… Prendo un profondo respiro e cerco di mettermi comodo sulla sella …
I fatti che si susseguirono in quel pomeriggio e nei giorni successivi, cambiarono profondamente i nostri programmi e nello stesso tempo mi fecero vivere quei problemi che prima di ogni viaggio cerco di immaginare per non trovarmi psicologicamente impreparato e sebbene immaginandoli cerco anche di trovare le possibili soluzioni, si tende sempre a considerarli come un’evenienza piuttosto remota …
Fino a quando questi non accadono.
Il vento è calato quasi definitivamente e finalmente si torna a respirare aria pulita. Ora la strada passa a ridosso della costa e in qualche punto lo strapiombo sull’oceano è a poche decine di metri dalla strada e alcune balise della vecchia pista sono state ingoiate dalla costa che in certi punti frana sul mare in enormi falde che scivolano in basso per effetto dell’erosione.
A guardare gli enormi pezzi di costa che rovinano sul mare, una ventina di metri più in basso, è facile intuire che al massimo fra una decina di anni tutta questa strada lunga centinaia di chilometri, dovrà essere ricostruita più a est, lontano dalla costa e penso con tristezza che questo affascinante nastro di asfalto sarà sostituito da un’autostrada.
Non sò perché ma mi trovo a pensare a mio figlio quando, se mai gli verrà la passione per la moto e per i viaggi, non potrà godere di questo panorama spettacolare e mi viene l’irresistibile desiderio di scattare qualche foto per lui per mostrargli quando sarà adulto com’era questo posto tanti anni fà e al contempo mi compiango perché ho la certezza che non tanti anni fà rispetto al mio tempo, questo posto era ancora più magnifico e
selvaggio di come lo stò vedendo adesso.
In questo gioco di specchi i chilometri vengono divorati dalle ruote e proseguiamo così, come sospesi nel tempo e l’unica certezza che ci dice che stiamo ancora avanzando, è il suono dei nostri motori che squarciano questa fotografia che si è impressa nella mente.
Il cielo è coperto da una coltre di nuvole grigio chiaro e alle nostre spalle, sull’orizzonte, si vedono ancora gli effetti della tempesta di sabbia in via di esaurimento mentre la temperatura si è abbassata di parecchi gradi ; è quasi fresco. Anche se non si vede, il sole si appresta al tramonto e penso che al massimo tra un’ora sarà buio e ancora mancano più di 200 chilometri a Dahkla …
In testa al nostro piccolo convoglio c’è la vecchia Gs 1100 che ad un tratto ha come un sussulto che attira la mia attenzione e mi risveglia dal torpore che si stava impadronendo della mia mente.
Nemmeno il tempo di realizzare, che la moto rallenta all’improvviso fino a fermarsi mentre il braccio del mio compagno di viaggio rotea in aria preannunciando qualcosa che non è niente di buono … Mi fermo, scendo al volo e l’espressione del suo viso mi gela il sangue confermandomi quello che dentro di me avevo già intuito ; la vecchia Mukka è rotta … non và più …
Giorni addietro quando ancora eravamo sulla rotta per il Senegal, aveva lamentato degli strani rumori al
cambio ma con una guida attenta a non forzare, il rumore non si era più ripresentato e per tutti i giorni seguenti ho cercato di scacciare dalla mente questo fatto perché, in fondo in fondo sapevo che prima o poi avremmo
avuto il problema in quanto dovevamo percorrere ancora troppe migliaia di chilometri.
Speravo che il solo fatto di non pensarci, potesse esorcizzare questa paura ma d’altra parte, non ci sarebbe stato nemmeno nient’altro da fare se non sperare che avesse retto fino alla fine del viaggio.
Ora, di fronte a l’ineluttabilità dell’evento, non sò cosa pensare e l’unica cosa che mi è ben chiara è che siamo bloccati quì fuori dal mondo ; a quest’ora ormai anche i mezzi in transito sono pochissimi e già da diverso tempo non abbiamo né sorpassato né incrociato nessuno.
Il mio compagno se ne stà silenzioso a capo chino e con le braccia conserte ; l’impercettibile vibrazione della sua mascella ci fa capire che ha vissuto momenti migliori mentre constatiamo che la ruota posteriore è definitivamente bloccata …
Sarebbero inutili anche le frasi di conforto perchè suonerebbero addirittura inopportune e così, decido che è meglio attendere che sia lui a parlare per primo. E’ un tipo molto risoluto e in più di una occasione, di fronte alle avversità e dopo aver incassato il colpo, ha dato prova di riprendersi immediatamente trovando in fretta la
possibile soluzione come un vero leader sa fare e che non può mancare in un viaggio come questo e noi, di buon grado abbiamo sempre accettato questa sua posizione predominante che si è rivelata sempre vincente.
“ Ragazzi… siamo nella merda …”
In questo frangente nemmeno il suo carattere forte e deciso riesce a trovare una via di scampo.
“ Speriamo che adesso passi qualcuno … la vedo dura ... e tra mezz’ora sarà notte …”
Mi guardo intorno e senza farmi accorgere cerco un posto per improntare un accampamento di fortuna ma il terreno è tutto pianeggiante a perdita d’occhio e non c’è nemmeno una piccola duna dove poterci riparare per la notte ma tra l’altro, non siamo neanche sufficientemente attrezzati per farlo.
Restiamo incalcolabili minuti in silenzio, sopraffatti dal non potere trovare una soluzione ; il navigatore indica che approssimativamente mancano 230 chilometri a Dahkla e l’unica soluzione fattibile è mandare avanti
l’equipaggio della RT che una volta giunti in città, avrebbero dovuto trovare un pik-up o un camion che sarebbe dovuto venire a rilevarci. Sempre che ci fosse qualcuno disposto a farlo in piena notte ...
A tratti il vento sibila sui nostri caschi e fra i raggi delle ruote e, da molto lontano alle nostre spalle sembra di sentire il rumore di un veicolo. Sulle prime pensiamo al rumore del mare che a cento metri di distanza e diversi metri più in basso si infrange poderoso sulla costa che si perde nell’infinito mentre, con il fiato sospeso, ci
mettiamo nel centro della strada per guardare in fondo al nastro di asfalto che lontanissimo, svanisce nella
bruma … Sì, c’è qualcosa che si muove laggiù e restiamo in attesa per capire di cosa si tratti ; ora il suono è più distinto e quello che era un puntino diventa sempre più grande fino a prendere le sembianze di un camion … Torniamo a respirare.
Quando si incontra un mezzo di trasporto fermo ai bordi della strada, per una legge non scritta che comunque tutti gli abitanti del deserto rispettano, ci si ferma ad accertarsi che non ci sia bisogno di aiuto ed è capitato
spesso che quando ci fermavamo per riposare, le poche macchine o i camion rallentavano cercando di capire se era tutto ok e al nostro gesto affermativo ripartivano salutando.
In questi territori estremi non ci si può permettere di fare finta di niente come sempre avviene da noi quando un automobilista si trova in difficoltà ; qui molte volte è questione di vita o di morte.
Il camion rallenta e dopo aver capito che avevamo bisogno d’aiuto accosta venti metri più avanti e si ferma con un sonoro sbuffo d’aria che solleva la polvere. L’autista è un marocchino tarchiato e robusto, di poche parole anche perchè non parla il francese mentre il ragazzo che lo accompagna è un giovane senegalese.
Anche lui è un autista di camion e il suo modo di lavorare è davvero singolare ; trasporta macchine usate
provenienti dall’Europa dal porto di Tangeri a Dakar e una volta giunto a destinazione, il camion prosegue verso altri stati africani con un altro autista e lui, si cerca un passaggio per tornare di nuovo a Tangeri e ricominciare il suo giro con un altro camion. Dice che per fare un giro completo impiega circa venti giorni ; è un tipo molto
simpatico e parlando intercala spesso con “inschiallah”.
Siamo proprio fortunati ; il camion non è la solita cella frigorifera per il trasporto del pesce ma è un bilico e quello che è ancora più strano è il fatto che sia scarico. Anche lui fa la linea Tangeri - Dakar ma in questa
occasione doveva trasportare del materiale fino alla frontiera mauritana dove ha incontrato il ragazzo che
attraversava a piedi la terra di nessuno. In questa strada è molto improbabile incontrare un camion scarico in quanto se ci si sposta , lo si fa per minimo 4oo chilometri e questo dà la portata della nostra fortuna. Ora stà
risalendo verso il nord dove ad Agadir dovrà effettuare un carico che dovrà trasportare a Tangeri con direzione Spagna.
Il ragazzo ci traduce dal marocchino al francese e viceversa e così chiediamo se è possibile caricare la moto fino a Dahkla ma prima vorremmo contrattare il prezzo in quanto sapevamo che in altri casi simili, qualche
sfortunato ha dovuto sborsare cifre pazzesche per trarsi d’impaccio e le nostre finanze complessive ci stavano già consigliando di limitare le spese generali.
L’uomo ci pensa un po’ su e noi, in po’ in disparte ci rendiamo conto che si stà facendo buio e che avremmo dovuto accettare qualsiasi cifra ma siamo determinati a contrattare strenuamente ; l’importante è che non se ne vada. Dopo qualche minuto il ragazzo mi chiama e dice che l’autista a preso una decisione : … ci trasporterà la moto fino a Dahkla e vuole solo il costo del gasolio che consumerà nella deviazione che dovrà fare rispetto al suo percorso … poi, se vorrete fargli un regalo …
Che culo !!!!
Smontiamo la sponda posteriore del bilico e la posizioniamo appoggiata dietro al cassone ; il camion è molto alto e la sponda è talmente ripida che non si riesce a salirci a piedi, figurarsi con una moto da 280 chili con la ruota posteriore bloccata ! L’autista sembra non farsene un problema e ci dice di aver caricato cose ben più
pesanti in condizioni ancor più difficili ... in cima al lungo cassone, dietro la cabina ci sono delle corde …
Vedrete che non ci saranno problemi.
Ed infatti in dieci minuti la moto è sul cassone anche se è stata una faticaccia e abbiamo temuto per il tonfo sordo della coppa dell’olio che ha sbattuto violentemente quando la ruota anteriore ha superato la ripida rampa ma questa è poca cosa perchè con il cambio rotto abbiamo altro di cui preoccuparci ed ora la priorità è quella di arrivare a Dahkla e poi, domani, vedremo se e come risolvere la situazione.
Seguiamo il camion che viaggia a 80 km/h e per un tacito accordo non lo superiamo, soffrendo rimaniamo in coda ma forse questo è dovuto alla diffidenza della quale non riusciamo a liberarci e nonostante la disponibilità e la gentilezza dei due camionisti non ce la sentiamo di allontanarci dal nostro amico che è seduto con loro sulla cabina. Sono un po’ sconvolto per quanto è accaduto e mentre tra la sabbia sollevata dal camion il buio della notte cala all’improvviso, non posso fare a meno di pensare : E ora? ... Che facciamo?
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