Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 14-04-2012, 01:59   #3
Boxer Born
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… decidiamo di andare a mangiare e ci fermiamo in un posto dove cuociono carne di cammello alla griglia ;
speriamo che a pancia piena si riesca a trovare un’altra soluzione …

Mangiamo di gusto e la carne è molto buona ma il pranzo è rovinato dal dover trovare una soluzione alla moto con il cambio rotto. Passiamo davanti a un meccanico per motori marini e dopo aver fatto qualche domanda ci consiglia di telefonare a Casablanca dove sembra che ci sia una concessionaria Bmw e anche se abbiamo qualche perplessità sul fatto che possano avere a disposizione in breve tempo un cambio per una moto così datata, ci riproponiamo di fare un tentativo questo pomeriggio, quando rientreremo in albergo dove il buon Saad, proprietario dell’albergo, avrebbe potuto aiutarci.
Siamo ad un punto morto e continuiamo a girovagare per le strade di Dakhla ma già che ci siamo, diamo un’occhiata in giro e cogliamo la popolazione nel vivere questa giornata di festa e a un certo punto, ci troviamo nel mezzo di una preghiera collettiva ; ci tiriamo di lato e attendiamo che la preghiera finisca e con soddisfazione mi accorgo che il nostro atteggiamento rispettoso è stato notato e gradito da molti che ora si allontanano salutandoci con un mezzo inchino.
Camminando per le spaziose strade non ci si rende conto di quanta strada si percorre e dopo aver deciso di rientrare, abbiamo camminato per quasi un’ora prima di arrivare all’albergo e sono ormai le cinque del pomeriggio.

Decidiamo di prendere un tè alla menta e mentre eseguiamo il rito dei travasi che attira l’attenzione e fa sorridere qualche passante, facciamo il punto della situazione.
La moto non è trasportabile e nella disanima del ragionamento, giungiamo alla conclusione che anche facendosi spedire i pezzi dall’ Italia questa mossa risulterebbe troppo onerosa, richiederebbe troppo tempo e anche dopo aver ricevuto i pezzi e soprattutto dopo aver visto come sono messe le officine da queste parti, ci vengono forti dubbi sul fatto di poter trovare qualcuno in grado di poter eseguire il lavoro anche se è vero che questi meccanici a volte riescono a fare miracoli con la poca e obsoleta attrezzatura a disposizione.
Siamo fuori ormai da trenta giorni e abbiamo ancora a disposizione circa una settimana ma la voglia del ritorno comincia ad insinuarsi tra noi e personalmente penso sempre più spesso a casa : è giunta l’ora di tornare .
Nessuno ha il coraggio di esternarlo ma il pensiero di abbandonare la moto si fa sempre più strada e il nostro compagno, come se questo pensiero si leggesse nei nostri occhi, dice che nonostante gli dispiaccia di dover abbandonare la sua compagna di innumerevoli avventure non riesce a trovare altra soluzione ma il problema è come smarcarla dal passaporto.
Dal momento che stiamo accarezzando l’idea che la moto sia diventata un rottame, ci dispiace ancor di più dover spendere grosse cifre per riportarla a casa e i soldi cominciano a scarseggiare. Troviamo altre due opzioni :

a – Pagare qualcuno che ci riporti al confine con la Mauritania.
Il piano è di portare la moto oltre il confine marocchino per togliere la moto dal
passaporto e una volta entrati nella terra di nessuno, abbandonare lì la moto e
tornare indietro con lo scopo di far rientrare il nostro amico senza mezzo per poi
poter uscire senza problemi dal Marocco una volta giunti all’imbarco di Tangeri ;
il grosso dei bagagli sarebbe stato spedito via aerea in Italia e lui sarebbe salito
con me fino a casa.

E’ una soluzione un po’ troppo avventurosa e sorgono forti dubbi sulla fattibilità. Chiediamo consiglio a Saad, il proprietario dell’albergo, che ci dice di conoscere la persona giusta che può passare il confine senza che gli si facciano troppe domande sulla natura del suo carico ma l’importante è che entri anche nel suolo mauritano per qualche giorno e Saad non sà se questa persona ha in programma questo spostamento a breve termine. Magari potrebbe farlo anche esclusivamente per noi ma questo diventerebbe di necessità molto più costoso .

b - Trascinare la moto fuori città, nella striscia desertica che corre tra l’asfalto e il
mare interno della penisola e dopo esserci messi in posizione nascosta, magari
dentro un profondo avvallamento come se ne trovano in quel posto, incendiarla e
poi chiamare la polizia in modo che metta in atto la procedura di sdoganamento del
mezzo ed essendo così distrutto non ci sarebbe l’obbligo di farlo uscire dallo stato e
avremmo dovuto pagare solo gli oneri di demolizione presso uno sfasciacarrozze.

Saad dice che questo trucchetto lo hanno già messo in atto in diverse occasioni e ormai la polizia guarda con molta diffidenza a questi casi, soprattutto quando questo succede a stranieri e si corre il rischio di essere incriminati di distruzione simulata ed è un’esperienza che a suo dire , è meglio evitare.

Tutte e due le soluzioni non ci piacciono, per niente.

Un giorno intero è passato senza concludere nulla e torniamo all’idea di lasciare la moto in comodato d’uso all’albergo … domani sarà sabato e gli uffici amministrativi della Dogana sono chiusi ma Saad ci confida di avere più di qualche buon amico all’interno degli uffici e comincia a telefonare.
Dopo mezz’ora esce sorridente e con fare soddisfatto ci informa che in un modo o in un altro, entro mezzogiorno del giorno successivo avremo senz’altro risolto la situazione senza problemi ; è molto sicuro di sé e questo suo atteggiamento ci conforta non poco .
Con buona pace del nostro compagno che si vede costretto ad abbandonare la moto e prova a rassegnarsi all’idea, ci torna il sorriso ed è lui stesso a proporre di festeggiare questa sera a cena.
Decidiamo di andare a “Casa Luis”, un buon ristorante a gestione spagnola dove all’interno servono anche vino e birra e anche se queste bevande incidono per il 60% sul conto totale decidiamo di investire una parte delle nostre risorse in una mezza sbronza che magari ci renderà la situazione meno pesante.

Nelle zone costiere di Marocco e Mauritania, vive una cospicua comunità di spagnoli e nei centri più grandi hanno aperto in maniera stabile diverse attività. A parte qualcuno più danaroso che opera nel mondo della pesca o nella lavorazione e trasporto del pesce, gli altri spagnoli che vivono qui lavorano tutti in attività al servizio del turismo dei loro connazionali ; per la Spagna è molto facile raggiungere l’ Africa, un po’ come per noi arrivare in Sicilia e si possono incontrare spesso folti gruppi in 4 x 4 e motociclisti.
Nella sosta che facemmo in Mauritania, a Nouadhibou, ci siamo fermati a cena in un locale e lì si parlava esclusivamente spagnolo e pensavo che magari gli inservienti del locale non avessero dimestichezza con il francese e preferissero esprimersi con la loro lingua madre.
In seguito ho avuto modo di entrare in altri locali a gestione spagnola e in tutti si parlava nella loro lingua ; ne deduco che se ne fregano altamente degli altri turisti e tendono a essere cordiali solo con gli Spagnoli. Per quanto riguarda la gente del posto beh, che si arrangino a capirli e dopo tutto, gli africani parlano un po’ tutte le lingue del mondo e comunque sembra che questa comunità di spagnoli non vogliano neanche mescolarsi tanto e quindi non sono neanche troppo interessati a farsi capire.
In quel locale a Nouadhibou c’erano solamente ospiti spagnoli ed erano fuoristradisti in 4 x 4 ; prima ancora che dai loro gilet multi tasche, l’ho capito dai loro scarponcini alti in tela color cachi con i lacci e la suola carrarmato.
In televisione trasmettevano una partita di calcio di una importante squadra spagnola ed a ogni avversità nel corso della partita urlavano come pazzi rovesciando a terra bottiglie e quant’altro era posato sopra i tavoli come se niente fosse.
Quella sera, decisi che questo popolo che non avevo mai incontrato da vicino non mi piaceva ; maleducati e senza rispetto ma probabilmente mi sbaglio come è sbagliato generalizzare.

Infatti a Casa Luis la cosa è leggermente diversa ; anche qui si parla solo lo spagnolo ma dimostrano di capire benissimo anche il francese anche se comunque, continuano a rispondere nella loro lingua ; almeno sotto questo aspetto dimostrano una certa spocchia e continuo a guardarli con diffidenza.
A parte i due alberghi extra-lusso che si trovano qui a Dakhla, questo è forse l’unico ristorante dove si possa mangiare veramente bene e sia il locale che il servizio sono di qualità ; non c’è europeo che si trovi a passare da queste parti che non venga almeno una volta a mangiare a Casa Luis.
Peccato per il continuo sottofondo musicale ; non ho mai amato particolarmente Julio Iglesias ...

Dato che mangeremo del pesce, ordiniamo un paio di bottiglie di vino “blanco” anche se il cameriere dice di disporre anche di ottimo vino “tento” ; insalata di mare e arrostita. Il fatto di aver quasi risolto la questione della moto ci ha tranquillizzato e al contempo ha risvegliato il consueto appetito e per questo ci sinceriamo sulla quantità delle portate ; il “no preocupe” del sorridente cameriere ci tranquillizza ma per non rischiare, decidiamo di far aggiungere alle portate anche del riso.
Siamo seduti su un tavolo da otto persone eppure, quando ci portano le vivande e i cestini con diversi tipi di pane abbiamo difficoltà a trovare il posto per i bicchieri e le bottiglie del vino delle quali una è già stata svuotata nella breve attesa ; senza esagerazione, il vassoio in acciaio è lungo un metro e venti ed è talmente colmo che quando i due camerieri lo appoggiano sul grande tavolo, una parte del contenuto cade sulla tovaglia e non sono certo briciole quelle che cadono ma astici lunghi un palmo e le rondelle di tentacolo di polipo sono grandi quanto i cetrioli ma sono tenere come il burro … Il cameriere dai lucidissimi capelli corvini pettinati all’indietro e lisciati a brillantina ci guarda ridendo e il suo sguardo sembra dire : Eeeh?,Eeeh? Che vi avevo detto ?
Prima che torni alle sue occupazioni ordiniamo la terza delle cinque bottiglie di vino che berremo in quella cena … Mangiata memorabile !!

E’ tardi e torniamo all’albergo un po’ “storti” a causa del corposo Chardonnay e quando arriviamo mi fermo a fumare l’ultima sigaretta fuori, sulle seggiole del bar ormai chiuso mentre gli altri se ne vanno a dormire.
La poca luce che arriva dall’interno del bar si riflette sulla parabola spenta del vecchio Gs 1100 con il cambio rotto e, dall’angolazione in cui la vedo, mi sembra veramente una moto triste; è come se avesse capito il suo destino e provando un po’ di pena per lei, non posso fare a meno di alzarmi e fargli una carezza come per
coccolarla. Mentre ci salgo sopra penso a quanta strada abbia fatto e che in fondo il fatto di essere abbandonata nel mezzo del Sahara sia una degna fine per un mezzo del genere, meglio di altre che ho visto dimenticate nel fondo di qualche garage o peggio ancora perennemente parcheggiate davanti a qualche bar …
Ognuno ha il proprio destino e penso che questa regola si possa applicare anche alle cose ma, per quello che mi riguarda, ho qualche difficoltà a definire una moto come un oggetto inanimato ; sono troppe e troppo forti le emozioni che una moto ti può offrire nel corso di un viaggio e anche adesso che stò stringendo il manubrio mi sembra di sentire una leggera vibrazione, come se in qualche modo volesse comunicarmi qualche cosa .
E’ evidente che sono ancora sotto i fumi dell’alcol e decido che sia meglio andare a dormire ; mentre salgo le scale con un po’ di vertigine c’è un “ clic-clic” che ad ogni passo risuona nella mia testa e arrivato di fronte alla porta della camera resto ancora qualche secondo in esitazione mentre sento il sonoro russare del mio compagno.

Il “ Clic-clic ” nella testa stà assumendo una cadenza continua e di colpo capisco …. Scendo di corsa le scale rischiando di scivolare sui tappeti e uscendo mi catapulto sopra la sella della moto …
Ma come abbiamo fatto ad essere così stupidi, la soluzione del problema era sotto i nostri occhi e non ce ne siamo accorti ...




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