a fianco di un fiume (Melendiz Soyu) che si serpeggia tra chiese affrescate e distese infinite di vegetazione. Riusciamo poi a pranzare sdraiati sui tappeti di una precaria palafitta sul fiume. Dopo pranzo ne approfittiamo anche per un riposino.
L'ultima parte del tragitto è un po' più noiosa, la strada si fa più larga e veloce e a parte un lago termale e un altro paesino con le tipiche case e piccionaie scavate nella roccia, non c'è niente che valga una sosta. Chiuso l'anello a Goreme, richiamati dal rumore di alcuni quad, decidiamo di avventurarci nella Valle delle Rose con la nostra moto. Complice il tramonto ci gustiamo un paesaggio straordinario e scattiamo foto da copertina! Due piccoli inconvenienti prima di rientrare in hotel: il primo, meno grave ma più doloroso, una puntura di ape sul braccio infilatasi dentro la manica della giacca, il secondo la rottura della macchina foto con legittima incavatura della Dani. Alla sera visto l'ora tarda e la certezza di trovare qualcosa da mettere sotto i denti ritorniamo da Musfafa (45lt), dove incontriamo un altra coppia di italiani in moto all'ottava volta in Turchia sempre in moto. Degli affezionati insomma!
ultime tappe tra poco. ciao!