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Vecchio 16-09-2012, 12:09   #63
naga
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Mercoledì 20 Giugno 2012
periferia di Bucarest (ROM) – Kiskunfélegyháza (HUN)
738 km.

La mattina, all’atto di pagare la stanza, l’albergatore riesce a farmi girare le balle; il conto mi pare infatti stranamente salato (dovrebbe essere pari ad un pernotto più una cena).

Controllo per bene e mi ritrovo addebitate due cene, chiedo quindi di vedere la firma sul conto, una delle due non è palesemente la mia, ma lui che ha fatto la notte – non sapendo a chi addebitarla e dovendo comunque far quadrare i conti – pensa bene di farla pagare a me. Capisce che mi sto arrabbiando e poi corregge il conto.

Tappa noiosa quella di ieri, mi potrò rifare oggi percorrendo la Transfargarasan, e transitare dunque per i Carpazi meridionali.

Non sarebbe corretto dire che la Transfargarasan è famosa, solo perché teatro di una puntata di Top Gear, di fatto la trasmissione inglese le ha dato maggiore visibilità, almeno a noi “occidentali” che da queste parti non ci passiamo spesso.

Niente da paragonare tuttavia, con le strade alpine austriache; scordatevi gli asfalti da biliardo del Großglockner, i posti ristoro della Nockalmstrasse e i prati fioriti della Silvretta Hochalpenstrasse, la Transfargarasan è proprio una strada rumena, paragonabile alla sua famosa zuppa acida (ciorbă) – "gnorante" al punto giusto e, per questo, non meno affascinate e gradevolissima da percorrere.

Sono salito da sud, quindi lato diga per intenderci – la parte con l’asfalto più rovinato; credo che percorrendola da nord a sud sia però più pagante. Qui siamo sulla diga ...





Il “pulciuoso” di turno difende strenuamente il tozzo di pane guadagnato dopo una notte passata di guardia!



La giornata è fresca e splendente ...



Qui si sale ancora dal lato sud



La neve si scioglie e i rigagnoli sono e vere e proprie cascate di acqua



Raggiunta quasi la cima, trovo ad aspettarmi – maestoso – questo splendido cavallo bianco …



L’asfalto non è perfetto, ma è privo di grosse buche e di pietre. Ad un certo punto sento una botta sull’anteriore; mi arrabbio con me stesso per non aver visto la pietra che evidentemente era in mezzo la strada. Poi mi viene un atroce dubbio, guardo nello specchietto e … ma quella non era una pietra!!!!!!!!!!!!

Era la telecamera montata sul davanti che staccatasi è andata a finire sotto la ruota anteriore. Riesco a recuperare la SD che, per fortuna, è integra.



L’inverno deve essere stato duro …



Una volta arrivato in cima, mi delizio con un salsicciotto annegato da patate fritte …



Qui la vista sulla strada che scende a valle





Scendendo trovo un asfalto migliore, come pure la segnaletica orizzontale. Ho incontrato parecchi motociclisti, polacchi e cechi ma nessun italiano.

Riprendo il viaggio, direzione Ungheria; il caldo e sempre presente ed asfissiante come pure i numerosissimi TIR. Questi hanno il divieto di sorpasso e formano lunghissime colonne, difficili e pericolose da sorpassare, specie per me che, dirigendomi ad ovest, ho il sole in faccia.

Mi fermo spessissimo per rinfrescarmi e bere litri di bevande al the. Anche i cani sono distrutti dal caldo...



Supero il confine con l’Ungheria, una formalità e mi metto alla ricerca di un albergo, affidandomi ai consigli del GPS.

Ne trovo uno in mezzo alla campagna, sono le 7 di sera e ci sono ancora 32°, chiedo espressamente una camera con aria condizionata – la ragazza alla reception mi dice che non ci sono problemi ma devo raggiungere le stanze al terzo piano.

L’ascensore non esiste, ma mi sobbarco felicemente la scarpinata di portare i bagagli al terzo piano, confidando in una stanza fresca ed una sana doccia. In camera ci saranno 50°, e manca il telecomando dell’aria condizionata che ovviamente non mi è stato consegnato, torno giù (e già mi girano le balle), mi faccio dare il telecomando, torno su (sempre a piedi e sempre con la tuta addosso) e, ovviamente, scopro che l’aria condizionata non funziona

Torno allora nuovamente giù (e la rotazione delle balle aumenta), mi assegnano una nuova camera, prendo la chiave, torno su, sposto i bagagli, entro nella nuova stanza (questa volta con il telecomando in mano) ma, anche qui, l’aria condizionata non funziona

Aritorno giù, spinto dalla propulsione delle mie balle che girano vorticosamente; niente da fare le stanze con aria condizionata sono finite! Game over. Decido di cambiare albergo ma i borsoni e il casco sono rimasti al terzo piano. Ari-aritorno su, prendo i bagagli, e ricarico la moto con la ragazza che si sorprende del fatto che abbia deciso di andarmene; mi sorprendo più io del fatto che abbia deciso di non mangiarmela viva!

Sfinito mi rimetto in moto, interrogo nuovamente il GPS alla ricerca di un nuovo albergo; il prossimo che trovo è pieno, quello successivo non ha l’aria condizionata (e ora la voglio a tutti i costi!), poi, come d’incanto, ne trovo uno nuovo di pacca, economicissimo, pulitissimo, gestito da un ungherese emigrato per anni in Germania e che parla pure inglese. Una favola!

Unica pecca, il nome impronunciabile del paese dove si trova: Kiskunfélegyháza!

La tappa di oggi:

__________________
Prima R 1150 RT, 130k
Ora R 100 GS ….

Lentamente muore chi non viaggia...
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