Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 18-03-2012, 11:37   #179
Boxer Born
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Sebastiàn saluta un’ultima volta con la mano mentre chiude il portone cigolante, e noi facendoci il segno con il pollice ingraniamo la prima e partiamo. Questa mattina qualche francese si è alzato molto prima del solito per venirci a salutare e la cosa ci ha fatto un enorme piacere perché in qualche modo ci hanno aiutato a lasciare questo posto. Anche Madame Diopp e Nadine erano lì per salutarci ma soprattutto per consigliarci di abbandonare il Senegal il prima possibile o per lo meno, di non avvicinarci ai grandi centri in quanto c’è la concreta possibilità che tra oggi e domani si possano creare dei disordini da parte della popolazione per questioni politiche.

Negli ultimi giorni l’inizio della coppa d’Africa ha sedato gli animi della maggior parte della popolazione che è avversa all’attuale presidente senegalese e in questi giorni ci sono stati fermi forzosi in cui tutti i taxi, i minibus e i camion sono stati fermati da frange di oppositori che protestano in vista di una prossima rielezione ; d’altro canto la squadra nazionale di calcio sembra non aver sortito buoni risultati e così l’attenzione si sta nuovamente orientando verso le questioni politiche e ora tutti i nodi stanno venendo al pettine. Oggi il congresso nazionale dovrebbe esprimersi sulla possibilità dell’attuale presidente Abdulaye Wade a ricandidarsi per il 3° mandato consecutivo e pressato da tutte le parti, compreso gli osservatori internazionali, il presidente è stato costretto ad autorizzare una manifestazione a Dakar.
Il Senegal è una repubblica democratica anche se di fatto, in questi ultimi undici anni, è stato gestito come un regime neanche tanto velatamente repressivo e sembra che l’ottantaseienne Abdulaye Wade debba a tutti i costi ricandidarsi per sfuggire al braccio della legge in quanto è ormai nota a tutti la sistematica corruzione con la quale ha gestito il paese ; tutto il suo staff ( in pratica tutta la sua famiglia ) con una folta schiera di politici e imprenditori rischiano la galera e da queste parti le colpe si pagano con certezza, e anche severamente. Si dice che abbia falsificato i suoi documenti e che in realtà abbia superato da tempo i novanta e si dice che segretamente voli in nord Europa per fare certe cure ringiovanenti ; se questa notizia è vera vorrei proprio sapere di che cura si tratta perché su di lui certamente sembra funzionare visto l’ottimo aspetto nonostante l’età dichiarata o presunta.
Di certo c’è il fatto che con una mossa politica dai contorni poco chiari, ha modificato la costituzione prolungando i tempi del mandato presidenziale da cinque a sette anni per preparare il campo al suo successore ; il figlio. Il problema è che la maggior parte dei senegalesi sono convinti che anche il congresso sia in qualche modo sotto la sua gestione e così, il nervosismo sta crescendo perché se Abdulaye Wade avesse la possibilità di ricandidarsi, equivarrebbe alla sua permanenza al potere e la gente non ne può più di ingiustizie e del solito sistema di enormi ricchezze in mano a poche persone a discapito del resto della popolazione che non tutti i giorni riesce a mangiare.
Il Senegal nel suo contesto è un paese molto moderno e ci sono giovani formazioni politiche che hanno ben chiara la direzione che dovrebbe prendere il loro paese e vogliono fortemente liberarsi da quella rete di lacci e prevaricazioni nelle quali l’attuale governo sembra aver posto le sue fondamenta. Nei giornali, nei manifesti e nascosto tra le pubblicità in televisione hanno fatto proprio un motto che dice “Noi siamo l’Africa che avanza”.
Autorizzare una manifestazione a Dakar non può essere inteso come se questa cosa avvenisse in un qualsiasi paese europeo ; la loro indole è molto pacifica ma proprio per questo, diventano incontrollabili nel momento in cui gli animi si infiammano e manifestazioni spontanee messe in piedi dai giovani, potrebbero nascere in qualsiasi momento, soprattutto nei grandi centri dove è più alta la concentrazione di scuole e la consapevolezza di dover cambiare il proprio paese è più sentita.
Qualche giorno fa, parlando con i ragazzi del “Bientennier”, ho capito quanto interesse abbia suscitato in loro la primavera araba che dall’inizio del 2011 ha sconvolto gli equilibri geo-politici di tutta la zona a nord del Sahara ; se il discorso prende una piega politica fanno spesso riferimento ai fatti accaduti al nord e auspicano un movimento popolare simile traendone ispirazione e per loro stessa confessione credono che non sarebbe facile garantire la sicurezza degli europei che dovessero trovarvisi in mezzo in quanto anche i nostri stati, in diversi modi ed in diversa misura, hanno contribuito a far accrescere il malcontento negando certe evidenze o addirittura legandosi in affari poco trasparenti ; noi di queste cose non ne sappiamo niente perché si guardano bene dal raccontarcele, ma quaggiù la gente sembra essere molto informata e i vari canali televisivi, dall’aspetto poco più che amatoriale, riportano puntualmente i fatti e i misfatti.

Con questi pensieri abbiamo organizzato il percorso di risalita verso nord che per necessità prevede comunque un altro giorno in Senegal e anche se si tratta di Saint Louis, l’ultima grande città vicino al confine, questo non basta a tranquillizzarci e la consegna è quella di stare all’erta più che mai.
Eppure in questo caldo mattino di gennaio, tutto sembra scorrere come il solito; attraversando i piccoli villaggi lungo la strada i ragazzi ci salutano, i mercati sono nel pieno dell’attività e gli animali di tutte le specie continuano ad attraversare all’improvviso la strada … tutto come il solito.
Per un po’ mi dimentico degli eventuali problemi finché non percorriamo la stretta esse che conduce al grande e alberato viale di Mbour ; il traffico nella nostra direzione è paralizzato e i clacson delle macchine sembrano impazziti ma nessuno tenta di superare la colonna o tagliare sopra i marciapiedi come talvolta accade. Stranamente dalla corsia opposta non giunge alcun mezzo e dopo aver atteso qualche minuto in colonna iniziamo piano piano a superare, fino a che non vediamo in lontananza una agitata marea nera che occupa tutta la larga strada e dilaga anche tra le macchine ferme .

Ci appiattiamo più che sia possibile contro le macchine alla nostra destra mentre veniamo invasi da centinaia di giovani studenti che marciando velocemente alzano ritmicamente un braccio e con un pugno si percuotono forte il petto e riferendosi al vecchio presidente urlano in Woloff “ Gorgui na dem ! Gorgui na dem !” ( vattene vecchio! ) e alcuni urlano la loro rabbia sulla visiera del mio casco.
E’ la prima volta che mi capita di trovarmi nel mezzo di una manifestazione in quanto vivendo in una piccola città di provincia, ho sempre osservato questi fatti in televisione e solo ora mi accorgo di quanto possa essere pericoloso. La maggior parte degli studenti sono poco più che ventenni e ora che sono in gruppo e arrabbiati sono pericolosi e travolgono qualsiasi cosa gli si pari davanti ; compreso la mia moto che riceve diversi scossoni e non tutti involontari.
Sono momenti di forte tensione mentre il manubrio sbatte violentemente contro il vetro del pik-up al mio fianco e il proprietario tira fuori un braccio e tenta di contrastare i colpi reggendomi per una spalla ma non riesco a vederlo in faccia quel tanto che basta per capire se è un gesto di protezione o un modo di allontanarmi. Con il braccio destro cerco di tenere saldamente il manubrio mentre tengo il sinistro sospeso a mezz’aria per difendermi da eventuali colpi che mi aspetto da un momento all’altro.
Intanto i ragazzi continuano ad urlarmi addosso “ Gorgui na dem ! Gorgui na dem !” ma per fortuna tutto dura per pochi istanti e il gruppo dei più facinorosi alla testa della manifestazione mi supera portandosi dietro un corteo molto più tranquillo anche se tutti hanno una espressione molto dura della quale non pensavo potessero essere capaci.

Man mano che il corteo si dirada le ceste di verdure e di spezie vengono riposizionate sui marciapiedi, qualcuno rimuove una scala di legno che aveva messo a protezione dell’ingresso del suo bazar,
le capre riprendono il possesso del centro della strada mentre la colonna riprende il suo normale flusso permettendoci di ripartire.
I giorni seguenti verremo a sapere che ci sono state altre manifestazioni e soprattutto nella capitale, queste proteste sono sfociate in episodi di violenza ai quali la milizia ha dovuto rispondere molto duramente e le notizie racconteranno di almeno un paio vittime ma per quello che ci riguarda, a parte l’episodio a Mbour, non ci siamo accorti di nulla e a metà pomeriggio eravamo già arrivati a Saint Louis nell’Hotel La Palmeraie dove all’andata avevamo già prenotato per una notte.
Domani lasceremo il Senegal e questa sera dovremo ragionare su che linea di condotta tenere a Rosso che comunque ci preoccupa ancora
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