Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 23-03-2012, 14:15   #182
Boxer Born
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… in mezzo c’è Rosso e sappiamo già cosa ci aspetta …

Alle 7.45 siamo già sulle moto e per l’ultima volta oltrepassiamo il lungo ponte in ferro di Saint Louis ma a causa di qualche lavoro in corso siamo costretti a deviare dalla strada principale e ci troviamo a girare in un dedalo di viuzze con il fondo di sabbia morbida dal quale non riusciamo a venirne fuori.
Per fortuna un taxista avendo intuito la difficoltà nella quale stavamo annaspando, si offre di accompagnarci fuori città ma il suo Peugeot corre veloce e per stargli dietro, ci prendiamo qualche rischio dovendo zigzagare in quelle stradine di sabbia nel tentativo di evitare profonde buche e le onnipresenti capre. Uscendo nella periferia ci ritroviamo su di una vecchia strada rettilinea e di fianco, sul limitare di un canale, stanno costruendo una enorme strada che sale sopra un moderno ponte, anch’esso in costruzione.

E’ strano notare come in questo paese dove la povertà è preponderante, ci sia una densità del traffico abnorme anche se la maggior parte dei mezzi in circolazione è peggio di quelli che si possono vedere entrando da uno sfascia-carrozze in Italia ; in ogni modo stanno facendo un grande sforzo per migliorare la viabilità e quasi ovunque proliferano nuove strade e opere pubbliche.
Il Senegal è uno stato molto aperto al futuro e l’attuale presidente Abdulaye Wade, per quanto osteggiato dai più, si è distinto per la promozione della cultura e dell’arte con una particolare attenzione alla cultura del suo popolo per mezzo del potenziamento delle università e la capillarità delle scuole primarie. Da politico scafato è ovvio che abbia messo le mani sulle cose che di più balzano all’occhio ma se da un lato il turista occasionale come me può criticarne il metodo, d’altra parte non può che approvare questo slancio di modernità che il presidente cerca di imprimere al suo paese .
Detto questo si deve anche capire che la popolazione del Senegal è composta per il 70% da giovani e da che il mondo è mondo, i giovani la pensano sempre in modo diametralmente opposto e la caratteristica di essere giovani, implica anche la irrequietezza del voler raggiungere da subito il benessere e la modernità che trabocca dalle televisioni e dai manifesti che contrastano in modo stridente con le loro condizioni di vita.

In breve siamo di nuovo sulla direttrice che porta al confine dove i lavori sono ancora in corso e siamo costretti a rifare il sali scendi sulle alte rampe di terra che portano la pista da una parte all’altra della strada in costruzione. A differenza dell’altra volta ora il fondo è ben battuto e anche se ci sono ancora i profondi solchi lasciati dai camion, non c’è più quella rossa patina scivolosa che ancora bellamente imbratta la mia moto e che ora si arricchisce di uno spesso strato di polvere dello stesso colore.
Risaliamo sull’asfalto che è così ben fatto e liscio da poter distinguere il rumore prodotto dai miei pneumatici scolpiti e mentre mi rilasso con questo suono in sottofondo mi godo il paesaggio in quella che sembra essere una calda mattina di piena estate ; il sole è ancora basso e disturba un po’ la visuale ma se penso che siamo a fine gennaio sono disposto a guidare in questa condizione fino a sera.
Improvvisamente la strada si restringe tornando ad essere rugosa e sporca, indice che a breve ci troveremo di nuovo al cancello dell’infernale Rosso. Percorrendo gli ultimi chilometri fantastico su come gli operai che stanno sistemando la strada, una volta giunti a Rosso si rendano conto di quanto sia orribile quel posto e con le loro enormi ruspe comincino a spazzare via tutta quella baracca e godo nell’immaginarmi quell’orda di perditempo che stanno li a infastidire i turisti che si tuffano nel fiume Senegal per trovare scampo …

E’ ancora piuttosto presto e i mezzi in transito per il confine sono pochi e così arriviamo subito al cancello fermandoci una cinquantina di metri prima. Dalle baracche dei bazar ai lati della strada, la gente si affaccia e ci guarda incuriosita mentre qualcuno ci apostrofa maleducatamente invitandoci a comperare ma noi non gli diamo retta e con i motori ancora accesi ci giriamo a guardarci l’un l’altro ; sono certo che tutti noi ci stiamo dicendo dentro il casco - Pronti ? Entriamo … -
Guardo l’orologio … sono le nove del mattino e mentre cerco di calcolare in quanto tempo saremo al di là del fiume, oltre il secondo cancello della frontiera mauritana, i militari si accorgono di noi e ci stanno facendo ampi gesti con le braccia per farci entrare.
Oltre le sbarre richiamati dai gesti dei militari, anche diversi straccioni faccendieri ci vedono e allungano il collo mentre si danno di gomito sorridendo e si preparano all’assalto.
Il cancello si apre e ingranando la marcia, prendo un grosso respiro ignorando i gesti frenetici dei militari che mi esortano a rallentare mentre l’orda dei faccendieri è costretta ad aprirsi lasciandoci un varco e li costringiamo a rincorrerci ; sento delle urla che suonano come insulti mentre il polverone turbina e si posa su tutto e su tutti. Questa entrata a velocità sostenuta ci ha consentito di arrivare fino alla baracca della polizia e quando l’orda ci raggiunge siamo già in piedi di fianco alle moto e li aspetto con aria di sfida e le mani appoggiate sui fianchi.

Forti dell’esperienza subita quanto siamo arrivati, sappiamo come e dove muoverci quindi cerchiamo di apparire più tranquilli possibile ( ma non lo siamo ) mentre prepariamo il mucchio di scartoffie per iniziare la procedura di uscita e noncuranti delle urla dei faccendieri che vorrebbero consigliarci il come e il dove, siamo costretti a dare anche qualche spintone ai più intraprendenti che cercano di sottrarci qualche foglio per costringerci a seguirli come mi era capitato all’arrivo. Abbiamo bisogno di cambiare i CFA senegalesi in Ouguya mauritane e dietro la calca intorno a noi, scorgo in quinta o sesta fila un cambiavalute che mi guarda sorridente. Lo invito a farsi avanti e lui, con le braccia strette davanti al petto mi fa capire che non riesce a passare e così, allungo un braccio spostando una quantità di cialtroni e gli permetto di avvicinarsi. Con passo leggero copre la breve distanza che ci divide e alla sua vista l’orda allenta di poco l’assedio e abbassa di un tono la voce dimostrando come questo nuovo arrivato sia temuto o rispettato.

E’ un tipo davvero singolare e il suo aspetto rispecchia quello che hanno molti cambiavalute di frontiera che abbiamo incontrato ; indossa un voluminoso turbante dorato e il suo vestito stranamente bianco e pulito per essere in quel posto è ricoperto di passamaneria finemente ricamata mentre al collo, trattenuto da una stinga di cuoio nero, indossa un pesante medaglione in argento e sotto di esso una piccola sacca triangolare in stile arabo ; le sue mani coperte da grossi anelli d’oro stringono una grande quantità di banconote che fanno luccicare gli occhi dei presenti e per un istante li ammutolisce.
Il cambiavalute si dimostra subito affabile e ci offre un cambio ragionevole che accettiamo ed ora stà depositando una alla volta le banconote sul palmo della mia mano aperta e man mano che si avvicina alla fine del conto inizia a rallentare fino a che, giunto alla quint’ultima banconota si ferma … Lo guardo negli occhi e con un impercettibile alzata di sopracciglio lo invito a continuare … altre due banconote si adagiano sulla mia mano mentre l’uomo stà guardando in alto cercando chissà cosa e si liscia la lunga barbetta appuntita … lo costringo a rivolgermi di nuovo lo sguardo tirandolo per la manica e lui, un po’ spazientito, mette giù un’altra banconota dicendomi qualcosa che non capisco. Ci stà provando fino all’ultimo e decido di finirla con questo gioco mentre lo congedo ringraziando ; lui sorride, fa un mezzo inchino e scompare tra la folla.

Nonostante siamo stati continuamente infastiditi completiamo la procedura di uscita dal Senegal senza “ l’aiuto ” di nessuno e nonostante che ora siamo in attesa di salire sulla chiatta che è già a metà del fiume, alcuni di questi individui, pochi ormai, continuano a rampognarci e sono un po’ stizziti per il fatto di non aver ricavato niente da noi. Evitiamo di rispondere e di rivolgergli lo sguardo fino a che, in preda alla frustrazione, uno di loro decide di passare alla provocazione ; mi si avvicina un tipo alto che guardandomi dritto negli occhi esclama in un buon italiano : Siete dei razzisti !
Lì per lì ci rimango male mentre noto con apprensione che l’esclamazione corre di bocca in bocca e i pochi rimasti iniziano a girarci in torno lentamente, guardandoci di traverso come se fossero un branco di cani randagi pronti ad assalirci ; “ razzista... razzista ” prosegue quello mentre resta in piedi davanti a me.
La situazione diventa improvvisamente molto tesa e guardo verso il fiume dove la chiatta sembra spostarsi al rallentatore e pur vedendo la schiuma bianca davanti alla chiglia che lotta contro la corrente, sembra che piuttosto stia tornando indietro.
Provo timidamente a spiegargli che il fatto di trovarmi qui significa che non sono affatto razzista ma lui non ne vuole sapere anche se si allontana raggiungendo il circolo. Decidiamo di spostarci per creare un diversivo ma possiamo percorrere meno di cento metri per avvicinarci alla rampa di imbarco e la chiatta è proprio lì davanti a noi ma i minuti scorrono interminabili mentre quelli ci raggiungono di nuovo.
I motori delle moto rimangono accesi mentre conto gli anelli della catena che abbassa la rampa e mi rendo conto di aver trattenuto il respiro fino a quando non sono sul battello e metto la moto sul cavalletto ; mai stato così felice di stare con i piedi in mezzo alla merda !

Alcuni di loro sono saliti sulla chiatta ma è ormai evidente che hanno smesso di torturarci in quanto se ne stanno in disparte a chiacchierare e non ci calcolano più. Questi individui passano le loro giornate in questo modo, tra la frontiera senegalese e quella mauritana andando di qua e di là dal fiume a loro piacimento e senza che nessuno ponga limite alla loro invadenza e mi chiedo come tutto ciò possa avvenire in un posto così fortemente militarizzato.
Polizia, Guardia Nazionale e Dogana ; eppure nessuno chiede a queste persone cosa stiano facendo o dove stiano andando ma mi sono fatto una mezza idea di quello che accade qui. Secondo me ognuno di questi individui è il lasciapassare per i traffici illeciti e volendo trasportare qualcosa da una parte all’altra del confine o magari solo dichiararne una quantità minore, ci si appoggia a queste persone che a loro volta hanno degli “agganci” all’interno degli uffici e così si spiega tutto quel traffico di denaro che in modo neanche troppo nascosto si vede circolare all’interno dei documenti piegati. Il fatto poi che tra un “cliente “ e l’altro rompono le scatole a chiunque gli capiti a tiro, è solo un modo per passare il tempo e arrotondare ; deve per forza essere così.

Mentre snocciolo queste congetture la rampa del battello rovina sulla sponda opposta e stando attenti a non scivolare sull’abbondante strato di sterco che ricopre il pavimento della chiatta, scendiamo sull’ampio piazzale della sponda mauritana e noto che anche da questa parte c’è poco traffico ma ragionandoci un attimo credo di averne capito la ragione.
La città che maggiormente alimenta il traffico proveniente dalla Mauritania qui al confine è Nouakchott la quale si trova a circa 210 chilometri e tra qui e la città, non c’è altro che deserto e qualche piccolissimo villaggio. Anche per la gente del posto è molto sconsigliato mettersi in viaggio per quella strada di notte e così, si mettono tutti in movimento il mattino presto ma con quelle macchine impiegano diverse ore per raggiungere il confine quindi si spiega come la maggior parte del traffico in questa frontiera si svolga nella tarda mattinata e nel pomeriggio.
Questo gioca a nostro favore e concludiamo le procedure di entrata in Mauritania molto velocemente e senza troppi fastidi. Il secondo cancello si stà per aprire ma la guardia vuole vedere i passaporti ; come se non fossero stati controllati a sufficienza !! Finalmente riconquistiamo la libertà e oltre il cancello c’è già una lunga fila di camion, macchine, persone ed animali in attesa di entrare ; guardo l’orologio e sono le 11.30 … il passaggio è avvenuto in due ore e mezza nette, un terzo del tempo che abbiamo impiegato quando siamo arrivati ma mi sembra che sia passato un giorno intero e improvvisamente, calata la tensione, sento un’irrefrenabile bisogno di urinare.
Ci fermiamo dopo qualche chilometro tra gli alberi stentati e i cespugli sempre più radi e ridiamo per il fatto che soffriamo tutti della stessa necessità ; anche questa volta ci hanno fatto cagare addosso …
Con un sospiro liberatorio guardo la strada che si distende diritta davanti a noi e ammiro il paesaggio desertico che si perde nell’infinito ; è il paesaggio che amo di più, quello che da sempre mi affascina e uso come fondale dentro la mia testa quando fantastico su un nuovo viaggio. In lontananza una cortina arancione offusca l’aria ed è il segno che stà arrivando una tormenta di sabbia …
Coraggio, è ora di rimetterci in marcia ...





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