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Vecchio 03-10-2012, 17:46   #20
Massimo
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Ragazzi, vi ringrazio per i complimenti, ma francamente non credo di aver fatto nulla di straordinario. A Capo Nord ci va il mondo, in fondo basta solo guidare. Decisamente meno sono quelli che passano per la Russia, forse più che altro per le complicazioni burocratiche e per la sensazione di smarrimento che le menti più sensibili possono percepire.

Comunque Murmansk è una meta alla portata di tutti, basta solo un po’ di spirito di adattamento e la curiosità di attraversare un paese decisamente diverso dal nostro. Nulla a che vedere insomma con chi attraversa la Siberia o le regioni più orientali di questa vasta nazione.

Siccome mi chiedete qualche informazione in più, provo a raccontarvi la mia piccola avventura russa.

La burocrazia dall’Italia è abbastanza semplice: basta il passaporto e il visto, che si può ottenere tramite una delle tante agenzie specializzate. Molte assicurazioni non coprono la Russia, per cui serve una polizza temporanea che si dovrebbe poter fare in frontiera (e che io non ho fatto). Consigliata, ma non obbligatoria, la patente internazionale che si fa in Motorizzazione. C’è poi la registrazione da fare nel primo albergo in cui si dorme, ma questo lo sanno tutti.

Io sono entrato dalla Lettonia, dove c’era una colonna di cinque km di camion che ho ovviamente superato senza alcuna protesta. Le formalità in uscita sono veloci, quelle in entrata in Russia un po’ meno. Diciamo che ci ho messo due ore e mezza e credo che mi sia andata bene.

A me è successo un piccolo inconveniente. Ad uno dei vari controlli in dogana ho visto un cane che gironzolava slegato tra i veicoli fermi per i controlli. La bestia a un certo punto ha alzato la zampa e ha espletato sulla ruota della mia moto. Istintivamente l’ho cacciato dandogli una decisa e potente scarpata sul muso.

Era il cane antidroga! E’ venuto fuori un casino inimmaginabile con tutti i doganieri russi incaxxati come bestie. Mi hanno praticamente smontato la moto.

Poi c’è la trafila del foglio di immigrazione con la registrazione della moto, che ho dovuto rifare da capo per il fatto che la data era sbagliata. Ovviamente la mente del burocrate russo medio non partorisce l’idea di correggere, ma preferisce, anzi impone, di rifare tutto dall’inizio. In realtà il burocrate era una bella e giovane doganiera bionda, ma il fascino italiano non è stato sufficiente.

Nella situazione non mi sono sognato di chiedere se potevo fare l’assicurazione temporanea, perché immaginavo cosa sarebbe potuto succedere se, metti mai, l’ufficio fosse chiuso o non esistesse. Così ho deciso di proseguire promettendomi di farla nella prima cittadina.

Non conoscendo il russo non sapevo però come riconoscere un’agenzia di assicurazioni e così sono andato avanti senza assicurazione.

Lungo la strada per San Pietroburgo incontro un motociclista russo fuori di testa, che girava con una R1 senza targa e impennava in piedi sulle pedane. Gli ho spiegato il problema e mi ha detto che l’unica soluzione era quella di seguirlo (e non andava affatto piano) senza fermarsi ai posti di blocco… che tanto la polizia non insegue le moto.

Così ho fatto, passando in accelerata piena davanti a ben tre pattuglie con la paletta fuori. Mi è andata dritta.

Tra San Pietroburgo e Petrozavodsk non ci sono molti posti dove dormire. A Syasstroy mi sono dovuto arrangiare in una scuola elementare che in estate dava da dormire a bambini disagiati e poveracci.

Informandomi poi da gente più affidabile del motociclista di cui sopra, mi è stato spiegato che la polizia non ferma i motociclisti russi, ma per gli europei la musica cambia. A me è andata dritta, ma di solito – così almeno mi è stato detto – se si salta un posto di blocco, ti aspettano in forze al paese successivo e li sono banane!

Per farla breve mi sono fatto 900 km, ben oltre i limiti di velocità, senza assicurazione e senza registrazione (nella scuola ovviamente non ti mettono il timbro), rischiando probabilmente rogne non da poco.

A Petrozavodsk (che è l’unica città seria tra San Pietroburgo e Murmansk) mi sono quindi fermato un giorno e ho fatto l’assicurazione temporanea (l’ufficio turistico mi ha trovato una compagnia con personale femminile che parlava inglese e un albergo che mi registrasse.

A dirla tutta – e senza esagerare - mi sembrava di essere entrato in un’agenzia di modelle, non in un ufficio di assicurazioni. Poco male.

Fino a Petrozavodsk la Karelia è abbastanza urbanizzata. Da lì in su, fino a Murmansk, la musica cambia. Pochi e distanti i paesi, per lo più piccoli paesetti diroccati e fatiscenti, con poche strutture dove dormire e mangiare. Sconsiglio di fermarsi dove capita senza aver prenotato, perché può capitare che non ci sia da dormire o che sia tutto pieno.

Tra un paese e l’altro sconfinati boschi piatti tutti uguali e la strada diritta come un fuso.

Siccome non sarei riuscito a spararmi in un giorno i 900 km che separano Petrozavodsk da Murmansk mi sono fatto prenotare un albergo a Kem. Non mi avevano detto però che non c’erano ristoranti e così ho mangiato un piatto di minestra alla mensa dei poveri (non c’era altro).

Kem sembra fermo agli anni 30. Strade con buche enormi e allagate. Qualche bar, niente negozi, poca gente in giro. Condomini tenuti su con lo scotch e nient’altro. Mi sono sentito a disagio e non vedevo l’ora di levare le ancore.

La popolazione russa di norma sa solo il russo e si fa i cavoli suoi. Una moto occidentale che si ferma lascia il russo medio completamente indifferente, almeno dalla mia esperienza. Se chiedi informazioni metti anche che ti danno una mano, ma certo non vengono a chiederti se hai bisogno di qualcosa. In ogni caso le informazioni che ho ricevuto erano quasi sempre sbagliate. Del tipo vai li che ci sono molti alberghi, uno dopo l’altro e tutti nuovi… in realtà non c’era nulla. Gente tranquilla comunque.

Murmansk è una grande città. Lo stile sovietico è imperante anche lì ovviamente. Gli alberghi sono costosi, come in tutta la Russia che ho attraversato del resto. Cercavo un albergo e mi hanno mandato in un bordello. Ho trovato un albergo, ma ci si potevano anche portare delle ragazze… insomma la cosa mi è sembrata abbastanza promiscua.

La popolazione femminile russa è mediamente molto bella, anche a Murmansk, però non ho avuto tempo di approfondire.

La strada da San Pietroburgo e Murmansk (circa 1400 km) è ampia, sostanzialmente diritta e pressoché tutta uguale. L’asfalto varia dal discreto al molto buono. Ho trovato cantieri (e quindi sterrato) solo per circa 40-50 km. La polizia è abbastanza presente. Di solito una macchina con un solo poliziotto a bordo. Velox collegato a distanza. Dal momento in cui ho avuto l’assicurazione ho rispettato i limiti e non mi ha mai fermato nessuno. Prima, la storia ve l’ho raccontata.

Il paesaggio cambia decisamente nella penisola di Kola, che è montagnosa, più bella e varia paesaggisticamente. La strada tra Murmansk e il confine norvegese mi è piaciuta molto. Tutta la zona è abbastanza militarizzata, ci sono parecchie caserme, con carrarmati e soldati.

Discorso benzina. Va sfatato il mito che non ci sono distributori e che serve grande autonomia. La distanza massima che ho registrato tra un benzinaio e l’altro è stata di 70 km. Solo in un caso la faccenda cominciava a farsi seria perché un benzinaio era senza benzina e con la mia moto la riserva mi consente appena 40 km andando piano. Tra taniche supplementari e il fortunato incontro con un pick-up con moto al seguito (che mi ha regalato 5 litri) me la sono comunque cavata. Con un GS, zero problemi, magari fate il pieno prima di entrare in riserva. Ah… la benzina si paga in anticipo. Quindi se fate un pieno prima cacciate la grana e poi andate a prendervi il resto.

Credo di aver detto tutto.
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Massimo Adami
BMW F800GS Adventure
YAMAHA XT600E
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