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Mukkista doc
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ubicazione: Fano
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… Osservo i due grossi semi e penso che lo strumento sarà il miglior ricordo di questo posto ...
Usciamo dal porto e come consigliato da Nadine, cerchiamo la strada panoramica che costeggia il promontorio sul quale è edificata la zona ricca di Dakar. E’ un po’ come fare il giro di un nostro borgo medioevale ma qui le mura ed i bastioni sono in roccia naturale e la strada sale e scende sinuosa, seguendo l’andamento a volte piuttosto aspro dell’alta parete a strapiombo. Sul lato della strada che guarda il mare ci sono diversi accessi che portano più in basso, dove tra gli anfratti ci sono alcuni locali e alberghi di lusso e gli uscieri dalle impeccabili divise e cappello ci salutano o ci invitano ad entrare. Saliamo fino al punto più alto del promontorio che corrisponde anche alla parte più esposta sul mare e da lassù, il terreno si allarga in un altopiano verdeggiante che digrada rapidamente sui tetti dei palazzi della Dakar ricca più in basso ; seguendo con lo sguardo la costa protetta dal promontorio, si vedono spiagge sabbiose con attrezzature balneari, larghi camminamenti sul lungomare e alberghi. Al centro del promontorio c’è un grosso macigno di pietra rossa alto 60/ 70 metri sul quale è avvinghiata una enorme struttura statuaria che sormonta la roccia con braccia protese verso il mare ; non dubito che questa si possa scorgere da diversi chilometri di lontananza per chi giunge dal mare ma, dal mio punto di vista, ancora una volta questa installazione faraonica contrasta fortemente con tutto il resto e mentre la contemplo critico, penso che questa è la terra dei contrasti assoluti e me ne faccio una ragione.
Scendendo dall’altopiano e prima dei palazzi della città,vediamo che l’abusivismo ( ? ) edilizio ha sconvolto questa parte del promontorio con strutture dalla grandezza sconfinata; colossi di cemento armato iniziati e mai portati a termine che ora restano lì, tra il cielo e il mare, come cicatrici infette e ben presto ci troviamo dentro i viali alberati di Dakar con le ambasciate, i palazzi consolari e le fondazioni di ogni ordine dell’ingegno umano dislocati lungo larghe e tranquille strade in cui transitano macchine costose e taxi in buono stato. Grandi parchi alberati nascondono ville sontuose e ombreggiano le vetrine dei negozi di lusso ; ovunque si vedono pattuglie della security che vegliano sul quieto vivere delle persone che abitano in questo posto. Dopo aver attraversato una quantità di rotonde e semafori, siamo già scesi sul lungomare che all’inizio è ordinato e pulito poi man mano che si procede, è sempre più torbido fino ad essere di nuovo ingoiati dal traffico infernale e dalla moltitudine di persone che perennemente assillano i marciapiedi e il bordo delle strade polverose.
Il soffice tappeto di conchiglie de “Le Bientenier ” accoglie scricchiolando le gomme del mio Gs ; mentre scendo tiro un sospiro di sollievo e accarezzo la moto come spesso faccio dopo una giornata di viaggio. Sono felice di essere tornato in quello che ormai ho eletto a mio piccolo angolo di paradiso sulla terra, come sono consapevole che lo conserverò per sempre così nei miei ricordi in quanto difficilmente ci sarà un’altra occasione per tornare. Mai come oggi il nostro pianeta è stato così piccolo e fruibile, e mai come oggi i mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione ci permettono di affrontare viaggi come questo in cui le caratteristiche più necessarie sono la curiosità e la voglia di avventura. Ma il tempo è tiranno, i miei anni avanzano mentre il desiderio di conoscere altre culture, altri territori è sempre più forte e quando sognante guardo una cartina, mi sento come un bambino di fronte ad un cesto di caramelle; ognuna diversa dall’altra e tutte tremendamente invitanti . Ogni volta che mi accingo ad iniziare un nuovo progetto, sono costretto a compromessi sempre più difficili che mettono paletti alla mia sconfinata voglia di viaggio; come sono sconfinati i paesi che mi piacerebbe visitare e così mi trovo ad essere combattuto tra il tempo che dovrò sottrarre alla famiglia, al lavoro, a pensare ai soldi che per quanto tutto sia improntato al massimo della semplicità ed adattamento, non bastano mai. Ci sono dei giorni che le difficoltà appaiono insormontabili e abbandono il progetto per intere settimane fino a che un malessere sottile si insinua tra le pieghe degli impegni e dei problemi quotidiani, tra i minuti delle ore nei dopocena passati a recuperare il lavoro accumulato e per quanto cerco di ignorarlo, torna sempre più prepotentemente a dominare i miei pensieri e l’unica cosa che placa questo malessere è … partire … Ho sentito dire che adesso l’Iran …
Sebastian mi distoglie dalle mie fantasticherie correndo allegro verso di noi e ci annuncia che questa sera a cena ci sarà dell’aragosta che verrà servita a bordo piscina. Apprezziamo molto il modo con cui Nadine vizia i suoi ospiti e a dir la verità pensiamo che in fondo ce lo siamo meritati e possiamo quindi concederci qualche gustosa comodità. Tutte le sere c’è una sorpresa ; che sia un piatto particolare o una festa di compleanno o anche il semplice fatto di spostare i tavoli per la cena in un’altra zona ; piccole e semplici cose che qui hanno un valore particolare.
La comunità di francesi che popola il villaggio comincia a mostrare segni di interesse nei nostri confronti e qualcuno si aggira intorno alle nostre moto guardandole con ammirazione mentre altri ci fanno domande tipo da dove veniamo, quali difficoltà abbiamo incontrato e da quanto tempo siamo partiti. Nessuno di loro si sarebbe mai immaginato che fossimo arrivati fin quaggiù via terra e ancora meno che saremmo tornati a casa allo stesso modo; ora gli sguardi di ammirazione sono rivolti verso di noi che un po’ gongoliamo e ce la tiriamo mentre un anziano signore ci dice con aria nostalgica che un tempo era anche lui un motard e ci racconta di quel lungo viaggio nell’est Europa intorno agli anni settanta … Più tardi, a cena, saremo l’oggetto della conversazione dove ogni tanto qualcuno ci invita al brindisi o ci rivolge altre domande sulle moto o sul viaggio, fino al punto di parlare un po’ di tutto ; compreso le critiche ai nostri rispettivi leader politici o sulla gestione della comunità europea su certe problematiche di carattere sociale. Ci sono state delle sere che a causa di abbondanti bevute di Gazzelle prima e dopo cena, questi francesi diventavano anche simpatici abbandonandosi a canti collettivi e generalmente si intrattenevano a ridere e chiacchierare fino a notte inoltrata quindi il mattino, si svegliavano molto tardi mentre noi siamo l’esatto opposto in quanto la stanchezza ci consiglia di ritirarci presto ma non siamo mai stati infastiditi dalle loro notti allegre che comunque si mantenevano in limiti accettabili. Più fastidiosi, se così si può dire, erano i pianti notturni di bambini in fasce che dall’altra parte del muro, dalle capanne del villaggio, salivano a trapanare il cervello e quando questi poverini si calmavano, il canto dei muezzin annunciava un nuovo giorno e per chi come me normalmente si sveglia presto e non riesce a stare sveglio sul letto , è un problema.
Si perché oltre il muro che circonda “Le Bientenier”, il muro che tiene al sicuro il mio pezzo di paradiso sulla terra, c’è la realtà del mondo africano fatta di povertà ed abitazioni di fortuna : Nianing.
Nianing è un villaggio molto piccolo ma pur essendo situato al margine di una strada secondaria, gode di una posizione favorevole così come è stretto fra il mare e questa strada che a sud finisce a Joal Fadiout mentre a nord porta a Mbour e quindi verso la capitale. In tutta la costa nord-occidentale dell’Africa il mare significa vita ; la maggior parte dell’economia dei paesi che hanno la fortuna di essere situati sul mare, si basa sulla pesca e quindi sul commercio internazionale del pesce che però è in mano a poche persone insieme a non sempre trasparenti connubi di grandi multinazionali mentre per i più, è spesso l’unica fonte di sostentamento e alimenta scambi con altri tipi di prodotti alimentari provenienti dalle scarse coltivazioni dell’interno.
La strada per quanto secondaria è molto popolata e la sua destinazione verso le grandi città, dà vita ad un discreto traffico di mezzi che determina lo sviluppo di piccole attività artigianali ; è lodevole quello che riescono a fare con pochissimi mezzi ed attrezzature. In questi ultimi anni si è sviluppata una discreta attività turistica per la vicinanza ai grossi centri e la particolare bellezza dei luoghi ; i bassi costi stanno attirando parecchi turisti e così nascono diversi piccoli villaggi turistici che hanno continuamente bisogno di lavori di manutenzione. Molti giovani che hanno la fortuna di andare a scuola e imparare le lingue, si improvvisano a guide turistiche anche se questo tipo di attività è ancora in forma embrionale e poco organizzata così, si allenano all’interno dei loro villaggi dove ovviamente c’è poco da vedere o da spiegare ma in ogni caso sono comunque molto presenti ; se non altro per mettere a frutto il risultato del loro studio e volendo fare due passi nel villaggio è praticamente impossibile farlo senza essere accompagnati da questi giovani che con fare simpatico ti si attaccano alle costole e non possono far altro che mostrarti delle ovvietà come ad esempio il pozzo fatto costruire dalla tal organizzazione di aiuti internazionale oppure la scuola elementare piuttosto che la casa del capo villaggio. Da un lato questi giovani fanno un po’ di tenerezza in quanto dimostrano una grande serietà nell’espletare il loro compito e comunque la loro presenza si rivela utile quando il turista attento che ha voglia di fare domande ottiene generalmente delle risposte molto esaurienti e talvolta curiose ; si possono cogliere degli aspetti della vita quotidiana di queste persone che una visita autoguidata non riuscirebbe a svelare.
Il giovane che mi si è “attaccato” avrà circa diciotto anni e con pochi cenni della mano allontana tutta la concorrenza e trotterella al mio fianco mentre mi addentro nei sentieri del villaggio. Lo saluto e istintivamente gli dico di non aver bisogno del suo aiuto ma, dopo aver visto la sua espressione delusa, gli dico che se vuole accompagnarmi onde evitare di perdermi ne sarei felice ...
La prima cosa che mi sorprende è l’assenza di immondizia e della pochissima plastica in terra ; in tanti giorni di viaggio è la prima volta che vedo un villaggio così ordinato e pur nella estrema povertà, riesce ad avere un aspetto decoroso. L’accompagnatore mi spiega che da qualche tempo, gli abitanti del villaggio si autotassano di pochi centesimi per pagare delle persone che una volta alla settimana, provvedono a raccogliere i rifiuti che vengono disciplinatamente deposti dietro un gruppo di alti cespugli ai bordi del villaggio ; l’idea è venuta a un’italiana che, sposatasi con un abitante del luogo, gestisce una casa per turisti al limitare della savana. Ci dirigiamo immediatamente a conoscere “les italien” e la loro casa di vacanze dal nome carico di speranza “Le Domain de Nianing”, è pulita e ben curata; ci accoglie una signora sui cinquanta, siciliana verace di Catania. Racconta di come anni fa' sia stato difficile iniziare questa attività e di come, dopo aver acquistato il terreno, sia stato necessario far lavorare una ruspa per dieci giorni a rimuovere il ciarpame e l’immondizia. Sistemata la sua proprietà si è resa conto che il villaggio circostante faceva scappare i clienti e così, armandosi di infinita pazienza, ha iniziato l’opera di educazione degli abitanti che continua tutt’ora e con altri dieci giorni di ruspa ha dato un aspetto decente al posto. Il vecchio pozzo fatto a mano è stato approfondito con una trivella ( nel villaggio si parla ancora di quella enorme macchina di ferro che entra nella pancia della terra) , e dopo averlo dotato di una pompa e riassestato il forno comune, ha convinto il capo villaggio di quanto sia importante che i bambini frequentino la scuola e con orgoglio, accarezza affettuosamente sul viso il giovane che mi accompagna dicendo che lui è la prova tangibile del suo paziente lavoro. Ci sono degli italiani in giro per il mondo dei quali dovremmo essere veramente orgogliosi e purtroppo quasi sempre le loro opere passano inosservate ma questa è una caratteristica delle brave persone e forse è meglio che sia così.
Tre giovani donne stanno pestando ritmicamente il grano dentro un mortaio ricavato dalla base di un tronco di palma e nonostante i continui scuotimenti e i canti per imprimere il ritmo, il loro bambini legati sulla schiena dormono profondamente mentre poco più in là, delle anziane signore preparano il frumento sollevando in alto larghi e sottili recipienti di vimini dai quali fanno fuoriuscire a zig-zag la granaglia in modo che il vento separi la crusca dai chicchi ; una ruota di bicicletta aziona con un semplice meccanismo un mantice che alimenta una forgia a carbone scavata nella sabbia, il ragazzo imprime colpi precisi al tondino arroventato facendolo diventare un grazioso ricciolo che servirà a decorare una piccola inferriata che un suo compagno sta terminando di saldare con una vetusta saldatrice di origine cinese ; delle ruvide tavole dal taglio grossolano stanno diventando un mobile con dei cassetti decorati a mano in un semplice motivo floreale … C’è tanta attività che a colpo d’occhio non si vede ma se si ascolta, se si sbircia dietro una lamiera ondulata o dietro i muri sbreccati dagli spigoli unti da mani di bambini che si rincorrono ridendo, si nota come questa gente stia lottando per migliorare la propria condizione perché il progresso è arrivato anche se ancora non è a portata di mano e mi chiedo se questo progresso che arriva così velocemente possa veramente essere un bene per questa gente.
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R1150R - K1200R - R1200GS Namibia Orange (La Tigre)
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