Il posto è molto affascinante e decidiamo di entrare.
Mentre ci avviciniamo al portoncino a due ante, ne valutiamo la larghezza perché eventualmente è da lì che dovremo far passare le nostre moto in quanto lungo il muro non c’è traccia di altro ingresso.
Dovremmo passarci di misura e bussiamo su un’anta socchiusa … nessuna risposta …
Spingiamo l’anta che reagisce con un acuto stridore di cardini e per un momento tutti i suoni che provengono dalla volta verde sopra le nostre teste ammutoliscono … all’interno un basso rumore di tamburi proviene dal fitto della vegetazione mentre ai nostri occhi appare quello che io definirei un paradiso.
Stretti sentieri contornati da basse siepi si perdono nella vegetazione e le casette degli ospiti sono di terra rossa con il tetto di paglia ; tutte dispongono di un giardinetto con tavoli e seggiole e la ghiaia che ricopre i vialetti di ingresso è composta da un fine tritume di conchiglie e tutto ha un aspetto molto semplice e pulito mentre poco lontano una grossa “mami” dal vestito colorato è intenta a spazzare le foglie . Gli altri entrano in un basso edificio mentre resto in estasiata contemplazione sotto un alberello dai frutti verdi grossi come un pallone da calcio e dalla curva di un sentiero, sbuca una donna europea. Ci salutiamo e approfitto per fargli qualche domanda sul posto .
E’ francese e dice che al momento gli ospiti sono una quindicina di suoi connazionali ; si stà bene e si mangia benissimo ; questa sera a cena ci sarà un concertino tenuto da un gruppo musicale del posto … Non avrei neanche immaginato qualcosa di meglio e il pensiero è rafforzato dall’espressione felice dei miei compagni che uscendo dalla reception mi dicono che alloggio, colazione e cena costano circa ventidue euri al giorno. Che botta di fortuna !
Come previsto riusciamo a passare con qualche piccola manovra e portiamo le moto all’interno dove, non essendo previsto l’ingresso di veicoli, ci fanno parcheggiare nel giardinetto di un alloggio al momento libero e usato come magazzino. Il soffice pavimento di conchiglie cede scricchiolando sotto il nostro peso e il cavalletto centrale sprofonda ma per fortuna poco prima di partire ho dotato il laterale di un allargamento al quale ho anche applicato uno spessore in teflon per ridurre l’inclinazione e questo accorgimento si è già dimostrato veramente utile soprattutto in Mauritania dove è molto difficile fermarsi su qualcosa che non sia sabbia. Dopo qualche faticosa manovra di assestamento libero l’enorme borsa a rollo nera e sgancio le valige laterali ; non posso fare a meno di guardarmi di nuovo intorno per quanto il posto mi piace e i miei compagni ridono della mia espressione estasiata. Un portachiavi in legno scolpito raffigurante una statuetta penzola davanti ai miei occhi riportandomi alla realtà mentre un magrissimo inserviente raccatta la pesante rollo nera dicendomi di seguirlo.
Ci incamminiamo nel sentiero che poco dopo si divide in una biforcazione che aggira un edificio rotondo completamente circondato da vetrate in plexiglas un po’ ingiallito : la sala comune con la tivù.
Passiamo in mezzo a dei giardinetti con divani in ferro ricoperti da morbidi cuscini dalle stoffe colorate e dai disegni tipicamente africani con motivi geometrici e animali stilizzati ; piccoli salottini con al centro un basso piano d’appoggio dove alcuni ospiti sono già seduti a bere Gazzelle in attesa della cena e tutto intorno una serie di casette rotonde sempre con il tetto in paglia. Ancora più avanti la volta verde brillante si squarcia, lasciando entrare il sole che cade dentro una piscina azzurra attorniata da un basso edificio a elle con un porticato nel quale si affacciano diverse porte che conducono agli alloggi più grandi ; di fronte c’è la sala ristorante con uno spiazzo esterno pieno di tavoli già allestiti per la cena e ancora più in fondo, il sentiero finisce in un minuscolo cancelletto di legno invaso da rigogliose Buganvillee porpora e bianche che lasciano intravedere appena il blu dell’oceano e la spiaggia in parte occupata dalle colorate piroghe di pescatori … La coppia viene alloggiata nell’edificio a bordo piscina mentre, come avevo vivamente sperato , a me viene assegnata una delle casette rotonde con il tetto in paglia che divido con un mio compagno . Lo ripeto; un paradiso terrestre.
Questo piccolo villaggio dentro il villaggio di Nianing è gestito da Madame Diopp, una corpulenta donna dall’età indefinibile con la pelle d’ebano e un sorriso disarmante insieme a Nadine, una francese di mezza età approdata in questi luoghi diciassette anni fa' e che i casi della vita hanno portato a trascorrere questa parte di esistenza nel curare l’aspetto estetico e l’accoglienza del “ Bientenier ” e nel coordinare le varie attività di una decina di inservienti che si danno veramente molto da fare.
La mia casetta ha una porta di tavole dipinte di verde e all’interno vi si trovano un letto matrimoniale in muratura ; con la stessa fattura, sull’altro lato, uno spazioso letto singolo. Il passaggio in mezzo ai due letti porta verso una piccola apertura con una tenda oltre la quale si trova il bagno con un minuscolo lavandino, il water e nell’angolo opposto la doccia. Un esile filo scende dal cono del tetto sorreggendo una debole lampadina, una appenderia con due piccoli scaffali dai ripiani in vimini completano l’arredamento . I due letti sono provvisti di zanzariera che dopo averne apprezzato il gradevole aspetto estetico, mi ricordano che siamo entrati in territori dove la malaria è endemica e avendo deciso di non fare la profilassi, la vista di questo fine tessuto bianco desta in me qualche preoccupazione ; la prima cosa che faccio è cercare il flacconcino di Deet del quale non ricordo la posizione all’interno dei bagagli. Non ci sono finestre vere e proprie a meno che non si vogliano chiamare tali due piccoli quadrati protetti da una griglia in terracotta dove, all’esterno, le Buganvillee hanno trovato un sicuro punto di presa e non invadono l’interno solo perché protetto da una zanzariera. Provo il rubinetto e la pressione è molto bassa ma è direttamente proporzionale alla grandezza del lavandino; poco più di un lavamani. Tiro lo sciacquone che funziona e contemporaneamente controllo la doccetta che risulta essere rotta e inutilizzabile. Intanto la cassetta del water continua a scaricare emettendo un fastidioso gocciolio e non avendo voglia di scocciare nessuno appena arrivati, ci mettiamo ad armeggiare senza successo nella cassetta e ridendo ci diciamo che questa è l’Africa ed era strano che fosse tutto così perfetto; più tardi avremmo trovato certamente la soluzione.
La “soluzione” si chiama Sebastian che aggancio mentre stò disfacendo i bagagli con la porta spalancata ; è un omino minuscolo dai modi molto gentili e prima di entrare chiede il permesso. Gli spiego qual è il problema e mentre noi continuiamo a sistemarci, lui armeggia nel bagno e ne esce dopo qualche minuto ; gli chiedo se è tutto a posto e lui fà un gesto affermativo ma l’espressione del suo viso è strana e mentre si congeda dice “ C’est l’Afrique …”. Lo ringrazio e vado a controllare …
Lo scarico funziona ma non si ricarica più … Non sapendo cosa fare Sebastian si è limitato a chiudere il rubinetto di arresto. Ridiamo della cosa con la consapevolezza di avere un bagno inutilizzabile ma per fortuna, la zona comune dispone di comodi e spaziosi bagni muniti di doccia proprio a due passi dalla casetta e del resto, ci siamo ormai abituati al fatto che i bagni in Africa non funzionano quasi mai. Più di tutto abbiamo sofferto le docce che immancabilmente o hanno il tubo rotto alla base della doccetta, o il gancio che la sostiene al muro non è snodato e le incrostazioni di calcare fanno sì che l’acqua esca in lunghi getti sottilissimi costringendoti a fare la doccia dalla parte opposta del bagno ma il vantaggio è che così facendo, si contribuisce alla pulizia del locale.
In Africa l’aria è molto asciutta e si suda veramente poco ; in Mauritania mi è capitato di non potermi fare la doccia per diversi giorni e a parte la necessità di doversi togliere la polvere di dosso lavandomi almeno il viso e i capelli, l’abbigliamento intimo non aveva il caratteristico odore di una giornata di viaggio e a parte il collo della maglietta che assume un colore indefinito, la necessità di lavarsi può veramente ridursi al minimo. I turisti si lavano frequentemente e gli africani ritengono che questa sia una nostra mania. Un giorno, affrontando l’argomento con un locale, mi spiegava che per quello che aveva sentito dire da noi tutto è pulito e ordinato e si chiedeva come mai ci portassimo dietro questa insana abitudine di sprecare l’acqua avanzando anche il dubbio che tutto questo sciacquare ci potesse fare male.
Non è stato facile cercare di spiegargli quanto siano differenti le nostre culture e abitudini e, ne sono convinto, pur annuendo è rimasto nelle sue convinzioni.
Dopo la lunghissima doccia mi addormento risvegliandomi che fuori è già buio e uscendo dalla capanna, il villaggio mi offre una ulteriore piacevole sorpresa : In mezzo ai cespugli e dagli alberi, scendono lunghe file di piccole lampadine colorate del genere che noi utilizziamo sugli alberi di Natale e forniscono l’unica illuminazione disponibile ; quei puntini colorati in mezzo al fogliame conferiscono un aspetto elegante, simpatico, quasi magico. Le aiuole sono state appena innaffiate, l’aria è tiepida e mi sento davvero bene. Mi stiracchio e ancora in mutande, attraverso il sentiero che porta nei salottini all’aperto e raggiungo i miei compagni che sono seduti davanti ad un paio di bottiglie di Gazzelle ghiacciate mentre la zona ristorante si anima preannunciando la cena.
E’ il 20 Gennaio, sono fuori in maglietta e mutande bevendo birra ghiacciata in un posto meraviglioso … Cosa si può volere di più dalla vita ?
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us
Uploaded with
ImageShack.us