Arriviamo a Saint Louis abbastanza presto e prima di entrare in città ci fermiamo a fare rifornimento in una stazione di servizio molto grande e moderna che per un momento mi fà pensare di essere almeno duemila chilometri più a nord se non fosse per un gruppo di bambini che stanno elemosinando.
Con quei vestiti stracciati e sporchi sono così malridotti da fare pena ; uno di loro è quasi completamente nudo ed indossa una logora incerata da marinaio infinitamente più grande di lui e il colore grigio dell’indumento è molto simile al colore di questi bambini che quasi non hanno più la forza di parlare ma quello che maggiormente fa male è notare come la luce dei loro occhi sia spenta e si avvicinano con passo lento senza convinzione, rassegnati.
Purtroppo queste scene accadono tutti i giorni ; non si riesce ad abituarsi alla vista di questi bambini e si vorrebbe fare qualcosa , ci si arrabbia con la gente che invece non li nota più come se fossero invisibili e anzi, il più delle volte li scansano malamente neanche fossero animali che almeno, per spirito di conservazione, tengono le distanze di sicurezza mentre questi figli di nessuno si avvicinano, chiedono aiuto e nella maggior parte dei casi ricevono spintoni o sberle.
Il bambino con l’incerata grigia mi si avvicina mentre sono impegnato con la pompa della benzina e non mi accorgo di lui finché non mi tira per la manica della giacca ; sono in posizione molto scomoda in quanto stò riagganciando l’erogatore e nel girarmi faccio un movimento brusco che il bambino scambia come una mossa ostile ed indietreggia di due passi con gli occhi e la bocca spalancata.
Probabilmente soffre di una qualche infezione agli occhi perchè sono tutti incrostati di lacrimazione e nell’osservarlo con attenzione, sprofondo involontariamente in quegli occhi neri che come in una vertigine mi trascinano sempre più giù fino a sentire il suo dolore, la rassegnazione, e mi sembra di vedere la barca rovesciata in riva al mare in cui dorme e dove piange silenziosamente quando affamato cerca disperatamente di ricordare il viso di sua madre e non si capacita del fatto di essere stato abbandonato. E’ solo un bambino di sei anni …
Faticosamente cerco di risalire da questo stato di torpore ma l’anima rimane laggiù, nel buio profondo di quella vita che ho solamente sfiorato ; è stato soltanto un attimo ma quello che ho provato mi ha lasciato una macchia indelebile e ora che sono di nuovo in me sento una stanchezza inspiegabile e un dolore in fondo al petto come una ferita che non si può rimarginare.
L’ Africa mi ha parlato; l’anima dei bambini africani è entrata dentro di me all’improvviso e quando meno me lo aspettavo. Pensavo di aver fatto il mio dovere quando diversi giorni addietro consegnai del materiale didattico e un po’ di abbigliamento per i bambini orfani e pur essendo cosciente di aver fatto poca cosa rispetto al bisogno che c’è quaggiù, usavo questa azione come se fosse uno scudo che mi proteggeva, che mi impediva di stare male ogni qualvolta vedevo questi bambini.
In dieci secondi questo figlio di nessuno che ora tende di nuovo la mano ha demolito l’unica difesa che avevo e adesso sono combattuto se acconsentire alla sua richiesta. Da più parti ho sentito dire che non si dovrebbe mai dare dei soldi a questi bambini che, potendo disporre di quello che per loro sono grosse cifre, smettono di andare a scuola e si mettono nei guai ma lui, è l’ultimo degli ultimi e sono consapevole che i pochi spiccioli che gli stò dando finiranno in mano a qualche sfruttatore.
Come un animaletto spaventato agguanta i soldi graffiandomi la mano e a piedi nudi fugge zoppicando facendo una larga parabola per tenersi a distanza dal benzinaio che, brandendo una bottiglia di vetro, ha già fatto scappare i suoi amici …
Saint Louis ci accoglie con la solita allegria confusionaria e ricordando bene la strada ci rechiamo subito all’Hotel La Palmeraie dove ci accolgono calorosamente e ci chiedono dove siamo stati e cosa ne pensiamo del Senegal. E’ ancora abbastanza presto ma non abbiamo voglia di incamminarci per la città e così dopo esserci sistemati, aspettiamo che si faccia sera davanti all’hotel guardando una barca rimasta incagliata nella bassa marea e gli sforzi che fanno quattro giovani pescatori che vorrebbero prendere il mare.
I minuti passano e l’acqua rossa del tramonto è sempre più bassa e la delusione dei giovani è sempre più cocente quindi schiaffeggiano l’acqua consapevoli di aver sbagliato l’ora della partenza mentre osservano nel centro del canale le piroghe che si apprestano a prendere il mare facendo sentire forte i loro canti che ci arrivano con la fumosa scia degli sgangherati motori a due tempi.
Domani lasceremo tutto questo e cercando di scacciare quella che è già nostalgia, ci concentriamo a definire quelli che saranno i passi successivi nel nostro viaggio di risalita.
La decisione è unanime : attraversare il più velocemente possibile la Mauritania.
Non abbiamo avuto nessun problema in questo paese eppure, rimane quel leggero senso di ostilità che ci fa preferire fermarci per lo stretto necessario ; se non altro per evitare di farci spillare quattrini da tutti. Persino i benzinai che hanno il display sulla pompa dove viene chiaramente indicato il costo, provano a fregarti con il resto e se le prime volte lasciavo perdere, in seguito i miei moti di orgoglio mi portavano a bisticciare con questi individui pretendendo l’intero resto anche se qualche volta, lo restituivo come mancia. Molto cara, molto sporca e con troppe pretese ; pur essendoci validissimi motivi per visitare questo paese mi è rimasta impressa la sfacciata propensione dei Mauri di fregarti a tutti i costi ma, per questioni di distanze, dovremo per forza fermarci a Nouakchott mentre il giorno successivo vorremmo entrare direttamente nel Saharawi evitando la fermata a Nouadhibou anche se siamo un po’ preoccupati della lunga tappa nella quale dovremo oltrepassare il confine Mauro-Marocchino con in mezzo la terra di nessuno.
Se tutto fila liscio ci si dovrebbe riuscire ma il dubbio rimane in quanto abbiamo calcolato di superare il confine Mauro-Marocchino a metà del pomeriggio e a parte la terra di nessuno che in realtà non è così complicata da oltrepassare, il problema è che in quei territori non c’è niente e le distanze tra un posto civilizzato e l’altro sono siderali. Quando diversi giorni fà siamo scesi avevamo visto subito prima del confine una specie di Auberge fatto di tende ma nessuno di noi ha la certezza che questo sia aperto e allora che si fa ?
In qualche modo ci arrangeremo, nessuno di noi vuole fermarsi a Nouadhibou e le prospettive sono due :
a- Superare il confine e trovare dove passare la notte se per qualche motivo si facesse troppo tardi .
b- Tutto fila liscio e a tappe forzate arriviamo a Dahkla dove ci riposeremo per un paio di giorni.
La differenza non è di poco conto in quanto la prima ipotesi prevede un percorso di circa 5oo km con un solo punto di rifornimento, la “Gare du Nord” ; la seconda ipotesi conta circa 8oo km con al massimo tre punti di rifornimento compreso quello già menzionato. Quello della benzina è l’aspetto che ci preoccupa di più in quanto è difficile calcolare quanta strada si potrà percorrere con il serbatoio e le taniche piene ; tutto dipende dalle tempeste di sabbia che incontreremo e se il vento spirerà a favore oppure contro. Ci siamo accorti che le nostre moto consumano un buon 3o% in più e vuoi la scarsa qualità della benzina, vuoi le condizioni climatiche, è sempre molto difficile fare un calcolo per quanto approssimativo ; il rischio è di rimanere per ore bloccati in mezzo al nulla con la necessità di andarla a cercare in qualche villaggio sperduto verso l’interno, fuori dalle strade battute, sempre che questo villaggio si possa trovare in quanto non sono segnati sulle mappe.
Andiamo a dormire con questi pensieri e cerchiamo di focalizzare meglio la tappa di domani che da Saint Louis ci porterà a Nouakchott, nella grigia capitale mauritana ; pochi chilometri, circa 3oo ma non ci dimentichiamo che in mezzo c’è Rosso e sappiamo già cosa ci aspetta ...
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