Ancora un po’ stordito per la troppa birra e dopo essermi “docciato” nella decorosa camera dell’Hotel “La Palmeraie”, scendiamo per cena. Solo ora mi accorgo che le ragazze della reception sono semplicemente stupende, vestite all’europea e molto sorridenti. Il sorriso delle donne del Senegal è qualche cosa di particolare; anche i loro occhi sorridono e i loro corpi si muovono dolcemente, con un’eleganza innata e anche il semplice gesto di prendere una penna dalla scrivania, le porta ad eseguire dei movimenti sinuosi con le loro lunghe dita e in generale la loro postura ben eretta e il fascinoso modo di camminare, le circonda di un’aurea particolare.
Oltre la hall c’è una porta che dà su un patio interno contornato dal marciapiede che corre lungo le quattro mura ed è interamente occupato da una piccola piscina sormontata da un ponticello in legno dall’assito un po’ sconnesso. L’acqua in superficie è ricoperta da un sottile strato di polvere rossastra e non invita al tuffo. Nonostante le temperature diurne piuttosto alte a metà gennaio ( 25 / 28° ) di notte la temperatura scende sensibilmente ed essendo la piscina poco o per nulla esposta al sole, l’acqua è molto fredda e così, la manutenzione è tenuta al minimo in attesa di notti più calde. Un lato del patio è interamente occupato dalla vetrata del bar-ristorante, davanti ci sono dei piccoli tavoli in ferro e sparsi qua e là, vi sono dei grossi vasi con una vegetazione rigogliosa . La luce del locale esce dalla vetrata e si infrange sulla superficie oleosa dell’acqua; nel patio non c’è nessuno e l’aria è fresca. Mi siedo nella semi-oscurità godendomi questo attimo di pace assoluta e forse adesso, per la prima volta, realizzo quanto sono lontano da casa e mi invade un fremito come quando da ragazzino fantasticavo davanti al mappamondo o sulle immagini di un libro di geografia … Chi mai l’avrebbe detto…
Finisco la sigaretta ed entro nel ristorante dove qualche attempato turista francese ed i miei compagni di viaggio sono già accomodati ai tavoli in attesa di ordinare la cena.
A capo tavola c’è Cico che, spronato dalle nostre domande, inizia a raccontarsi dicendo di essere uno dei pochi fortunati che grazie alla sua attività può permettersi una casa decorosa ed una famiglia con tre figli anche se purtroppo è costretto a stare lontano da casa per periodi a volte molto lunghi. L’abbiamo incontrato a Rosso perché stava accompagnando oltre frontiera un camion pieno di moto e fuoristrada italiani della provincia milanese i proprietari dei quali sono rientrati via aerea da Dakar ; è lontano da casa da circa un mese e mezzo e stà tornando a Saly dove appunto abita fino a quando non ci ha incontrati e per questo, il suo rientro tarderà ulteriormente di un giorno. Solo per questo, il valore della disponibilità dimostrata nei nostri confronti vale il doppio.
Dice che tutto sommato ce la siamo cavati piuttosto bene a Rosso in quanto nella maggior parte dei casi, non essendoci nessuno che ti spiega tutta la procedura, una volta attraversato il fiume si è costretti a riprendere la chiatta perché manca questo o quel documento. Nel frattempo che ci rinfrescavamo è riuscito a sistemare una parte dei documenti sbagliati e dice che probabilmente domani mattina completerà il lavoro. L’Hotel dove ci ha sistemati rientra tra quelli che usa per i suoi tour e grazie a lui paghiamo un prezzo molto scontato quindi come minimo e per il momento, ci offriamo di pagargli la cena ma, al momento del conto ci accorgiamo della cifra irrisoria e capiamo che lo sconto comprende tutto il pacchetto. Cico ci spiega delle difficoltà del suo popolo e della grande corruzione politica che come in tutto il mondo rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri ; è stato anche impegnato in politica per un anno e mezzo ma dopo ripetuti scontri su muri di gomma ha dovuto gettare la spugna e ritirarsi. E’ molto dispiaciuto del fatto che ancora l’Europa vede l’Africa come un problema e non come una risorsa; al contrario della Cina che invece ne ha capito le potenzialità ma purtroppo la stà sfruttando in maniera vergognosa alimentando la corruzione e lo scontento della popolazione. A breve ci saranno le elezioni presidenziali e spera che con il cambio del vertice al potere, molte cose si possano sistemare …
Ci dà vari consigli su dove andare o non andare e anche sui posti dove alloggiare nei giorni a venire e il suo aiuto si rivelerà davvero prezioso. Ci sconsiglia di andare a Touba, santuario della religione islamica dal carattere piuttosto fondamentalista, proprio a causa di quel fermento politico che stà imperversando un po’ per tutto il paese ma per fortuna, a stemperare la tensione, tra qualche giorno inizia la Coppa d’Africa. Peccato perché ne ho sentito parlare come di una città stupenda ed essere arrivato fin qui senza poterla visitare mi rammarica non poco. E’ meglio evitare anche la zona della Casamanche in quanto è fortemente militarizzata a causa di moti insurrezionalisti già da diversi anni e ora più che mai la situazione è piuttosto calda. I nostri documenti, per quanto “sistemati” non saranno mai al 100% e ci consiglia di evitare rogne. In ogni caso non abbiamo tanto tempo a disposizione per visitare il Senegal anche perché l’escursione nel centro della Mauritania ci ha eroso tre giorni e ora sentiamo sempre più il bisogno di fare base in un posto tranquillo per riposarci qualche giorno. Domani resteremo a Saint Louis in attesa che Cico finisca di sistemare le cose e comunque faceva parte del nostro itinerario la visita in questa bella cittadina ricca di quel fascino coloniale che ormai in pochi posti al mondo si può vedere. La cena finisce con una coppa di gelato e dopo aver fatto due chiacchiere fuori ci ritiriamo presto addormentandoci come sassi ...
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