11° giorno: lunedì 27 maggio, Geghard (ARM) => Vardzia (GEO), KM 320
Stamani a colazione troviamo molti prodotti fatti in casa. Dalle marmellate alle noci sciroppate (dolci da morire). Le cose semplici sono sempre le migliori.
Stamani dobbiamo oltrepassare yerevan ma senza fermarci per vederla. Nella preparazione del viaggio siamo stati in dubbio se metterla o no, poi, vedendo vari commenti, abbiamo deciso di saltarla.
Da dove siamo, geghard, non vogliamo fare la periferia di yerevan, e decidiamo di fare una strada alternativa, tracciata sia sulla carta che sul navigatore.
Partiamo seguendo le indicazioni ma ci ritroviamo ben presto a percorrere un bello sterrato in salita con tornanti e ciottolaie. Maremma maila…..siamo carichi e le pioggie dei giorni precedenti hanno creato dei crateri nelle curve. Procediamo piano, ispezionando i tratti più difficili.
Troviamo anche una macchina con la coppa dell’olio sfondata…..
Dopo qualche km ritroviamo la campagna e una strada migliore. Ci dirigiamo verso Echmiadzin dove assistiamo a una scena memorabile.
Ci fermiamo all’ingresso del paese per controllare la mappa, un gruppo di ragazzi in macchina (una vecchia lada) ci vede e il guidatore vuole fare il gradasso. Parte a tutto gas e al centro di un incrocio fa un testa coda controllato con sgommata alla ripartenza. I passanti non ci fanno molto caso…ma noi sì. Il piccolo Senna Armeno riparte…..
Arriviamo al complesso della cattedrale di Echmiadzin, l’area è grande e comprende anche giardini e centri di studio. La chiesa è aperta e la visitiamo. Il museo, dove ci dovrebbero delle interessanti reliquie, è chiuso. Fa un bel caldo, mal e fontane pubbliche ci aiutano.
Oggi torneremo in Georgia, per poi tornare in Turchia. Le frontiere Turco/Armene sono chiuse e non è possibile tagliare, dobbiamo rifare il giro. Ne approfitteremo per vedere Vardzia
Ci mettiamo in moto verso Gyumri, ma la M1, l’autostrada (in Armenia sono gratutite), che porta direttamente a Gyumri da sud/ovest è chiusa. Dopo un po’ di interruzioni e di deviazioni sterrate, ci costringono a passare dalle M3, che passa da est. Il tempo si mette al peggio. Si incomincia a salire in quota e si sente. Dai 20/25 gradi siamo passati ai 15. Percorriamo la statale e vediamo che andiamo incontro ad un bel temporale. Non battiamo ciglio perché fino ad oggi non abbiamo preso una goccia di pioggia. La temperatura scende e con lei anche le prime gocce di pioggia. Entriamo nel mezzo del temporale. Una violenta grandinata di prende di mira, ma per fortuna dura solo una ventina di minuti. La temperatura è circa 10 gradi.
Stiamo arrivando a Gyumri. Se in genere le strade Armene sono piene di buche, Gyumri è il Festival dello sconnesso. Sembra un crossodromo. In città non esiste asfalto ma solo vecchie tracce ormai disfatte di manto stradale. Si aprono crateri e le macchine fanno zig zag senza stare tanto a guardare se un povero cristo con il Gs ha scelto di venire in ferie qui.
Notiamo sempre come ci siano una bella quantità di macchinoni neri da oltre i 100k€. Non vediamo l’ora di uscire da questo inferno e con un po’ di manico ci portiamo via dal caos.
Direzione Bavra. Il paesaggio è bello, di campagna. Spazi immensi in cui perdere lo sguardo.
Via via che ci avviciniamo al confine notiamo che i paesi si fanno sempre più poveri. Le strade, se possibile, peggiorano. Troviamo, come negli scorsi giorni, gruppi di lavoratori che fanno diventare la buca quadrata, li lasciano lì per dei giorni, e poi tornano con comodo a coprirla. È impossibile non prenderne in pieno diverse al giorno.
Ci fermiamo a Bavra per fare le foto alle cicogne che fanno i nidi sui pali della luce.
Le case sono fatte in pietra e tetti di torba.
Esiste un bar come luogo di aggregazione. Nulla dipiù. Mi viene in mente che mi piacerebbe mandarci qualche nostro politico…..
Raggiungiamo il confine dove non c’è nessuno. Il cielo è sempre cupo. La frontiera Armena è molto scarna, un semplice baracchino. Non ci sono altre strutture come benzinai e, mi sembra, neanche cambiavalute.
Poco più in là stanno costruendo la nuova dogana Georgiana, un complessone enorme che non ha confronti con la dogana Armena. Superiamo il confine puntando verso Vardzia. Incominciamo a scendere dalle alture ed esce anche un bel sole.
Arriviamo a Vardzia dove prendiamo alloggio nell’unica struttura vicino alla città sotterranea. Al ponte la città è a dx, lo “chalet” è a sx. lasciati i bagagli andiamo a vedere la città scavata nella roccia. L’ingresso è a pagamento, solo qualche €.
Sono le 18:00 e la struttura chiude alle 19:00. Dobbiamo sbrigarci. Entriamo e facciamo a piedi la salita che porta alle grotte, per fortuna troviamo un gruppo di turisti e questo ci rassicura. Qui c’è anche una bella chiesa ortodossa scavata nella roccia e vari tunnel che portano a stanze interne.

Finita la visita ci fermiamo al bar e ci facciamo una bella birretta in riva al fiume.
Dove dormiamo c’è un turista olandese che fa trekking. Zitto zitto cacchio cacchio, ci racconta che si fa 4 settimane in Armenia e 4 settimane in Georgia…da solo. Alla faccia delle ferie diciamo noi.
La cena è fatta in casa. Pesce del fiume, verdura del campo e vino della zona. Piacevole serata a parlare con l’olandese e la sua guida georgiana, che non perde occasione di ricordarci che gli Italiani e i Georgiani sono popoli amici.