… E ora? ... Che facciamo?
Arriviamo all’incrocio che immette nella penisola di Dahkla verso le 9.30 di sera e ci fermiamo al posto di blocco della gendarmeria ; stò tremando dal freddo e questa sensazione mi dà veramente fastidio in quanto è risaputa la mia avversità al periodo invernale.
Da sempre, come le bisce mi ritirerei sotto un sasso per riuscire al primo sole primaverile e ho sempre invidiato la natura degli orsi che li obbliga al letargo ; dopo tanti giorni passati a temperature superiori ai 30° ( la mia temperatura ideale ) mi ero quasi dimenticato dei morsi del freddo e se penso di trovarmi nel cuore del Sahara Occidentale questo freddo mi appare strano e mi irrita talmente tanto che quasi non mi accorgo di quello che stà succedendo di fianco a noi.
Una muta di cani randagi arrivati di corsa dal sahel, si aggira intorno alle nostre moto e alle poche macchine in attesa di passare il posto di blocco e lì per lì la loro presenza mi inquieta per il mio atavico timore nei confronti della razza canina.
Li osservo mentre con lunghe parabole circospette si avvicinano sempre di più e già mi si alza il pelo nel collo ; uno in particolare attira la mia attenzione per la sua mole e nonostante la poca carne che ricopre le ossa è veramente grosso . Chissà da quale strano incrocio proviene questo grosso animale dal pelo nero, le orecchie appuntite e i grossi occhi gialli ; nonostante la paura non posso fare a meno di ammirarne la sua bellezza.
La visiera del mio casco è sollevata e ad un tratto, i nostri occhi si incrociano bloccando il cane all’istante una decina di metri più in là, dall’altra parte della strada ; rimane immobile qualche secondo e senza mollare i miei occhi attraversa veloce e quatto la strada a testa bassa puntando deciso verso di me che come reazione istintiva alzo la gamba offrendo alle temibili fauci il mio robusto stivale da moto.
Cerco di non farmi prendere dal panico che ormai dilaga e quando il cane è a un palmo dal mio piede, improvvisamente si arresta allungando le zampe anteriori e infilando il muso in mezzo ad esse ; ogni tanto uggiola e alza la testa tenendola di lato … Incredibile!!
Il suo atteggiamento è inequivocabile !
Stà proprio chiedendo l’elemosina. Rassicurato mi giro indietro per richiamare l’attenzione sulla cosa ai miei compagni di viaggio e stupito mi accorgo che la stessa cosa stà accadendo a loro e anche di fianco alla macchina davanti a me dove un piccolo cane bianco è intento a prostrarsi e a guaire.
Il detto popolare che dice “la fame aguzza l’ingegno” trova qui la migliore delle applicazioni ; i cani hanno imparato che in questo luogo le macchine sono costrette a fermarsi e la maggior parte degli europei che scendendo da nord con i camper arrivano fino a qui, non possono resistere dall’offrire qualche cosa da mangiare di fronte alla simpatica richiesta di questi cani ; anche loro come gli esseri umani cercano il tuo sguardo e in una frazione di secondo decidono se sei pericoloso o meno poi, non ti mollano più e ti stanno alle costole fino a che, per sfinimento, non ottengono ciò che vogliono. Sempre se nel frattempo, non arriva il militare che li prende a zampate nel sedere facendoli scappare ringhianti, con la coda tra le gambe e la testa girata all’indietro.
Superato il posto di blocco prendiamo a sinistra dove tra 60 chilometri circa arriveremo a Dahkla mentre i cani ci rincorrono in modo innocuo per poi arrestarsi una decina di metri prima di una stazione di servizio ; evidentemente questa è per loro una zona molto pericolosa e fermatomi sul piazzale, mi diverto a osservare il cane nero che ancora mi fissa e saltella sulle zampe anteriori ma non osa fare un passo in avanti …
Il camion stà facendo rifornimento e vado dal mio compagno sul camion a sincerarmi se stia andando tutto bene ; lo trovo molto più rilassato di quando due ore prima l’ho visto sconsolato salire sul camion con il telefono in mano.
La sua indole combattiva ha preso il sopravvento e se pur amareggiato per quanto accaduto, in queste due ore di viaggio si è già attivato a chiamare la compagnia di navigazione per accordarsi sulla possibilità di spostare la data della partenza e ha allertato il nostro meccanico di fiducia ; domani si sarebbero risentiti quando la
situazione, forse, sarebbe stata più chiara. Dice che i due nuovi compagni di viaggio sono simpatici e in corsa, sono riusciti anche a farsi un’ ottimo tè alla menta posizionando il fornello a gas sulla copertura del motore del camion con il rischio continuo di ustionarsi con l’acqua bollente.
L’altra moto ha ancora il motore acceso e mi dirigo verso di loro per capirne il motivo ; sono vestiti troppo leggeri e stanno letteralmente battendo i denti mentre il vento, ora gelido, stà nuovamente prendendo forza alzando vortici di sabbia sul piazzale appena illuminato. Decidiamo che è il caso che procedano verso l’albergo, il Palais du Touareg, che si trova all’ingresso della città dove le strade sono ancora piuttosto ampie e ci
consentiranno di arrivarci con il grosso camion ; dopo le pressanti raccomandazioni di andare piano e di stare attenti ai veicoli senza fari, maledico il freddo e li osservo allontanarsi nel buio e nel turbinio della sabbia che a tratti oscura la luce rossa del fanale posteriore fino a che spariscono in fondo al rettilineo.
E’ veramente freddo e sollevo lo scaldacollo fin sopra la testa ma questo non mi impedisce di tremare mentre guardo l’addetto alla pompa di rifornimento che attende con impazienza che l’ultimo dei 5oo litri di gasolio
scenda nel serbatoio del camion ; anche lui trema per questo freddo atipico e ormai è diventato un tutt’uno con la pompa dietro la quale cerca di ripararsi dal vento e la sua tuta da lavoro bisunta gli conferisce un aspetto camaleontico.
Freddo ? Impreca qualche cosa nella sua lingua e fà un cenno affermativo con la mano mentre mi metto al suo fianco come se questo potesse velocizzare il rifornimento. I camionisti si sono infilati nel piccolo bar mentre il mio compagno stà di nuovo telefonando e nonostante il freddo se ne stà in maniche corte nel mezzo del piazzale ;
forse è meglio non disturbarlo.
Passati così venti lunghissimi minuti ci rimettiamo in marcia e questa volta mi posiziono davanti al camion anche se per fortuna, avendo cambiato direzione di marcia, il vento soffia alle spalle e a tratti mi sembra di galleggiare alla velocità della sabbia che vedo roteare di fianco a me ma non sento l’aria che fa pressione sul mio corpo.
Anche in questa occasione il faro allo Xenon e i faretti supplementari si sono ampiamente ripagati in quanto la difficoltà stà nel superare con la vista il muro giallastro di sabbia che galleggia a una trentina di metri davanti a me e la potente luce bianca dei fari mi facilitano di molto la guida.
Mi sento stanchissimo e infreddolito mentre passo con felicità sotto l’arco di ingresso della città di Dahkla ; ancora qualche chilometro e saremo finalmente arrivati e come previsto, il camion non ha nessuna difficoltà ad arrivare davanti all’albergo e in quindici minuti scarichiamo la moto ; dopo aver pagato 130 chilometri di carburante per la deviazione e offerto una lauta mancia ai camionisti, questi riprendono a ritroso la strada
dicendo che si fermeranno a dormire nel camion più avanti, lungo la strada che domani sera li porterà ad Agadir.
Sono le dieci e mezza di sera e l’unica cosa che voglio è andare a dormire ; non farò nemmeno la doccia e non ricordo bene ma credo che quella sera non abbiamo neanche cenato.
Siamo depressi e la testa è piena di interrogativi che comunque nessuno di noi osa esternare in quanto abbiamo stabilito che ci avremmo pensato domani .
La ruota posteriore è ancora bloccata e non poteva essere diversamente ma in certi casi la speranza è l’ultima a morire e magari gli scossoni subiti dalla moto sul camion … Facciamo salire la moto sull’alto marciapiede e la posizioniamo di fianco alla porta d’ingresso dell’albergo rimanendo ad osservare la moto in silenzio, con espressioni serie e fugaci occhiate. La schiena mi fa male in quanto nello scaricare la moto mi sono procurato uno strappo alla base della colonna vertebrale e il bruciore che ho avvertito nel coccige subito dopo, mi stà seriamente preoccupando anche se non ne ho fatto parola con nessuno. Ci mancava solo questo ; oltre alla spalla adesso anche la schiena e stringo i denti mentre faccio i due piani di scale per raggiungere la nostra camera.
Provo a ripensare a quando siamo partiti da Nouakchott e mi sembra che sia passato un tempo infinitamente lungo ; eppure è stato solo questa mattina ma la giornata è stata così piena di avvenimenti che il ricordo si accavalla e faccio fatica a dare un corretto ordine temporale agli avvenimenti.
E’ una strana sensazione quella che stò provando ma cerco di godere anche di questa facendomi coraggio e pensando che domani sarà un altro giorno e ho ormai imparato che in Africa, ogni giorno è completamente diverso dall’altro e quello che ieri poteva essere un problema, oggi è una sciocchezza ma anche viceversa …
Come di consueto mi sveglio presto nonostante la stanchezza e la tensione accumulata il giorno precedente, mi godo un’alba spettacolare dal finestrotto del bagno mentre mi fumo la prima sigaretta ; il mio compagno si è svegliato prima di me ed è già uscito anche se non capisco dove sia andato.
L’aria è di nuovo tiepida, mi affaccio dal balcone e il Gs 1100 è ancora li sotto e sembra quasi che sia imbronciato mentre scorgo in lontananza il mio amico che stà facendo ritorno ; mi vesto in fretta e scendo mentre lui stà entrando e visto che il bar è appena aperto ci accomodiamo per la colazione. E’ andato a cercare una scheda telefonica ma è tornato deluso in quanto è ancora tutto chiuso e la strade sono deserte : ma che ti aspettavi alle 7.30 del mattino? Poco dopo ci raggiungono anche gli altri e finita la colazione siamo di nuovo davanti alla moto disposti a semicerchio e la osserviamo.
Da questo momento in poi prenderemo una serie di decisioni e non tutte si riveleranno azzeccate ; anche se avevamo ancora diversi giorni a disposizione avevamo tante, troppe incognite e il continuo cambiamento delle cose ci ha fatto ragionare un po’ troppo “random” in quanto avevamo fretta di trovare al più presto la giusta soluzione. Di una cosa non avevamo tenuto conto : Quel giorno era venerdì, giorno di festa nei paesi Mussulmani e non di meno il Sabato e la Domenica ; questo avrebbe reso tutto maledettamente più complicato.
Cominciamo con il cercare di capire quanto ci costerebbe farcela trasportare fino a Tangeri con un Pik-up e ragioniamo per diverso tempo su questa ipotesi ma la conclusione dei discorsi è che sarebbe troppo costoso : considerando nella migliore delle ipotesi 6oo chilometri al giorno, tra andata e ritorno l’autista dovrebbe stare via quasi nove giorni e aggiungendo il costo del carburante per oltre 5ooo chilometri con dei mezzi vecchissimi che consumano quanto una petroliera, sarebbe lecito aspettarsi un costo di circa 1.5oo euro.
Ricordiamoci che la ruota posteriore è bloccata e l’autista non avrà mai il permesso di accedere al porto e così, saremo costretti a trascinare di forza la moto per diversi chilometri con i suoi 280 chili di peso.
Anche volendo non pensare ai problemi a cui andremo incontro per portare la moto dall’ingresso del porto al dek della nave, ci ritroveremo a Livorno o a Genova con una moto che non cammina e si dovrà noleggiare un furgone al costo accertato, dopo aver chiamato una nota compagnia di noleggio italiana, di 350 euro e si dovrebbe mettere nel conto altri cinque giorni di permanenza a Tangeri se per un qualsiasi motivo dovessimo mancare la nave per Livorno con conseguente perdita dei soldi del biglietto. Il cambio della moto : Quanto costa un cambio?
Tra ricambi e mano d’opera valutiamo il tutto ampiamente oltre i 2.5oo euro considerando che a moto “aperta”, si dovrà sostituire e riparare una serie di altre cose.
Siamo abbondantemente sopra il valore della moto e dobbiamo tentare a tutti i costi la riparazione sul posto, in tempi accettabili …
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