… adesso non voglio proprio pensare al freddo che troveremo quando sbarcheremo in Italia.
Oggi è domenica e ce la prendiamo comoda; in teoria la questione dovrebbe essere risolta e si tratta solamente di aspettare ma stranamente, dai miei compagni non giunge nessuna proposta e sembra che nessuno abbia voglia di spostarsi nemmeno per un breve giretto nel deserto subito fuori Dakhla.
E’ come se avessimo paura che possa accadere qualcos’altro alle nostre moto ed effettivamente, guardo con preoccupazione la mia gomma posteriore che dopo 8ooo km è abbondantemente sopra la metà del consumo considerando che gli ultimi 3ooo
chilometri li dovrò percorrere con un passeggero.
Ma c’è un’altra cosa che non mi fà stare tranquillo : l’ammortizzatore posteriore è ormai arrivato a fine vita e negli ultimi giorni di viaggio, ho dovuto serrare al massimo la ghiera del pre-carico molla.
Così facendo ho ripristinato in parte la funzione ammortizzante anche se adesso la moto risulta un po’ “legnosa” ; ora come si comporterà con altri cento chili dei peso? La gomma riuscirà a portarci a casa in previsione dell’esponenziale maggior consumo?
Mi torna in mente la guida aggressiva che ho sostenuto sui 160 km di pista pietrosa da Atar a Chinguettì e se da un lato quasi me ne pento, dall’altro penso che ripartirei anche in questo istante per ripetere quell’incredibile ed emozionante esperienza ...
Tengo per me questi pensieri e dopo colazione, partiamo a piedi facendo una lunga passeggiata per la città.
Nell’interminabile sequenza di negozi che a metà mattinata stà aprendo i battenti, c’è tutto il necessario per poter vivere in questo posto e pensandoci bene, non potrebbe essere diversamente in quanto sia a nord che a sud che a est non c’è nient’altro che deserto per 5oo chilometri e per fortuna Dakhla dispone sia del porto che
dell’Aeroporto per cui l’approvvigionamento di merci risulta piuttosto semplice e completo.
Purtroppo è triste constatare come la globalizzazione abbia già raggiunto anche questo posto remoto e i negozi espongono pressoché tutti la stessa merce che ormai si trova in qualunque altro posto del mondo ;
che sia in un asettico centro commerciale di New York, che negli antichi e colorati Souk del continente asiatico o sotto una tenda strappata dal vento africano, la scarpa Nike è sempre la stessa e l’unica differenza è la veemenza con il quale il venditore cerca di piazzare la sua merce ed ovviamente, il prezzo.
Se ci si sofferma un attimo a confrontare i loro prezzi con i nostri, ci si rimane veramente male e si finisce per provare un profondo senso di frustrazione quando ci si rende conto di quanto nel vecchio continente si approfittino delle nostre debolezze, vizi ed abitudini ; per quale motivo il famoso Black Berry di ultima generazione costa in questo luogo duecento euro?
Senza tener conto poi che il prezzo lascia un discreto margine alla trattativa!
Dopo venti minuti di confronti in molte categorie merceologiche con prodotti identici ai nostri, si è costretti a desistere e si comincia a masticare livore nei confronti del nostro sistema di vita completamente sbilanciato verso il consumismo sfrenato ; non si può fare a meno di osservare che nonostante la globalizzazione da queste parti è ancora l’uomo ad essere al primo posto e il denaro il possesso e l’agiatezza, passano in secondo piano anche se la televisione si prodiga ad inculcare modelli comportamentali che stridono con la semplicità della gente del posto .
Dispiace per il fatto che non si trovi quasi più il tipico artigianato africano ; le rare eccezioni sono sovrastate dall’artigianato industriale Made in China ma se si ha pazienza e se ci si arma di curiosità, si può ancora trovare in fondo a qualche vicolo l’omino che intaglia piatti e ciotole da una grossa radice proveniente chissà da dove, oppure la donna che con gesti sapienti intreccia corde e cesti di paglia o ancora, il ragazzo che ricicla vecchie latte di vernice per ricavarne dei fornelli a carbone che ancora la quasi totalità della popolazione usa tutti i giorni per la cucina.
In questi semplici oggetti non c’è nulla di eccezionale ma il valore aggiunto è che sono destinati all’uso quotidiano e non a una semplice rievocazione dell’artigianato di un tempo che fu o il modo di vendere qualcosa al turista di passaggio ; semplicemente vengono fatti perchè li usano.
Nonostante ormai ci si vesta con gli stessi jeans e le stesse scarpe, rimane in fondo quella sottile trama che ci distingue profondamente e mi piace pensare che gli stessi vestiti e le simili abitudini siano un mezzo per superare l’atavica diffidenza di due mondi che si incontrano ; la loro inclinazione al rapporto umano rende tutto molto semplice e se a volte esistono dei problemi, sono generalmente creati da noi stessi che non riusciamo ad entrare nella loro mentalità.
Credo di non aver mai camminato tanto in un viaggio come in questi giorni passati a Dakhla ; proporzionalmente si può dire che ho percorso tanta strada a piedi quanta in moto ed è per questo che rientrando all’albergo nel primo pomeriggio, decido di farmi un giretto in moto fino all’accampamento dei camperisti, giusto per riequilibrare le proporzioni.
Parto da solo in quanto gli altri si concedono una pennichella e così imbocco il viale principale in direzione nord e arrivato sotto l’arco di ingresso alla città incontro un posto di blocco della gendarmeria che comunque non mi ferma e mi appresto a risalire la penisola fino al congiungimento con il continente dove appunto si trova la zona di sosta dei camperisti.
Il cielo è di uno strano colore grigio acciaio e non v’è il minimo segno di sfumatura mentre l’aria è stranamente immobile ; usciti dalla città ci si ritrova in mezzo al niente con il rettilineo asfaltato e ai lati soltanto sabbia.
Sulla mia destra a meno di 2oo metri c’è il mare e la sabbia sembra ben battuta ed invoglia ad abbandonare l’asfalto per avventurarsi nelle innumerevoli piste ma ci metto un po’ a prendere la decisione; sono a trenta chilometri dalla città e sono solo, penso che anche una banalissima caduta potrebbe diventare un problema serio e mi fermo un paio di volte indeciso sul da farsi.
Il telefono ha ancora campo … il percorso non sembra tanto accidentato ,,, andrò piano e con molta attenzione …
Dopo due minuti mi trovo a scorrazzare a tutto gas su quella distesa di sabbia dorata e quasi mi commuovo per la felicità ; l’unico rammarico è di non poter condividere con nessuno questo momento di intensa felicità, questo senso di assoluta libertà e questo paesaggio a dir poco stupendo con il cielo spento che si confonde con il mare. Respiro a pieni polmoni l’aria purissima e ho dei fremiti di piacere mentre guardo dagli specchietti i getti di sabbia che si alzano per almeno tre metri … fino a quando non capito con le ruote nel fesh-fesh dove la moto quasi si pianta e rischio di essere catapultato in avanti.
Torno immediatamente in questo mondo e mi rimprovero per essermi preso questo inutile rischio ; mentre procedo con una andatura più consona alla situazione il mio cuore canta felice e penso che non ho mai provato una sensazione simile prima d’ora.
L’erosione della costa ha creato una specie di isolotto largo una decina di metri di diametro collegato da un breve e stretto istmo, al centro dello spiazzo svetta una balise che delimitava il bordo di una vecchia pista ; non posso fare a meno di fermarmi e da lì sopra, seduto sopra la pietra bianca, mi godo questo bellissimo momento mentre osservo degli uccelli che in picchiata si tuffano in acqua come se fossero frecce per poi riemergere poco dopo con dei piccoli pesci che trangugiano in volo …
Rashid mi accoglie all’ingresso dello spiazzo dei camperisti e prima che possa aprire bocca mi saluta e comincia a parlarmi in un italiano stentato ma comprensibile. Rimango stupito e mi chiedo come abbia fatto a capire la mia provenienza ; probabilmente lo avrà dedotto dagli adesivi sulla moto ma non ci giurerei in quanto ero ancora abbastanza lontano quando ha esordito con un allegro << Bevennuto Italliano!! >>.
Fiero della sua origine Saharawi, Rashid mi spiega che questo posto è molto sicuro ; prima di lui suo padre e ancora prima suo nonno hanno sempre fatto i guardiani e tuttofare dell’accampamento che per tutto l’anno ospita i camper provenienti da mezza Europa.
L’ingresso è libero e l’area è messa a disposizione dall’amministrazione di Dakhla che ha provveduto a lastricare in cemento un’ampia area per agevolare la sosta dei camper.
Il sito è situato sul golfo che congiunge la penisola con il continente ed è protetto a sinistra da una formazione di arenaria mista a sabbia alta una ventina di metri che protegge l’accampamento dalle incursioni del vento proveniente da est. In fondo allo spiazzo bitumato, sul limitare della ampia spiaggia che costeggia l’accampamento anche sulla destra, c’è un muretto con una ringhiera di colonnine in cemento che conferisce un aspetto irreale e la vista che si gode da questo posto è stupenda.
Entro nel viale delimitato dai camper e arrivo fino in fondo a ridosso della ringhiera con le colonnine in cemento, spengo il motore e mi guardo intorno ; ad occhio e croce ci saranno un centinaio di camper e tutto intorno ci sono gruppetti di persone intente a
chiacchierare allegramente in piedi o seduti su comode sedie a sdraio davanti a tavoli di plastica pieni di caraffe ghiacciate e bottiglie di birra svuotate. Mentre mi tolgo il casco sento urlare alle mie spalle : Italiano?
Ancora prima di girarmi rispondo con lo stesso tono << Brava gente!! >> provocando la già accesa ilarità delle persone che si stanno avvicinando.
Il gruppetto di allegri italiani è formato da una decina di persone e nel giro di cinque minuti spuntano dal nulla dei bicchieri e un bottiglione di vino bianco ghiacciato che svanisce altrettanto velocemente come è arrivato. << … ah ma ne abbiamo ancora … sotto il camper abbiamo serbatoi in acciaio … abbiamo calcolato che tra tutti gli italiani presenti ce ne sarà più di mille litri … anche i tedeschi vengono da noi e lo scambiamo con il pesce … >>.
In questo luogo dove il Sahara si tuffa nel mare vive questa comunità di persone in pace ed armonia ; molti di loro vengono qui a svernare e con i soldi risparmiati dalle bollette a casa nostra, restano qui agevolmente per tre mesi. Quelli con i camper più grandi si sono portati dei quad che usano per andare a pescare in un posto molto pescoso a circa 20 km da qui e infatti sulla spiaggia ci sono diversi barbecue ed alcuni hanno la brace accesa perché si mangia a tutte le ore ; di volta in volta che torna qualcuno dalle battute di pesca c’è sempre qualcun’altro disponibile a cuocerli e non importa se colui che ha pescato non ne assaggerà nemmeno un po’ ; tanto tra poco ne arriverà ancora e se gli và, potrà mangiare a suo piacimento.
Come tutti i camperisti non si fanno mancare di nulla ; posseggono tutti i confort possibili che si scambiano tra di loro con vero spirito di amicizia e sono proprio ben organizzati. Hanno legato assieme una decina di gazebo portatili trasformandolo nel loro salone delle feste e quando scende la notte questo viene illuminato da una moltitudine di gruppi elettrogeni posizionati a distanza dentro una baracca costruita da Rashid.
Resto parecchio tempo insieme a loro a chiacchierare e gli offro le mie sigarette italiane che vengono accettate con molto piacere dai fumatori ; ancora un bicchiere di bianco e decido di tornare ...
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