Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 27-03-2012, 01:11   #183
Boxer Born
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… Coraggio, è ora di rimetterci in marcia ...

Sulla N2, pochi chilometri dopo la frontiera c’è una stazione di servizio ben attrezzata e all’interno vi si trova anche un ristorantino dove servono il classico Tajine e della carne alla brace.
Decidiamo di fermarci a mangiare e ci accomodiamo in un posto all’ombra perché il sole picchia davvero forte e nonostante il vento teso che sconvolge la tavola, preferiamo restare all’aperto in quanto all’interno le mosche sono veramente troppe. Tutti i tavoli sono in Poliuretano stampato e gli angoli, sono curiosamente deformati a banana verso il basso a dimostrare che in questo posto la temperatura è costantemente sopra i 30° e al minimo movimento le bottiglie d’acqua si rovesciano perdendo l’equilibrio tanto che alla fine preferiamo tenerle a terra.

Acqua purtroppo, e per i prossimi 2ooo chilometri troveremo soltanto quella a meno che non si abbia voglia di andare a cercare con difficoltà della birra o del vino per poi pagarli cifre esorbitanti ;
a Nouadhibou avevamo trovato della birra in lattina in un Hotel di prima categoria ( si fa per dire! ) ma al cambio questa costava ben 8 euro ; quanto una settimana di lavoro di un operaio locale !
Anche a Nouakchott si può trovare a un prezzo molto simile e la vendono in un posto che si chiama
“American Bar “ che è un locale stranamente molto bello che onora il nome che porta.
In viaggio anche otto euro hanno il loro valore ma se proprio uno vuole togliersi lo sfizio, si può anche fare ma il pensiero di comperare qualcosa su cui hanno ricaricato il 4ooo% mi fa infuriare. E non si creda poi di bere una birra di qualità ; è poco più che acqua gassata con il sapore di birra e ancora ridiamo di quei due russi, sbarcati da chissà quale nave, che giravano dentro l’American Bar ubriachi persi … Ma quanto avranno speso per ridursi in quello stato ?!

Il Tajine è ottimo e dispiace consumarlo con l’acqua ; purtroppo hanno anche finito la menta per il the e così prendo il fornello e la moka ma c’è troppo vento e siamo costretti ad entrare nel locale ma anche lì, a causa del caldo hanno spalancato porte e finestre per cui la fiamma si spegne continuamente. Molto gentilmente il garzone mi accompagna in una saletta adiacente nella quale vi si accede attraverso una stretta e bassa porticina ; è la stanza dove si riposano i viaggiatori.
Nei pochi punti di ristoro meglio organizzati , a volte si possono trovare queste stanze da riposo che generalmente sono prive di finestre per impedire che l’ardente luce del sole possa disturbare chi si stà riposando. Il pavimento è ricoperto di tappeti e nel mezzo della stanza c’è un largo e basso tavolo ;
messi in fila, tutto intorno alle pareti, ci sono dei materassini della grandezza di un letto singolo e ovunque dei cuscini sparpagliati.
Queste stanze sono veramente molto rilassanti e nella semi oscurità mi sdraio e chiudo gli occhi un momento in attesa che venga su il caffè che dopo pochi minuti gorgoglia nella moka e l’intenso aroma esce dalla porticina richiamando un uomo che fa capolino e annusa l’aria.

Avrà circa la mia stessa età e lo deduco dagli occhi ; da queste parti le condizioni di vita portano ad un invecchiamento precoce ma con un po’ di allenamento e un’attenta osservazione, gli occhi delle persone sono sempre indicativi. Sono solo nella stanza e lo invito ad entrare con un gesto e dopo aver preso un cuscino si accomoda con un sorriso vicino al tavolo.
Purtroppo non parla il francese ma in qualche modo mi spiega che viene dal Mali e stà andando nel Gambia a trovare un suo fratello che non vede da quando era piccolo. Tutti e due stiamo facendo un lunghissimo viaggio ; questa cosa ci accomuna e facciamo un tacito patto di fratellanza bevendo il caffé nel mio bicchiere in acciaio marcato Ferrino con il doppio manico ripiegabile.
Sembra apprezzare molto la bevanda bollente e dopo aver bevuto l’ultimo sorso, rigira il bicchiere nelle mani osservandone la fattezza e la leggerezza e fà un gesto di approvazione. Le mie sigarette sono sul tavolo e dopo aver preso il pacchetto me ne offre una e in silenzio restiamo lì a fumare.

Fuori il vento sembra aumentare di intensità e la sabbia che attraversa la strada si muove e spolvera fino a 4o cm di altezza ragion per cui decidiamo di ripartire in fretta in quanto temiamo di trovare la strada insabbiata e a quel punto sarà difficile determinare l’ora di arrivo alla capitale mauritana e non vorremmo mai aggiungere alla difficoltà, il rischio di viaggiare di notte e in queste condizioni.
Da queste parti il sole quando decide di calare lo fa in fretta e molte volte è capitato che davanti a un bellissimo tramonto, quando il sole era ormai al livello dell’orizzonte, non abbiamo fatto in tempo a fermarci e prendere la macchina fotografica che questo era già sparito ; altri dieci minuti di crepuscolo e poi, improvviso arriva il buio che è nero come la pece non essendoci fonti luminose a rischiarare il cielo. Tutto questo accade nel giro di quindici minuti e si rimane sempre stupiti per come in quel breve lasso di tempo, si passi dalla luce accecante al buio più completo ; ancora di più stupisce poi la quantità e la luminosità delle stelle nel cielo .
Il vento è ancor più forte di quanto poteva sembrare e ci costringe a marciare molto inclinati sulla destra, come se stessimo percorrendo una curva infinita ; per fortuna è un vento costante e così mi accomodo per metà sul fianco sinistro della sella e stò appoggiato alla belle e meglio sulla parte sinistra del manubrio con ambedue le mani e dietro l’ampio cupolino, cerco di ripararmi dalle raffiche di sabbia che sinistramente fanno crepitare il casco e nonostante abbia cercato di sigillare tutte le aperture con un voluminoso foulard di seta, si infila da tutte le parti e ogni tanto turbina tra la visiera e il mio viso.

Da qualche giorno sento un po’ di fastidio alla spalla destra causato da un vecchio male che mi porto dietro da anni e mai curato seriamente ; probabilmente è causato dall’infiammazione della attaccatura dei tendini sulla spalla e dovendo percorrere ancora tanta strada, l’acuirsi di questo fastidio mi preoccupa un po’ anche se nella farmacia c’è anche della pomata anti-infiammatoria.
In previsione di dover maneggiare in maniera intensiva il mio Bmw Gs che carico com’è peserà sui 3oo chili e dovendo quindi rinforzare le spalle e la schiena, nei mesi precedenti alla partenza ho fatto un po’ di preparazione fisica con i pesi ma devo aver esagerato con l’allenamento delle spalle pur conoscendo il problema e il vecchio fastidio si stà riproponendo.
Dover viaggiare con questo vento e per diverse ore mette sotto sforzo la parte superire del corpo e dopo un po’, la tensione porta a irrigidirsi e a stringere talmente forte il manubrio che ci si accorge di avere gli avambracci e le mani quasi completamente insensibili.

Il vento si calma quando ormai stiamo entrando a Nouakchott e un po’ per errore, un po’ per fortuna riusciamo a non passare per il centro e con poche deviazioni arriviamo all’ Hotel Emira quando i Muezzin stanno intonando i canti delle preghiere serali.
L’ Hotel Emira si trova in una posizione molto comoda trovandosi all’ingresso o all’uscita della città in base a se si arriva da nord o da sud ed è per questo che lo avevamo scelto anche quando siamo scesi. Come ho avuto modo di spiegare, la Mauritania ha delle pretese assurde e infatti quando siamo arrivati la prima volta ci chiesero ottanta euro a notte colazione esclusa che dopo una lunga contrattazione e la promessa di passarci almeno tre notti, sono scese a cinquanta e così ora siamo qui a prestar fede alla nostra promessa facendo in qualche modo stupire il ragazzo della reception che ci riconosce e ci saluta sorridendo. Siamo stanchi e molto ma molto impolverati e spogliandomi vedo che anche la maglietta sulla pelle avrebbe bisogno di un’energica lavata ma domani ripartiremo molto presto e non si asciugherebbe in tempo così decido che il prossimo bucato lo farò a Dahkla.
Questo pensiero mi riporta con nostalgia a Nianing dove in due ore scarse, ho asciugato un paio di jeans stesi grondanti acqua mentre adesso sono qui, dove nello stesso tempo mi hanno rubato una comodissima tuta felpata lasciata stesa ad asciugare ...

Usciamo poco dopo che è già notte e decidiamo di andare a mangiare quell’ottimo cous-cous che ci avevano servito l’ultima volta in un localino poco distante e durante la cena, facciamo il piano per il giorno successivo.
Dahkla ci era piaciuta moltissimo e l’idea di passarci un paio di giorni accontenta tutti e siccome abbiamo ancora a disposizione diversi giorni, decidiamo di visitare alcune delle magnifiche città imperiali una volta raggiunto il Marocco. I chilometri sono tanti ed in silenzio sono certo che tutti stiamo sperando di non avere nessun problema alla frontiera e che il vento finalmente cessi di torturarci per poter proseguire fino a Dahkla.
Partiremo all’alba e dovremo fare colazione in camera ma a parte il caffè, non abbiamo nulla da mangiare e così prima di rientrare all’albergo ci fermiamo in un negozietto a comperare un po’ di biscotti confezionati sulla quale c’è un’immagine dall’aria poco invitante ; ci sono anche delle tristi gallette di riso e mi domando a chi mai potrebbe venire in mente di acquistarle visto che sono tutti magri come chiodi … Eppure ce ne sono in gran quantità e costano pochi centesimi ; quà tutto quello che riempie la pancia e costa poco serve ad avanzare di un giorno e non si stà tanto a controllare le proprietà nutritive. In ogni modo scelgo dei biscotti con farcitura alla crema di banana e ancora rabbrividisco a ricordarne il gusto ; non oso immaginare quello che potevano essere quelle al gusto fragola …
Abbiamo ancora mezzo barattolo di Nutella ma preferiamo non rischiare il mal di stomaco perché nei giorni passati avrà sicuramente “sofferto” il caldo e a malincuore decidiamo di buttarla ripiegando su delle confezioni mono-uso di marmellata e i soliti panini polverosi mauritani.

Finiamo di fare colazione che è notte fonda essendo ancora le 6.30 del mattino e scendiamo all’ingresso dove abbiamo le moto parcheggiate e guardate a vista da un sonnacchioso e infreddolito uomo della securiti mentre l’impiegato della reception dorme profondamente su un divano nell’ingresso.
Per quanto cerchiamo di fare piano, incespichiamo sulle scale dai gradini scombinati e dopo qualche andirivieni il ragazzo si sveglia di soprassalto e probabilmente pensa che stiamo scappando senza pagare perché, non essendo lo stesso che ci ha accolto la sera precedente ci fa un sacco di domande del tipo dove stiamo andando, perché partiamo così presto ed altre domande sul genere sospettoso che ci spara a raffica senza darci il tempo di rispondere ; mentre gli altri continuano a caricare le moto aspetto che la smetta e taglio corto dicendo che abbiamo già pagato e che può controllare sul registro.

Come la sera prima quando siamo arrivati, abbandoniamo Nouakchott accompagnati dal canto dei Muezzin e penso a questo paese sconfinato fatto di polvere, sabbia e povertà. Eppure sono felice di averlo cavalcato per oltre 2ooo chilometri e il ricordo di un paio di tramonti “vissuti” e il fantastico colore della sabbia del suo deserto che a tratti è addirittura più brillante dell’ arancio del mio Gs, mi fanno dimenticare la poca simpatia che provo per questo popolo. E’ un po’ come quando scherzosamente si dice che l’Italia è bellissima ma il problema sono gli Italiani …

La Gare du Nord, questa è la prima tappa programmata; 230 chilometri più avanti ...





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