Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 15-03-2012, 01:12   #177
Boxer Born
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In fatto di mangiate, quella che ricorderò con particolare piacere è stata una cena nella quale si presentava il piatto della tradizione senegalese : il Ceebu Jep.
In Senegal non ci sono orari precisi per mangiare e i pasti non sono scanditi ad orari classici come da noi ; si mangia a qualsiasi ora e soprattutto quando c’è ma per nostra fortuna, i viaggiatori non sono assoggettati a queste regole ed anzi, il fatto che si possa mangiare a qualsiasi ora del giorno e della notte facilita di molto gli spostamenti e le escursioni in quanto non c’è la necessità di calcolare i tempi per i pasti ; quando si arriva si mangia, e si mangia quello che c’è.
Il Ceebu Jep è un delizioso riso con pesce e tutte le varietà di verdure disponibili, compreso la Manioca ; viene servito come piatto unico e ne fanno anche con una variante di carne. Il riso è di una varietà molto particolare e non sono riuscito a sapere se è proprio cosi minuscolo oppure se ha subito una parziale frantumazione ; sta di fatto che come dimensione e consistenza dei chicchi, rassomiglia molto al cous-cous . Il pesce è di diverse qualità e viene posto già spinato sopra il riso e in mezzo alle verdure condite con una piccante salsa di pomodoro, ci sono delle polpettine grandi quanto una noce che sono fatte con un impasto di uovo e frattaglie di certi grossi pesci pregiati.
Vengono stese a terra delle stuoie con dei cuscini nei quali i commensali si accomodano in cerchio e il Ceebu viene servito in grandi ciotole di legno oppure in vassoi di acciaio dai quali i commensali mangiano con le mani e per questo è anche chiamato “il piatto dell’amicizia”.
Generalmente il capo-tavola, inteso come la persona più importante del banchetto, prende i grossi pezzi di pesce al centro del piatto e li divide in parti uguali depositandoli davanti al settore di ciascuno e stessa cosa anche per le polpette di pesce che inevitabilmente si trovano nascoste sotto il riso e così questo ravanamento del leader dura qualche minuto.
Finita la ripartizione si inizia a mangiare e la bravura sta nel riuscire a formare delle piccole palline che verranno portate alla bocca ; questa operazione và eseguita rigorosamente con una sola mano.
Molto facile a dirsi e altrettanto difficile a farsi ; il piatto è molto buono e gustoso e la tentazione è quella di prenderne a grosse manciate ma il problema è che la porzione presa non si compatta e si rischia di mangiare dal palmo della mano e conseguentemente di pastrocchiarsi il viso e versarne sulle proprie gambe più della metà ed è proprio quello che sta succedendo a me tra l’ilarità generale ; mi sento un po’ mortificato ma non demordo.
Provo allora ad imitare chi mi sta di fianco e vedo che con la punta delle dita ed abili gesti sinuosi sul fondo del vassoio riescono a far materializzare la pallina ma ottengo solo il risultato di impastarmi le dita e in breve le mie mani sono completamente inzaccherate fino ai polsi. Non la finiamo più di ridere mentre qualcuno mi propone di usare la forchetta … Giammai !! Voi ridete pure di me ma riuscirò a mangiarmi anche la vostra parte …
Il riso si trova spesso nell’alimentazione senegalese e si può mangiare con gusto anche il “ Poulet Yassa” ; il riso cotto viene pressato in una ciotola e capovolto sul piatto accompagnato da carne di pollo o di pesce con abbondanti cipolle stufate e spezie. Molto buono quello che ho mangiato sulla riva del Lago Rosa a Dakar.

Non è stato facile arrivare al Lago Rosa in quanto non ci sono indicazioni e anche la gente del posto non può fare altro che dare una indicazione verso un punto imprecisato in quanto per arrivarci bisogna attraversare larghe fasce di bidonville in un disordinato intrico di viuzze nelle quali ci si perde facilmente. La mappa segna una strada in direzione del lago tra Rufisque e Dakar ma come sempre, il traffico è caotico e la moltitudine di persone in mezzo alle strade fanno perdere l’orientamento ; quella che sembrava essere la strada indicata dalle mappe è occupata da un impenetrabile mercato e le strade successive sono oggetto di lavori o sono allagate trovandosi di fianco a canali e così usciamo dalla strada principale diversi chilometri più avanti. La gente continua ad indicare con il braccio un punto alla nostra destra e ci addentriamo in una triste e popolatissima bidonville con strade molto strette, insabbiate e con enormi voragini. Quando la strada sembra prendere la direzione giusta, improvvisamente gira dietro un angolo in senso opposto e vagoliamo a caso in mezzo all’immondizia ; siamo costretti a fermarci spesso per chiedere la direzione e non sempre c’è il tempo necessario per capire le spiegazioni in quanto si deve ripartire in fretta per evitare di venire accerchiati da nugoli di ragazzini urlanti che ci corrono incontro e ci inseguono << Toubab … cadeaux , He Toubab ... donne moi de l’argent … cadeaux Toubab, … cadeaux ... >>.
Guidare in queste condizioni è veramente difficile ma l’insidia peggiore si nasconde nei vecchi tratti asfaltati semisommersi dalla sabbia con la quale chiudono le profonde buche e queste si vedono solo quando ci sei dentro con lo sterzo chiuso. Soffriamo per parecchio tempo nel dedalo della bidonville poi, riusciamo ad uscire da quell’inferno e ci troviamo lungo una strada disastrata e tutto intorno il terreno è in stato di abbandono ; ci sono diverse costruzioni basse circondate da muri come se fossero dei villaggi ma sono tutti disabitati e la maggior parte in rovina ; tutto intorno canneti spettinati e mucchi di macerie sparsi ovunque.
Ma il Lago Rosa non dovrebbe essere una attrazione turistica?? Allora perché è tutto in queste orribili condizioni!? Forse non è la strada giusta penso mentre chiediamo per l’ennesima volta ad un uomo sopra un asino che ci conferma il fatto di essere vicini e allora, spero che siamo passati dal punto sbagliato ma l’uomo dice che ci sono solo due strade per arrivare al lago e l’altra è “un po’ brutta “ …

Il lago è piuttosto esteso ma arrivando dalla strada questo è quasi completamente nascosto alla vista da un’accozzaglia di negozietti disposti ai lati che vendono la solita chincaglieria e anche qui inizia l’assalto ; tutti pretendono che noi acquistiamo qualche cosa e si parano davanti alle moto mentre procediamo lentamente schivando tutti. Mi sto innervosendo, sudo e non vedo l’ora di fermarmi ; un tipo mi aggancia un braccio e rischio di cadere e allora inizio a dare di gas sollevando sabbia e polvere mentre tutti si fanno da parte rifugiandosi sotto le capanne di stracci e lamiera e mi urlano dietro probabilmente insultandomi.
Bel modo di arrivare … Siamo passati inosservati...
Forse richiamato dalle urla un uomo in divisa si affaccia sulla stradina poco più avanti e ci fa cenno di svoltare in uno spiazzo anch'esso circondato da bazar. Vista la situazione è meglio la polizia che affrontare i venditori ma appena fermati, mi rendo conto che quello non è un poliziotto ma il solito guardiano in divisa che mi ha tratto in inganno essendo vestito uguale.
Sono furente e vorrei andarmene ma ora mi accorgo che ci siamo fermati su di un profondo strato di sabbia morbida e non potendo fare manovra in avanti, siamo praticamente arenati. Per uscire da lì dovremo aiutarci a vicenda tirando indietro le moto e così, decidiamo di lasciarle dove sono e tra diverse imprecazioni cerco di mettere il cavalletto che sprofonda sulla sabbia come sprofondano le mie scarpe fino alle caviglie. Cerco senza risultato qualche sasso da posizionare sotto mentre i venditori mi torturano e i ragazzini << Toubab … cadeaux , He Toubab ... donne moi de l’argent … cadeaux Toubab, … cadeaux ... >>… Richiamando qualche santo riusciamo a stabilizzare le moto e dopo diversi urli allontaniamo anche i più fastidiosi mentre ci dirigiamo sulla riva del lago in mezzo a due ali di venditori ; mi sembra quasi di dover subire una pubblica punizione dovendo passare tra le due file e se mi fustigassero, probabilmente non me ne accorgerei per quanto sono preso a sforzarmi di essere cortese e rifiutare ad ogni passo le offerte. Sessanta metri? Forse meno, ma i più tesi della mia vita! Finisco la scorta di pazienza e gli ultimi sono bersaglio dei miei dinieghi urlati : NO ...NOO … NO!!
Loro ci rimangono male e me ne dispiaccio ma purtroppo non riescono a capire ed io davvero non ne posso più. L’ultimo venditore corrisponde all’inizio dell’acqua e, aggirato l’ultimo ostacolo ci ritroviamo su una stretta riva di conchiglie e mentre prendo il respiro … meraviglia …! L’acqua è veramente rosa!

La spiaggia è piuttosto breve in questo punto e oltre a qualche ombrellone di paglia c’è un ristorantino dove ci fermeremo a mangiare mentre più avanti l’erba arriva fino all’acqua e qualche banano fiorito si rispecchia su quest’acqua dal colore strano. La concentrazione di micro-alghe che danno all’acqua questo particolare colore la rendono anche un po’ torbida ma è veramente uno spettacolo.
L’acqua è salatissima e immergendo le mani si sente il bruciore sull’orlo delle unghie e in mezzo alle dita dove la pelle è più tenera ; un ragazzo ci spiega che quest’acqua ha proprietà curative e chi ha problemi con la pelle, viene qui a bagnarsi. Anche qua troviamo alcuni turisti francesi e sono soprattutto signore di mezza età non accompagnate ; ridiamo della definizione che qualcuno si fa uscire : vecchie petroliere in disarmo che vengono in Senegal a prendere gli ultimi colpi d’onda …
Effettivamente è così ; questa è una di quelle zone del mondo dove le donne vengono a fare del turismo sessuale. Alcune stanno facendo il bagno e per effetto dell’acqua salatissima sembrano stare appoggiate sulla superficie dell’acqua coi sederoni e i grossi seni in bella evidenza ; lì vicino ci sono conficcati dei pali di legno per legare le piroghe e queste signore sembrano essere delle boe d’attracco. E’ ora di finirla di fare maldicenze e la fame ci porta al ristorantino dove non c’è nessuno tranne un tavolo dove conosciamo due bergamasche, dal fisico in forma e … non accompagnate …

Per chi ha la mia età il Lago Rosa corrisponde al mito della Parigi-Dakar ; infatti proprio lungo le sponde di questo lago, veniva posizionato l’arrivo di questa gara spericolata. Dopo migliaia di chilometri percorsi a rotta di collo nel deserto, la gara terminava lungo la spiaggia di Dakar e l’arrivo era proprio sul Lago Rosa.
Essere qui mi emoziona un po’ mentre pregusto già il dopo-pranzo quando con la mia moto percorrerò l’ultimo tratto di pista esaudendo il sogno di quando ero un ragazzo.
Chiediamo informazioni in merito e qualcuno del ristorante ci indica un puntino bianco non troppo lontano che era una costruzione utilizzata dall’organizzazione della Paris-Dakar.
Mangiamo piuttosto bene e la solita Gazzelle ghiacciata accompagna bene il pranzo anche se non ho gradito molto il dolce: Banana fritta. Anche il caffé non è un gran chè e mentre tentiamo di mandarlo giù ci guardiamo un po’ intorno per trovare una via di fuga che non ci costringa a dover ripassare in mezzo ai commercianti. Ci aggiriamo intorno al ristorante mentre il proprietario ci guarda con sospetto fino a che, in mezzo ad un fitto boschetto di banani, troviamo un breve sentiero che aggira il bazar e sbuca a poche decine di metri dalle nostre moto ; paghiamo e alla chetichella infiliamo il sentiero gabbando i venditori che mentre stavamo mangiando, si affacciavano per vedere se eravamo ancora li, pronti ad assalirci di nuovo al nostro ritorno.
La loro non è cattiveria, è solo che qui un tempo il turismo era molto attivo e soprattutto nel periodo della gara, riuscivano a fare “affari d’oro “ quando nel raggio di chilometri da questo posto non si trovava neanche un riparo di frasche che non fosse affittato. Ora la gara non c’è più e negli anni il Lago Rosa è stato quasi dimenticato ed è dimostrato dalle condizioni della strada e dalle costruzioni abbandonate. La gente del posto non è riuscita a riconvertirsi e tutta la zona sembra vivere nell’attesa che tutto possa ricominciare di nuovo e invece il degrado e l’abbandono non fanno che peggiorare la loro condizione. Rimugino questi tristi pensieri mentre tiriamo fuori le moto dalla sabbia e accetto passivo anche l’ultima ondata dei venditori mentre ci allontaniamo.

La deviazione che porta verso l’arrivo della Paris-Dakar che fù non è lontana e dopo averla imboccata rulliamo su una pista ancora ben battuta anche se il bordo è invaso dalla bassa vegetazione lacustre. Anche qui cumuli di macerie e ciarpame vario mentre la piccola costruzione dove un tempo si affannavano i direttori di gara e i giornalisti che convulsamente inviavano le ultime notizie, ha i vetri rotti e il tetto per metà è crollato. Provo ad immaginarmi gli accampamenti colorati dei team, le bandiere, le moto e le macchine fantastiche, la confusione e l’allegria …
Si stà alzando il vento e mentre in silenzio diamo un ultimo sguardo al posto metto in tasca la macchina fotografica che non ho nemmeno acceso, giriamo le moto e torniamo indietro ma non posso fare a meno di dare un’ultima botta di vita al posto e in memoria dei tempi passati sgommo e derapo fino a che non siamo di nuovo sulla strada ; ancora uno sguardo ...torniamo a Nianing.



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