10 Dirham e una vite di ferro.
Uscire con le moto dalla Medina di Marrakech è stato impegnativo, ma non tanto quanto entrarci la sera precedente. Percorriamo il senso inverso di carretti stracolmi di mercanzie diretti a rifornire i negozietti che man mano stanno aprendo.
VIDEO
http://youtu.be/R7cLTkZnxus
Ci dirigiamo verso l’uscita della città con l’intento di fare una foto a noi e le nostre moto proprio davanti al cartello che indica, in caratteri occidentali e arabo: Marrakech. Il primo che incontriamo non ci piace. Si trova proprio accanto ad un pannello pubblicitario gigante, con una freccia enorme puntata verso il deserto e mucchi di immondizia, che indica dove sorgerà un nuovo centro residenziale. Ritorniamo verso il centro. Il posteriore della moto di Marco comincia a dare di nuovo segni di ribellione, ci ripromettiamo di dargli una controllata non appena scattata la foto.
E’ su di un vialone caotico ed assolato che con un rumore sordo di ferro tritato, il cerchio posteriore dell’800 si blocca. Spingiamo la bmw gialla al margine di un’area di servizio e cerchiamo di capire quale sia il danno effettivo. Non è un problema di catena, la ruota, spinta a mano, ondeggia, percorrendo una traiettoria ovale. Occorre smontarla.
Sono le 9 di mattina, ma il caldo comincia a farsi sentire. Compro altra acqua e tirati fuori i ferri dalla valigia, ci mettiamo al lavoro. La ruota vien giù facile e con essa le poche sfere ancora intere del cuscinetto, le altre, spaccate a metà o completamente polverizzate, una volta smontato anche il disco del freno, le dobbiamo tirare fuori dal mozzo con un po’ di fantasia. Bel pasticcio.
La prima idea è quella di trovare un camioncino che porti la moto all’imbarco di Tangeri e proseguire il viaggio in due sulla mia. Però sul lato opposto del vialone dove siamo fermi, vediamo una fila di botteghe, tra cui quella di un ragazzo che ripara biciclette. Ci vuole del coraggio, ma andiamo a chiedere. Ci vuole coraggio perché nel frattempo avevo chiamato il meccanico del mio concessionario che in diretta mi aveva indicato, dopo aver sfilato il perno della ruota, la sequenza di smontaggio dei distanziali, del paraolio, fino ad arrivare al cuscinetto, e confermato che, una volta tolto il seeger di fermo, occorre un estrattore per rimuovere il pezzo danneggiato e sostituirlo con uno nuovo.
La bottega è proprio una bottega, il pavimento all’interno è in terra battuta ben impregnata di olii e grassi. Ovunque intorno pezzi di biciclette, motorini, carretti. Cose che noi tutti butteremmo via senza pensarci due volte e che invece qui, alla periferia di Marrakech, diventano una fonte inesauribile di pezzi di ricambio. Il ragazzo guarda il cerchione, pensa, ragiona, valuta, analizza, poi ci dice: -vado dal fabbro qui vicino, faccio saldare una vite di ferro ai bordi del cuscinetto rimasto incastrato dentro il mozzo, così poi possiamo tirarlo fuori- La logica è impeccabile, ma il pensiero dell’elettrodo di un saldatore all’interno del mozzo a cercare di unire i bordi delle guide del cuscinetto con una vite di ferro ci fa rabbrividire; il ragazzo però è sicuro e ci convince.
Il fabbro, anche se nere come il carbone, ha le mani di un chirurgo ed esegue un lavoro da maestro, il meccanico con qualche martellata ben assestata estrae quel che resta del cuscinetto, ma non è finita, perché, dopo essersi annotato il numero di referenza sparisce uscendo dal retrobottega per riapparire dopo qualche minuto con un cuscinetto nuovo fiammante. Non ci possiamo credere. Allah è veramente grande. Le martellate per rimettere in sede il pezzo nuovo, questa volta, non sono come quelle spietate per estrarlo. Sono i colpi forti e gentili di un artista che crea, di uno scultore che cambia la materia in opera d’arte, trasforma il ferro in mezzo di locomozione funzionante. Noi siamo increduli. Lui è raggiante, fiero e sicuro di aver fatto un buon lavoro. Lui con le mani sporche e la maglietta unta di grasso misto a sudore. Noi con le nostre moto di un altro pianeta e le tute da astronauta. Lui, credente con un martello tuttofare. Noi, infedeli con la cassetta di utensili Beta.
Rimontare la ruota risulta meno facile che smontarla, ma ne veniamo a capo. Rimprovero Marco di non essersi portato anche la chiave dinamometrica per stringere il bullone di serraggio del mozzo e, calcolando gli Nm “a occhio”, ci facciamo delle grandi risate. Accendiamo la moto lasciandola sul cavalletto e ingraniamo tre, quattro marce. Tutto va che è uno spettacolo.
Ripartiamo che sono da poco passate le 11.
Non abbiamo la foto ricordo accanto al cartello di Marrakech, ma abbiamo quella della magica bottega, del nostro salvatore, meccanico di biciclette, a cui ne abbiamo promesso e spediremo una copia appena rientrati, e quella in cui ci stringiamo la mano soddisfatti davanti alla moto riparata alla perfezione.
Sono bastate poco più di 2 ore e il viaggio continua.
Ci fermiamo dopo una decina di km e mentre ricontrolliamo il cerchio, la catena ed il serraggio del bullone, Marco mi racconta di quando è andato a pagare: il fabbro è costato 10 Dirham, il cuscinetto 30.
Per il suo lavoro il meccanico mi ha detto: -fate voi- e io gli ho dato in tutto 100 Dirham. Traduco al cambio attuale (1 Euro=11Dh): il fabbro è costato 90 centesimi, il cuscinetto 2 euro e 70 e io gli ho dato in tutto meno di 10 euro.
Allah è grande!
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