SESTA E ULTIMA PUNTATA (Km 332)
Il viaggio è al termine, ma abbiamo ancora due mete prima di prendere la strada di casa: Mostar e Dubrovnik.
La prima è celebre per il suo vecchio ponte e per il fatto che il ponte fu abbattuto nel corso del conflitto degli anni novanta ad opera dell’esercito croato-bosniaco, forse uno dei gesti che più colpirono l’opinione pubblica per la sua inutilità militare ed il chiaro significato ideologico di separare la comunità cristiana da quella musulmana.
Dubrovnik è famosa per la sua bellezza e per il bombardamento nel 91-92 ad opera delle Forze serbo-montenegrine che ne danneggiarono seriamente molte opere d’arte senza riuscire però riuscire a raggiungere lo scopo di staccare la città dalla nascente Croazia.
Ripercorriamo il viale dell’aeroporto e lasciamo Sarajevo sulla strada 17. I primi trenta chilometri sono faticosi per il pesante traffico, ma subito dopo Tarcin la strada si libera e corriamo lungo un lago artificiale, circondati da alte vette di tipo alpino.
A Jablanica imbocchiamo la valle della Neretva che ci accompagnerà fino a Mostar. Il fiume scorre lentamente e maestoso, punteggiato di piccoli allevamenti di pesce d’acqua dolce; prima della città ci accorgeremo che il motivo di tanta imponenza è anche in questo caso una diga che blocca la corsa delle acque.
Arriviamo a Mostar verso le undici e ci rendiamo conto di avere sbagliato i conti: l’estate è finita, ma non il turismo. La città vecchia è intasata di persone che vagano incolonnate fra bancarelle e ristori; l’attrazione principale sembrano essere due giovanotti che, in costume da bagno, promettono di tuffarsi nella Neretva e intanto raccolgono soldi dai curiosi.
Abbiamo sbagliato i conti e ieri sera avremmo fatto meglio ad imboccare la strada per Mostar a Foca invece di tornare a Sarajevo. Ma tant’è, il danno è fatto. Raggiungiamo velocemente la motocicletta, facciamo due chiacchiere col posteggiatore a cui avevamo lasciato in custodia anche le giacche e ripartiamo subito.
Per raggiungere Dubrovnik non proseguiremo sulla strada 17, ma risaliremo l’altopiano Podvelezje e scenderemo a Gacko e Trebinje.
L’altopiano si rivela bellissimo e molto vario. Nella prima parte si corre in un ambiente carsico, arido e deserto in vista del Monte Velez. Salendo da Mostar, pochi chilometri dopo la deviazione dalla strada 17 si incontrano sulla destra i resti di un poderoso castello medievale: il castello di Herceg Stjepan che governò la Regione nel corso del Medio Evo.
Sull’altopiano incontriamo qualche auto, ma nessuna apparente coltivazione o allevamento. Da Nevesinje, che si raggiunge dopo trenta chilometri, il paesaggio lentamente si trasforma e si corre lungo tortuosi valloni attraversando piccolissimi villaggi deserti ed incontrando mucche al pascolo che stazionano pigramente sulla strada.
A Gacko ci da il benvenuto l’estesa miniera di carbone a cielo aperto e la grande centrale termoelettrica annessa; il territorio appare profondamente segnato dall’attività estrattiva, ma la devastazione del territorio dura poco perché, una volta attraversata la cittadina, riprende il bellissimo altipiano che corre in direzione nord-sud.
La strada si fa ancora più interessante dopo Bileca quando si incontra un altro grande lago artificiale (Bilecko Jezero) che si costeggia per qualche chilometro prima di arrivare a Trebinje, sullo sfondo a sud le montagne che separano questa zona dalla costa adriatica.
Poco prima di Brgat e del confine con la Croazia, la strada raggiunge la costa e incombe con bellissima vista sul golfo di Cavtat, Ragusavecchia, l’antica Epidauro.
Passiamo la sera a Dubrovnik, affollata di turisti ed in festa per una manifestazione folcloristica. La città è stata ricostruita ancora più bella di quanto fosse prima del bombardamento ed occorre entrare nella galleria
War Photo Limited (
www.warphotoltd.com), di cui raccomando caldamente la visita, per ricordarsi che anche questa città fu coinvolta nel conflitto con quindicimila sfollati e un’ottantina di morti fra i civili.
Dopo Dubrovnik risaliamo lentamente la Costa Dalmata, godendoci lo splendido panorama, ma questa è un'altra storia.
FINE.