Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 28-02-2012, 18:29   #156
Boxer Born
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Rientriamo dal giro al villaggio dei pescatori mentre Cico e Fabio sono appena rientrati.
Ora i nostri documenti sono “a posto” anche se ci è costato circa 50 € a testa per ungere gli ingranaggi burocratici e Fabio, ha in mano un paio di H7 pagate poco più di 5 €. in valuta locale ; il CFA. Questa è la terza valuta che ci troviamo a gestire e fatichiamo abbastanza a distinguerne il valore in quanto facevamo appena in tempo ad abituarci ad una, che si passava in un nuovo stato e così, in mezzo alle nostre cose, abbiamo tre valute diverse e la separazione, soprattutto delle monete, diventa complicata. Un po’ come per i documenti che tra entrate ed uscite, vanno tutti separati accuratamente per non rischiare di andare nel pallone una volta giunti alle frontiere che non so perché, ma mi rendono sempre un po’ nervoso e in quel stato d’animo è facile incartarsi .
Attualmente il CFA Senegalese viene cambiato a 1 : 650, la Ouguya Mauritana a 1 : 350 e il Dirham Marocchino stà a 1 : 10.90 . Per fortuna qualcuno di noi ha ben pensato di portare una piccola calcolatrice che abbiamo dovuto usare quasi quotidianamente anche se negli ultimi giorni di viaggio, questa faticava a fare i calcoli in quanto piena di sabbia e polvere. Stessa cosa dicasi per i cellulari, macchine fotografiche e più in generale per tutte le piccole attrezzature elettroniche con le quali abbiamo avuto tutti dei piccoli problemi ma, come sempre, il WD40 ha fatto miracoli.
Sono ancora le 10,30 del mattino e così, decidiamo di cambiare le lampade dell’RT per poi farci un giro a piedi nella 1° isola ; la Ville Coloniale.

Uscendo dall’albergo, la strada che costeggia il canale e prosegue verso il ponte della 2° isola, ha sulla sinistra un muretto alto circa un metro e dietro di esso il canale crea una riva larga circa un paio di metri e lunga 400. Ebbene la gente che abita lì esce da baracche e case, arriva a metà strada e lancia il sacchetto dell’immondizia subito dietro il muretto che ormai per tutta la sua lunghezza, è diventato una fumante discarica permanente dove pascolano allegramente le capre e i gatti si contendono il territorio. Poco importa se nel frattempo macchine e persone stanno transitando; aprono la porta di casa, fanno due passi e lanciano, costringendo i passanti a chinarsi o indietreggiare per evitare il “missile” … L’ignoranza è una brutta bestia …
Intanto stormi di bimbetti giocano a pallone per strada mettendo delle pietre a mò di porta che le macchine (per fortuna poche in questa via ) al loro passaggio fanno a volte schizzare come proiettili sui muri delle case o sul muretto del canale nell’ilarità generale dei piccoli. In Senegal il calcio è molto seguito e secondo me è quasi una malattia ; sarà un caso ma ho notato viaggiando negli ultimi anni, che più la popolazione è povera ed ignorante e più si attacca in modo malsano a questo sport come si può anche vedere in nazioni che si definiscono “civili”. La maggior parte di questi bambini sono quotidianamente vestiti con magliette di famose squadre di calcio, soprattutto di quelle del campionato spagnolo ma non disdegnano quelle delle squadre italiane e quando al nostro passaggio si accorgono che è da lì che veniamo, ci seguono per in po’ continuando a ripetere Milan, Inter e Juventus … alcuni ci chiedono dei soldi e alla domanda sul perché non si trovino a scuola, scappano a gambe levate.
Qui la maggior parte dei giovani sogna di diventare un calciatore con quella visione distorta della maggior parte delle cose che arrivano dall’Europa e questo è un vero peccato.

Arriviamo al ponte dell’isola dei pescatori e guardando dall’altra parte, notiamo che la confusione è al massimo quindi decidiamo di visitare quella parte di Saint Louis dopo pranzo e procediamo nella visita della città coloniale che, nonostante gli sforzi dell’UNESCO tendenti al ripristino degli antichi palazzotti di costruzione spagnola e francese soprattutto per i caratteristici balconi in legno, non riescono a dare un’immagine ordinata. Comunque il colpo d’occhio nei vicoli è davvero notevole e il colore che fuoriesce dai negozi di artigianato locale, dà nel complesso un aspetto allegro.
Buona parte delle vie sono parzialmente insabbiate e su qualche vicolo malandato l’aspetto è un po’ triste ma l’allegria delle persone o meglio, la voce allegra e ridente delle persone che esce dalle piccole finestre e dagli ingressi bui dei portoni, controbilancia la situazione. In quest’ora della tarda mattinata le strade sono quasi deserte e i negozianti si affacciano al nostro passaggio ma per fortuna non ci assillano troppo e qualcuno risulta anche molto simpatico tanto da indurci ad entrare.
Le stoffe multicolori dalla trama finissima e lucida pendono dai soffitti e dalle pareti in un arcobaleno infinito mentre a terra, fanno bella mostra di sé un’infinità di terrecotte dai disegni semplici ma estremamente curati, contenitori metallici con manici a volute delicate vicine a statuette e animali anch’essi in bronzo . A completare il quadro c’è sempre un angolo con l’immancabile artigianato in legno di Ebano, molto simili ma molto più belli di quelli che si possono vedere anche in Italia nei mercatini dei “vucumprà”. Quasi tutti insistono sulla necessità di acquistare il “passaporto Senegalese” che altro non è che una piccola maschera in legno dipinta e decorata con perline e conchiglie ; proprio come quella che ho appesa davanti a me mentre stò scrivendo …
Dicono che il possesso della maschera dà diritto all’accesso e all’ospitalità in qualsiasi casa e al di là dell’oggetto, ho avuto modo di provare che la gente è sinceramente disposta ad accogliere con slancio gli stranieri e in cambio di due chiacchiere e l’immancabile regalino per i bimbi, si può gustare serenamente un buon tè alla menta e, se l’alchimia è buona, ci si può fermare anche a mangiare.
Questa predisposizione dei Senegalesi a vivere con mente e cuore aperto mi disorienta a causa della nostra ormai purtroppo radicata diffidenza che, non mi stancherò mai di ripetere, qui in Africa è un problema ; quindi colgo l’occasione per recepire il più possibile anche questo insegnamento che come sempre, solo le persone semplici ti sanno far capire come se fosse un’illuminazione.
Girovagando per le viuzze, ci si avvicina un ragazzo dai modi educati che ci consiglia un buon posto dove mangiare. Ha lavorato per quattro anni ad Amsterdam dove si è sposato ed ha messo al mondo un figlio ; le cose non sono andate bene ed è tornato al suo paese ma quando parla di quel bambino il sorriso gli muore sul viso e diventa malinconico. Và all’università studiando nella facoltà di Storia Antica ma nei ritagli di tempo prende lezioni di inglese e fà da guida ai turisti ; un suo amico possiede un calesse trainato da un cavallo come tanti se ne incontrano a Saint Louis e così, con questa specie di società, riesce a sbarcare il lunario per lui, i suoi due fratelli più giovani e sua madre.
Acconsentiamo a fare il tour così garbatamente proposto e ci diamo appuntamento per dopo pranzo quando ci sarebbe venuto a prendere davanti al ristorante.
La visita della Ville Coloniale dal calesse di lamiera verde bottiglia intarsiato da sgargianti disegni, diventa se possibile ancora più interessante e il nostro amico ci mostra le antiche ville consolari e le ambasciate ormai abbandonate e decadenti in quanto da parecchi anni si sono spostati giù a Dakar, nella capitale. Gli zoccoli del cavallo riecheggiano quando trotterella sulla strada libera dalla sabbia e le vie nel primo pomeriggio assolato, sono semideserte rendendo l’atmosfera ancora più magica. Ci racconta un’infinità di aneddoti su quelle antiche case e passeremo un’ora veramente piacevole. Passiamo davanti alla vecchia ambasciata spagnola che è in fase di ristrutturazione; dice che sono anni che si trova in quello stato così fasciata di impalcature pericolanti e cornicioni franati. Dice anche che la Spagna manda i soldi ma l’amministrazione cittadina se li mangia tutti e allora noi ridendo, gli parliamo della Salerno -Reggio Calabria, di ospedali ed altre infrastrutture iniziate e mai finite … Lui finge di capire e sorride annuendo. A un certo punto il calesse svolta sul ponte dell’isola dei pescatori e arrivati dall’altra parte ci accoglie un silenzio innaturale ; è l’ora della preghiera. Sull’alto marciapiede alla destra della strada, quello rivolto verso la Mecca, tutte le persone sono disposte in una interminabile fila ; grandi e bambini sono impegnati nelle loro genuflessioni scandite dalla gracchiante voce del Muezzin che cantilena da un minareto lontano. Il calesse non si arresta e nel silenzio assoluto continuiamo per la nostra strada ; noi ci facciamo piccini piccini come per dimostrare segno di rispetto in quel loro momento di preghiera. Svoltati in un’altra via riprendo la parola e gli chiedo il motivo dell’ora inconsueta per la preghiera. Dice che l’Imam dell’isola ha dovuto modificare l’orario delle preghiere basandosi sui tempi della vita dei pescatori … Segno dei tempi e del progresso che avanza …
Il giro è ormai alla conclusione ma prima di riaccompagnarci all’albergo ci fermiamo davanti al Souk dell’isola nel quale entriamo. E’ un lurido groviglio scuro di bazar e attività dove non si riesce a percepire l’inizio di una e la fine dell’altra. Tra una fila e l’altra sono tirate delle polverose coperte, lamiere, vecchi tappeti sdruciti e teli di plastica verde scuro tanto che gli occhi ci mettono un po’ ad abituarsi alla poca luce. Calzolai, sarti con i ferri da stiro a carbone, venditori di spezie e sempre accanto i guaritori con i loro intrugli, bazar di alimentari e botteghe di abbigliamento dove nella maggior parte dei casi, fanno la stridente mostra di sé le magliette dei calciatori e le scarpe Nike. Venditori di carne e di pesce senza frigoriferi dove le mosche la fanno da padrone, venditori di farine e panettieri con infiniti tipi di pane dall’odore delizioso … Anche questa è l’Africa ...



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