Visualizza un messaggio singolo
Vecchio 30-05-2012, 12:26   #34
Enri&Co
Pivello Mukkista
 
L'avatar di Enri&Co
 
Registrato dal: 06 Jun 2011
ubicazione: Natura & Passione
Messaggi: 230
predefinito

Di che colore sono i muri delle vostre case?

Uscendo dalla stradina dove si trova il nostro alloggio, ci affacciamo sull’unica strada che attraversa Ait-Ben Haddou. Da una parte la strada asfaltata da cui siamo arrivati la sera precedente. Dall’altra si esce dal paese per una striscia di terra che dovrebbe condurre al passo Tizi’n-Tichka.
Asfalto o terra? Che domanda inutile. Terra!

Ma che significato ha la parola terra in questi luoghi desolati. Per noi qualche chilometro di avventura in più. Per chi qui ci vive, a volte appena sopravvive, e trascorre la vita intera, significa casa. Rappresenta il luogo dove trovare riparo al gelido inverno. Dove custodire le capre che, col latte, la carne ed un minimo di agricoltura, sono spesso l’unico mezzo di sostentamento.

Case rosse di terra rossa.



Case chiare di terra chiara.



E per i più fortunati, accanto a case scure di terra scura, uno splendido campo di calcio.



Case di terra dove crescere i propri figli.

Figli che non hanno gli stessi occhi languidi che si vedono nelle foto messe in giro dalle molteplici organizzazioni che dedicano energie e risorse ai bambini d’Africa.
Gli occhi dei bambini che abbiamo incontrato su queste mulattiere sono allegri, i visi sereni. Ci correvano incontro felici di vederci passare, probabilmente emozionati soltanto dal fatto di poterlo raccontare. Forse nei villaggi attraversati in questa parte del Maghreb abbiamo avuto la fortuna di incontrare gli ultimi bambini berberi rimasti lontani ed isolati dal luccichio illusorio dei flussi turistici. Se sia un bene o un male, non saprei dirlo. Bambini che non hanno nulla, spesso nemmeno le scarpe, ma nulla chiedono. Al contrario di tantissimi altri incontrati ai “margini della civiltà” che ci aggredivano a sciami, chiedendoci di tutto, a volte pretendendo di tutto.

Saliamo, attraversando villaggi





E ruderi di villaggi



Marco lamenta a più riprese un rumore strano sul posteriore che pare fare i capricci. Ci fermiamo più volte a controllare e rimettere in tensione la catena che evidentemente ha sofferto per le botte ricevute lungo la tappa del giorno precedente.



Arriviamo al passo. A terra ancora qualche spruzzata di neve



Scendiamo.
La strada è meravigliosa. Di tanto in tanto siamo avvicinati da qualche cortese venditore di pietre fossili.



Nel fondo delle valli, dove scorre appena un poco di acqua, campi coltivati ordinatamente e mandorli in fiore.



Passiamo più volte dal freddo al caldo fino ad imboccare la strada che ci porterà a Marrakech.

L’impatto col caldo ed il caos infernale del traffico attorno alla città è micidiale.

Il primo impulso è di girare la moto e tornarcene in mezzo ai monti. Per strada c’è di tutto: dal carretto spinto a braccia, carico di verdure al pullman granturismo; dalla famigliola di padre, madre e figlio a cavalcioni di un somarello, al 4x4 super attrezzato, ed ognuno sembra che vada per la propria strada seguendo il proprio ritmo e le proprie traiettorie, incurante di ciò che lo circonda, e forse è proprio così che funziona. Ci infiliamo frastornati in un ordine apparentemente disordinato, ma a cui anche noi ci adeguiamo prontamente.

Benvenuti a Marrakech.

.
Enri&Co non è in linea   Rispondi quotando