Siamo abbondantemente sopra il valore della moto e dobbiamo tentare a tutti i costi la riparazione sul posto, in tempi accettabili …
Il problema principale in tutta questa faccenda è il fatto che la moto è inscritta nel permesso di ingresso in
Marocco e questo complica notevolmente le cose.
Negli anni passati molti europei venivano a cimentarsi in avventure africane e arrivavano con dei mezzi
acquistati con quattro soldi ; la maggior parte di essi non riuscivano a sopravvivere al viaggio e così venivano abbandonati lungo le piste trasformando nel tempo questi luoghi incontaminati in discariche per rottami dei quali si possono ancora vedere le carcasse disseminate un po’ ovunque.
Per arginare questo fenomeno ora legano il mezzo al proprietario inscrivendoli sul passaporto facendo in modo che mezzo e persona siano una unità indivisibile ; il mezzo esce o entra solo con il proprietario che se si presentasse alla frontiera senza, verrebbe sottoposto ad un interrogatorio nemmeno tanto gentile volto a scoprire se il mezzo sia stato venduto, rubato o piuttosto abbandonato in qualche posto.
Anche un mezzo distrutto o in avaria deve necessariamente uscire dal confine e così facendo evitano che il deserto diventi una immensa discarica.
Parlando con il proprietario dell’albergo, egli ci ha rivelato che in realtà ci sono altri sistemi per lasciare il paese senza il proprio mezzo ma deve essere per un periodo temporaneo e questo deve comunque essere riparabile.
Ovviamente questo sistema non è proprio trasparente ed c’è da pagare parecchio ma in certi casi vale la pena di rischiare. La formula più in uso è quella di lasciare il proprio mezzo in comodato d’uso a qualche ente o albergo per gli spostamenti dei propri impiegati o clienti ...
Veniamo a sapere che nel piccolo aeroporto di Dakhla c’è un autonoleggio e questo non è molto lontano dall’albergo e così, tanto per non lasciare nulla di intentato, ci incamminiamo in quella direzione.
La città è ancora semideserta nonostante sia già metà mattinata e il bel sole che c’era sembra essersi nascosto dietro un leggero velo di nuvole e l’aria torna ad essere fresca ; per le strade pulite girano poche macchine e per lo più sono quelle dei taxisti che svolgono il loro servizio su vecchie Fiat Palio o Punto ; un vecchio camion militare con la cisterna piena d’acqua si ferma ad ogni palma incastonata negli enormi e lucidi marciapiedi e un omino provvede ad innaffiare quotidianamente le piante.
Dahkla è situata in fondo ad una penisola lunga circa 70 chilometri e nel punto in cui è sorta la città, sarà larga al massimo 5oo metri e la strada principale che inizia subito dopo l’arco d’ingresso, è a quattro corsie con dei marciapiedi che farebbero impallidire anche quelli delle nostre grandi città. Mediamente sono larghi una ventina di metri e il colpo d’occhio che se ricava, con le rotonde verdeggianti e l’arredo urbano in ordine, denota la grande volontà di far diventare questo posto un centro di villeggiatura strategico nel cuore del Sahara Occidentale.
Si può affermare che la città di Dakhla sia divisa dalle strade in tre zone distinte nel senso longitudinale rispetto alla penisola : La parte più a ovest, quella che si affaccia direttamente sull’Oceano è interamente occupata da costruzioni militari e altri uffici governativi e questa parte comprende anche l’aeroporto, la centrale dell’acquedotto e sulla parte estrema, il porto commerciale che essenzialmente si occupa di pesca ; tutta questa zona è off limit e per accedere al porto bisogna fornirsi di speciali pass rilasciati dai militari previa consegna dei passaporti.
A est, sul lato opposto della penisola e quindi affacciata sul mare interno, c’è una lunga passeggiata nella quale si affacciano la maggior parte degli alberghi tra i quali ne spiccano un paio veramente di lusso ; a giudicare dalla quantità di macchine sportive e Suv da sogno che vi si trovano parcheggiati, devono essere alquanto costosi.
La passeggiata sul lungomare è molto bella, la pavimentazione è decorata da mosaici colorati e a distanza regolare ci sono delle strutture a colonnato con delle panchine per godere del paesaggio meraviglioso che nelle giornate particolarmente terse in cui il vento non alza la cappa di sabbia, si può vedere la costa africana dall’altra parte del mare interno che, soprattutto al tramonto, si colora in maniera indescrivibile.
La strada che costeggia la passeggiata si congiunge in un incrocio al centro della città dove inizia la parte vecchia piena di viuzze e al contempo delimita la terza zona, quella centrale occupata da silenziosi e poveri quartieri residenziali dove la gente vive in piccoli condomini da due o tre piani.
In questi ultimi anni il governo marocchino ha investito veramente molto in questa zona e il territorio ha tutte le carte in regola per diventare un importante pool turistico. Questo sito è già molto famoso per chi pratica il Kite Surf
http://www.youtube.com/watch?feature...&v=1BEFqk5bvYY
ma si stà candidando anche per un turismo meno specialistico e gli sforzi del governo sono volti ad attirare soprattutto il turismo interno anche se, a mio modo di vedere, il posto non è ancora pronto per un turismo massivo di stile europeo in quanto le condizioni igienico-sanitarie sono ancora molto lontane dai nostri standard abituali.
Dire che questo posto è civilizzato è quasi una forzatura in quanto risulta ovvio, al primo sguardo, che la città si è da tempo affrancata dalla povertà ma lo stile di vita è tanto, troppo diverso dal nostro e seppure sono molti gli europei che giungono fino a qui, essi fanno parte di quel turismo abituato a frequentare questi posti dove ancora si può respirare quel vago spirito di avventura e che generalmente non hanno la “puzza sotto il naso”.
Oggi come oggi è possibile passare un fine settimana al caldo nel cuore dell’inverno e con poche centinaia di euro si può acquistare un volo andata e ritorno facendo scalo a Las Palmas, nelle Isole Canarie e raggiungere Dakhla in poco più di tre ore partendo da Milano e godere di temperature intorno a 30° che rimangono stabili per quasi tutto l’anno.
Nei giorni di forzata permanenza a Dakhla ho conosciuto un anziano dottore brianzolo che da molti anni viene da queste parti a svernare; ha ottantaquattro anni e ormai da sei, viene qui da solo in quanto sua moglie è passata a miglior vita. Sarà per la senilità o perché in realtà si sentiva un po’ solo ma stà di fatto che quando ci si incontrava, attaccava certi bottoni che era difficile scollarselo di dosso e ci sono stati dei momenti che ho dovuto congedarlo in maniera poco garbata ; ripensandoci ora me ne dispiaccio.
Alloggiando nello stesso albergo ci si incontrava dabbasso, sempre quando eravamo sul punto di prendere qualche importante decisione riguardo alla moto rotta e siccome abbiamo vissuto tutta la situazione con estrema tensione, i suoi discorsi divaganti e ostinatamente fuori dal tema finivano per innervosirci ulteriormente.
C’è stato però un giorno, quando tutte le decisioni erano state prese e dovevamo solo aspettare gli eventi, che ho avuto modo di passare un paio d’ore in sua compagnia e devo dire che si è rivelato davvero molto simpatico.
Come tutti gli anziani si è rivelato un pozzo di conoscenza ed è riuscito a darmi
tantissime spiegazioni su quanto accadeva e accade oggi in questa città ; è grazie a lui che sono venuto a conoscenza di un posto chiamato “ la Duna Blanca” .
In gioventù ha lavorato per diversi anni in un famoso ospedale a Washington e si è occupato di epidemiologia con particolare attenzione sull’influenza del clima su certi tipi di malattia e il suo staff era direttamente agli ordini del ministero della guerra americano.
Le sue ricerche lo hanno portato quindi ad occuparsi anche di climatologia e alla fine della ricerca è risultato che il miglior clima al mondo si trovi proprio qui ; in particolar modo nella zona della “Duna Blanca” che si trova a circa una settantina di chilometri da Dakhla e si tratta di una enorme duna di sabbia bianchissima in perenne migrazione sul lato orientale del mare interno della penisola.
Il piccolo aeroporto di Dakhla ha un aspetto molto ordinato e la struttura principale che sorge oltre un ampio piazzale adibito a parcheggio e sul limitare dell’unica breve pista, è carina e di recente costruzione.
All’ingresso c’è una guardiola e chiediamo al militare dove potremmo trovare l’agenzia di autonoleggio che ci hanno detto essere all’interno dell’aeroporto ; ci guarda un po’ perplesso come se non fosse a conoscenza che all’interno dell’aeroporto esista questa attività ed infatti prende il telefono e si informa mentre nell’attesa, osservo la scarsa attività che si svolge all’interno del piccolo scalo che funge da collegamento per i vari stati africani della costa occidentale.
Dopo aver fatto un paio di telefonate, il militare ci informa che l’agenzia ha da tempo chiuso i battenti e che comunque ne avremmo potuto trovare un’altra in centro città anche se molto probabilmente oggi sarà chiusa per la festività settimanale del venerdi. E’ ancora presto per pranzare e così decidiamo di andare a piedi in centro e nel frattempo cerchiamo anche un negozio di telefonia per acquistare una scheda marocchina in modo da poter chiamare l’Italia senza svenarsi ; è incredibile la densità di questi negozi in africa.
Anche nei centri più piccoli e sperduti c’è un negozio di telefonia ogni 1oo metri e la maggior parte sono della compagnia Orange che praticamente stà monopolizzando tutta l’area della costa occidentale e spesso il loro nome è legato alla costruzione di nuove scuole, all’ampliamento di ospedali piuttosto che al patrocinio di istituzioni volte all’avviamento specializzato dei giovani al mondo del lavoro. A colpo d’occhio sembra che in una città come Dakhla che conta circa 60.ooo abitanti, ci siano almeno un centinaio di questi negozi senza contare che anche nella piazza e nelle vie limitrofe al mercato, ci sono diversi venditori ambulanti di telefoni che ne espongono a centinaia tra nuovi ed usati e a dei prezzi nemmeno paragonabili ai nostri nonostante questi siano di ultima generazione e proprio uguali a quelli che troveremmo nei nostri negozi.
Come anticipato dal militare troviamo l’agenzia di noleggio chiusa per la festività e parlando con un ragazzo incontrato nei pressi, ci dice che comunque non dispongono di pick-up e, una volta spigatogli il problema, ci dice di rivolgerci alla locale compagnia di bus che a quanto gli risulta, dispone anche di qualche furgone per il trasporto delle merci più ingombranti dei passeggeri.
L’ufficio della compagnia di bus è aperto ma l’impiegato ci spiega che la zona coperta dai furgoni arriva fino a Casablanca e che pur avendo una linea di bus che arriva fino a Tangeri, questi hanno da poco sostituito il vecchio pullman con uno più moderno e così non c’è più la possibilità di caricare oggetti voluminosi se non quelli che riescono ad entrare nel bagagliaio e anche riuscendo a caricarci la moto, non se la sentono per il fatto di non voler subire ritardi ad ogni controllo di polizia …
Ormai è chiaro che la strada del trasferimento della moto su un altro mezzo fino a Tangeri diventa pressoché impercorribile e un po’ delusi, decidiamo di andare a mangiare e ci fermiamo in un posto dove cuociono carne di cammello alla griglia ; speriamo che a pancia piena si riesca a trovare un’altra soluzione …
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us